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Full text of "Le rivoluzioni del teatro musicale italiano : dalla sua origine fino al presente"

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in  2013 


http://archive.org/details/lerivoluzionidel02arte 


LE   RIVOLUZIONI 

TEATRO  MUSICALE 

ITALIANO 

DALLA  SUA  ORIGINE  FINO  AL  PRESENTE 
O  V  £  3.  A 

pi    STEFANO    ARTEAGA 

MADRIQENSE 

T  O  M  O  -  S  E  C  P  N  DO. 

# 

*!X  *•*  S* 


BOLOGNA    MDCCLXXXV. 

j»:yx«xxxK»<:x><>;:»<xxxx  xxxxx  xxxxrx  iie 

Per  la  Stamperìa  di  Carlo  Trenti  all'  Infegna 

di  Sant'  Antonio . 

Con  licenza  de*  Superiori  i 


Library,  Univ.  of 
borili  Carolina  v 

di  NOBILE ,  ED  ECCELSO  SIGNORE 
IL  SIGNOR  SENATORE 

CO.CARLO  CAPRAR  A 


N  libro, in  cui  fì 
parla  delle  belle  arti  3  e 
di  quella  particolarmen- 


I  $  te 


ci 


VI 


te,  che  per  la  via  dell* 
udito  pafsa  nelP  anima 
per  fignoreggiarne  tutte 
le  fue  potenze  ,  deve  ef- 
fere,o  SIGNORE,  un 
libro  per  VOI  àccettiffi- 
mo .  Con  quefta  lufinga 
afferro  l'odcafìonedi  pub- 
blicare il  fecondo  Tomo 
fopra  le  Rivoluzioni  del 

TEATRO    MUSICALE    JTALIA*- 

ko,  per  umiliarvelo.  Que- 
llo fpontaneo  atto  di  of- 

fequio ,  non  vogliate  cre- 
der- 


VII 


de  rio  figlio  fbltanto  dei 
mio  rifpett® ijfl  credetelo 
più  ancora  del  genio ,  che 
mi  porta  invincibilmente 
ad  amarvi  é  u  € 

In  lin  fecolo  i  in  cui  i 
Grandi  hanno  Obliato  di 
efTere  i  protettóri  degli 
ingegnj  ;  irì  un  fècólo  3  in 
cui  fi  preferifcè  Urta  tur- 
ba di  vili  buffoni ,  ài  Jet- 

■ 

terati  più  infigni  ^negletti 
Tempre  •,  e  fpeflb  oltrag- 
giati ;  in  un  fècolo ,  in  cui 


*  4  re- 


Vili 

regnano  defpotiche  l'igno- 
ranza in  feno  del  fafto, 
l'avarizia,  che  non  co- 
nofce  umanità,  F  egoif- 
mo  il  più  fiftcmato;  non 
deve  forfè  rapire  a  fé 
tutti  i  cuori  un  giovine 
Cavaliere,  che  fi  moftra 
fplendido ,  e  generofo  con 
quanti  hanno  la  fortuna 
di  fervido,-  che  offre  ai 
pubblico  piacere  dei  fuoi 
concittadini ,  fenza  odio- 
fe  diftinzioni  di   grado , 

ma- 


magnifiche  fefte  ;  che 
tratta  infine  i  varj  ceti 
delle  perfone  con  eguale 
affabilità  ,  fenz'  ombra 
ii  quel!'  infoiente  alte- 
rigia, che  gli  infenfati 
chiamano  gravità ,  e  de- 
oro  ?  Avete  protetti  al- 
cuni giovini  poeti ,  non 
già  con  una  Aerile  appro- 
vazione j  e  con  infignifi- 
canti  commendatizie ,  ma 
con  queir  oro,  fenza  di 
cui  le  Mufe  fi  riducono 


a  Ufi 


X 


a   un   vergognofo   filen- 
zio. 
Eccovi  ì  o  SIGNORE  Jt 

anche  in  buon  numera  fai 
ragioni  badanti  a  provarmi 
re  a  che  il  mio  cuore  élla 
lincerò.  Se  volerli  eguale 
mente  giilftificare  la  m\$f 
fcelta  con  la  Nobiltà  de h 
voftri  natali  ;  un  lungci 
ordine  di  illuftri  Ante- 
nati potrebbe  atteftare  ir 
mio  favore.  MONTE- 
CUCCOLI   folo  è  ur 


I 


1 


ne 


!'( 


i 


Eròe 


lì- 


XI 

Eròe,  che  onora  Italia 
:utta  non  che  la  voftra 
Famiglia*  Ma  a  che  fchie- 
rcrare  a  battaglione  le  im- 
a-nagini  ftimofe  degli  Avi  ? 
èBartano  Ì  pregi  voftri . 
I-L*  imbecille  in  feno  di  una 
iagrandezza  non  Tua  ,  ri- 
eìipete  balbettando  i  nomi 
mìì  coloro ,  che  formaro- 
:e-00  il  luftro  di  Nipoti  de- 
generi .  Al  contrario  le 
E-voftre  qualità  perfonali  vi 
inlaljlcurano  deir  amore  5  e 

del- 


XII 


delia  ftima  di  quanti  han- 
no il  bene  di  conofcervi,]D 
e  di  proteftarfi  come  io 
faccio  voftro 


)t 


Vino  Dino  Servo 
Cario  Trenti* 
ta- 


i 


XIII 

TAVOLA 

Dei  Capitoli  contenuti  nel  fecondo 
Volume . 

CAPITOLO   PRIMO; 

decadenza  attuale  dell'  Opera  Italiana  • 
Caufe  generali  di  ejfa  .  Paralello  della 
poesìa ,  e  mujica  moderne  con  quel- 
le dei  Greci .  Motivi  della  perfe- 
zione degli  antichi ,  e  inconvenienti 
intrinfeci  del  noflro  ftftema  mujìca- 
le.  Pag.      i. 

CAPITOLO   SECONDO. 


laufi  particolari  della  decadenza  attua- 
le dell9  Opera.  Mancanza  di  flofofla 
nei  competitori .  Difetti  nella  compo- 
fizione  .  Eccezioni  individuali  di  que- 
fta  regola  .  p.  42 


CA« 


XIV 

CAPITOLO   TERZO. 

Seconda  caufa  /  Vanita  9  ed  ignoranz 
dei  cantori  .  Analiji  al  canto  moder 
no  .  Rtflejjioni  fu  i  giudi zj  popolari 
e  fu  la  varietà  dei  gujli  mujìa 
h\  f,  f 

CAPITOLO   QJJARTO. 

Terza  caufa  :  Abbandono  quafi  tota 
della  poesìa  muftcale  .  Efame  de9  pi 
rinomati  poeti  drammatico- lirici  dt 
pò  il  Metaflajio  ;  Stato  dell'  Qpe 
buffa.  p.   14J 

CAPITOLO   QUINTO. 

Ragionamento  fopra  il  Ballo  pan  temi  mi  e 
Della  fua  applicazione    al  Teatro  . 
convenga  9  o  nò ,    bandirlo   dal   mei 
dramma.  p.  i$ 


• 


iiit  D.  ThiU  M.  Tofelli  Clericus  Regularis 
SanSi  Vanii,  &  in  Ecclefia  Metropolitana 
Bortoni*  Voenitentiarius  prò  £minentiflìmo3 
&  Reverendi jjìmo  ,  Domino  D,  .Andrea  Card» 
Joannetto  Ordinis  Sanfti  Bepedifti  Congrega 
Camaldulenfis ,  Urchiepifcopo  Bonomo, ,  & 
s*  H.  I.  Vrincipe* 

Die  tj.  *4ugufti  1784* 

Imprimatur* 

Fr.  Moyfius  Maria  Ceruti  Vkarìm  Generalis 
Sanfìi  Officii  Bononi*  • 

*         •  m 


m  ■ 
m 


m 


DELLE  RIVOLUZIONI 

DEL    TEATRO    MUSICALE 
ITALIANO 

TOMO       SECONDO. 


CAPITOLO    PRIMO. 

Decadenza  attuale  d  IV  Opera  Italiana,, 
Caufe  generali  di  ejja  .  Paralello  della 
foefìa  e  mujtsa  moderne  con  quelle  dei 
Greci .  Motivi  della  perfizion  degli  Anti~ 
chi)  e  inconvenienti  intrinfeci  del  noftro 
Jlfiema  muficale  . 

MA  le  cofe  umane  non  poflbno  rimaner 
lungo  tempo  nel  medefirao  grado .  So- 
migliante alla  curva  ,  che  deferivono  nel- 
la immenfità  dello  fpazio  i  Pianeti  dintorno  al 
corpo ,  che  ferve  ad  elfi  di  centro ,  la  carriera 
delle  Arti  ha  un'  origine ,  un  accrefeimento  ,  ed 
una  decadenza  inalterabile  e  certa  ,  come  fono  le 
rivoluzioni   degli  Aftri .   Non  fi  maravigli  adunque 

A  il 


3. 

il  lettore  fé  nel  dipigner  ,  che  farò  ,  Io  flato  at^  g(i 
tuale  dell*  Opera  più  non  udrà  rifuonar  que'  gran 
nomi,  che  tanto  fplendore  alla  nazion  loro  reca-j^j 
rono  ,  fé  troverà  le  molteplici  parti ,  che  concor-,  ^ 
rono  a  formar  il  dramma  tutte  per  1'  addietro 
un  foi  fine  dirette  languir  in  oggi  feparate ,  e 
difciolte,  fé  vedrà  finalmente  rapirli  dalle  altre 
nazioni  qualche  ramo  del  fortunato  alloro ,  che 
pareva  desinato  dal  cielo  a  crefcere  ed  alliginare 
foltanto  fui  terreno  privilegiato  della  Italia.  Si  ^ 
dovrà  bensì  maravigliare  onde  avvenga ,  che  in 
tanta  luce  di  gloria ,  come  abbiamo  veduto  ba 
lenare  finora  ,  con  numero  sì  grande  di  mufic 
pregiatiffìmi ,  e  con  tal  fervore  ,  ed  entufiafmo  ac 
cefo  per  coltivare  le  feienze  armoniche ,  pur  tutta 
via  la  mufica  non  abbia  in  Italia  prodotta  la  me 
noma  particella  degli  ftupendi  prodigi ,  che  prò 
duceva  in  Grecia  l' antica  .  La  qual  meraviglia 
tanto  dee  crefcere  maggiormente  quanto  che  U 
sfoggiata  ricchezza  delia  noftra  colla  povertà  para 
gonata  di  quella  dovea  renderci  fuperiori  in  cota 
genere.  A  tutti  feioglierne  i  dubbj  paratamente  j 
e  a  metter  chi  legge  in  iftato  di  giudicare  deli 
decadenza  attuale  del  melodramma  ,  d'  uopo  è  fer 
rnarfi  alquanto  intorno  alle  caufe  generali  di  efìfl 
per  difeender  pofeia  a  delle  particolarità  più  in 
ter  elianti . 

Bifogna  richiamar    in   mente    ciò   che   abbians 
detto  in  altro  luogo  ,  cioè ,    che    nel   riforgimentCj 

delle 


ameni 
Ira  im 
tali 

r 
Mi, 


pelli 
e,G 

egi'sla 
wìtì  i 
Ìdìoh 
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31 

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e  li 
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me 
delti. 

c4 

felle 


3 

(elle  lettere  in  Italia ,  eome  in  tutta  Europa ,  le 
ielle  arti  non  furono  che  un  prodotto  della  imita- 
;ion  degli  Antichi .  Ciò  fi  vede  nell*  origine  della 
ragedia ,  e  della  commedia ,  e  V  abbiam  più  chia- 
amente  veduto  in  quello  del  dramma.  Ma  la  no« 
:ra  imitazion  distaccata  dai  principi  religiofi  ,  na- 
.irali,  e  politici,  che  foftenevano  l'originai  prefTo 

*  greci ,  e    trasferita  ad   un    fìftema    di    religione , 

*  ufi ,  e  di  leggi  in  tutto  differente  per  non  dit 
ontrario  ,  non  ha  potuto  produrre  effetti  fimili  a 
uelli ,  che  producevano  fra  loro  le  medefime  co- 
I  .  Gli  uffizj  di  poeta ,  di  miifico  ,  di  cantore  ,  ài 
sgislatore  ,  e  di  filofofo  fi  videro  nella  Grecia  per 
tiolti  fecoli  riuniti  in  una  fola  perfona,  e  cotal 
iunione  fiì  ovantemente  adoperata  come  il  pili 
offente ,  e  immediato  finimento  per  imprimer 
egli  animi  degli  uomini  i  fentimenti  neceffarj  alla 
;Ioria  ,  ed  alla  fufiìftenza    delle    Nazioni  :    ond*  è  , 

"he  la  perfona  del  mulìco,  o  poeta  era  tenuta  dal 
opolo  in  fomma  venerazione  ,    e  riguardata  come 
Palladio  ,  o  confervatore  della  pubblica  felicità  . 
MI'  oppofto  nelle    noftre    legislazioni ,    che  s'  aggi- 
ano  fopra  un  perno  tutto  diverfo  ,  la  mufica ,  e  la 
>oefia  lontane  dall'  e  (Ter  confiderate  come    oggetti 
li  fomma  importanza  ,  fi  confìderano    al  più  come 
ma  occupazion  dilettevole  bensì  ,    ma  fempre  ina- 
ile al  bene  religioso,  e  politico  degli  Stati.    Dal 
}uale    principio    fi    ricavano    alcune    confeguenze , 
he  poifono    a   mio    giudizio    fervire   a    fpiegar   lo 
A  %  fcadi- 


4 
(cadimento  pretto  dì  noi  delle  Belle  Arti  in  gene 
rale  ,  e  più  inmediatamente  di  quelle  ,  che  contri- 
buirono a  formar  il   melodramma»    La    prima   è, 
che  ettendo  fra  noi  da  gran  tempo    feparate  la    fi 
lofofia ,  la  legislazione  ,  la  poefìa  ,  e  la  mufìca  ,  la 
loro  individuale  influenza  ha   dovuto   efTer   minore 
perchè  divifa .   La  feconda ,    che    ettendo    ciafcuno 
ài    etti    rami    rinato   dipersè  ,    e    crefciuto    fepara 
tamente  dagli  altri ,  la  loro  unione  non  ha   potuto  7 
renderà*  tanto  adattata  e  pieghevole  quanto  la  me- 
defìma  Io  era  pretto    agli  antichi  .    La   terza  ,    che 
non  avendo  ne  il  poeta  né  il  unifico  alcuna    inge 
renza   negli  affari  dello  Stato ,  anzi  riufcendo  loro 
troppo  pericolofo  il  mifchiarfì ,  non  hanno    potuto 
efercitar  il  loro  talento  fé  non  fé  intorno    ad    ar 
gomenti  di  puro  diletto,  e  di  niuna  ,  o  pochiffima 
utilità.  Di  fatti  qual  diverfìtà   d'impiego  non  tro- 
vafi  fra  il  Metaftafio ,  e  lo  Zeno  coftretti  di  fervire 
ai  cappricj  d' Mn    popolo   fpenfìerato    e    voluttuofo 
con  quello  d'Orfeo,    e    di    Terpandro,    i    quali  o 
richiamavano  al  fuon    della  lira  i    felvaggi    erranti 
per  le  campagne  a  fine  di  riunirli  fotto  una  legge 
ed  un  culto  ,  ovver  guidavano    alla  tetta    delle  ar- 
mate un  popolo  di  Eroi  animandolo  colla    poetica 
armonia  ai  trionfi ,  ed  alle  conquide  ?  Qual  dittane 
za  infinita  tra  gli  autori  d'  un  libretto   dell'  Opera 
e  i  legislatori ,  o  generali  d'  una  intiera   nazione  ? 
Qual  differenza  non  fi  feorge  nelV  onorar ,  che  no 
facciamo  j  la  memoria  del  più  celebre  mufico  con 

una 


Bili.' 

lk 
j«ì 

icori 
i  fave 

fnmei 

lef; 


I 
fianfe 

Ili;: 

noni 

te  (fa 

li  Olili 
ì  ò 
come  i 

fcglifj 

0011  (o 
pere,; 
oege 

ài 

tro,-. 
ne  dì 
ine, 
ìMÌ'h 
ti;  j'nd 
Ma 


;enc« 

•uri- 

a  è, 

S- 

a,  la 

.'  lori 

cimo 

:pita- 

Muti 

:  mi 

,  che 

ingej 

loro 

otuto 

larj 

iffini 

tro- 

rvire 

lofi) 

alio 

pantj 

ar- 
to 
tori; 
)pera 
ine 
no.1 
con 


5 

ina  ifcrizione  o  un  Tonetto  ,  e  nel  collocare  ,  che 
?acevano  gli  antichi  tra  le  coftellazioni  la  lira  d* 
3rfeo  ,  come  degna  di  venir  al  paro  coi  fegni  0- 
efti ,  oppur  inaiando  altari  al  nome  d'  un  poeta  , 

>  coniando  le  pubbliche  monete  colla  fua  immagine  » 

>  invocandolo  nelle  calamità  del  paefe  ,  non  al- 
rimenti  che  foglia  farfi  col  Nume  tutelare  ,  liceo- 
ile  Tappiamo  aver  fatto  quei  di  Mitilene  colla  ce*» 
ebre   Saffo  ? 

Da  ciò  fi  vede  naturalmente  quanto  la  diverte 
aaniera  di  prender  codefti  oggetti  ha  dovuto  in- 
luire  fulla  loro  mediocrità .  Imperocché  ove  le  cofe 
)on  hanno  altro  interelfe  fé  non  quello  ,  che  naf- 
;e  da  paifaggiero  ,  e  infignifìcante  divertimento , 
a  mifura  della  lor  perfezione  altra  appunto  non 
\  che  il  capriccio  di  chi  vuol  divertircene  .  E  lìc- 
erne il  privilegio  di  promuovere,  e  di  giudicare 
3egli  fpettacoli  è  intieramente  dato  al  popolo,  e 
lon  (come  fi  dovrebbe)  a  Ferfone  difiinte  per  fa- 
lere ,  prudenza ,  e  buon  fenfo ,  così  hanno  efll 
degenerato  in  queir  aflurdità  ,  e  ftravaganza ,  che 
fi  ofierva  :  quindi  lo  fcadimento  del  moderno  tea- 
tro ,  e  il  niun  effetto ,  che  fa  fopra  di  noi  P  unio- 
ne di  tutte  le  Belle  Arti  benché  cofpiranti  ad  un 
fine.  Indarno  la  ftoria  ci  fomminiftra  efempj  ma- 
ravigliofi  della  poflanza  della  mufica  preflb  ai  gre- 
ci i  indarno  la  filofofìa  ,  difaminando  la  relazione, 
che  hanno  i  movimenti  dall'  armonia  col  noftro  fi- 
fico  temperamento ,   ftabilifce    fittemi ,   e    ne  ritrae 

A  3  le 


6 

le  confeguenze  ;  la  fperìenza ,  quello  fcoglio   fata- 
le contro  a  cui  fi  fpezzano  tutte    le    teorie ,    ci  fa 
vedere  che  il  fuperbo  e  difpendiofo  fpettacolo  dell'  | 
Opera  altro  non   è    fé    non    un    diporto   di    gente 
oziofa,  che  non   fa  come   buttar  via   il  tempo,    e 
che  compra  al  prezzo  di  quattro  o  cinque  paoli  la 
noia  di    cinque    o  fei  ore.    Per  ifcacciarne  la  quale 
non  baftando  i  preftigj ,  e  V  illufione  di  tutti  i  fenfi 
s*  appigliano  al    perpetuò    cicaleccio  ,    al    cicisbei^ 
mo ,  alla  mormorazione ,  alle   cene ,  e  al    giuoco 
né  predano    attenzione    alcuna    allo    fpettacolo    ù 
non    quando    apre   la   bocca   un   cantore    favorite 
per  gorgheggiar  un*  arietta.   Allor  quefta  s' afcolt; 
con  un  profondo    filenzio ,    poi    con    iftrepitofe  ,  < 
fanatiche  efclamazioni    di    bravo    evviva    accompai 
gnate  di  battimenti  di  mano  replicate  cento  volte 
indi     fi  torna  all'  antico    diffipamento ,    che    ti  pa. 
quafi  di  fentire  ,  come  fi  lagnava  Orazio  dei  teatr 
di  Roma  ,  il  vento ,  che   rimuggia   per    entro    alidi 
bofeaglie  del  Gargano  ,  o  i  fremiti  del  mar  di  To 
fcana  .  (a)  Gian  Jacopo  Rouffeau  nella  fua    celebri 
lettera  fulla  unifica  francefe  vorrebbe    far    l'onori 
agi'  Italiani  di  non  credere  ,  che    così  avvenga  n« 
loro  teatri ,  ed  attribuire  firn  ili  effetti ,  che  fi  ve| 
-gono  coftantemente  in  Parigi ,  all'  indole  foporifera 
e  monotona  della  mufica    francefe  .    Ma    fé    queft< 
filofofo  valicante  prefentemente  le  Alpi  per  chiarir 


(a)   Garganum  mugìre  pttess  nemut  ,   aut  mart^T hufcutn 


flUl) 
jifib 
fa\ 

jjerfe 
deUe 
Ilo 
ioli 
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I 
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MO 

ne,  e 

cori!:; 

lai 

m  pi 

te: 

(etti 


vana 

eoi; 
fende 

pi 
té 


7 
fenc  co'  proprj  occhi  di  ciò  ,  eh'  egli  immaginava 
c'fefoItanto  in  fìftemà  ,  avrebbe  veduto,  che  l'Italia 
Ml'ion  merita  in  quefto  punto  maggior  indulgenza 
iella  Francia.  Avrebbe  veduto,  che  ne  la  mufica 
più  bella ,  che  fi  canti  nelle  lingue  viventi ,  ne  il 
3Ìù  bravo  poeta  dramatico-lirico  della  Europa  ,  né 
I  ampiezza  e  magnificenza  de*  teatri ,  né  lo  Audio 
perfezionato  della  profpettiva  battano  nel  paefe 
W- delle  Belle  Arti  a  dettare  in  un  popolo  ,  che  cerca 
locojfolo  il  piacer  paflaggiero  di  poche  ore  quelle  com- 
Weftozioni  vive  e  profonde,  quel  Pathos,  che  pur 
voritojovrebbe  efiere  il  gran  fine  di  tutte  le  arti  rappre- 
sentative. 

>fe>('  '  Niuno  crederebbe ,  che  la  ricchezza  appunto 
omPa' della  noftra  mufica  fotte  quella,  che  la  rendette 
ote:meno  patetica.  Eppur  quetta  fi  è  la  feconda  cagio- 
nine, che  prendiamo  a  difaminare  .  Noi  abbiamo  un 
teatri  contrappunto  ,  del  quale  fi  dice ,  che  gli  antichi 
ali* kion  avettero  alcuna  notizia  :  abbiamo  un'  armonia 
iìTovia  più  doviziofa  ,  e  più  raffinata  di  quella,  che 
ebr(  avevano  etti  nel  tempo  ,  in  cui  s'  operavano  ef- 
onoreffetti  cotanto  maravigliofi  ;  fi  dice  altresì,  che  ì 
moderni  ttrumenti  ,  abbracciando  più  ottave  di 
quelli  ,  fiano  più  atti  a  produrre  combinazioni  più 
variate  di  filoni .  Ma  fifFatti  prefìdj ,  i  quali  rendo- 
quettoj) rio  la  noftra  mufica  più  brillante  e  più  vaga,  la 
rendono  parimenti  meno  acconcia  a  dettar  le  paf- 
fioni.  Quefto,  che  a  prima  vifta  fembra  un  para- 
J  «lotto  ,  verrà  nondimeno   facilmente    accordato   òslÌ 

A  4  Let- 


tati? 


lente 
>,  e 
)lila 
quale 

bltj 


li  n« 
lì  veg- 

ifera 


narif 


lettor  giudiziofo  qualora  ti  voglia  riflettere  ,  che 
la  energìa  de*  Tuoni  muficali  nel  muover  gli  affetti 
non  altronde  deriva  fé  non  fé  dalla  più  vicina 
imitazione  della  natura  ,  cioè  della  efpreffione  piti 
efatta  di  quei  toni  naturali ,  nei  quali  prorompe 
1'  uomo  allorché  fi  fente  oppreffo  dal  dolore  ,  dall' 
ira,  dalla  gioia,  o  da  qualunque  altra  paflìone  im« 
petuofa  ,  e  vivace.  Ora  egli  è  certo,  che  quanto 
più  P  armonia  diviene  artifìziale  e  compleffa  tanto 
più  lì  fcofta  dall'accento  appaiiìonato ,  e  che  a  mi- 
fu  ra ,  che  i  tuoni  acquiftano  vaghezza  e  lavoro  di 
note,  vanno  elfi  deviando  dai  loro  carattere  imita* 
tivo;  fendochè  la  loro  fuccefllone  nella  voce  dell' 
uomo  femplice  per  fé  fteffa  e  fpontanea  nulla  ha 
di  comune  colla  fucceflione  dei  tuoni  nella  mufìca 
imprigionata  fra  i  ceppi  di  tante  regole  armoni- 
che .  Svanendo  adunque  la  raffomiglianza  tra  la 
maniera  d'  imitare  e  1'  oggetto  imitato  ,  qual  me-, 
raviglia  è  fé  il  cuore  ,  che  non  ne  fente  il  rappor- 
to, rimane  freddo  e  indifferente  in  mezzo  alle  tan- 
to applaudite    arrnoniofe    ricchezze  ? 

Che  fé  nei  fuoni  non  vuoili  confìdenre  la  facoltà, 
che  hanno  d' imitare  ,  ma  quella  foltanto  di  agire  fio- 
camente fu  i  notòri  nervi ,  anche  a  tal  fine  vedrai!!  la 
preferenza  d'una  cantilena  femplice  fopra  un'altra 
più  lavorata  ,  e  comporta  .  Imperocché  codetta  fecon- 
da maniera  d'  agire  dei  fuonj  tanto  è  più  efficace 
quanto  più  gagliarde  fono  le  ìmprelfioni ,  che  per 
mezzo  delle  vibrazioni  dell'  aria  comunicano  i  fuoni 

la 


9 
al  noftro  orecchio  •  Ma  una  mufica  troppo  raffila- 
ta ne  infievolire  la  energia  {tritolando  di  fover- 
chio  le  note,  dividendo  e  fuddividendo  i  tuoni  in 
porzioni  minutiffime,  indebolendo  la  voce  col  tan-° 
to  affottigliarla,  e  fiancando  ,  a  così  dire,  la  fen- 
fibilità  col  troppo  fquifitamente  ricercarla .  Non 
havvi ,  che  una  fola  infleflìone  naturale  atta  ad 
efprimere  in  tutto  il  Tuo  vigore  un  fentimento , 
od  una  immagine  ,  e  cotal  infletfìone  è  tanto  più 
energica  quanto  che  effa  rapprefenta  fedelmente  la 
voce  della  natura  .  Quindi  è  ,  che  un  urlo  folo , 
un  gemito ,  un  fofpiro  d'  un  infelice  tormentato 
trova  fubito  il  fegreto  d'  intenerirci  infamandoli 
fino  a'  penetrali  dell'  anima  .  La  forza  movente 
della  melodia  confitte  nell'  afferrare  coi  mezzo  dei 
fuoni  quei  pochi  ma  caratterifiici  tratti ,  che  for- 
nifce  l'oggetto  prefo  ad  imitare.  Tutto  ciò,  che 
T  arte  ,  ne  aggiunge  non  è  più  il  linguaggio  dell' 
affetto,  ma  una  circtmlocuzione  ,  una  frafe  retorica 
dell' armonifta.  Non  è  per  tanto  da  ftupirfi  ,  che 
la  mufica  moderna  ,  la  quale  in  vece  di  rinvigo- 
rir le  noftre  fenfazioni  Amplificandole  ,  altro  non 
fa  ,  che  fnervarle  moltiplicandole  all'  eccello  ,  e  in 
vece  d'  afferrar  il  vero  ,  ed  unico  tuono  della  paf- 
fìone ,  non  fi  cura  fé  non  di  farci  fentire  trilli , 
arpeggi  ,  volate  con  .nille  altri  fminuzzamenti  di 
voce  ,  fi  ritrova  in  fine  come  il  Mìda  della  favo- 
la, che  moriva  di  fame  in  mezzo  agi'  infiniti  ra- 
gunati  tefori  • 

la 


IO 

La  florla   ci    porge    una   opportuna   conferma 
della  mia  proporzione  facendo  vedere  ,  che  la  nin- 
fea greca  perdette  il  gran    fegreto    di    muover   gli 
affetti   a   mifura   che  fi  venne   feoftando   dalla    fua 
femplicità  primitiva .  Rozza  in  fui  principio ,  come 
lo    erano    i    coitami    degli    abitanti ,    fi  diffe ,    che 
ratteneva  i  fiumi,  ammanfava  le  tigri,    e  inalzava 
le  muraglie  di  Tebe  al  mono  della  lira   per    ligni- 
ficar con  fìfFatte  allegorie  la  prodigiofa    influenza, 
che  acquifìò  fugli  animi  di  que' popoli   fra  le  mani 
di  Lino  ,  d'  Anfìone  ,  e  d'  Orfeo  .  Più   varia  in  fe- 
guito  ,    e   più    doviziofa   ma   femplice    ancora,    e 
compagna  infeparabile  della  poefia  ,    e  del  ballo  a~ 
nimò  fucceffivamente  i  canti   d' Efiodo  ,    d'Omero, 
d'  Archiloco  ,  di  Tirteo  ,  d'  Olimpo  ,    di  Simonide  , 
e  di  Saffo ,    s' inneità    col    carattere ,    e    i    cofturni 
della  nazione  ,  divenne  il  fondamento  della  educa- 
zion  pubblica ,  e  il  veicolo    della    religione ,    della 
morale,    e  delle    leggi.    Allora  fi  può   dire    fenza 
tema  di  efagerazione,   che  il  fuono  della   lira   go- 
vernale la  Grecia  collo  fleffo  defpotifmo  ,    con  cui 
le    nofìre  monarchie  fi  regolano   in    oggi    coi   ma- 
neggi ad  gabinetto .    (a)    Sorgevano    fra  i   Lacede- 
moni diffeniioni    civili  ?  Ecco    veniva  Terpandro  a 

pla- 


(a) .  .  -  lyra  e(ì ,  qua  veterem  rexerit  Grattarti  .  plurefque  in 
t«  formarti  Rtfpublicas  quàm  rune  toto  reppiriantur  terrarum 
Orhe .  Ifaacco  Woffio  Dt  poematum  sansa  ,  &  viribus  rit~ 
mt  p.  47. 


21 

placarle  fenz*  altra  perfaaflone ,  altra  forza  che 
quella  degli  accordi  armonici  .  Un  decreto  rigoro- 
so vietava  fotto  pena  di  morte  a  qualunque  Ora- 
tore il  proporre  agli  Ateniefi  la  conquifta  deli*  l- 
fola  di  Salamina  ?  E  canti  di  Solone  fanno  andar 
in  tumulto  il  popolo ,  fé  ne  abolifce  il  divieto  ,  fé 
ne  alleftifce  un*  armata  ,  e  fene  riporta  una  com- 
pita vittoria.  Bifognava  civilizzare  gli  Arcadi,  per- 
sile troppo  Sanguinar;  e  feroci  ?  Ti  folo  mezzo  at- 
to ad  ottener  quefto  fine  vien  creduta  la  unifica  . 
S'adotta  un  piano  economico  di  pubblica  ammini- 
ftrazione  fondato  full'  armonia  ,  fi  coftringono  a 
cantare  con  certe  regole  i  fanciulli,  gli  adulti,  e 
i  vecchi,  e  l'Arcadia,  che  dianzi  era  il  Soggiorno 
d'  uomini  felvaggi  ,  diviene  quello  della  giocondi- 
tà ,  e  della  placidezza  .  E  da  ciò  fi  rileva  ancora 
il  politico  fondamento ,  con  cui  molto  prima  dello 
itabilimento  della  fHofofia  i  governi  più  illuminati 
della  Grecia  vegliavano  con  tanta  cura  acciò  la  mu- 
fica perfeveraflfe  immutabile  ,  ed  incorrotta  nella 
fua  iftituzion  primitiva,  (a)  e  il  perchè   in   ftguito 

gì; 


la)  Fra  gli  altri  quelli  dì  Sparti  ,  e  di  Creta  !/<;- 
te  le  loro  canzoni ,  e  le  loro  danze  erano  confecrate  agli  Dei  t 
E' {(abilito  qual  fotta  di  fagvifiz,j  àtVoa  affegnjtrjt  a  eia/cuna  Dei' 
$à  ,  e  quali  canzoni ,  e  covi  a  ciafeun  jagtifszio  .  Ma  fé  qualcun» 
J$  ferve  degli  inni ,  e  dei  cori  nel  culto  d  gli  Dei  dtuerji  da  qutlli 
che  fono  preferitti  dalle  leggi ,  /  Sacerdoti  e  ì  Magijiratt  h 
tacceranno  dalla  Comunità-  Pia  one  nel  libro  feriimo  del- 
2»  leggi  •  £'  memurabiie    ancora    su    quello    propofiio    li 


Il 

gli  uomini  più  faggi  fra  loro ,  perfnadendoifì ,  che 
(offe  più  utile  anzi  neceffario  al  bene  dello  Stato 
il  moderar  le  pafiìoni  del  popolo  ,  che  il  troppo 
violentemente  Svegliarle ,  abbiano  afìTerito  ,  che  la 
mufica  regolata  dalla  filofofìa  forfè  uno  dei  più  bei 
doni  del  Cielo ,  a  la  più  utile  invenzione  degli 
uomini . 

Il  ritrovamento ,  e  progredì  dell'  arte  dram- 
matica ficccme  contribuirono  ad  ampliar  le  ricchez- 
ze della  mufica  via  più  raffinandola  ,  così  feemaro- 
rio  a  poco  a  poco  la  fua  antica  influenza.  Sull'ori- 
gine del  teatro  le  azioni  drammatiche  furono  tal- 
mente confederate  dai  greci,  che  fecondo  la  te$ì- 
monianza  del  giudizioso  Plutarco  gì'  inventori  delle 
tragedie  fi  paragonavano  coi  più  gran  Capitani . 
Che  giovamento  adunque  (dice  quefto  Scrittore)  fé* 
fero  le  tragedie  cotanto  odorate  dagli  Ateniejìì  La 
fugacità  di  Temifiocle  cinfe  di  mura  la  Città  ,  la  di- 
ligenza di  Pericle  l'abbellì  ,  libera  la  mantenne  Milzia- 
de ,  Citnone  foli  evo  la  fua  gloria  fopra  le  altre  rep- 
pubbhche  .  Se  parimenti  la  fapienza  di  Euripide  ,  Ice 
facondia  di  Sofocle  ,  e  V  impetuosa  di  Efcbilo  ri* 
pararono  qualche  rovina  ,  ovvero  acquistarono  novella 
gloria  ed  onore  agli  AUniefi ,  ragion  vuole  y  che  cota- 
le 


decreto  degli  Efori  di  Sparta  contro  Timoteo ,  dove 
cedefio  mufic©  vlen  trattato  come  eretico,  e  corruttore 
dei  cortame  pubblico  per  aver  alterata  l'antica  mufica 
affjugnerdo  due  corde  di  pia  alla  lira.,  Vtgzaft  Atene* 
f,a  Dtnojcfifii  L.  14. 


li  rapprefent  azioni  contendano  coi  tropi  ,  che  il  tettr» 
s*  agguagli  alla  reggia  ,  e  che  il  maeftro  difijf.itte  in- 
venzioni al   Capitano  fict,  paragonato  .  (a) 

Ma  guari  non  andò  ,  che  la  mufìca  affafcinata  dal- 
le proprie  bellezze  rinunziò  all'  imperio  ,  che  avea  fi^ 
no  allora  ottenuto  fugli  animi,  contentandoli  di  vana- 
mente dilettare  l'orecchio.  Un  certo  Po'ynnefte  ac- 
corciandone al  fuo  piacimento  ,  e  stangandone  le 
corde  delia  lira ,  hcQ  ientire  dei  fuoni  fconofciuti 
avanti  a  lui.  Alcuni  Mufici  ,  lavorando  per  dome- 
stico diporto  alcuni  componimenti  d'  armonia  fepa- 
rata  dalle  parole,  introdurrò  pofcia  nei  cori  dei 
drammi ,  e  in  quelli  di  giuochi  Pytici  la  fatale  ufan- 
za  di  render  la  mufìca  Strumentale  iadependente 
dalla  vocale.  Tra  poco  )a  danza  fi  feparò  daila 
poefia,  e  dalla  mufìca  ,  e  T  una  e  l'altra  non  fu- 
rono più  confidate  alle  mani  del  Legislatore .  Al- 
lora formando  ciafcuno  di  quefti  rami  un'arte  di- 
pcrfe,  fu  necetfario  condurle  partitamente  a  quei 
grado  di  raffinamento  ,  che  etìgeva  la  vanità  d^i 
ProfeiTori ,  e  la  fvogliatezza  degli  afcoltanti  .  La 
poefia  non  ebbe  più  quel  perfetto  combaciamento , 
che  aveva  dianzi  avuto  colla  malica ,  ne  quefta  col- 
le affezioni  dell'animo.  Invano  fi  tentò  di  richia- 
marla alla  Aia  primitiva  forgente  ;  in  vano  Pratina , 
e  Pindaro,  e  Lampro,  e  qualche  altro  celebre  uni- 
fico e  poeta  molTero  guerra  al  nafeente    corrompi- 

mento  ; 


(4)  Opere.  Morali  Tpni.  2.  p.  141 


*4 

mento  ;  gli  sforzi  loro  altro  non  fecero  ,  che  ritar* 
dar  per  poco  la  malattia  fenza  impedirne  gii  effet- 
ti .  Il  genere  ditirambico  divenuto    alla  moda    fece 
coi  fuoi  canti   tumultuofi   un  mifero  governo  della 
poefia  5  del  ritmo,    e  della  mufica.  I    Compofitori 
per  diftinguerfi  fra  gli   altri    non    feppero    rinvenir 
altra  via  ,  che  la  novità  ,  e    la    ftranezza .    Quanto 
più  moltiplicavano  eilì    i   cappriccj   dell'  arte   tanto 
più  fi  frodavano  dalla  natura .  S'  ampliò  il  numero 
delle  corde  ,  e  de'  fuoni  negli  finimenti ,  fi  confufe- 
ro  infieme    le    proprietà  dei  generi ,    dei    modi ,  e 
delle  voci ,  ne  più  sì  conferve  per  1'  avvenire  P  ap- 
plicazione delle  cantilene    ai   loro    riflettivi  uffizj  . 
Sovente  ,  al  dire  di  Plutarco,  l'armonia  non  aveva. 
alcun  riguardo  alle  infìeflìoni  della    voce  ,  e  quefte 
fortivano  dalla  bocca  del   cantore   fenz'  ofiervar   la 
legge  degl'  intervalli .  Al  vedere    tanti   e    fi    rapidi 
cangiamenti   il    comico  Anaflìla  ebbe   a   dire,    che 
la  mufica  ,  agguifa  della  Libia  ,  generava  tutti  gli  an- 
ni un  qualche  mofiro  di  nuova  fpezie.  (a)  Dopo  le 
quali  mutazioni,    di  cui    Melanippide ,    Frinì ,    Ci- 
nema,   Polirtene,    e   Timoteo   di    Mileto   furono  ì 
principali  Autori ,   la   mufica  cefsò   di    cagionare  i 
grandi  effetti ,  che  prima  era  folita  di  produrre  ,  e 
divenuta  più  artifiziofa  e  più  dotta   divenne    meno 
efpreflìva  e  patetica.    Nella   fletta  guifa ,    che    alla 
moderna  mufica  3  quantunque  lontana  affai  dalie  men  = 

tovate 


(e)  federate  comico  appo  Plutarco  dt  Mvfica, 


ti 

fovate  meraviglie  della  greca,  fé  pur  tal  volta 
xkfcQ  dì  muover  gli  affetti ,  ciò  non  1'  ottiene  fé 
non  fé  sfontanandoti  dagli  ufati  metodi  per  avvici- 
narfi  alla  femplicità.  Ho  udito  perfone  intelligen- 
tifiìme  raccontarmi ,  che  trovandoti  in  Roma ,  ed 
afcoltando  ivi  il  famofo  Miferere  del  Paletirina  efe- 
guito  da  Cantori  della  Cappella  Pontifìcia  tent'  al- 
tro ornamento,  che  quello  d'una  voce  fermata  e 
foftenuta  a  dovere ,  fi  fentivano  e/Te  rapire  in  e- 
flati  di  divozione  ,  e  di  dolcezza  interna ,  lo  che 
non  era  loro  avvenuto  di  efperimentarè  fentenio 
lo  iteflò  falmo  cantato  in  altre  Città  con  tutto  lo 
sfoggio  delle  moderne  fcuole  .  Il  celebre  Tartinì 
aiferifce  la  medetima  cofa  parlando  delle  antiche 
cantilene  della  Chiefa ,  fra  le  quali  fé  ti  ritrova 
qualcheduna  talmente  grave ,  dolce ,  e  maeftofa , 
che  i  Moderni  durerebber  fatica  a  lavorarne  1*  ugua- 
le ,  quella  riefce  appunto  così  eccellente ,  perchè 
compofta  con  fomma  femplicità  muticale ,  e  perchè 
iftituita  per  una  fola  voce  ,  e  partecipando  della 
natura  del  recitativo,  ma  in  largo ,  non  è  legata  a 
battuta  rigorofa.  (a) 

Se  non  che  i  componimenti  muticali  degli  an- 
tichi benché  foggiaceifero  anch'  effi  col  tempo  alia 
legge  di  tutte  le  cofe  umane ,  nondimeno  confer- 
marono lungamente  il  loro  fplendore  a  motivo  del- 
la eccellente  loro  coftituzione ,  e  deli'  intimo  rap- 
porto 


(<*)  TrataEto  di  cnuftca  p.  144. 


16 

porto,  che  avevano  infìeme  tutte  le  parti,  che  li 
componevano.  Si  è  parlato  in  altro  luogo  della 
convenienza  di  fiffatti  fpettacoli  colle  opinioni  re- 
ligiofe  del  Gentilefìmo  ,  la  quale  fu  ,  lìccome  ab- 
biamo veduto ,  una  delle  principali  cagioni  della 
lor  perfezione  :  diamone  prefentemente  una  oc- 
chiata all'  interno  loro  meccanìfmo ,  onde  rintrac- 
ciar meglio  la  differenza ,  che  paffa  tra  quelli  e 
i  noftri  .  Simpliflcando  F  idea  ,  che  noi  abbiamo 
della  mufica  in  generale ,  fembra ,  che  altro  non 
intendiamo  con  quefto  vocabolo  fé  non  fé  un'  ar- 
monia grata  all'  udito  prodotta  dalle  proporzioni 
dei  fuoni  più  gravi  o  più  acuti  ,  e  de'  tempi  più 
veloci  e  più  lenti.  Il  coftume,  in  cui  fiamo  fin 
dalla  infanzia  di  non  confìderar  nella  mufica  che 
la  femplice  modificazione  del  fuono  fecondo  le  leg- 
gi armoniche ,  ci  fa  reftringer  queft'  arte  in  così 
brevi  limiti.  Ma  gli  Antichi,  i  quali  aveano  di  ef- 
fa  nozioni  più  generali ,  comprendevano  fotto  quel- 
la parola  più  cofe  .  Attenendoci  foltanto  alla  divi- 
sone di  Platone  la  melodia  coftava  appo  loro  di 
poefìa  ,  di  ritmo  ,  e  d'  armonia  .  (a)  Dalla  perfe- 
zione ove  fu  condotta  dai  greci  ciafcuna  di  effe 
parti  feparatamente  prefe  ,  e  dalla  corrifpondenza 
fra  tutte  debbono  ricavarfì  in  gran  parte  i  prodi- 
giofì  effetti,  che  ci  vengon  defcritti. 

E  incominciando  dalla  poefìa,   quantunque  li- 
bera 


(a)  Dialogo  Uh  de  Rege  vii  de  }ufo* 


17 
bera  errafie  in  fui  principio  e  vagante  fenz'  altra 
regola  che  V  orecchio ,  né  altra  mifura  che  gli  fpa- 
zj  di  tempo  impiegati  nel  profferir  le  parole  ,  gua- 
ri non  andò ,  che  dall'  iftinto  ammoniti  i  poeti  la 
frenarono  con  fevera  legge  e  invariabile .  La  lin- 
gua ,  che  ferviva  loro  di  finimento ,  era  la  pili 
fleflìbile ,  la  più  vaga  ,  la  più  armoniofa  ,  la  più 
pittorefca  ,  e  la  più  unificale  che  fia  Hata  giammai 
parlata  dagli  uomini .  La  divertita  dei  dialetti  do- 
rico, ionico,  eolico,  ed  attico,  che  indifferente- 
mente s'  tifavano  dai  loro  Scrittori ,  per  mezzo  dei 
quali  le  cofe  ,  che  non  potevano  efprimerfi  bene 
in  una  maniera,  s' efprimevano  meglio  in  un'al- 
tra: Le  trafpoiìzioni  o  inveriìoni  della  finta/fi ,  che 
aggiugnevano  grazia,  numero,  e  volubilità  Ango- 
lare al  periodo:  La  copia  di  parole  imitative,  ov- 
vero Ha  di  quelle ,  che  efprimono  col  fuono  1*  in- 
dole dell'  oggetto  ,  che  rappresentano  ;  e  che  indi- 
cano ,  per  così  dire ,  alla  fantafia  la  ftrada  battuta 
dall'  intelletto  per  rinvenirle  :  V  ufo  frequente  del- 
le  parole  compofte  ,  onde  accadeva  ,  che  una  fola 
efprefiìone  rapprefentaffe  all'anima  un  gruppo  d' im- 
magini :  erano  vantaggi  per  loro  ,  ai  quali  noi  per  fo- 
verchia  timidezza  abbiamo  in  maflima  parte  rinun» 
ziato  con  difcapiro  delle  lingue  e  della  poefia. 
Che  fi  dirà  poi  dell' arte,  che  avevano  i  loroMufici 
nel  contrafegnare  gli  accenti ,  onde  così  fpiccata  , 
e  fenfibile  rendevafi  i'infletfìone?  Che  dalla  minu- 
tezza 5  con  cui  fi  badava  non   foio  alla  natura  dei 

B  vcca- 


iS 

vocaboli ,  ma  anche  all'  indole ,  e  collocazione 
ftefTa  delle  lettere  ?  Ariftide  Quintiliano  ce  ne  dà 
un  diftinto  ragguaglio  della  natura  delle  vocali , 
delle  femivocali,  e  delle  appena  vocali  ,  che  pote- 
vano entrare  nel  verfo.  Sappiamo  da  lui  cofa  fof- 
fero  le  doppie  e  le  liquide  ,  le  afprc  e  le  tenui ,  le 
mute  e  le  inedie ,  e  ci  vengono  anche  indicati  i 
diverti  fuoni,  che  corrifpondevano  a  ciafcuna  delle 
vocali ,  e  delle  confonanti  ,  e  la  fcrupolofa  efat- 
tezza  altresì  con  cui  venivano  adoperate  dai  poeti 
fecondo  il  diverfo  oggetto  ,  che  prendevano  a  dipi- 
gnere  .  (a)  I  loro  poemi,  e  fìngolarmente  quelli  di 
Omero  (Genio  immortale,  cui  nefliino  ha  pareg- 
giato finora  nella  varietà,  nell'abbondanza,  e  fo- 
pra  tutto  nel!'  arte  incomparabile  di  parlare  all' 
imaginazione  ed  all'  orecchio  col  mezzo  de'  fuoni  ) 
fono  pieni  zeppi  di  limili  efempj  .  Vuol  egli  ligni- 
ficare il  forrifo  ,  il  vezzo  ,  il  favellìo  di  Venere  ? 
Fa  ufo  principalmente  dell'  e  e  dell'  i  lettere  delle 
più  tenui,  e  quali  cafeanti  . 

§e  vuol  efprimere  in  quello  verfo 

'Hrovsr  (Wcoff/i/  igzvyo[xivY\<;  à\ò<;  'igeo  . 
il  muggito  del  mare  allorché  percuote    con  impeto 
le  rive  ,  ei  replica   più  volte  la  lettera  o  la  più  fo- 
nora  di  tutte  ,    e  la  più   rapprefentativa    nel"   cafo 
prefente.    Parimenti  fé   voi    deferivere   ii    galoppo 

de' 


[a)  Libro  I.  de  mufica  nell'edizione  del  Meibomìo, 


de9  cavalli,    che   traverfano  fu  e   giù  le    cime   del 
monte  Ida,  lo   fa  con    evidenza    tale,    che  ti  par 
quafi  di  fentirne  il  calpeftìo  . 
TloXKòc  dy  avxvTiX  3kc(T(Xvtc<  ,nc<pclvTcc  re  tfoxfx/rt  T3 

Y\k$CV  . 

Ma  lungo  farebbe  il  rilevarne  Slitte  le  bellezze  di 
Omero  in  quefto  genere ,  come  quelle  altresì  dei 
poeti  drammatici ,  fra  i  quali  batterà  per  ultimo 
1  addurre  una  pruova  tratta  dal  gran  comico  Ari- 
flofane ,  che  volendo  nella  fua  Commedia  intito- 
lata il  Pluto  rapprefentar  al  vivo  la  golofità  d'  un 
Parafito  ,  lo  introduce  girando  la  fcena  d'  intorno  , 
e  fiutando  fenza  dir  parola  V  odore  delle  carni  ab- 
broftolite  per  il  fagrifìzio  .  Il  quale  atteggiamento 
viene  maravigliofamente  efpreflò  dal  poeta  con 
qwefto  verfo 


,  vv  ,  vv ,  vv  ,  vv 


dove  col  folo  replicar  molte  volte  quella  vocale  di 
fuono  ofcuro  e  nafale  ,  rapprefenta  ciò  ,  che  vuol 
dire  con  più  energia ,  che  da  altri  non  farebbefì  in 
una  intiera  fcena . 

Colla  ftefia  avvedutezza  aveano  penfato  alla 
formazione  del  metro .  Di  cento  ventiquattro  pie- 
di tra  femplici  e  comporti ,  onde  coftava  Ja  loro 
profodia  (  numero  prodigiofo ,  dal  quale  folo  po- 
trebbe argomentarli  la  fuperiorità  della  lingua  gre- 
ca rifpetto  a  tutte  le  altre  )  non  fi  trovava  neppur 
imo  ,  che  non  fofie  flato  inventato  per  adattarlo 
pìuttofìo  ad  una  fpezie  di  canto  che  ad  un'altro. 
B  a  Ina- 


io 

Imperocché  avendo  eglino  con  fottìle  filofofla  of- 
fervato  ,  che  le  paglioni  dell'  animo  s' efprimono 
con  movimento  analogo  alla  loro  natura ,  la  tri- 
fiezza ,  per  efempio ,  e  lo  fcoraggimento  con  mo- 
vimenti tardi  ed  ineguali  ,  1*  allegrezza  ,  e  lo  (de- 
gno  con  movimenti  rapidi  e  veloci  ,  la  fperanza 
con  moti  più  equabili  ,  con  più  rimetfì  il  timore, 
e  così  delle  altre;  s' avvifarono  d'imitare  il  loro 
andamento  nella  poefia  dando  quantitativo  valore 
alle  fillabe  ,  e  certa  mifura  alle  parole  ,  affinchè 
efprimefTero  colla  loro  durazione  ,  lentezza  ,  o  velo- 
cità F  indole  fìfica  di  e/lì  movimenti ,  daiche  traf- 
fero  origine  i  poetici  piedi  ,  e  la  combinazione 
loro  diverfa . 

Come  una  confeguenza  di  fiffatta  combinazio- 
ne ne  derivava  la  influenza  prodigiofa  del  ritmo  ,  il 
quale  prefo  in  generale  è  un  movimento  fucce/fi- 
vo  efeguito  fecondo  certe  proporzioni  determina- 
te ,  prefo  in  particolare  s'  applica  alla  poefia  e  al- 
la mufica.  Nella  poefia  il  ritmo  è  la  durazion  re- 
lativa de'  tempi ,  che  s'  impiegano  nel  pronunziar 
le  fillabs  d'  un  verfo  :  nella  mufica  altro  non  figni- 
lìca  ,  che  la  durazion  relativa  dei  fuoni ,  eh'  en- 
trano nella  compofizione  d' un  canto .  Secondo 
Ifaacco  Voffio  (#)  gli  effetti  di  quefta  mifura  del 
tempo  fi  trovano  anche  nei  corpi  rozzi  purché  fia- 

no 


(a)   Ne!  libro    altre    volte    mentovato    De  femttum 
c*r;(ut  &  virihus  Rkytmi . 


%1  ■ 
no  fonori  .  Se  le  campane  vengono  percofTe  e« 
gualmente  ,  e  con  moti  proporzionali ,  le  ondula- 
zioni fi  propagano  con  fuoni  chiari ,  e  gradevoli , 
fé  però  percuotono*  inegualmente,  s'apre  di  leg- 
gieri qualche  fenditura  ,  e  qualche  volta  fconcia- 
mente  fi  frangono.  Nel  tamburo  quantunque  non 
ammetta  alcuna  varietà  di  fuono  ,  vedefi  non  per 
tanto  che  a  forza  delle  varianti  percofTe  efcono 
fuori  certi  fuoni  efprimenti  l'evoluzioni  militari, 
che  dispongono  i  foldati  al  coraggio  ,  e  gli  ajutano 
nella  fatica.  (*)  Tal  era  l'affetto  ,  che  queft'  Au- 
tore portava  al  ritmo  ,  che  lo  credeva  compagno 
indivifìbile  di  tutta  la  natura .  Lo  ritrovava  nei 
camminar  lento  non  meno  che  nell'affrettato  ga- 
loppar dei  cavalli .  Lo  fentiva  nell'  acqua ,  che  a 
ftilla  a  ftilla  grondava  chetamente  su  i  fatti .  Lo 
riconofcevà  nel  volo  degli  uccelli ,  nella  pulfazion 
delle  arterie,  nei  palli  d'un  ballerino,  e  perfino 
arrivava  il  fagace  fuo  orecchio  a  ravvifarlo  negli 
alterni  battimenti  del  pettine  allorché  il  fuo  par- 
rucchiere gli  pettinava  i  capegli .  I  greci  lo  confi* 
B  %  dera- 


(*)  Che  i  Romani  conofceflTero  1'  influenza  del  rit- 
mo nella  mufica  Annientale  per  dar  iena  ai  foldati  ,  è 
opinione  del  celebre  Segretario  fiorentino  nell'arte  dell* 
guerra  (dialogo  2.)  e  il  Marefciallo  di  Saflonia  nelle 
fue  Memorie  è  parimenti  d*  avvilo ,  che  fé  i  foldati 
i* avezzaflero  a  fegu'tar  con  efattezza  nelle  loro  mar- 
cie la  battnta  dei  tamburi,  e  dei  pifferi  ,  fi  potrebbero 
ricavar  con  quefts  mezzo  non  pochi  vantaggi. 


%% 

deravano  come  una  fucceflìva  rapprefentazìone  ,  o 
immagine  degli  oggetti  dell'  univerfo  imitati  dalla 
mufica  col  mezzo  del  tempo  ,  e  del  movimento  , 
i  quali  rifvegliando  nel!'  anima  la  memoria  o  V  i| 
dea  di  quella  tal  cofa  fanno ,  che  fi  riproduca  in 
noi  la  fteffa  pafiìone  ,  che  eccitterebbe  fé  foppofta 
fofie  ai  noftri  fenfi  .  Ora  ficcome  gli  oggetti  dell* 
univerfo  agifcono  /opra  di  noi  con  varie  fpezie  dì 
movimenti ,  così  faceva  di  meftiere ,  che  i  ritmi 
poetici  e  unificali  comprendefiero  nella  imitazion 
loro  tutta  la  varietà  di  movimenti  degli  oggetti 
imitati.  E  la  eccellenza  della  poefia  e  della  mufi- 
ca  greca  confifteva  in  ciò  appunto ,  che  neflun  ef- 
fetto naturale  poteva  concepirti" ,  che  non  veniflfc 
efprefTb  dall'  una  e  dall'  altra  colla  maggior  esat- 
tezza ora  col  numero  de'  tempi  fillabici  impiegati 
nel  formar  un  piede  ,  ora  colla  rapidità  o  lentez- 
del  movimento  impreffo  alle  parole,  o  al  Tuono, 
ora  coi  varj  generi  di  ritmo ,  di  cui  potevano  far 
ufo  ,  ora  finalmente  colla  fucceflìone  ,  e  intreccia- 
menti  diverfo  dei  medefimi  ritmi  fecondo  la  diffe- 
renza e  il  numero  dei  verfi  ,  e  1'  ampiezza  e  vo- 
lubilità del  periodo  .  Sì  voleva  per  efempio  efp ri- 
mere i  movimenti  fnelli  e  leggieri ,  come  fono 
quelli  del  ballo  dei  Satiri  ?  I  poeti  adoperavano  il 
piede  tribraco  ,  che  coftava  di  tre  fillabe  brevi  ,  e 
la  mifura  unificale  corrifpondeva  efattamente  a  que- 
fle.  Si  doveva  rapprefentare  un  qualche  oggetto  , 
che  agilte  con  imbarazzo,  tardità,  o  fatica?    Ecco 

gli 


*3 

gli  fpondei ,  e  i  moloffì  venivano  in  ajuto  del 
compofitore  ,  il  primo  dei  quali  coftando  di  due 
fillabe  lunghe  ,  e  il  fecondo  di  due  lunghe  prece- 
dute da  una  breve,  inoltravano  col  loro  tardo  an- 
damento la  lentezza  della  cofa  rapprefentata . 
S'  aveva  intenzione  di  eccittare  1'  allegrezza  ,  e  il 
giubbilo.?  Ciò  s'otteneva  col  dattilo,  i  cui  moti 
fono  d'indole  conforme.  Per  non  dilungarmi  ol- 
tre il  bifogno  il  ritmo  preffo  ai  greci  e  latini 
era  come  un  orologio  ,  che  miiurava  con  tutta  la 
precifione  potàbile  V  andamento  fifico  delle  paf- 
fìoni ,  e  il  fuo  carattere  individuale  n*  era  tal- 
mente riflato,  che  la  trafpofìzione  d'  una  fìllaba 
fola  baftava  per  cangiarne  gli  effetti  .  Di  ciò 
ne  batti  arrecar  una  pruova .  Efl!  facevano  ufo 
più  volte  nei  loro  veri!  di  due  piedi  il  giambo 
e  il  trocheo  comporli  egualmente  d'  una  fìllaba 
lunga  e  d'  un1  altra  breve  con  quella  differen- 
za però ,  che  il  giambo  incomincia  da  una  bre- 
ve ,  ed  il  trocheo  da  una  lunga.  Ora  fìccome  i[ 
primo  di  codefti  piedi  fembra,  che  ad  ogni  paffo 
raddoppi  altrettanto  del  fuo  vigore  quanto  ne  va 
feemando  il  fecondo,  così  i  poeti  fatirici  (alla  te^ 
ila  dei  quali  fa  d'uopo  metter  Archiloco)  adope- 
ravano il  giambo  per  guerreggiare  coi  loro  nemici 
mentrechè  gli  Autori  drammatici  all'incontro  face- 
vano ufo  del  trocheo  allorché  introducevano  a  bai- 
jar  filila  feena  i  vecchi .  Come  fece  Arifiofane  nel- 
la commedia  degli  Acharnenfì,  dove  a  motivo  del 
B  4  metro  > 


*4 

metro  ,  che  vi  fi  adopera ,  fembra  ,  che  venga  man- 
cando di  mano  in  mano  il  vigore  ai  vecchi  ,  che 
ballano  nel  coro .  Secondo  gli  accennati  principi 
il  fiftema  della  profodia  antica,  nel  quale  i  noftri 
ciurmatori  grammatici  altro  non  fanno  vedere , 
che  un  accozzamento  magnificante  di  fillabe  ,  era 
fra  le  mani  d'Omero,  d'Alceo,  e  di  Pindaro  il 
pennello  delle  Grazie  ,  la  fiaccola  del  Genio  ,  e 
la  cagion  elettrice  della  muficale  poflanza. 

Plutarco  n*  è  così  perfuafo  della  verità  di  que- 
lla opinione  ,  che  riguarda  il  cangiamento  del  rit- 
mo come  una  delle  corruzioni  della  melodia  • 
Se  noi  mettiamo  (  egli  dice  )  a  confronto  ì  tempi  anti- 
chi coi  nojlri  ,  troveremo ,  che  anticamente  v  era  una 
gran  varietà  di  misura  ,  della  quale  [e  ne  faceva 
un  gran  ufo  ,  perocché  nella  età  trafeorfa  la  varietà 
del  piede  e  del  tempo  era  in  grandi/fimo  credito  .  Mot 
fiudiamo  prefntemente ,  e  ci  applichiamo  alla  varietà 
dei  Modi  ,  gli  antichi  a  quella  del  Ritmo .  {a)  Indi 
ne  ricava  poi  la  cagione  ,  per  cui  I'  arte  muficale  , 
che  tanta  influenza  aveva  dianzi  avuta  falla  pub- 
blica educazione  ,  fi  trovafie  allora  ridotta  a  fer- 
vir  di  mero  infignifìcante  diletto  nei  teatri . 

Dal  particolare  Audio  pofto  da  loro  nella  for- 
mazion  della  poefia  e  del  metro  non  meno  che 
nella  fcelta  e  nel  maneggio  del  ritmo  s' arguifee 
con    evidenza   la   cura ,   con   cui   trattarono    tutto 

ciò  , 

{a)  De  Mufsca  . 


■  ciò  j  che  concerne  la  mufìca  propriamente  detta  . 
Noi  fìamo  all'  ofcuro  della  natara  intrinfeca  della 
greca  armonia  ,  chechè  abbiano  voluto  dirci  in 
contrario  gli  fcrittori  della  ftoria  muficale  ,  e  i 
traduttori  e  commentatori  dei  greci  fenza  eccet- 
tuarne i  più  recenti  ed  accreditati  .  Noi  non  portia- 
mo a  baftanza  comprendere  cofa  fofTero  i  loro  generi 
diatonico  ,  cromatico  ,  ed  enarmonico ,  parole  .  che 
la  moderna  mufìca  prende  in  fìgnifìcazione  affatto 
diverfa  da  quella  ,  che  da  effi  ci  vien  tramandata  . 
Non  Tappiamo  con  efatezza  cofa  fofTero  i  Modi , 
quale  il  loro  uffizio  invariabile  ,  e  1'  accezione  co- 
mune di  fìffatto  vocabolo  preffo  a  loro.  Ignoriamo 
la  coftruzione  e  1'  ufo  precifo  dei  loro  ftrumenti , 
il  numero  delle  confonanze  ,  che  potevano  entrar 
nei  loro  fìttemi ,  mille  altre  circoftanze  in  fomma  , 
fenza  le  quali  riefee  imponibile  non  che  difficile 
il  formar  un  pofìtivo  e  fìcuro  giudizio .  (*)    Ma  da 

un 


(*)  L'  ingl-fe  Brovrn  nel  fuo  Trattato  della  fona 
e  unione  della  mufica  ,  e  la  poefia  riflette  taglia- 
mente»  che  l'idea,  che  noi  abb  amo  del  loro  gene- 
re enarmonico  debbono  effer  alter  ite,  e  filfe .  Impe* 
rocche  dicendoti  ,  che  le  loro  corde  medie  fi  dìftingue- 
vano  per  intervalli  di  quarti  di  voce,  ©iìia  di  quarte 
parti  d  un  tuono  (  con  una  fraapofta  mefcolansa  di  due 
tuoni  intieri)  fi  vede,  che  finVta  divisone  oltracchè 
doveva  riuf'ci  r  fomma  nente  fgradevole  all'orecchio,  è 
cotanto  difllcile  a  praticarli  ,  che  appena  la  voce  fnp- 
datiìfima   e    leggieriifiraa   di  un    fiunuco    potrebbe     dop» 


16 

un  completo  di  ragioni  indirette  cavate  da  i  fotti 
fi  diduce,  che  i  greci  moftraron  nell'ufo  che  fa- 
cevano della  mufica  vocale  e  ftrumentale   la  mede- 

fima 


lungo  Audio  cog'ier  per  accidente  nel  fegno  una  qual- 
che volta  .  Legganfi  ancora  nello  ftefib  rirpettabìle  Au- 
tore le  intrinfeche  differenze  tra  il  loro  genere  cromati- 
co ed  enarmonico  paragonati  coi  nortri  •  Riipetto  a  mo- 
di fiamo  egualmente  nella  ofcurità,  non  trovandofi  tra 
gli  antichi  ,  e  moderni  fcrittori  alcnn  filo  ficuro  ,  che  ci 
ferva  di  guida  in  cotal  labirinto  .  Alcuni  defumono  la 
loro  diverga  dalla  fola  differenza  ,  che  corre  fra  i  gra- 
di dell'acuto  e  del  grave:  altri  dall'indole  diverfa  del- 
le cantilene  nazionali.  Chi  f ottiene  ,  che  il  modo  figni- 
ficaffe  lo  fteffo  ,  che  il  ritmo:  chi  ripon  la  fua  effenza 
in  una  fpe/ie  differente  di  Diapafon  :  Circa  gli  frumenti 
ci  è  del  tutto  ignota  la  maniera  con  cui  collocavano 
eflì  le  corde,  fé  quelle  faliffero  per  via  di  quarti  di  vo- 
ce, di  femitueni,  di  tuoni  intieri,  o  con  maggiore  di- 
ftanza  :  ccfa  foffero  le  loro  tibie  ,  o  flauti  ff  mplici,  dop- 
pi,  cbliqui  ,  deliri  ,  e  (ìniftri  ;  trovandofi  gli  Autori  dif- 
cordi  a  fegno,  che  al  medefimo  ftrumento ,  cui  veniva 
da  alcuni  affegnato  il  tuono  acuto  venga  accordato  da 
altri  il  tuono  grave,  come  alla  fteffa  cantilena  s'  attri- 
buirono più  volte  effetti  oppofti  non  che  diffimili. 
Reuffeau  avverte  altresì  con  ragione  (Ejfai  far  l'origine 
desìangues  eh»  18.  )  che  non  conoffendo  i  greci  1*  inter- 
vallo d'I  tuono  minore,  né  dando  il  nome  di  confonan- 
ze  Te  non  a  quelle  ,  che  noi  chiamiamo  confonanze  per- 
fette, e  conseguentemente  efcludtndo  da  quello  numero 
le  terze,  e  le  felle  ,  noi  non  polliamo  comprendere  qual 
fette  la  loro  armonia,  né  riconofeer  alcuna  relsz'-one 
tra.' la    loro    e   la    noftra.    E   dopo    tale  e  tanta   igna* 


%1 
lima  profondità  di  rifleflìonc  che  nelle  altre  cole  , 
giacche  fempre  gli   vediamo  intenti    a    trafcegliere 
quelli  intervalli  fra  gli  altri  ,   che    fembravan    loro 
più  acconci  ad  eccittar  più  tofìo  certa  clafle  di  af- 
fetti in  vece  d'  un'  altra  .    Talché  ogni  genere  ,  o- 
gni  cantilena  ogni    modo   aveva    il    fuo   particolar 
uffizio ,    che  lo  diftingueva  .    Il    diatonico    per    le 
gravi    e  femplici    materie  ,    il    cromatico    languido 
ed  effemminato  ,   perchè  comporto  di  femituoni ,  e 
di  terze  minori  ,    era  fatto  per  efprimere  la  tene^, 
rezza  e  gli  amori.    L'enarmonico  il  più  complica- 
to e  difficile  fi  ferbava  per  le    fìtuazioni    più   con- 
citate  dell'animo.     Similmente    l'armonia    dorica 
non  ilare  o  fciolta  ,    non  varia  o   molteplice  ,    ma 
magnifica   bensì  ,    veemente  ,    e   fevera  s'  adope- 
rava fìngolarmente  nella  guerra.  La  frigia  e  la  lidia 
riputavanfi  atte  ad  ifpirar  la  mollezza    con    uffizio 
conveniente  all'  indole  e  cofhimi  di  quelle   nazio- 
ni ,  dalle  quali  aveano  prefo  il  nome  .    Ad    ognu- 
na delle  anzidette  cantilene ,  come  ancora  alla  eoli- 
ca, ed  allaiafìica ,  due  tuoni  collaterali  furono  ag- 
giunti  col  progrefib  di  tempo  V  uno    verfo   il  gra- 
ve ,  e  l'altro  verfo  l'acuto,  talmente  che  da  cin- 
que divennero  quindici  cantilene  o  melodie   di  ver. 

fé. 


ranza  fi  trovano  pure  degli  fcrittori  fra  noi  ,  che  con 
grofsi  tomi  corredati  di  citazioni  pretendono  di  giudi  « 
care  dell*  antica  mufica,  e  di  pofporla  alla  noftra  !  I  lo- 
ro racconti  mi  fembrano  avere  la  (tetta  autorità  ,  che  le 
relazioni  del  fatnofo  Inglefe  Valtein  Raleing  Cui  paef£ 
del  Dorado  nel  Perù  • 


a8 
fé.  (a)  Ciafcuna  ài  effe  era  altresì  a  qualche  par- 
ticolar  uffizio  desinata  colla  efclufìone  d'  ogni  al- 
tro ,  dal  che  ne  risultava  una  riunione  di  caufe , 
una  convergenza  di  linee  dirette  ad  un'  unico  cen- 
tro, che  veniva  a  rinforzar  la  efprefiìone  in  ra- 
gione dei  mezzi  .  Mutavano  anche  i  modi ,  ovvero 
iìano  arie  ,  cr -cantilene  fecondo  il  fenfo  delle  pa- 
role,  e  al  cangiamento  di  quefte  teneva  dietro 
quello  degli  firumtnti.  Il  modo  dorico,  che  era 
il  più  grave  ,  fucnavafi  con  due  tibie  defire  ,  il  li- 
dìo  più  acuto  con  due  fìniftre  /e  il  frigio  mezzo 
tra  P  uno  e  1'  altro  con  due  tibie  parimenti  una 
delira  e  l'altra  fìniitra  .  Nella  poefìa  lirica  modu- 
lata a  più  voci  il  coro  cantava  e  danzava  al  fuo- 
no  degli  finimenti ,  e  fìngolarmente  delle  tibie 
chiamate  conche  dall'  ufo  loro ,  ficcome  coraulr 
s'appellavano  i  fuonatori .  La  loro  efattezza  arri- 
vava fino  a  determinar  il  gener  di  finimenti,  che  fi 
conveniva  all'età  ,  ed  al  fé  ito  .  Secondo  Giulio  Pol- 
luce gli  uomini  adoperavano  le  tibie  perfettifiìme  ,  e 
fecondo  Ateneo  le  perfette,  e  più  che  perfette» 
V'  erano  le  tibie  verginali  ,  le  puerili  ,  e  le  viri- 
li,  e  ficcome  varie  erano  le  fpezie  di  effe,  così  le 
più  brevi  fervivano  pe*  i  fanciulli  ,  e  per  le  fan- 
ciulle, le  più  longhe  fi  deftinavano  agli  uomini, 
e  le  medie  erano  verofimilmente  ferbate  per  le 
donne  .  (b)  Dal 

{a)  Martini  ftoria  della  mufica  tom.  3.  43». 
(b)  Veggafi   il  Trattato  de  libiis  Vturum  dì  Gafpar© 
Battolino* 


±9 

Dal  piccol  faggio ,  eh*  io  non  ho  fatto  fé  non 
brevemente  abbozzare  ,  e  che  meriterebbe  forfè  di 
eifer  trattato  con  maggior  eftenfìone  ,  fi  comprende 
facilmente  quanto  fia  rimafta  addietro  1'  avvedatez» 
za  dei  Moderni .  Checche  dicano  in  contrario  i  fa- 
natici ammiratori  della  noftra  mufica  e  della  noftra 
poefia ,  bifogna  pur  confefTare ,  che  noi  non  abbia- 
mo faputo  mettere  un  rapporto  a  baftanza  confac- 
cente  ed  intrinfeco  fra  quefte  due  facoltà.  E  pri- 
mieramente per  una  generale  inavvedutezza ,  le 
cui  cagioni  bifogna  ripetere  dalla  natura  dei  feco- 
]i ,  ove  nacque  Y  una  e  1*  altra  dì  quefte  arti  ,  ab- 
biamo efeluii  dal  genere  mufìcale  quali  tutte  le  di- 
verfe,  e  molteplici  fpezie  della  poefia .  Noi  non 
contiamo  in  quella  clafie  che  le  fole  cantate ,  qual- 
che canzonetta,  e  il  melodramma.  Il  madrigale, 
che  prima  era  in  ufo  nelle  mufìche  di  Camera, 
giace  oggidì  inoperofo  fra  le  raccolte  dei  Rimato- 
ri .  Il  Tonetto  ,  la  canzon  petrarchefea ,  la  pinda- 
rica ,  P  anacreontica  ,  1'  elegia ,  la  fatira  ,  i*  ode  , 
l'epigramma,  l' idilio ,  l'egloga,  la  fettina  ,  gli 
fciolti ,  le  terze  rime,  l'ottava  rima,  la  paftora- 
les  la  commedia,  la  tragedia,  e  fopra  tutto  il 
poema  epico  ,  capo  d'  opera  dell'  umano  ingegno  , 
vengono  trattati  da  noi  come  generi  puramente 
poetici ,  che  mai  non  debbono  accoppiar/i  alla  mu- 
gica. Quindi  non  è  da  maravigliarli,  che  ridotta 
queft'  arte  a  trattar  pochiflìmi  generi  non  abbia 
acquiftata  ne  la  perfezione ,  ne  la  varietà  dì  quel- 
la 


3© 

la  degli  antichi ,   preffo   as  quali   non   mai   dìfgiu- 
gnendofi  1'  una  dall'  altra  ,  i    confini    della    mufica  | 
erano  gli  flefll  ,  che    quelli   della    poelìa.  I   noftrì  ! 
Compofitori  fi  troverebbono  fortemente  imbarazzati 
fé  foffero  corretti  a   metter   lotto    le   note   il   più 
bel  Tonetto  del  Petrarca  ,  o  del  Cafa ,  o  il   più  ma- 
gnifico   fquarc'o    dell' Ariofto ,    e    del    Dante:    né 
fapprebbero  qual   modulazione    applicare  al  genere 
epico,  ovvero  al  pindarico;  laddove    i  greci   fape- 
vano   a   meraviglia    adattare    a    ciafcuna   fpezie   la 
fua  particolar  melodìa  .  E  diverfamente  cantavano"   i 
poemi  d'Omero  e  di  Efiodo  che  gl'idilj  di  Teocri- 
to, o  di  Bione  :  altra  era  la    compofizion   unifica- 
le fatta  full' elegie  di  Callimaco,  e  di  Mimnermo, 
altra  quella   falle    Odi  d'Alceo  e   di    Saffo-   diffe- 
rente il  canto  dei  ditirambi  da    quello    dei    giambi 
di  Archiloco  ,  la  mufica  de'  Nomi  da  quella  di  tea- 
tro e  così  via  difcorrendo . 

In  fecondo  luogo.0  nella  parte,  che  veramen- 
te ci  refla  ,  fiamo  ben  lontani  dal  poter  venir  a 
paragone  con  efTo  loro.  Imperocché  confiftendo 
feoza  controverfia  ogni  regolata  armonia  nella 
combinazione  del  tuono,  e  del  tempo,  la  poefia 
unificale  degli  antichi  era  uguale  alia  noftra  nel 
primo  ,  e  fuperiore  affai  nel  fecondo  .  Uguale  nel 
regolamento  ad  tuono,  perchè  la  ftefTa  cura  avea- 
no  effi  che  noi  nella  opportuna  collocazion  degli 
accenti  fulle  parole  ,  dalla  quale  nafceva  in  gran 
parte    il  numero,    e    la  cadenza    delle    ior  poe» 

fie  • 


-  3* 
He.  (*)  Superiore  nella  efattezza  del  tempo  ,  perchè 
venendo  affegnato  a  ciafcuna  fìllaba  poetica  il  fio 
valore  intrinfeco  o  di  breve  o  di  lunga  ,  e  tardan- 
doli nei  pronunziare  la  lunga  un  tempo  duplo  di 
quello,  che  fi  tardava  nel  pronunziare  la  breve, 
ne  veniva  in  confeguenza  ,  che  la  mTira  unificale 
foffe  regolata  perfettamente  dalla  profodia  ,  così 
che  il  mulìco  per  batter  con  precisone  il  tem;>o 
non  doveva  far  altro  ,  che  feguitar  alla  cieca  il 
poeta.  La  qual  cofa  non  s'  oOTerva  da  noi  ,  poiché 
ignorandoli  nella  noftra  poefìa  la  quantità  fillabica, 
e  badando  per  la  formazione  del  verfo  al  folo  nu- 
mero di  efle  (illabe,  la  mifura  muficale  fa  tutto  da 
fé,  e  poche  volte  va  d'accordo   colla  poeiìa.    Per 

efem- 


(*)  Alcuni  celebri  Autori  fono  di  contraria  opinio- 
ne ,  affermando  ;  che  la  poefn  greca  e  latina  fi  fondarte- 
lo foltanto  nella  ni  furi  del  tempo  ,  o  ciò  ,  che  è  lo  ftef- 
|p,  nella  rifpettiva  quantità  delle  fillabe  ,  (Ynzi  badare 
alia  pofiaione  degli  accenti  .  Ma  il  vero  fi  è  s  che  i  gre- 
ci ,  e  i  latini  facevano  ufo  dell'uno,  e  dell'altro  ,  co- 
me apparifce  ,  oltre  mille  akre  ragioni,  da  quefto  deci- 
fivo  pa(To  di  Cicerone  nel  terz)  dell'  Oratore.*  Si  rudis , 
tr  impolita  puiauda  eii  il  la  fine  intervalli!  loquacità:  pe- 
rennis  &  profiuent  ,  qu;d  eft  almi  caufa  cur  repudiettfr  n-Jt 
quod  hominum  aurei  ,  ir  vocem  natura  modulatur  ipfa  <*  Qjtoi 
fieri ,  nifi  ine  fi  numerai  i?t  voce,  non  potefl  .  Numerai  autem 
in  continuati  otte  nallut  e  ti  .  Diftinfèio  &quaiiu'w  ,  &  fape  -va- 
rhrum  intervadorum  ptrcujfio  num.vum  confiate  qu  un  in  ca- 
denttbut  guttis ,  qubl  intervaliis  disi  nguuntur  ,  potare  pojfa- 
mus  in  amne  prsctpieante  mtt  pofiumus  • 


1% 

«fempio  fé  fi  dovelfe  metter  in  mufica  quefto    ver- 
fo  di  Virgilio 

Dulces  exuvie  àum  fata  ,  Deusque  finehant  • 
e  queft'  altro  d'  Annibal  Caro ,  che  gli  ferve  di  tra« 
duzione 

Spoglie  mentre  al  del  p acque  amate  e  care  • 
egli  è  chiaro  ,  che  al  Maeftro  renerebbe  pochiftlmo 
da  fare  nel  primo ,  poiché  trovando  dì  già  mifurata 
ogni  fillaba  non  doveva  far  altro  che  impiegar 
quattro  tempi  nella  parola  dulces  comporta  di  due 
lunghe  ,  due  nell'  ex ,  un  folo  nell'  u  ,  un  altro  nel 
vi  ,  e  così  per  tutto  il  verfo  di  mano  in  mano  , 
al  fine  del  quale  fi  troverebbe  efattamente  aver 
corrifpofto  al  penfìer  del  poeta  .  Tutto  ciò ,  che  il 
mufìco  poteva  metter  del  fuo  era  il  movimento 
più  veloce  o  più  tardo  .■  febbene  anch'  effo  veniva 
indicato  dal  poeta  o  coi  fenfo  delle  parole  efpri- 
menti  lentezza  e  velocità ,  oppure  col  vario  in- 
trecciamento  dei  ritmi ,  i  quali  guidavano  la  mifu- 
ra  «  Non  così  accade  nell'  italiano ,  poiché  non  fa- 
pendo  fé  la  fillaba  fpo  fìa  più  lunga  o  più  breve 
della  fillaba  gli  o  della  fillaba  e,  non  fa  precifa-  i 
mente  fé  alla  prima  corrifpondano  più  o  meno  i 
tempi  che  alla  feconda ,  e  alla  terza  .  si  vede  non 
per  tanto  corretto  ad  abbandonare  la  poefìa  per 
badare  al  valor  delle  note  unificali  ,  le  quali  non 
avendo  nella  collocazion  loro  altro  regolatore 
fino,  che  il  folo  arbitrio  del  mufìco,  formano  di 
per  fé  un  ritmo  unificale   diibnto  per  lo  più  dal 

poe* 


33 
predico,  e  non  poche  volte  contrario.  Lo  che  fi 
vede  da  ciò  ,  che  fovente  la  ftefla  compofizion 
museale  produce  il  medefimo  effetto  applicata  a 
parole  di  fentimento  intieramente  diverfo  ,  ficcome 
notarono  alcuni  nel  famofo  monologo  di  Armida 
ài  Giambattiita  Lulli  ,  e  nello  flabat  metter  del 
Pergolefi. 

Quindi  è ,  che  in  vece  di  formar ,  come  fi 
dovrebbe  ,  un  unico  e  foio  linguaggio  ,  in  vece  di 
concorrere  unitamente  al  medefimo  effetto  ,  che  è 
quello  di  rifvegliar  neli'  animo  una  cotal  fenfazio- 
ne  o  imagine,  nafeono  all' oppotto  due  linguag- 
gi diverfi  quello,  cioè  del  poeta  re  quello  del  uni- 
fico ,  ciafeuno  dei  quali  cercando  vettirfi  di  bellez- 
ze Aie  proprie  e  independenti  dall'  altro  ha  pofto 
quel  rilevante  divario  ,  che  par  fu  finte  nei  noftrì 
moderni  fittemi  ad  onta  degli  sforzi  di  tanti  uomi- 
ni illuttri  ,  che  vi  fi  fono  affaticati  per  levarlo  di 
mezzo.  £  ciò  ,  che  fi  dice  della  poefìa  rifp^tto  alla 
mufica ,  fi  dice  ancora  della  mulica  fi:  ni  mentale 
rifpetto  alla  vocale,  cioè  che  vicendevolmente  fi 
nuocono  per  voler  ciafeuna  primeggiare  da  fé , 
fottraendolì  dalla  dipendenza  della  fu  a  compagna. 
So,  che  i  fautori  della  moderna  mufica,  alla 
tetta  de' quali  fa  d'uopo  metterli  Signor  Don 
Saverio  Mattei  napoletano  (  nome  caro  alle  lettere 
ed  alla  fua  patria  )  (a)  inoltrano  di  far  poco  con- 
C  to 

___ , , ii  i  L 

(*)  Differtaiione    fulla    poefìa    degli    Ebrei,    e    dei 
€x££i  €.  9.  n.  6> 


34 
to  del  vantaggio  ,  che  avevano  gli  antichi  ne!  re- 
golamento dei  tempo,  quafi  che  limili  finezze  non 
fiano  neceifarìe  attefo  F  attuale  fiftema  della  lin- 
gua e  dilla  poefìa  italiana .  Ma  parlando  in  tal 
guifa  qual  idea  fi  formano  eflì  della  imitazion  poe» 
tica  e  unificale  ?  Ignorano  forfè,  che  quelle  non 
producono  il  loro  effetto  fé  non  inquanto  rappre- 
fentano  fimultaneamente  all'anima  una  medefima 
fen  fazione  o  immagine  ?  Che  dove  la  mi  fura  non  s* 
accorda  efatramente  colle  parole  quelle  dicono  una 
cofa  allorché  la  frafe  muficale  ne  efprime  un  al- 
tra ,  e  che  un  medefimo  oggetto  rapprefentato  fotto 
due  afpetti  differenti  altro  non  fa  che  dividere  1* 
attenzione  dello  fpirito  fenza  fiffarla  ?  Non  s'  ac- 
corgono elfi  ,  che  dove  la  li  igua  non  ha  una  pro- 
fodia  regolare  e  ftabile ,  la  mifura  muficale  debbe 
anche  partecipare  di  fiffatta  irregolarità  >  Che  mal 
fi  può  accordare  il  valor  delle  note  ,  ove  le  fiilabc 
prive  fìano  di  quantià  determinata  ?  Che  il  movi- 
mento ed  il  tempo  mancheranno  della  dovuta  pre- 
cisione fé  vogliono  tener  dietro  alle  parole  ?  Che 
al  più  folo  potranno  averla  nei  concerti  puramen- 
te ltrumentali ,  cioè  nel  genere  meno  perfetto 
della  mufica ,  ficcome  quello  ,  cui  manca  il  princi- 
pal  fonte  della  energia  ,  che  coriarie  nella  efpref- 
fione  di  qualche  individuale  concetto  dell'  animo  ? 
Che  a  motivo  di  cotal  incertezza  il  imi  lieo  Ci  ve- 
de fovente  corretto  a  cangiar  di  mifura  ,  principal- 
mente  nel  recitativo  dove  gì'  intervalli  della  voce 

effen- 


effendo  meno  marcati ,  e  conseguentemente  più 
veloce  la  pronunzia  ,  le  note  non  poffono  feguitar 
l'ordine  delle  fillabe  ?  E  che  nelle  arie  ftefle  do- 
ve il  ripofo  della  voce  fulle  rifpettive  vocali  è  pili 
durevole  ,  e  piti  facilmente  poffono  accomodarli  le 
note  ,  troppo  è  grande  tuttavia  F  incertezza  del 
compoiitore  nel  numero  delle  note,  che  a.ciafcu- 
na  fìllaba  dee  corrifpondere  ,  e  nei  tempi  ,  che 
debbono  impiegarli  nel  profferirle  ?  Però  la  man- 
canza di  profodia  efatta  è  un  vero  e  pofitivo  di- 
fetto nelle  noftre  lingue,  il  quale  per  l'influenza, 
che  ha  nella  mufica  fpiega  altresì  fufficientemente 
le  cagioni  della  fua  divertita  rifpetto  all'  antica. 

Non  mancano  di  quelli ,  i  quali  filmano  la  no- 
ftra  a  baftanza  ricompenfata  colla  invenzione  di 
comporre  a  p:n  parti ,  e  col  ripulimento  e  perfezio- 
ne, cui  portata  abbiamo  F  armonia  .  Senza  decidere 
fé  cotefta  invenzione  fìa  propria  dei  fecoli  moder- 
ni ,  e  del  tutto  feonofeiuta  agli  antichi  (  queftione  o- 
oziofa  ,  intorno  alla  quale  non  potremo  aflìcurarci 
giammai ,  non  oftanti  i  molti  e  celebri  Autori ,  che 
l'hanno  trattata)  egli  è  chiaro,  che  la  fua  utilità 
almeno  per  la  mudca  teatrale  è  tanto  problemati- 
ca che  poco  o  niun  motivo  abbiamo  d'  infuper- 
bircene  .  Quefta  proporzione  è  tanto  conforme  al- 
la efperienza  ,  che  Vincenzo,  Galilei ,  Giulio  Cac- 
cini ,  e  Jacopo  Corfi ,  allorché  vollero  inventare  la 
vera  mulìca  drammatico  lirica  ,  non  trovarono  a 
perfezionare  la  melodia  mezzo  più  fpedito  di  quel- 
C  i  lo  di 


3*r 
lo  di  sbandirne  e  {ereditarne  il  contrappunto  al- 
lora regnante .  (*)  Se  non  è  concepibile  in  qua! 
guifa  le  voci  diverfe  e  gli  finimenti  cantaflero 
tutti  all' uniifono  nei  cori  degli  Antichi,  più  dif- 
ficile è  ancora  V  immaginarli  come  la  moltiplicità 
e  varietà  degli  accordi  ,  che  richiede  il  contrap- 
punto,  pofTa  produrre  una  determinata  e  indivi- 
duale paffione .  Conciofiachè  ad  eccitar  quefta  fa 
di  metti  eri  una  ferie  di  movimenti  tutti  dal  princi- 
pio fino  alla  fine  conformi  all'  indole  dì  eiTa  , len- 
ti j  per  efempio  ,  ove  fi  vorrà  efprimere  la  manin- 
conia  ,  più  fpediti  ,  dove  fi  tratti  dell'allegrezza, 
velocitimi  poi  ove  della  iracondia ,  e  così  delle 
altre  affezioni  del'  animo  in  guifa  tale  ,  che  fé  fra 
loro  fi  mifchiano  movimenti  di  diverfa  natura  ,  non 
è  potàbile. ottenere  il  defiderato  intento,  fendo- 
che  f  azione  dell'  uno  viene  fcambievolmente  di- 
ftrutta  dall'azione  contraria  dell'altro.    Ora  delle 

quat- 


(*)  Le  opinioni  del  Galileo,  e  del- Caccini  fono  fia- 
te da  me  indicate  nel  capitolo  quinto  del  Tonio  primo, 
dove  fi  trattò  più  diffufamente  degli  abufi  del  contrap- 
punto •  A  Cotali  autorità  aggiug.ierò  quel/a  del  Corli  , 
il  quale  chiami  (itfatta  invenzione  quella  fyevi'e  di  mufi'ca 
tanto  biafimata  dai  fiUfojì ,  e  in  particolare  da  Arijiottle 
nell'ottavo  delle  politiche,  appellandola  artifizio/a  ,  e  non 
valevole  ad  altro  chèa  venire  in  contrailo  con  gli  emoli  fuoi  , 
né  ejftre  da  uomo  Ubero  non  avendo  forza  di  mutare  l'animo 
altrui  a  quejìo  e  a  quel  co/lume  .  Difcorfo  a  Giulio  Cacci- 
ni  (opra  la  mufica  antica  ,  e  i!  parlar  bene  inferirò  nelle 
Opere   di  Giambattista   Doni.  T0  iv 


37 
quattro  parti  principali ,  che  coftituifcono  la  noftra 
armonia  equiteraporanea  ,  cioè  il  Baffo ,  il  Tenore  , 
il  Contralto  ,  e  il  Soprano  ,  il  Baffo  ,  che  è  1*  e- 
ftremo  più  grave,  e  per  confeguenza  quello,  che 
procede  con  moti  più  lenti ,  fi  congiugne  nella 
fteffa  cantilena  col  Soprano  ,  che  è  V  eftremo  più 
acuto,  e  che  procede  con  movimenti  più  celeri." 
dalla  .qual  congiunzione  rifulta  una  mifchia,  una 
opposizione  di  forze,  che  diftruggono  l'animo 
dell'uditore  in  parti  contrarie  fenza  fidarla  ad  un 
movimento  determinato  . 

Qjanto  fi  dice  della  moltiplicata  delle  parti  fi 
dice  altresì  della  lecita  degli  intervalli  ,  che  fono 
in  ufo  nella  noftra  armonìa .  Si  riducono  quefti 
(parlando  de' femplici  ,  onde  fi  formano  poi  i  com„ 
pofti  )  all'ottava  ,  le  due  fettìme  ,  le  due  fefìe 
maggiore  e  minore  ,  la  quinta  ,  la  quarta  ,  le  due 
terze  maggiore  e  minore  ,  la  feconda  ,  il  tuono  ,  e  il 
femituono  .  La  natura  intrinseca  di  eflì  intervalli  9 
e  fopra  tutto  di  quelli,  ch'entrano  ordinariamente 
nell'armonia,  vale  a  dire,  l'ottava,  la  quinta  5 
la  quarta  ,  le  fefle  ,  e  le  terze  ,  n'è,  e  ne  debbe 
effere  affato  diverfa  ,  poiché  la  modificazione  de| 
fuono,  che  rifulta  da  ciafeuno  ,  e  confeguentemen- 
te  l'azione  fifica  indi  prodotta  è  proporzionale  al- 
la fua  eltenfione  ,  gravità  ,  e  acutezza ,  le  qual* 
eflendo  rifpettive  in  ciafeun  intervallo  ,  differente 
altresì  effer  debbe  1'  effetto  individuale ,  che  ne 
vien  generato.  Ciò  è  tanto  vero  ,  che  fé  in  una  can- 
C  3  tilena 


5* 

tilena  fa  il  rnuflco  valere  piuttofro  una  quinta ,  per 
efempio  ,  che  una  terza  ,  il  rifultato  del  fuono  e 
dell'effetto  farà,  conforme  al  tuono  della  quinta, 
e  non  della  terza.  Folto  quefto  principio  incontra- 
tatele ,  facciali  la  fuppofìzione  ,  che  il  Compofito* 
re  debba  efprimere  un  fentimento  di  allegrezza , 
e  che  gli  intervalli  più  a  propofìto  per  rapprefen- 
tare  fìffatto  fentimento  fìano  le  due  terze  .  Egli  è 
chiaro  in  tal  cafo  ,  che  la  bafe  fondamentale  del- 
la modulazione  dovrà  principalmente  raggirarfì  in- 
torno alle  terze ,  che  il  movimento  dovrà  colla 
fLia  velocità  aumentarne  P  effetto  ,  e  che  fra  tutte 
le  voci  dovrà  fceglierfì  quella  del  foprano  come  la 
più  agile  ,  e  in  conseguenza  la  più  atta  a  lignifi- 
car l'allegrezza.  Mentre  la  cantilena  non  fi  mo- 
dulerà che  ad  una  fola  voce  ,  le  cofe  tutte  ande- 
ranno  a  dovere,  ma  rnodulandofi  fecondo  le  leggi 
dell'  armonia  equitemporanea  ,  neceffariamente  av- 
verrà ,  che  le  parti  del  Tenore,  del  Contralto,  e 
del  Baffo  procedano  fimultaneamente  per  gli  altri 
intervalli  mentre  il  foprano  corre  fucceffivamente 
per  quelli  delle  terze  ,  i  quali  effendo  d'  indole 
diverfa  dagli  a'tri  ,  e  operando  anch'  eflì  fecondo 
la  propria  difpofìzione  ,  o  rintuzzeranno  la  forza 
del  tuono  dominante ,  o  faran  nafeere  una  cotal  dif- 
frazione fra  la  voce  principale  e  le  aggiunte , 
che  non  potrà  mai  generarfi  il  dovuto  effetto  ,  per 
cui  voglionfi  ,  come  abbiam  veduto  ,  movimenti  omo- 
genei.  Non  fi  niega,  che  da  fìffatto  contratto  non 

poffa 


3* 

pofla  per  opera  d' un  valente  corapofìtore  cagio- 
narti talvolta  una  combinazione  dei  fuoni ,  che 
diletti  l'udito  per  la  fua  vaghezza  ed  artifizio  , 
ma  egli  è  indubitabile  ,  che  fìffato  artifizio  non  è 
atto  ad  eccitar  le  paflloni,  e  che  l' intrinfeca  ri- 
pugnanza ,  che  regna  nel  fiftema  della  noftra  ar- 
monia (ripugnanza  nata  dal  comprendere  infieme 
più  fpezie  contrarie  di  movimento  )  le  toglierà 
fempre  mai  il  diritto  di  gareggiar  colla  greca,  nel* 
la  quale  fìccome  non  trovavano  le  (quietezze  armo- 
niche della  moderna  ,  così  non  fi  trovavan  nem- 
meno le  fuc  contraddizioni  ;  il  tutto  era  anzi  al 
feopo  maravigliofamente  diretto  .  (*) 

Ricercata  filoloficamente   l' intima   differenza  , 

C  4  che 


(*)  Tartini  «  le  cir  traccie  mi  fono  fatto  un  pregio 
di  feguitare  in  qualcuno  degli  accennati  argomenti  ,  fa 
una  ofTervaz'one  de^na  di  efTere  rilevata.  Quefta  è, 
che  in  oggi  la  mufica  non  è  che  1*  arte  infign'fi-ante  di 
combinare  i  fuoni  ,  altro  non  recandole  che  la  fua 
parte  materiale  abbandonata  dallo  fpirito,  che  1*  ani- 
mava altre  volte  •  Avendo  falafciate  quelle  regole  , 
che  dirigevano  la  fui  azione  verfo  un  punto  folo  •>  ella 
non  s'  efercita  fé  non  intorno  a  cofe  generali  -,  Cosìche 
fé  per  accìdete  rifveglia  in  noi  un  principio  di  com- 
mozione verfn  un  tal  affetto,  quefta  è  uniyf  rfale  ,  e  in- 
determinata ferua  procreilo  o  determina2Ìone  fpecifica  » 
Da!<-he  avviene,  che  rare  volte  produca  intieramente 
T^fF'tto  di  comm  mvere  ,  il  quale  non  s'ottiene  c<n  una 
tcid.nz»  vagì  e  eenerica  ,  ma  bensì  colla  efpreflloae  dei. 
Baiticolare  •  Trattato  di  mufica  p.  1450 


4» 
che  corre  tra  il  noftro  fiftema  muficale  e  quello 
degli  antichi,  e  indicati  in  generale  gli  inconve- 
nienti anneflì  alla  noftra  armonia;  pare,  che  la 
ferie  di  ragioni  addotte  fin  qui  baftar  dovette  a 
pienamente  confermare  il  mio  aflunto.  Ma  ficcome 
nel  numero  dei  lettori  haccene  ancora  di  quelli  , 
che  facendo  profetinone  di  vivere  eternamente  at- 
taccati ai  pregiudizi  della  lor  nazione  e  del  loro 
fecolo,  come  le  cariatidi  al  piediftallo  delie  ftatue  , 
m*  acciaeranno  di  troppa  baldanza  per  aver  ofa- 
to  chiamar  in  giudizio  la  moderna  mufica  ;  cosi  a 
coftoro  incapaci  dì  fentir  per  fé  ftetfì  la  forza  d* 
una  pruova  ,  o  la  fquifìtezza  d'  un  raporto  L;  d'  uo- 
po venir  avanti  coli' autorità  fpezie  di  argomen- 
to ,  che  P  inerzia  adotta  volentieri  perchè  ia  dif- 
penfa  dal  ragionare  ,  e  che  il  pregiudizio  accarezza 
talvolta  a  fine  di  nafconder  colla  ftima  ,  che  mo- 
ftra  verfo  le  opinioni  d'un  folo ,  il  difprezzo ,  che 
ha  per  la  capacità  di  tutti  gli  altri  .  Sentano  effi 
adunque  parlare  due  Scrittori  cogniti  alla  Europa 
non  che  alla  Italia  per  la  loro  perizia  nelle  faen- 
ze ratificali  ,  e  che  non  polfono  venire  accagiona- 
ti di  giudicare  fenza  cognizione  di  caufa  .  Il  pri- 
mo è  il  celebre  Padre  Martini,  il  quale  fembra 
avere  epilogato  ne!  tefto  feguente  quanto  da  me  è 
flato  detto  finora  intorno  alle  due  mufìche*  La 
loro  Mufica  (parla  dei  greci)  era  finalmente  e  pre* 
cipuamente  diretta  a  muover  gli  affetti  dell'  animo 
dove  la  no&ra  ha  per  ifcopo  principalmente  V  allet- 
tare 


4« 

tare  e  pafcere  il  fenfo  ,  e  a  trarre   in  ammirazione  gli 
afcoltanti  mercè  la  finezza  de  IT  arte  praticata  il  tut- 
te le  fue  parti»  Che  fé  qualche    rara    volta  giugne  la, 
noftra  mufica  a    muovere    qualcuno  degli    effetti  ,  per 
ejfer  cafo  raro  ,    ci  fa  conofcere ,   che    ella    intrinseca- 
mente ,   e  di  f n a    natura    non    pofi-de  codeflx   attivi- 
tà .  (a)  Il  fecondo  è  il  famofo  Marcello  ,  che  nella 
prefazione  alla  fua    Parafrafi  muficale  fopra  i  primi 
venticinque    falmi    parlando    di  tutte   quelle    cofe  , 
che  nella  mufica  greca  concorrevano  ad     eccitar  le 
paffìoni  ,  fi  fpiega  in  tal  guifa  .   Ma  quanto  pei  Jìx- 
no  quefie  in  ogp   tolte  a    noi    da     nuovo     coflume  ,    o 
trafeuratone  V  ufo  di  effe  ,   egli    è  ben  facile   da   com- 
prenderfi  dal  non  udir/i  che  appena  o   dì   rado  da  canti 
nostri,   benché  da  virj   confonanze  copio/i,   e  di  v*rj 
movimenti      e    leggiadri    produrre    nelV  animo    noflrs 
qualche  menoma  parte  di  quelli  antichi    tanto  ammi- 
rabili effetti  j    i   quali    a    chiunque    odaH    raccontare 
fembrar  convengono  pivi  toslo  favole  che  veri  .  (b) 


A^t^U^ 


C  Afri- 


(a)  Storia  della  mufica  Toni.   j.  p.   439. 

(b)  Eftro  poetiCQ-armonico   Tom,  1»  p.  4* 


4* 

CAPITOLO     SECONDO. 

Caufe    funicolari     deHa    decadenza     attuile 

dell'  Opera  .  Prima    Caufa .    Mancanza    di 

flofofia  nei  Compjìtori  .    Difetti  nella  com- 

fofìzione  .  Eccezioni  individuali   di   quefta 

re  fola  . 

GV  inconvenienti  annetfì  al  noftro  fìftema  ratifi- 
cale non  impedirono  ai  compofìtori  il  creare 
delle  bellezze  parziali ,  e  il  condurre  ciafeuno  dei 
rami  al  grado  di  perfezione,  ond' era  capace.  Se 
F  odierna  mufìca  non  ha  più  per  ifeopo  quel  fine 
morale  ,  cui  la  conducevano  i  greci ,  e  fé  le  parti 
tutte,  che  a  formar  il  melodramma  concorrono, 
non  hanno  fra  noi  quella  relazione  e  congegna- 
melo totale ,  che  fra  loro  avean  meflì  la  lunga 
ufanza  di  molti  fecoli ,  e  lo  fcambievol  rapporto 
aiutato  dalla  legislazione  ;  può  quella  ,  non  ottante, 
adattarli  mirabilmente  all'oggetto,  che  fi  propo- 
ne ,  eh'  è  di  lufingar  il  fenfo  con  vaghe  e  brillanti 
modulazioni,  e  poffono  quefte  ridurli  ad  una  certa 
unità  ,  la  quale  fé  non  appaga  del  tutto  la  leverà 
ragione  ,  batta  nullameno  per  fedurre  V  immagina- 
zione con  una  illufione  aggradevole.  Alcuni  com- 
p^tori  italiani  ,  e  non  pochi  ancora  fra  i  moder- 
ni toeti  hanno  fatto  vedere  in  pratica  ciò  ,  che  la 
£loiofia  pronuniiava  da  lungo  tempo  come  certifS- 


43 

mo,  cioè   che  le  modificaz'oni    del  Bello    fono  af- 
fai varie,  che   i  fonti  del  diletto  nelle  belle  lette- 
re e  nelle  arti   non  furono  dagli  antichi  pienamente 
efauriti ,  che  !a  barbarie  dei  noftri  metodi  era  capa- 
ce di  dirozzare  fino  ad  un  certo  punto  e  rin geriti* 
lirfi ,    e    che  da    un    fittemi   diverfo   da   quello  dei 
greci    potevan  gli  sforzi    del    Genio    far    ifeaturire 
nuove  forgenti    di  vero  ,  d*  intimo  ,    e   di  non  mai 
fentito    piacere  .    Così  dallo   flato  fvantaggiofo  ,  iti 
crii    fi  trovava    la  mufica    in  certi    feco'i ,    e    dall' 
ignorar  la  maniera  d'  applicarla    alla  poelìa  nacque 
la  tragedia   recitabile  ,   preferibile  a  molti    riguardi 
alla  cantata;  così   dalia   perdita  dell'antica  profo- 
dia  nacque  la  rima  ,    che  sì   maravigliofo  diletto  ci 
porge  ne'  poemi  dell'  Ariofto  ,  del  Camoens,  e  del 
Tallo  ,  come   nei  verfi    di  Boeleau  ,    di  Pope  ,    di 
Garcilafo ,  e  di  Racine  ;   così  dalla  ftrana    confufiori 
di  più  voci   nelle  mufiche  ecclefiaftiche  vennero   le 
fublimi  compofizioni  del    Paleftrina  ,  del   Carità  ni  , 
del  Marcello  ,    e  del  Hendel  ;  così  finalmente  dalle 
rozze  rapprefentazìoni    fatte  nel  Pra   della    Valle  , 
ovvero  in  Firenze   nel  Calen  di   Maggio  forfero  ir* 
feguito  gli  fpettacoli  fino  a  farci    fentire  le    mara- 
viglie d'un  Vinci,  d'un  Pergole  fi  ,  d'  un  Jumella  , 
e  d'  un  Metaftafio  . 

Ad  altre  cagioni  oltre  le  accennate  fa  di 
oieftieri  non  per  tanto  appigliarfi  volendo  efporre  i 
motivi  della  dicadenza  attuale  dell'Opera  italiana, 
Se   non    fi   può    legitimameute  pretendere   che   i 

com- 


nofco 


0: 


44 

componitore ,    il   mufico ,  il  poeta,    ed  II   ballcrinope(1 
diano  alle  rifpettìve  lor  facoltà  la  forma  ftefla ,  cheW'e 
avevano    venti    fecoli  a    dietro,    fi    può    bensì  cor# 
ragione  efiger  da    tifi  ,  che  non    isformìno    quella, 
di  cui  lo  flato  loro  p^efente  le  rende  capaci.  CoN^ei_ 
pa  è  di  loro  lo    fco  ìcerto    e  difunione ,  che  regnai' 
nel    tutto,    e    gl'infiniti    abufi,    che    hanno   prefo'Bentó 
piede  in    ciafcuno   di    quefti    rami    in    particolare  • 
Colpa  è    di    loro    la    mancanza    d'  illufione     e    di' 
verosìmile ,    che    vi  trafparifce  ,    e  che  rende  fcon-i^sc 
neifa ,  grottefca  ,  e  ridicola  la  più    bella    invenzio 
ne  dell'umano  fpirito.    Né  giufto  farebbe    incolpa-!^ 
re    le    arti    pe'  i    difetti    degli     artefici  .     Perlochè 
avendo  io    divifato    di    far   conofcere    ne'  feguenti 
capitoli  quanto  quefti  abbiano    contribuito    alla  to- 
tale rovina  del  melodramma,  e  incominciando  pre- 
fentemente   dalla    compofizione  ,    io   dico  ,    che    il 
primo  e  capitale    difetto  dell'odierna    mufica    tea- 
trale è  quello    di  edere    poco    filolofica ,    e    troppo 
raffinata  ,  proponendoti  folamente  per  fine  di  grat- 
tare l'orecchio,  e  non  di  muovere  il  cuore,  come 
dovrebbe  efTere  il  fuo  principale  ed    unico    uffizio. 
E  non  altrimenti  avverrà  finche  fi  tralafci  1'  imita- 
zione della  natura  ,  il    vero  ,  il  grande ,    il    pateti- 
co,  il  fempiice  per  correr  dietro  alle  bambocciate 
alle    caricature,    e    a'  fai  fi    ornamenti.    Si    lodano 
bensì  da  i  maeftri  dozzinali  ,  ma  non    fi  ftudiano  ,,,  V 
non    s'  imitano    le    opere    dei    fommi    compofitori   . 
della  trafeorfa  età  j  ciafcuno  vuol  efier  originale  da, * , 


Pe 

grata 


iia  ii 
loia 
mio  o 

Ignai 

ell'a 
mm 
burnì 
pio  qi 


:  .00 

dia, 
Coi. 

ire 

Hi 

:oti- 

EÌO- 

oa. 
ochS 

J'iì 

1  to« 
ire- 
ic 
tea 
ippo 
(rat- 
ine 
zio, 

teti- 

ite 

ano 


45 
e  ,  ed  aprire  delle  vie  novelle  ,  le  quali  non  trovan- 
do/i fé  non  fé  nella  ricerca  della  natura  ,  ch'elfi  non 
onofcono  ,  e  nella  profonda  meditazione  ,  di  cai  fo- 
io  incapaci  ;  la  loro  invenzione  ai  altro  non  fi  riduce 
he  ad  uno  ftile  capricciofo ,  ad  un  falfo  raffina  nen- 
o  ,  che  Infinga  la  loro  vanità,  e  che  rovina  intiera- 
n  ente  la  mufica  . 

Per  vedere  fé  la  mia  proporzione  Ha  o  no  esa- 
gerata, efaminiamo  un  poco  in  pratica  il  mutolo, 
:he  s'offerva  comunemente  nel  cantar  un'  aria  .  Ap- 
pena 1'  attore  ,  o  l' attrice  hanno  finito  il  recitativo  , 
he  gli  liromenti  cominciano  una  Tuonata  o  preludio 
chiamato  ritornello.  L'oggetto  di  quella  piccola  fin- 
fonia  è  di  ragguagliar  gli  uditori  agguifa  di  proe- 
nio  o  preambuio  del  fentimento  genera'e,che  dee 
regnare  nell'aria.  Celfano  gli  ftromenti  ,  e  la  voce 
deli'  attore  prende  a  cantare  (olo  e  fenz'  accom- 
pagnamento la  prima  parte  dell'  aria  dividendola  e 
fmembrandola  ne' fuoi  periodi.  Sa  l'aria  perefein- 
pio  quefta 

Vedrai  col  tuo  periglio 

Di  qwfto  acciaro  il  lampo  9 

Come  baleni  in  campo 

Sul  ciglio   al  donato*,    (*)       ,         S'    ira  — 


(*)  Ho  recato  in  pru3va  1"  aria  rielFa  »  che  s'arreca  dal 
Signor  Saverio  Mattei  nella  dilfjrtasions  Calla.  fiiofofi* 
àelli  Tiu:ìca  ;  poiché  ,  voleri  io  ad.larre  un  qculche  efedra- 
pio  deli*  odierno  abufj  ,  era  uidiiferente  per  me  e  per 
gli  altri  l'  addurre  piattola  quetta  che  un*  altro  .  Del 
rciìtf  ofTeryeradiì  lettore,  che  U    alia  inuaiera    d*  efaim- 


iafli  fo° 
ale  ricc 


46 
S'  incomincia  ripetendo  tre  volte  le  parola  vedrai  jfafa 
due    T  acciaro  ,    fi  fpendono    due    minuti    nel    gor 
ghe^giar  fu  quel  lampo,    fi  replicano    due  volte  ro- 
w?  come ,  fui  ciglio  fai   ciglio,   fi    ripigliano    i  die Xarietà 
primi  verfetti  |pt0) 

Vedrai  col  tuo  periglio  |.oQ(jj) 

Dì  quejlo  acciaro  il  lampo  .  rad^tt 

collo  ftefio  tritume  di  note  ,  e  fi  feguita  per  gli  altri, ,Eireìi 
due  fpendendo  qualche  minuto  fu  quel  beilidìmoj e]|0  n 
baleni.  Crederemo,  che  ila  finita?  Non  per  certo  .jjj,oljg 
Fa  paufa  il  cantore  ,  e  gli  ftromenti  riempiono  1',^ 
intervallo,  replicando  col  iìiono  i  medefimi  fenti-Lne 
menti  del  canto  E  come  fé  l'uditore  non  gli  Lu; 
aveiTe  intefi  a  baldanza,  o  fi  parlafTe  il  lifl-^dj 
guaggio  degli  Ottentoti ,  di  cui  la  mufica  ne  foife  |Lor( 
il  dizionario  ,  bifogna  ,  che  1'  attore  giei'  inculchi 
di  nuovo  ripigliando  coli'  ordin  medefimo  le  paro- 
le .  Però  fi  tornano  a  replicare  per  molte  volte 
quel  vedrai,  quei  baleno  e  quel  lampo  (correndo! 
or  su  or  giù  per  le  note  con  gorgheggi  veloci/lìmi 
e  con  mille  femicrome .  Arriva  finalmente  la  ca- 
denza ,  quella  interminabile  cadenza  ,  falla  quale 
fa  d'uopo  attendere  mezz'ora  prima  che  il  can- 
tante   efea  fuori    dall'  a  del  donator ,  che  è  la    fua 


voca- 


10  COI 
imo 

ilo  IX 
cario 
fa, 

ver 


nar  quell'aria  è  ben  diverta  da  quella  del  Sig.  Mattei  ,., 
il  quale  ,  appaganaofi  delle  prime  idee  che  gli  fi  fono 
preferiate  allo  fpirito  ,  va  fens'  analìfi  e  fenxa  difegno 
toccando  qua  ejkjdlfétttjc  eofe  ftaccatc.* 


tizio 
enti 
teli 


i  tri 


:;to, 


lenii' 


47 

focale  favorita.  CefTa  il  canto,  ma  per  qnefto 
iam  fuori  d'impaccio?  Oibò  .  La  mufica  ftrumen- 
ale  ricomincia   di  per  fé  a    fine    di    due    tutta  la 

arietà  di  efpreflìone  ,  ond'  è  fufcettibile  il  fenti- 
nento  ,  finche  termina  la  prima  parte .  E  la  fe- 
onda?  Oh  quella  poi  ha  la  rnedefima  difgrazia  che 

cadetti  delle  famiglie  illuftri ,  ai  quali  tocca  laa- 
;uire  in  riftrettezza  di  fortune  mentre  che  il  frat- 
ello maggiore  vive  fra  il  lutto  e  l'opulenza.  Il 
uo  dettino  è  di  ettere  rapidamente  sbrigata  con 
juattro  note  fenza  V  analifi  ,  divisone ,  o  reperi- 
tone dei  periodi ,  che  fi  fa  nella  prima  ,  fé  non 
n  quanto  fra  le  paufe  della  voce  1'  orchestra  por- 
*e  di  quando  in  quando  aiuto  al  cantante  Se  il 
ettore  mi  domanda  la  ragione  di  cotal  divertita, 
io  confetto  di  non  faperla  .  Che  che  ne  fia  di  ciò  , 
ìamo  almeno  pervenuti  alla  meta  del  noftro  viag- 
gio-?  Chi  cosi  credette  viverebbe  in  inganno.  Qje- 
fto  non  è  che  "il  primo  oftello  ,  dove  fi  rinfran- 
cano i  cavalli  per  ripigliare  valorofamente  la  cor- 
fa .  Il  ritornello,  il  cantore,  e  la  prima  parte 
dell'  aria  incominciano  di  nuovo,  e  fi  rep'ica  due 
volte  lo  fletto  andirivieni  collo  fteffo  apparato  di 
note  e  di  gorgheggi . 

So  benittìiuo ,  che  qutfto  metodo  ha  i  fuoi 
vantaggi  :  fo  che  vuoili  nella  mu/ìca  qjalche  ripe- 
tizione per  ifcolpir  maggiormente  nell'animo  i 
Pentimenti  del  canto,  i  quali  non  eifendo  bene  in- 
teri né  ben  rimarcati  non    farebbero  colpo:  fo  che 

il  ri- 


4$ 
il  ritornello  s' introduce  a  fine  di  ridellare  ìa  trop- 
po languida  attenzione  degli  uditori,  e  di  dar  luo- 
go di  prender  lena  al  cantore  itanco  del  lungo 
viaggio  del  recitativo  :  fo  che  il  desiderio  di  fvi- 
luppare  tutte  le  fquifitezze  dell'  armonia  variando 
in  mille  guife  un  fentimento  è  il  fondamento  mu- 
fìcale  di  quel  tanto  apparato  di  note,  che  fi  vede 
nelle  compofìzioni  .>•  ma  fo  parimenti  che  quefto 
metodo  è  divenuto  per  la  poca  irruzione  e  per 
1'  imperizia  dei  con  pofitori  la  forgente  di  mille 
fpropohti.  Tentiamo  di  efaminarli  partitamente  con 
quella  imparzialità ,  che  fi  conviene  ad  un  fìlofo- 
fo,  il  quale  non  ifcrive  mollo  dall'odio  o  da  con- 
nivenza per  chicchera ,  ma  per  folo  amore  del  ve- 
ro.  E  guardiamoci  bene  di  non  avvanzar  cofa  ,  che 
appoggiata  non  venga  fulle  eterne  e  generiche 
idee  di  quel  Bello  ideale,  innanzi  a  cui  fparifcono 
I  pregiudizi,  come  le  nebbie  dardeggiate  dai  raggi 
dtì  Sole  . 

E  incominciando  dall'  ufo  ,  che  fi  fa  general- 
mente della  mufica  ftrumentale ,  pare  a  me,  che 
la  perfezione  ,  alla  quale  fi  è  voluto  condurre  dai 
moderni  da  mezzo  fecolo  in  qua  abbia  contribuito 
non  poco  alla  rovina  della  efprelfione  nel  melo- 
dramma •  Ne5  tempi  felici  dei  Leo,  dei  Pergolefi  , 
e  dei  Vinci  l'attenzione  di  que' fommi  maefiri  era 
unicamente  rivolta  a  far  valere  il  canto  e  la  poe- 
fia,  e  non  gli  fircmenti ,  avviiandofi  con  gran  giu- 
dizio ,  che ,  quelli  altro  non  eflendo  che  una  fp fi- 
zi  e 


zie  di 
tezM  i 
filila 
non  t; 
fé  nty 
li  Ce 


piffal 
Pubi 
fac 
li  a 
ricci 
fra 


top- 
Ino. 
mgg 

andò 

imi 

ni 

ueftts 

per 
mille 
;  coli 


49 
zie  dì  commento  (atto  Tulle  parole  ,  era  una  fol- 
tezza da  non  fopportarfì  che  primeggi'alfero  e(TI 
fulla  voce  e  fui  fentimento ,  come  non  potrebb® 
non  tacciarli  d'ignoranza  un  grammatico ,  che  daf- 
fe  maggior  pregio  alle  illuflrazioni  di  Servio  o  de 
la  Cerda  fulla  Eneide  di  Virgilio  che  non  al  te- 
fio  iflelfo  del  disino  poeta.  Tutta  l'energia  della 
mufica  era  riporta  allora  nella  efpreffione  delle 
parole ,  e  V  orcheftra  non  faceva ,  che  accompa- 
gnarle fobriamente  e  fotto  voce  per  il  comu.ie  . 
Siffatta  femplicità  non  piacque  lungo  tempo  ai 
Pubblico  iocoftante  ,  ne  ai  capricciofì  maeftri  . 
con-  S'  accrebbe  il  numero  e  la  qualità  degli  finimenti  , 
gli  accompagnamenti  divennero  poco  a  poco  più. 
,clic  ricchi,  1' orcheflra  acquiftò  maggior  forza  e  vigore 
;icJie  fra  le  mani  principalmente  del  Buranello  ,  deli8 
Hafs ,  e  del  Jumelli,  i  quali  feppero,  non  citan- 
te ,  confervarla  fenza  dar  negli  eccelli ,  ftimando  , 
che  la  mufica  ftrumentale  effer  dovelfe  per  la  poe» 
fia  (*)  ciò  che  per  un  difegno  ben  ideato  la  viva- 
ce cita  del  colorito,  o  il  contrailo  animato  de' lumi  , 
jjjj  e  delle  ombre  per  le  figure  .  Dal  Jumella  in  qua 
quella  parte  del  melodramma  ha  ricevuto  degli  ac= 
eJ0.  crefeimenti  ,  che  oitrepafTano  ogni  credenza.  Si  è 
multiplicato  all'  ecce(fo  il  numero  dei  violini  ,  fi  è 
dato  luogo  nella  orcheftra  a  gli  finimenti  più  ro- 
jnorofi ,  e  ciò  eh'  è  peggio ,  fenza  offervare  colla 
dovuta  accuratezza  il  rapporto  fra  loro  e  colla  na- 


D  tura 


(*)  Glac-K  nella  Prefaiiont  alla  mufica  dell'  Aicefte. 


ura  dell'oggetto  ,  che  debbono  rapprefentare .  T 
tamburi  ,  i  timbali ,  i  fagotti ,  i  corni  di  caccia  ,  tut- 
to è  ivi  raccolto  a  far  dello  ftrepito.  Si  direbbe  , 
che  qualcheduna  delle  arie,  che  fi  fentono  accom. 
pagnate  in  fimil  guifa  foffe  un  azzuffamento  di  due 
eferciti  nemici  in   un  campo  di   battaglia  . 

Tra  il  fracaffo  dell'armonia,  tra  i  tanti  fuoni 
accavallati  1'  uno  fopra  1'  altro  ,  tra  i  milioni  di  no- 
te ,  che  richieggono  il  numero  e  la  varietà  delle 
parti  ,  qual  è  il  cantore  ,  la  cui  voce  poffa  fpicca- 
re  ?  Qual  è  la  poefia,che  non  rimanga  arTaftellata 
ed  ingombera  ?  Molto  più  dacché  un  altro  vizio 
non  minore  di  quefto  è  venuto  di  mano  in  mano 
prendendo  piede,  cioè  la  fpeffezza  delle  note.  Ne- 
gli antichi  fpartiti  erano  grandi  ,  e  largheggiavano 
affai  negli  fpazj  ,  onde  aperti  riufcivano  i  fuoni 
vigorofi  ,  e  deftinti.  Al  prefente  Tono  effe  così  mi- 
nute che  non  hanno  luogo  a  fare  una  impref- 
fione  durevole ,  ne'  fervono  ad  altro  che  a  fner- 
vare ,  a  così  dire  ,  la  forza  del  fuono  fpezzandolo 
in  parti  troppo  deboli  perchè  troppo  leccate  ;  nella 
tfeffa  guifa ,  che  1'  eccedente  ufo  dei  diminutivi 
nello  ftile  rende  molle  di  foperchio  e  {temperata  la 
poefia.  (*)  Inoltre,  Precedendoli  così  affollate  e 
con  tanta  rapidità ,    affogano   la  voce  del    cantore 

in  ma- 


(*)  °ggidì  può  dirfi  dello  ftile,che  regna  nella  mu. 
fica  ,  ciò  che  Seneca  diceva  dello  Oi  le  di  Mecenate:  lai*. 
mei  fuMx»  C9>yìfu£>i$  orat/onts  fOYtente/iJJìmg  delitti;  « 


in  mJI 
tori.  1 

menta 

derebi 

confo 

no  gì 

te. 

alla 

egli 

ne  I 

tifa 

zicn 

che 

nigl 

trov 

egre 

nei; 

piò 

L'i 

ila 

k 
v 

u 
H 

ki 
U 


in  maniera  ,  che  poco  o  nulla  il  (ente  dagli  udi- 
tori. Ed  ecco  che  in  vece  di  andar  infame  la  mu- 
i  fica  vocale  e  la  ftrumentale,  in  vece,  che  la  ftru- 
mentale ferva  di  appoggio  alla  vocale  ,  come  richie- 
derebbon  V  ordine  e  la  natura  ,  quella  al  centrano 
confonde  quefta  ,  potendoli  dire  a  ragione ,  che  fo- 
no gli  finimenti  che  cantano ,  non  già  il  canto- 
re .  Ognun  vede  da  fé  quanto  nuoca  cotal  difetto 
alla  illusone  deiio  Spettatore  ;  imperocché  altro 
egli  non  fentendo  che  il  romore  degli  tiramenti  , 
né  fapendo  a  quali  parole  ,  a  quai  fenti menti  fi 
riferifea  tutta  quella  armonia  ,  la  ferie  di  fenfa- 
zioni  ,  che  fi  fvegliatio  in  lui ,  diviene  inutile  ,  per- 
chè priva  d'oggetto.  Allora  non  trova  più  verofi- 
miglianza  o  intereife  nelP  Opera  di  quello ,  che 
troverebbe  in  un  femplice  concerto  .  E  allora  ci  va 
egregiamente  il  fuenata  ,  che  vuoi  tu>  del  Fonte- 
nelle . 

Non  è  diffìcile  rintracciarne  i  motivi  di  codefto 
progredivo  accrefeimento  della  mufica  ftrumentale  . 
V  arte  del  fuono  è  ftata  coltivata  dipersè  in  Ita- 
lia e  in  Germania  da  uomini  eccellenri ,  che  hanno 
faputo  ritrovar  in  elfa  bellezze  inufitate  ,  e  novel- 
le modificazioni  di  gufto.  Alla  foavità  e  dilicatez" 
za  ,  che  fpiccano  nelle  compofizioni  italiane  ,  fi  è 
faputo  inneftare  la  novità  de'  paflaggi ,  e  lo  ftiie 
agiato  e  corrente ,  che  proprio  fembra  di  alcune 
fcuole  tedefche,  fra  le  quali  campeggia  quella  del 
celebre  Giovanni  Stamitz  ,  boemo  di  nazione, 
D  %  ferita 


1*> 

fcrittore  fecondo  e  rapido  di  fantafìa  inventrl- 
ce  ,  di  prontirfìmo  ingegno ,  e  che  tra  i  fuonatori 
ottiene  il  medefìmo  luogo  che  Rubens  tra  i  pit- 
tori. Quefte  bellezze  parziali ,  alloppiando  in  parti- 
colar  modo  gli  orecchi  dell'  uditore ,  hanno  fatto 
sì  eh'  ei  cerca  di  guftarle  feparatamente  dalle  al- 
tre ,  e  che  non  ritrova  nella  melodia  vocale  un 
eempiuto  diletto  fé  non  gli  perviene  ai  fenfì  ac- 
compagnata dal  colorito  forte  degli  finimenti  •  Il 
quale  niìeiio  fa  più  d'  ogni  altra  cofa  vedere  quan- 
to 1'  ufo  e  il  coftume  poffano  modificare  le  facoltà 
interne  dell'  uomo  fìao  a  creare  in  lui  dei  gufti 
fatti?j  opporli  o  diverfi  da  quelli,  che  fono  più 
conformi  alla  Natura .  Imperocché  egli  è  certo , 
che  fra  V  imitazione  ,  che  fi  propone  la  mufìca  vo- 
cale,  e  quella,  eh' è  propria  della  ftrumentale  ,  la 
prima  è  più  fedele,  più  circoftanziata ,  e  più  in 
mediata  che  non  è  la  feconda ,  dove  la  diiìanza 
tra  la  maniera  d'imitare  e  l'oggetto  imitato  è  af- 
fai grande  a  motivo  di  non  imìtarvilì  le  cofe  fé 
non  fé  in  maniera  troppo  vaga  e  generica.  Di  mo- 
do che  non  fi  difeenerebbe  punto  l'individuale  ar- 
gomento, che  gli  finimenti  prendono  a  dipignere, 
fé  le  parole  non  venilTero  in  aiuto  del  fuonatore 
facendone  la  dovuta  applicazione  dei  fuoni  a  qual- 
che cafo  particolare ,  indicandone  le  circostanze ,  e 
i  principali  lineamenti  additandone  .  Se  fi  dov«fTe 
rapprefentare  fulla  feena  lirica  quello  fquarcio  mi- 
rabile della  Eneide  ,  allorché   Didone  fi  vuol   ucci- 

dere 


I  fiere  ài  propria  mano  col  ferro  lafciatole  in  don® 
|  dal  traditore  Enea ,  (*)  il  compofìtore  non  po- 
trebbe fignificare  l'attuale  fituazione  di  quell'ani- 
ma lacerata  fé  non  fé  con  un  mormorio  cupo  ed 
agitato  delle  corde  più  bafie  ,  col  fuono  piagnente 
degli  ftromenti  da  fiato,  con  modulazioni  rapide, 
veloci  ,  e  precipitate  ,  le  quali  ,  imitando  i  feno- 
meni, che  accompagnano  la  terribile  maeftà  della 
natura  nelle  tempefte  ,  o  negli  fconvolgimenti  dell' 
Occeano  ,  facciano  per  comparazione  comprendere 
il  morale  fcompiglio  ,  in  cui  fi  trova  la  difperata 
Didone 

.  «  .  magnoque  irarum  fluttuai  &ftu  . 
Ma  fiffatti  colori  non  convengono  a  quel  quadro 
foltanto .  Qualunque  eroe  ,  qualunque  eroina  fi  tro- 
vi nello  fteflo  cafo  verrà  dagli  ftromenti  dipinta 
nella  guifa  medefima  .  Que'  trati  principali  ,  que' 
contorni  decifivi ,  che  caratterizzano  le  figure,  ri- 
mangono affatto  indiftinti  .  E  le  circoltanze  'parti- 
colari, che  danno  sì  gran  moffa  e  vivacità  alla 
eloquenza  di  Virgilio  ,y  come  farebbe  a  dire,  le 
fìrane  vicende  per  le  quali  è  pervenuto  quel  ferro 
da  i  campi  di  Troia  fino  ai  lidi  di  Cartago ,  il  di- 
verfo  fine  ,  cui  ferbavalo  Enea ,  lo  sfortunato  e 
miferabil  ufo  che  ne  fa  Didone  ,  1'  eccello  di 
paflìone ,  che  la  guida  a  troncare  sì  lagrimevol- 
D  3  mente 


(  *  )  ...  enfemque  re  ciudi  t 

Dttrdaaium  »  non  hos  qunjìtum  munus  in  #fw  • 


54 

mente  ì  Tuoi  giorni ,  1*  avvenenza  ,  le  grazie  ,  e  le 
altre  ragguardevoli  doti  ,  che  degna  rendevano  la 
bella  regina  d'  affai  più  lieto  dettino  ,  i  benefìz; 
renduti  da  efia  al  principe  troiano ,  e  V  ingratitu- 
dine imperdonabile  di  coftui  verfo  una  principerà 
cotanto  amabile;  mille  a'tri  aggiunti  in  fomma , 
che  ferifeono  ,  a  così  dire  ,  il  cuore  a  colpi  rad- 
doppiati ,  e  dall'  aggregato  de'  quali  rifulta  poi  nel- 
lo fpirito  quella  fenfazione  completa ,  che  ci  in- 
tenerire ,  e  ci  attacca  agli  oggetti  imitati;  tutto 
ciò ,  io  dico ,  è  intieramente  perduto  per  gli  ftru- 
menti.  E  quefta  è  la  cagione  altresì,  per  cui  le 
Tuonate,  le  finfonie,  i  concerti,  e  gli  altri  ram1 
di  unifica  ftrumentale  dirado,  o  non  mai  /Veglia- 
no in  noi  quel  vivo  interetfe  ,  che  iogliono  detta- 
re il  canto  e  la  poefia ,  le  quali  efprimendo  una 
qualche  pafiìone  determinata  ,  che  fi  contempla 
dall'anima  in  tutti  i  uioi  afpetti  ,  eccita  in  noi 
altrettanti  motivi  di  attaccamento  verfo  V  oggetto 
di  effa  quante  fono  le  individuali  circottanze ,  che 
vi  fi  feorgono . 

Metattafìo  (  chi  lo  crederebbe?)  il  gran  Meta* 
itafio  ha  colle  fue  liriche  bellezze  contribuito  a 
propagare  il  medefìmo  difetto.  Le  molte  compara- 
zioni, che  arricchirono  le  fue  arie,  e  che  tante  e 
sì  leggiadre  pitture  contengono  degli  oggetti  fificì 
della  natura,  hanno  per  neceflltà  dovuto  aprire  uà 
vaftiffimo  campo  all'ufo,  varietà,  e  forza  degli 
finimenti.  Il  fuo  fpirito  dotato,  a  cofi  dire,  di  un 

tatto 


55 

tatto  fquifltifTImo  per  prefentire  i divertì  effetti  del- 
la mufica  ,  ha  faputo  a  maraviglia  diftinguere  ciò, 
che  poteva  efprimerfi  colla  voce  da  ciò  ,  che  do- 
vea  rapprefentarfì  principalmente  dalla  orcheftra . 
Egli  ha  conofeiuto  ,  che  fìccome  non  ogni  infleflìo- 
ne  ,  non  ogni  accento  della  umana  favella  era  da 
imitarfì  dagli  finimenti  ,  così  non  era  proprio  del 
cantore  l'efprimere  ogni  o  qualunque  irnagine. 
Gli  oggetti  dell'  univerfo  agifeono  fopra  di  noi  in 
mille  maniere,  che  la  melodia  vocale  non  può, 
per  quanto  lì  faccia  ,  perfettamente  imitare  .  E  il 
movimento  progrefìvo  ,  e  la  quantità  ,  e  F  odore  , 
e  il  calore  ,  e  il  fonno  ,  e  la  quiete  ,  e  le  tene- 
|  bre  ,  e  cent'  altre  qualità  or  pofìtive  ©r  negative 
dei  corpi  non  fi  efprimono  in  veruna  guifa  col 
canto  di  cui  folo  è  proprio  l'afferrar  la  voce  del- 
la paflìone,  e  i  tuoni  elementari  dell'umano  dif- 
corfo .  Dirà  il  personaggio  con  molta  leggiadria  : 
V  aura  ,  che  tremola 

Tra  fronda  e  fronda  ; 

V  onda  ,  che  mormora 

Tra  fponda    e  Jponda 

£'  meno  inabile 

Del  voftro  cor. 
Ma    come   verranno   rapprefentate   dal     cantore   il 
dolce  fibilo ,  il    fufurro    blando ,    e    lo   fcherzevole 
tremolìo  di   quel  venticello,     che  foavemente    ro- 
moreggia    tra    le    frondi  >    Quai    trilli,    quai  gor» 
gheggi  potranno   rendere   il  placidiffimo  feorrere , 

D  4  il  fug- 


$6 

il  fuggire,  il  ripiegarli,  il  vivace  gorgogliar  dj 
quel!'  onda  fra  le  rive  ?  Certo  è  ,  eh'  egli  farebbe 
fchiamazzar  dalle  rifa  tutta  1'  udienza  ,  fé  accinger- 
ai voleffe  all'  impegno  di  efprimer  colla  fua  voce 
tai  cofe  .  Siffatta  incombenza  s*  appartiene  piutto" 
ilo  agli  firornenti  ,  i  quali  per  la  varietà  e  confi- 
gurazione loro  diverfa  ,  onde  capaci  riefeono  di 
combinazioni  più  numerofe  dì  fuono  ,  pcfTono  più 
acconciamente  imitare  le  diverfe  proprietà  fonore 
dei  corpi.  L'ufo  adunque  delle  fimilitudrni  affai 
frequente  in  Metaftafio,  e  prodigalizzate  in  fegui- 
to  nei  drammi  dei  pretefi  fuoi  imitatori  hanno  con- 
tribuito al  medefimo  fine  .  (*) 

Da  cotal  luifo  nelì'  applicazione  della  m tifica 
ftrumentale  fi  diducono  alcune  confeguenze  di  pra- 
tiche oltre  le  indicate  di  fopra  ,  le  quali  non  fia 
inutile  ofifervar  brevemente.  La  prima  fi  è  la 
difficoltà  ,  che  apparifee  nell'  combinar  fra  loro  tan- 
te parti  diverfe  fubordmandole  in  maniera  che  ne 
rifiliti  un  unico  fuono  principale  fenza  che  i  Tuoni 
parziali  confondano  il  dominante  ,  o  fi  facciano 
fè'ntirc  feparatamente  da  elfo,  o  producano  un  ef- 
fetto   differente   da    quello,    che  fi  pretende. 

La 


(*)  Chi  volerTe  fapere  i  fonti  onde  la  mufica  ftru- 
mentale  ritrae  la  fua  imitazione,  gli  troverà  rintraccia» 
ti  con  molta  fenfatezza  e  filofofia  in  due  belle  lettere  , 
che  intorno  alla  mufica  imitativa  dell*  Opera  ha  inferite 
negli  opufcoli  fcelti  fulle  Scienze  e  le  Arti  ,  che  fi 
Campano  a  Milano  il  Dottor  Matteo  ÌBorfa   Mantovane, 


57 

La  feconda  è  quella  ridondanza  eccepiva 
di  accordi  ,  quel  pleonafmo ,  a  così  dire  ,  di 
fenfazioni,  con  cui  fi  vorrebbe  accompagnar  le  pa- 
role, onde  in  vece  di  rinvigorir  1' efpre filone  ,  al- 
tro non  sì  h  che  indebolire  l*  effetto  ,  poiché  ,  fic- 
;  come  s'  accennò  nel!'  antecedente  capitolo  ,  la  fim- 
plicità  che  richiede  la  unifica  vocale  ad  ottener  il 
fuo  intento,  viene  diftrutta  dall'apparato  armoni- 
co che  efige  la  Strumentale ,  la  quale ,  effendo 
imperfetta  nella  fua  imitazione  ,  debbe  ricompen- 
fare  cotal  mancanza  coli' artifizio  dando  all'orec- 
chio tutto  ciò  ,  che  non  può  concedere  al  cuore  • 
Come  fanno  appunto  quelle  donne  ,  le  quali,  reg- 
gendo dalle  ingiurie  del  tempo  sfrondare  a  poco 
a  poco  fulle  loro  guancie  le  frefche  rofe  e  vi- 
vaci ,  che  rallumavano  i  defiderj  dell'  amante  ,' 
cercano  pure  nelle  Andiate  maniere  ,  e  nella  li- 
cenza de' voluttuofi  atteggiamenti  un  riparo  al  fuc- 
ceffìvo  mancare  delle  loro  attrattive  . 

La  terza  ,  quella  fmania  d' introdurre  dapper- 
tutto T  ufo  degli  ftromenti  feparati  dal  canto,  e 
principalmente  nei  ritornelli .  Per  cofa  del  mondo 
non  fi  leverebbe  dal  capo  ai  maeftri  1'  ufanza  di 
premettere  a  qualunque  aria  la  fua  piccola  finfo- 
nia  o  concertino.  Facendo  altrimenti  credereb- 
bonfi  banditi  dal  conforzio  degli  uomini  e  fcaduti 
per  fempre  dalla  protezione  del  Nume  ,  che  pre- 
siede ai  unificali  piaceri .  Ma ,  s'  avelfero  eglino  ri- 
cavati i  principj  dell'  arte  loro  non  da  una  feiocca 

e  ri- 


5* 
c  ridicola  ufanza,  ma  dagl'intimi  fonti  della  filo- 
fofìa ,  fi  fariano  agevolmente  avveduti,  che  fé  bene 
convenga  tal  volta  far  precedere  il  ritornello  ,  non 
perciò  Tempre  e  in  ogni  occaiìone  diventa  oppor> 
tuno  .  Quel  proemio  muficale  maneggiato  a  capric- 
cio introduce  fra  V  aria,  e  il  recitativo  un  divario 
troppo  marcato  e  confeguenternente  troppo  contra- 
rio alla  illufione  .  Lo  Spettatore  non  può  a  meno 
di  non  riconofcere  1'  inganno  ,  fentendo  il  cantan- 
te ,  che  rallenta  all'  improvifo  il  corfo  della  pacio- 
ne ,  che  fcfpende  e  tronca  il  pendìo  naturale  de' 
periodo  per  dar  luogo  agli  finimenti  ;  dovechè  i} 
fano  giudizio  vorrebbe  ,  che  il  pafiàggio  dal  recita- 
tivo  all'  sria  forte  naturali/limo  e  preflbchè  infenfì- 
bile  .  La  famofa  legge  di  continuità ,  cui  il  famofo 
Bofcovich  applicò  sì  felicemente  alla  tìfica  ,  è  non 
meno  riferibile  alle  produzioni  dell'  arte  che  2 
quelle  della  natura  •  Che  fi  direbbe  d'  un  cotale  , 
che,  camminando  lentamente  per  via,  fi  meteffe  ad 
"trn  tratto  a  fpiccar  falti  e  cavriuole  ?  Ognun  crede- 
rebbe ,  che  il  povero  galantuomo  ufcito  forfè  di 
fenno  .  Ora  tali  ferribrano  a  me  que' maefiri ,  che 
fen?a  confultar  prima  il  buon  fenfo  ,  fenza  la  de- 
bita graduazione  e  preparamento  fanno  all'  impro- 
vifo pafiaggìo  da  un  recitativo  andante  e  negletto 
ad  una  fìnfonia  in  forma .  Goral  preambolo  armo- 
nico va  benififìmo  aPorchè  l'aria  o  per  effer  lirica, 
o  oer  non  trovarfi  intimamente  inneftata  col  fenfo 
anteriore   del   recitativo ,  o   per   comprendere  un 

movi- 


59 

|  movimento  inafpettato  ha  bìfoeno  di  efpofizione 
preliminare  .  Ma  perchè  premetterlo  a  tante  arie 
piene  di  paflìone  ,  le  quali  hanno  ftretta  relazione 
e  dipendenza  col  fenfo  anteriore  ?  Perchè  non  en- 
trar fubito  in  materia  fenza  far  pompa  d'  armonia 
inutile  ? 

La  quarta  offervazione  ,  che  può  in  qualche 
modo  riferirli  all'  antecedente  ,  riguarda  1*  apertu- 
ra ,  onde  fi  dà  incominciamento  ài  dramma  .  Non 
già  eh'  io  non  lodi  1'  ufanza  di  Tuonar  gli  ftrumenti 
avanti  che  fortanq.  i  perfonaggi ,  la  quale  mi  fem- 
bra  neceffaria  non  che  opportuna  a  fedar  il  confu- 
fo  mormorio  degli  uditori  ,  a  fvegliar  la  loro  at- 
tenzione ,  e  a  preparar  gli  animi  al  filenzio  ed  al- 
la compoftezza.  Condanno  bensì,  che  i  maeftri 
non  abbiano  cavato  da  fiffatto  principio  tutti  i  van- 
taggi ,  che  ne  potevano  ,  e  che  riflettuto  non  ab- 
biano qualmente  la  finfonia  preliminare  ,  oltre  1' 
eccitar  la  curiofità  dell'  udienza ,  ha  per  ifeopo 
eziandio  1*  efporre  come  in  breve  argomento  l' in- 
dole dell'affetto,  che  regnerà  nella  prima  feena  » 
Dico  nella  prima  feena ,  giacche  non  faprei  con- 
venire col  Conte  Algarrotti ,  il  quale  è  d'  avvifo  , 
che  1'  apertura  effer  debba  una  efprefiìone  o  com- 
pendio di  tutto  il  dramma  .  Bifogna  aver  filosofato 
affai  poco  falla  natura  della  mufica  per  non  avve- 
detene ,  che  cotal  finopfi  od  epitome  unificale  di- 
viene in  pratica  preffochè  imponibile  ad,  efeguirfi  * 
attefa  V  indole  vaga  e  indeterminata  del  linguag- 
gio 


6q 

gio  fìrumentale  ,  che  non  può  e  non  fa  individuare 
alcun  oggetto ,  e  la  difficoltà  parimenti  di  accoz- 
2ar  infieme  fenza  diftruggerli  altrettanti  movimen- 
ti divertì  e  forfè  contrari  quanti  fono  i  lenimen- 
ti ,  che  rifultano  dal  totale  d' un  dramma .  E  ciò 
nel  breve  fpazio  d'  un  quarto  d'  ora  ,  che  a  fatica 
s' impiega  nell'  apertura  .  Se  difìcilmente  fi  fanno 
intendere  i  muli  ci  ne' ritornelli  ,  i  quali  fono  T  ef- 
pofìzione  d'un' aria  fola,  ci  farà  da  fperare  ,  che 
riefeano  più  chiari  ed  intelligibili  nella  efpofizione 
di  trenta  e  forfè  più  feene  ?  E  fé  fa  di  meftieri , 
€he  l'uditore  dopo  aver  fentita  la  finfonia  afpetti 
pur  anco  le  parole  per  fapere  ,  che  quella ,  che 
giace  colà  fvenuta  fui  fafìo  ,  è  la  fedele  Ariitea, 
che  il  giovane,  che  le  fta  ai  fianco  tutto  fmarrito 
e  piagnente,  è  il  generofo  Megacle  ,  che  il  perfo- 
naggio  che  fopragiungne  inopportuno  ,  è  Licida , 
che  le  ridenti  e  deliziofe  campagne  che  apparif- 
cono  in  lontananza,  fono  quelle  di  Elide,  e  che  i 
flutti,  che  vede  luccicare  tremoli  e  criftallini ,  fono 
le  aque  del  fiume  Alfeo  ,  come  potrà  egli  Iufingarfi 
giammai  di  capire  diftintamente  in  un'  apertura  j 
diverfi  generi  d'  affetto  ,  che  debbono  fpiccare  ne* 
tanti  avvenimenti,  che  s'affollano,  s'incalzano, 
e  con  tanu  rapidità  fi  fuccedono  nell'Olimpiade? 
Di  più  .*  quefìo  metodo  condurrebbe  ben  tofto  la 
mufica  teatrale  ad  una  fgradevole  monotonia  ,  poi- 
ché avendoli  a  rendere  la  paffione ,  che  domina 
per  tutto  il  dramma ,  l'uditore  farebbe  corretto   a 

fenti- 


6t 
fcntirc  fin  da  principio  quel  gener  medefimo  dv  ar- 
monia ,  che  gli  toccherà  poi  in  forte  d' afcoltare 
sì  lungo  tempo  ,  e  che  dee  per  confeguenza  efferc 
dal  compofitore  fobriamente  difpenfato  affine  di 
non  cadere  nel  vizio  diftruggitore  d'  ogni  più  fquifi- 
to  piacere ,  qual  è  la  fazietà  .  Ma  o  comprenda  la 
linfoma  l'intiera  azione,  o  fi  relìringa  ad  una  io- 
la  feena  ,  certo  è,  che  nell'uno  e  nell'altro  cafo 
dovrebbe  variarli  fecondo  che  varia  l' argomento  9 
eftendo  diverfo  il  fuono ,  che  mi  difpone  a  vedere 
i  trionfi  d'Achille  da  quello,  che  mi  prepara  a 
fjntire  le  amorofe  fmanie  d'Ilfipile,  quello  che  mi 
dee  frappare  le  lagrime  per  l'abbandono  di  Go- 
ftanza  neir  Ifola  difabitata  da  quello  ,  che  m% indi- 
cherà le  frodi  del  figliuolo  di  Venere  nell'  Aulo 
d'Amore.  Ma  non  così  addiviene  in  pratica,  poi- 
ché a  riferba  di  alcune  lavorate  da  maeftri  bravi  (*) 
la  maggior  parte  delle  aperture  ,  che  li  fento- 
no  tutte  ad  una  foggia  e  d'  un  carattere  fono  ap- 
punto come  quelle  lettere  ,  che  dagP  impariti  fé* 
gretari  fi  riducono  ad  una  fola  formola  ricavata  da, 
qualche  libro ,  o  come  gli  autori  del  cinquecento  , 
i  quali  tutti  fofpiravano  alla  platonica  perchè  tal- 
mente avea  foipirato  due  fecoli  prima  il  Petrarca* 
Se  non  che  non  fono  quefii  i  foli  difetti ,  che 

fi  cout- 


il) Tra  quelle  ,  che  potreboero   nominare  con  loie  , 
meritano  partìcoJir   diftirulone  le    aperture    del    GlmK  $ 
del  Saflbne  ,  del  Jumella  ,  e  dei  Sarti  . 


6% 

fi  commettono  nelle  moderne  compofizioni  rnofica-* 
lì  .   Ve  ne  ha  di  più  forta  nella  maniera  d'  efegmre 
j  recitativi,  dei  quali  dovendoli  parlare  in  un  altro 
capitolo  ,  farà  meglio  far  paffaggio    agli  abufi  ,  che 
vi  fi  fono  introdotti  nella  economia  ,  e    nella    efe- 
cuzione   dell'  aria  .    Qjelta  fpezie   di  componimen- 
to confìderata  dal  poeta  altro  non  è  che  un  parti- 
colar  fentimento    comprefo  in    una   piccola   canzo- 
netta ,  divifa  in  più    ftrofi  ,  e    fregiata  di  tutte    le 
vaghezze  della  poefia  .  Confìderata  dal    componito- 
re effa  è  1'  efpreflìone  d'  una  idea  o  penfier  mufica- 
le,  che  fi    chiama  comunemente    motivo,  nel    qua- 
le ,  come  fu  una  gran  tela  ,  la   mufica    fi    propone 
di    pennelleggiare    un    qualche    oggetto    propoftole 
dal  poeta,    prendendo  dalla  melodia  il  difegno,  e 
il    colorito   dagli    finimenti .    Confeguentemente    a 
fìffutto  carattere  il  motivo  dee  con  tutta  1'  eùtttz  « 
za  potàbile    corrifpondere    al  fenfo    delle    parole , 
acciocché  il  mufico  non  mi  dica  una  cofa    allorché 
il    poeta    m'inculca    un'altra;    dee    contenere    un 
unico  e  folo    penfiero,  il  quale  venga  poi  di  mano 
in  mano  fviluppandofi  ne'  diverfi  toni ,  che    lo  co- 
ftituifeono ,  non  altrimenti  che  foglia  far  1-  oratore 
analizzando  nel  corpo  della  orazion   fua  la  propo- 
rzione ,  che    n'  è  !'  argomento  .*   debbono  i    motivi 
fubalterni  riferirli  al  primario,  come  le  liaee  d'  un 
circolo  fi  riferifeono  ad    un  centro    comune  ,  o  co- 
me le  idee  femplici  feompofte  prima  e  divife  fi  riu- 
Bifcono  pofeia  per  formar  una  idea  complelfa .-  deb- 

bonfi 


bonfl  in  tal  guifa  fubordinare  ffa  loro  i  Tuoni ,  che 
1*  azione  dell'  uno  non  nuoca  punto  anzi  maggior- 
mente rilevi  l'effetto  dell'altro,  cercando  di  com- 
binare per  quanto  ila  pofibile  V  unità  ,  che  convìn- 
ce ed  appaga  Io  fpirito  ,  colla  varietà  che  lo  ri- 
crea .  (*>  Ha  inoltre  da  cercare  il  compofìtore ,  che 

il  mo- 


(*)  Tra  le  apparenti  contraddizioni,  che  ci  prefenta 
I'  efame  dell'umilio  fpirito,  non  è  la  minare  a  mio  av- 
?ifo  quella  d'amare  1  unita  ,  che  tende  a  riconcentra  e 
tutte  le  fenfazioni  in  uni  loia  inlieme  colla  varietà  ,  cha 
tende  a  fepararle  e  diltinguerle  ,  Non  f o  ,  che  alcun  me- 
tafi;ìco  abbia  data  fiiora  una  fpiegazion  convenevole  a 
quefto  fenomeno  ,  ne  io  foao  da  tanto  che  fperi  di  poter" 
lo  fare:  abbiano,  co  non  ottante ,  le  leguenti  con- 
ghietture  il  pefo ,  che  meritano-  L'anima  ,  effcndo  fatta 
per  fcntire  ,  cerei  d'avere  fenfazìoni  diverfe  perchè 
ciafeuna  di  effe  le  arreca  una  novella  rnodificiston  di 
piacere:  quindi  l'amore  della  varietà.  L'anima  cerca  di 
mettere  una  graduazione  nelle  proprie  fenfizìoni  ,  per- 
chè queda  folietica  più  dolcemente  la  feùfibilità  eccitan- 
do coila  idea  del  godimento  avuto  il  delìderio  d*  un  nuo- 
vo ,  e  facendole  fperare  i  diletti,  che  nafeano  dalla 
noyità  ;  cerca  altresì  di  mettere  un  ordine  fra  etfe  9 
perche  que&o  rifparmiandole  la  fatica  nella  percolo» 
d'  un  oggetto  ,  le  fa  nafeere  uu'  idea  pù  vantaggiosa  del 
proprio  talento  quilìchà  comprendi  le  cofe  con  maggio- 
re f  cilita  e  prontezza:  quindi  l'amore  della  fimmetria» 
la  quale  non  è  che  il  rifuluto  della  graduazione,  e  dell* 
ordine,  che  &  mette  nelle  parti  d'un  tutta.  Ma  ficcome 
i'anina  non  è  fatta  foltanto  per  fent're  ma  anche  per 
penfare,  e  che  l'atto  di  peufare  apporta   feco  diduaione» 


*4 
il  motivo  d"  un*  aria  abbia  un  carattere  decifivo  , 
che  Io  difìingua  da  ogni  altro  del  medefimo  gene- 
re i  che  le  modulazioni,  per  efempio,  ch'entrano 
nella  compofìzione  d  un  foggetto  patetico  non  fer- 
vano a'capricj  ed  alle  irregolarità  d'un  argomento 

gio- 


degli  effetti  da  una  tal  caula  ,  o  cognizione  rifletta  del- 
la convenienza  dei  mezzi  con  un  tal  fine  -,  cosi  1'  unita, 
la  quale,  prefentandoci  d'  un  colpo  d'occhio  nell'  ogget- 
to tutte  le  fue  proprietà  e  relazioni  ,  ci  fa  vedere  più 
pretto  fitfatta  d  duzione  o  convenienza,  deve  per  confe- 
guenza  piacere  all'anima  unitamente  alla  varietà,  la 
quale  nelle  diverfe  fenfazioni  ,  che  le  procura,  le  fom~ 
miniera  la  materia  fu  cui  efercitare  la  fua  facoltà  pen- 
satrice o  comparativa .  Da  ciò  fi  ricava  I.  Che  niuna 
produzione  dell'  ingegno  può  dilettare  compiutamente 
fensa  il  ^oncorfo  di  entrambe,  perchè  nefiuna  di  effe  in  par- 
ticolare è  capace  di  Soddisfare  a  tutte  le  facoltà  dello 
Spirito,  il  Che  efTendj  l'idea  dell»  unità  più  attratti  che 
Senfioilc  ,  il  piacere  che  indi  ne  rifulta  è  piuttufto  di  ri- 
flcifìone  che:  di  Sentimento.  III.  Che  l'unità  in  quelle 
cofe  che  fi  gultano  fuceilìvamente ,  come  pr  efempio  la 
mutici  i  è  più  diffìcile  a  comprenderà"  che  nelle  cofe  ,  le 
quili  fi  veggono  i  i  un  colpo  d' occhio,  come  per  efempio, 
ì  lavori  detl  archltenura  o  della  pittura.  La  cagione  fi 
è  peicuè  il  piacere  che  Sente  1*  anima  in  ciafeuno  de'fuo- 
ni,cheù  fuccedjno ,  le  fa  fovente  obbliare  il  rapporto,  che 
hanno  effe  col  tutto;  qu  ndi  è  che  il  volgo  degli  uditori 
afeoka  faeffo  con  trafporto  una  mufica  ,  che  Sembra  cat* 
tivà  ,  ed  è  tale  pt'i  veri  intelligenti  ,  dovechè  gli  uomi- 
ni anche  più  idioti  s'  accorgono  fubito  s'  una  pittura  ,  od 
una  f.cciau  d'  un  palazzo  mancano  di  quell'unita  9  che 
lichiede  la  Simmetria  • 


giocofo  r  efpreflione  dell'  allegrezza  d'  un  coro  di 
contadini  a  quella  del  tripudio  delle  baccanti ,  la 
gravità  d'  un  ecclefìaftico  miferere  a  cupi  e  dolorofl 
omei  d'  Alcefte  ,  o  d'  Admeto  :  che  la  mifura  che 
dà  tanta  moffa  e  vigore  alla  melodia ,  e  gli  accom- 
pagnamenti ,  che  ne  aumentan  P  effetto ,  fervano 
a  far  ifpiccar  il  canto  fenz'  alterarlo ,  e  che  né 
quefti  né  quella  fi  prendano  la  libertà  di  rappre- 
fentar  cofe  fiaccate  dal  fenfo  generale  dell'  aria ,  e 
che  non  abbiano  inmediata  relazione  colle  parole, 
©(fendo  certi/fimo ,  che  gli  epifodj  fuori  di  luogo 
non  fono  meno  ridicoli  nella  mufìca  di  quello , 
che  fiano  nella  oratoria  e  nella  poesìa  . 

Suppotti  gli  accennati  principj  tanto  più  fìcuri 
quanto  che  fono  ricavati  non  da'  capricci  dell'  ufan- 
za  né  dalla  particolare  opinione  di  un  qualche 
Scrittore  di  Mufìca ,  ma  dai  fonti  inefauribili  di 
quel  vero  comune  a  tutte  le  arti  d'  imitazione , 
qual'  è  la  maniera  oifervata  dagli  odierni  compo» 
fitori  nel  lavorare  le  arie  ?  Penfieri  rancidi  e  vie- 
ti ,  che  fi  replicano  mille  volte  e  mille  volte  fi 
fentono  con  faftidio  delle  orecchie,  e  con  ifcapi- 
to  dell'  intereffe  :  motivi  ,  a  così  dire  ,  abbozzati 
fenza  finitura  e  fenza  carattere  :  idee  buttate  ali3 
improvvifo  come  vengono  giù  dalla  penna  fenza 
la  lima  ,  che  vien  dallo  ftudio  ,  e  fenza  la  fenfa» 
tezza  3  che  acquiftano  dalla  rifleffione  :  tratti  rac- 
colti qua  e  là  nelle  carie  de*  viventi  o  de*  trapaf- 
fati  maeftri  combinati  poi  bizzarramente  ,  onde  ne 

E  ri- 


66 
4'ifulta  un  ritratto  ,  che  non  ha  fìfonomia  deter- 
minata :  mofaici  comporti  d'  altrettante  pietre  di 
vario  colore  quanti  fono  i  divedi  ftili ,  che  ioven- 
te  concorrono  alla  compofìzione  dell'  aria  fterTa  : 
periodi  museali  raccozzati  infieme  fenza  difegno  a 
formar  un  foggetto  ,  che  per  lo  più  è  in  contrad- 
dizione con  fé  medefimo  ,  e  col  tutto  infieme  del 
dramma  :  una  fluidità  infìgnirlcante  di  melodia , 
che  s'  oppone  alla  rcburlezza  e  maeftà  dello  ftile  , 
che  reftrigne  la  unifica  a  non  trattare  fuorché  i 
rondò  e  le  barcaruole  ,  e  che  efprime  la  nobile 
triftezza  d'  Ezio  o  d'  Achille  col  tuono  proprio  del- 
le canzonette  per  baUo  ;  i  vezzi  e  le  frafcherie 
foflituite  all'  antica ,  e  non  mai  pregiata  abbastan- 
za fimplicità  :  il  defìderio  di  grattar  V  orecchio  , 
o  di  forprender  la  fantasìa  con  paflaggi  capricciofì  , 
con  arpeggi  fuori  di  luogo  ,  e  con  ambiziofì  or- 
namenti ;  per  dir  tutto  in.  poche  parole  il  fecolo 
del  Marini  e  del  Preti ,  che  va  fuccedendo  nella 
unifica  dietro  a  quello  dell'  Ariofto  e  del  Bembo  : 
ecco  il  vero ,  il  genuino ,  il  per  niun  verfo  alte- 
rato quadro  della  prefente  mufìca  teatrale  iti 
Italia  , 

Quefta  verità  dura  ma  incontraftabile  ,  quefto 
grido  univerfale  del  buon  fenfo  e  della  filofofia  , 
quefto  pubblico  lamento  della  ragione  replicato  da 
quanti  non  hanno  intereffe  in  negarlo  riceverà 
una  maggiore  conferma  volendo  difcendere  alla 
ofTervazione  degli  altri  viz; ,  che  fi  fcorgono  nella 

or- 


67 
orditura  e  nella  esecuzione  .  Torniamo  di  nuova 
all'  aria  recata  di  fopra  in  efempio ,  e  mi  dica  di 
grazia  un  compofitore  di  buon  gufto  ,  non  preve* 
mito  dai  pregiudizi  della  ufanza  ,  o  da  quelli  dell' 
arte ,  che  glie  ne  paja  di  quel  faftidiofitfìmo  ripe- 
tere >  A  qual  fine  quel  vedrai  ,  vedrai ,  vedrai 
quando  farebbe  più  naturale  e  non  meno  efpreflì- 
vo  il  dirlo  una  volta  fola  ?  A  che  giova  quel  tan- 
to /tritolarne  i  periodi  fempre  aggirandoti  dintor- 
no alle  ftefTe  parole  >  A  che  il  ripigliar  più  volte 
i  due  primi  verfetti  fofpendenHo  ,  anzi  trocando 
fenza  ragion  fufficiente  il  fenfo  delle  parole  ?  Si 
fa ,  diranno  i  maerlri  imperiti ,  per  dar  luogo  ali* 
armonia .  Diafi  pure  .  Ma  ha/fi  a  dare  in  tutte  le 
occafioni  fenza  diltinzione?  Ad  onta  del  verofimi- 
le  ?  Contro  a  ciò  che  richiede  V  indole  della  paf- 
fìone  >  Hatfì  a  fpezzar  un  periodo  ,  il  quale  So- 
vente non  jRnifce  fuorché  nella  feconda  parte  dell* 
aria,  per  ripeter  la  prima  fino  alla  noja  ?  Hatfì  a 
ritardare  V  impeto  dell'  affetto  ,  eh*  ergerebbe  un 
isfogo  ulteriore  per  fermarli  a  belP  agio  su  un 
a  su  un  i  o  su  un  o  ?  Hailì  a  ilar  gorgheggiando 
un  quarto  d*  ora  su  una  cadenza  per  far  capire 
ali*  udienza  che  lo  fmafcolinato  Arione  è  capace 
di  efeguir  venti  battute  di  gorga  in  luogo  di  die- 
ci ?  Ciò  è  a  un  diprelfo  lo  iteffo  che  dire ,  che  la 
natura  è  fatta  per  ubbidire  alla  mufìca ,  non  la 
mufica  per  imitar  la  natura . 

Io  fon  ben  lontano  dal  volere  ,   che   P  ordin 
E  *  me- 


6% 

metodico  delle  parole  ferva  efattamente  di  regoli 
al  compofìtore ,  voglio  anzi  ,  eh*  ei  raggiri  il  fuo 
penfìero  ,  e  a  così  dir ,  V  analizzi  per  entro  alle 
differenti  modulazioni ,  che  le  fomminiftra  il  fuo 
tono  dominante  ;  fenza  la  quale  licenza  non  è  fa- 
cile ,  che  T  efpreffìone  muficale  ottenga  il  fuo  in- 
tento fìccome  quella  ,  la  quale  non  apportando  in 
ciafeun  fu ono  individuale  fé  non  che  una  fenfa- 
zione  troppo  rapida  e  fugace  ,  non  può  avere  il 
fuo  effetto  in  un  folo  iitante  ;  perlochè ,  volendo 
imprimer  nella  memoria  traccie  dipinte  e  durevo- 
li della  fua  polTanza ,  ha  bifogno  d'  efTer  condotta 
per  più  modulazioni  differenti.  Né  m'  è  ignoto 
altresì  che  il  coflume  di  replicar  talvolta  una  pa- 
rola o  una  frafe  può  avere  il  fuo  fondamento  nel- 
la ragione  ,  e  che  ciò  ha  luogo  principalmente  al- 
lora quando  V  uomo  limolato  da  una  viva  palo- 
ne ,  e  ripieno  di  quella  idea  9  che  ferve  ad  eccitar- 
gliela ,  altro  non  rivolge  in  mente  fuorché  I*  og- 
getto de*  fuoi  trafporti  o  de*  fuoi  tormenti  .  La 
quale  proprietà  volendo  per  poco  inoltrarti  neh" 
abiffo  della  fenfìbilità  umana  ,  fernbra  forfè  5  che 
debba  ritrarfì  da  una  perfuaiione  intima ,  che  l' amor 
proprio  fa  nafeere  in  noi ,  che  fé  gli  uomini ,  i 
numi ,  od  il  deitino  non  rendono  giuftizia  alla  no- 
stra caufa ,  e  non  afcoltano  con  benignità  e  con 
miferazione  le  noftre  richiefte ,  il  motivo  ne  fìa 
perchè  non  hanno  intefo  abbaftanza  le  noftre  ra- 
gioni a  e  perchè  a  lor  non  è  noto  quanto  farebbe 

di 


69 
èi  meiticri  il  tfoftro  cordoglio.  Così  una  tenera 
madre  difperata  per  la  morte  del  figliuolo,  ch'era 
1'  unico  oggetto  delle  fue  tenerezze  ,  fi  ferite  fra 
i  finghiozzi ,  che  le  ofFufcan  la  voce ,  fra  le  lagri- 
me ,  che  le  inondano  il  fernbiante  ,  fra  gli  ampleflì  >9 
onde  fi  ftringe  al  feno  il  freddo  cadavere  ,  ripie- 
gara"  frequentemente  fui  fuo  dolore  ritornando  ad 
ogni  momento  alle  medefìme  imagini  ,  alla  mede- 
iìma  efpreffione  e  alle  doglianze  fieffe  .  Così  nell3 
Avaro  di  Molière  allorché  arriva  a  notizia  d'  Ar- 
pagone che  gli  è  ftata  rubbata  dal  proprio  figlio 
3a  caifettina  dove  nafcofto  avea  egli  i  fuoi  preziofi 
danari  3  s'ode  gridare  da  ferfennato  per  la  fcena.- 
Helas  l  mori  pctuvre  argent ,  mon  pauvre  argent  3 
*  ...  ab  moncher  argent.  Così  nel  fecondo  libro 
della  Eneide  Anchife ,  che  fuggendo  da  Troia  in- 
cendiata in  compagnia  d'  Enea  ,  di  Creufa  ,  e  d*  Af- 
canio  vede  lampeggiar  in  lontananza  le  armature 
dei  nemici  9  che  Y  infeguifcono ,  efclama  moifo 
dalla  paura 

„  .  .  .  •  nate ,  fuge  ,  nate  *  proptnquant  e 
In  quefte  e  fimili  occafìoni  dove  la  natura  dell' 
affetto  lo  richiede,  e  la  poesìa  lo  comporta  va 
bene  il  replicar  coli'  armonia  alcuni  tratti  dell9 
aria;  ma  il  farlo  fenza  difcernimento  in  ogni  cir* 
coftanza  è  fecondo  il  mio  avvifo  non  meno  con- 
trario al  buon  fenfo  che  all'  ottimo  gufto  ,  poiché 
fìfFatte  repliche  non  fi  debbono  confìderare  fé  non 
come  altrettante  battologie  della  fìntaffi  muficale . 
E  3  Ma 


7o 
Ma  ciò  che  non  è  conforme  alla  natura  ne  al- 
la ragione  fi  è  la  ridicola  ufanza  di  quel  da  cape 
folito  a  metterti  nel  fine  delle  arie  <  Senza  1?  abi- 
tudine 5  che  fa  loro  chiuder  gli  occhi  su  tante  im- 
proprietà ,  gì*  italiani  avrebber  dovuto  riflettere  , 
che  niuna  cofa  fa  tanto  chiaramente  vedere  la  po- 
ca rUoTofla,  colla  quale  vengono  regolati  di  qua 
dai  Monti  gli  Spettàcoli  quanto  queSta  i  che  il  ca- 
rattere della  paflìone  non  è  mai  quello  di  riandar 
fé  medefima  metodicamente  3  né  d' interrompere  la 
fua  impetuofità  naturale  per  fermare  a  ripigliar 
con  ordine  la  StefTa  ferie  di  movimenti  :  che  i\ 
distaccare  dal  tutto  infìeme  d'  un*  azione  uno  fquar- 
cio  per  recitarlo  di  nuovo  è  diffonanza  non  mi- 
nore di  quella  che  farebbe  in  un  Ambafciatore  il 
ripeter  due  volte  in  prefenza  del  Sovrano  Y  efor- 
dio  d'  un'  allocuzione  :  che  il  carattere  della  unifi- 
ca non  può  legitimare  coteito  abufo ,  giacché  fi 
può  variare  beniflìmo  e  rinvigorir  T  efpreflìone 
fenza  ricantar  di  nuovo  il  motivo  :  e  che  uno  Spar- 
tito dove  fi  vegga  appiccato  al  margine  un  da 
capo  è  ugualmente  difforme  agli  occhi  della  fana 
ragione  come  farebbe  agli  occhi  d'  un  naturalista  un 
braccio  con  due  mani ,  oppure  un  animale ,  che 
aveffe  nn  pajo  di  nafi  filila  faccia  «  Mi  fi  rifpon- 
derà  (  e  a  che  non  rifpondono  i  maeflri  ?  )  che  la 
colpa  non  è  di  loro ,  ma  degli  afcoltanti  ,  che 
chiedono  con  furore  la  replica  .  Ma  gli  afcoltanti 
non  la  chiederebbero  con  tanta  fmania ,  fé  il  com- 

po«^ 


poi. 

princ 
Mt 


re,( 


feiita 
u 
Sta 
fvogl 
fero 
i 
(cori 
il  i  cai 
argo 
§é 
quel 
\h 

Uh 
firn 
torre 

difet 

VC; 

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le  al- 

'abi. 
m 

ere, 

PO- 

qui 
Ica. 
indar 
re  la 

iat 
ne  ij 

é 

re  i! 
efop 
nuli' 

:one 
bar- 
Ida 
fana 
l  un 
de 
ori- 
ila 
che 


1* 
pofitore  aveffe  V  arte  d*  intereiTarli  nel  foggetto 
principale ,  e  fé  V  andamento  dell'  azion  muficale 
foiTe  così  unito  e  concatenato ,  che  la  curiofità 
dell'  udienza  veniffe  ognor  più  follecitata  a  rifaper- 
ne  lo  fcioglimento,  come  fi  vede  da  ciò,  che 
giammai  fi  domanda  in  una  commedia  di  caratte- 
re ,  o  in  una  tragedia  la  replica  d'  una  fcena  per 
quanto  fia  ella  fublime  ,  forte  ,  o  patetica  ,  e  per 
quanto  venga  dagli  attori  maeftrevolmente  rappre- 
fentata  y  Gli  antichi  maeftri  avevano  pure  anch'  elfi 
un'udienza  da  contentare,  ma  cotale  affurdità  non 
fi  trova  ne' loro  drammi ,  la  quale  era  riferbata  alla 
fvogIi''tezza j  al  faftidio,e  alla  corruzione  del  mo- 
derno gufto  .  Nelle  carte  unificali  non  apparisce  ve- 
stigio del  da  capo  fé  non  verfo  la  fine  del  fecolo 
fcorfo  .  il  primo  ad  introdurlo  fembra  elTere  itato 
il  cantore  Baldaffarre  Ferri  perugino ,  come  fi  può 
argomentare  dalla  prefazione  d'  una  raccolta  di 
poefie  a  lui  dedicata ,  ove  nello  itile  àmpollofo  di 
quel  fecolo  fi  dice ,  parlando  di  non  fo  quale  can- 
tilena :  Che  il  popolo  f&prajfatto  da  vcflri  fovrumani 
concenti ,  guardandovi  qual  novello  portento  fo  Orfeo 
della  età,  noflra  ,  vi  ^fentì  replicar  piti  volte  falle  nojlre 
fcene  rimbombanti  coi  voflri  appìaujì  5  ed  inaffiata  coi 
torrenti  delV  armonia  vofira  dolcìjjlma  « 

Alcuni  giudicano  ,  che  potrebbe  ovviarfi  al 
difetto  del  foverchio  ripeter  le  itefTe  parole  Ja- 
mti  vorando  le  arie  in  maniera  ,  che  contenelfero  quat- 
)m.     tro  o  cinque  Aron*  in  vece  di  due  ;    così ,   dicono 

E  4  elfi, 


eff?,  l'uditore,  che  fi  diletta  di  fentir  cantare,  re* 
Perebbe  appagato  fenza  fcapito  del  buon  fenfo  ,  e 
il  cantore  che  altro  non  cerca  fé  non  di  far  bril* 
lare  la  fua  voce ,  otterrebbe  il  fuo  intento  fenza 
recar  oltraggio  alla  poefia  .  Ma  oltrachè  non  fi  reci- 
derebbe in  quefta  gaifa  la  radice  del  male  ,  il  quale 
non  confitte  nella  fcarfezza  delle  parole,  ma  nella 
fannia ,  che  ha  V  udienza  di  riguftare  il  già  gu- 
idato piacere ,  mi  fembra ,  che  fi  caderebbe  in 
difetti  non  minori  di  quello,  Cui  fi  cerca  di  fchi- 
vare  .  Il  motivo  fi  è ,  perchè  eftendo  troppo  dilli* 
cile  il  comprendere  in  tante  ftrofi  un  unico  pen- 
der unificale  ,  ne  verrebbe  in  confeguenza  ,  che 
non  vi  fi  potrebbe  nemmeno  accomodar  un  folo 
motivo  ;  ciafcun  periodo  formando  claife  a  parte 
nel  fentimento  ne  richiederebbe  una  particolar  can- 
tilena ,  onde  non  fuffifterebbe  più  la  legge  fonda- 
mentale ftabilita  di  fopra  ,  cioè  1'  unità  di  foggetto 
e  di  melodia  «  Quefta  ufanza  inoltre  non  potrebbe 
aver  luogo  fuorché  nelle  arie  giocofe  ,  le  quali , 
rapprefentando  caratteri  poco  profondi ,  e  che  ri- 
mangono ,  a  cosi  dire,  nella  fu  perfide  dell'anima, 
non  abbifognano  fé  non  fé  di  unifica  brillante  e 
leggiera ,  che  fcorra  fenza  fermarli  a  lungo  fu  gì'  in- 
dividuali fentimenti  ;  dovechè  nelle  arie  tragiche 
e  di  forza,  le  quali  aprono  larga  forgente  di  ef- 
prefiione  alla  melodia  ,  convien  che  il  poeta  di- 
venga economo  di  parole,  acciocché  la  mufica , 
percorrendo  i  rooltiplici  tucni ,   che    il  fuo    argo 

xnen- 


73 
mento   le  forciminiftra  ,  faccia  meglio  valere  la  Aia 

po/Fanza  , 

Che  diremo  del  poco  riguardo  ,  che  fi  ha  da 
maeftri  dozzinali  per  le  convenienze  della  poesìa? 
Alle  volte  la  fcena  coderà  di  venticinque  verfì 
perchè  tinti  vi  vogliono  per  bene  efprimere  il 
fentim^nto ,  e  di  quefti  venticinque  il  compofito- 
re  ne  mutila  dieci  .  Se  il  fenfo  rimane  imperfetto 
poco  gli  Ca'é  ;  baita  che  non  fi  generi  faftidio  al 
cantante ,  e  che  fi  facciano  su  i  quindici  veril  le 
fìeffe  sfocature  *  che  fi  farebbero  su  i  vinticinqe , 
Alle  voTte  cangian  ì'  ordine  delle  ftrofì  mettendo 
in  primo  luogo  quella  ch'era  feconda,  e  nel  fe- 
condo Ja  prima  ,  ovvero  levano  via  dal  tutto  l'altra 
parte  dell'aria  fenza  punto  badare  alla  propofizione  , 
che  re'ìa  fmozzata  all'  efempio  di  quei  quadri  9  che 
rapprefentano  le  figure  foltanto  a  mezzo  bufto  * 
Alle  vo'te  un  comando  decifivo  del  Principe  ,  un 
affare  di  congiura  5  o  qualche  altra  urgenza  di  fom- 
rrio  rilievo  richiamerà  altrove  1'  attore  ,  ma  egli 
non  partirà  a  motivo  che  il  componitore  lo  trattie- 
ne mezz'  o«-a  in  fulla  fcena  dicendo  parto  parto  -e 
non  partendo  giammai .  Alle  volte  due  Campioni 
incolleriti  faranno  fui  punto  di  batterfi  f  ma  la 
mu fica  gli  tratterà  un  quarto  d'  ora  colla  man© 
full'  ella  minacciandoli  colla  più  bella  melodia  del 
M^ndo  .  La  feoncezza  in  quefto  genere  è  arrivata 
a  fegno ,  che  in  un'  Opera  veduta  da  me  doven- 
do falir  fopra  un  naviglio  il  primo  Uomo*  e  can- 
tar 


74 

far  prima  una  cavatina ,  la  nave  ,  che  veniva  fpinta 
dalle  onde  ha  dovuto  fermarfi ,  come  s*  aveffe  udi- 
to e  cognizione  attendendo  che  finiffero  que'  no- 
jofi  arzigogoli .  Alle  volte  fi  fcontrerà  il  compofitore 
i  nomi  proprj  o  appellativi,  in  adverbj  ,  o  in  pa- 
role ,  che  non  hanno  efpreffion  mu ficaie  per  fé 
mede/ime,  come  fono  perefempio  ,  arena  5  regno , 
padre  ,  fenza,  fronde ,  ed  altre  fìmili  ,  e  fu  quefte 
lavorerà  un  lungo  palfaggio  facendo  dir  al  mufìco 
areeee  3  reeee ,  paaaaa  ,  f<>eee  5  froooo  ec.  laddove  la 
filosofia  della  mufìca  infegnerebbe ,  che  i  paifaggi 
non  fi  debbono  comporre  fuorché  fu  parole  ligni- 
ficanti alcun  movimento  progredivo ,  o  chs  efpri- 
mono  affetto  n  paflìone.  Di  fatti  cofa  è  un  palfag- 
gio? Non  a'tro  che  una  breve  dimora  della  voce 
fu  una  qualche  vocale  5  dove  il  canto  aggnimola 
infìeme  un  numero  di  picciole  note  fuccedentilì 
con  grazia  e  leggierezza  *  Ora  cotal  ornamento 
non  può  renderfì  verofìmile  fuorché  nel  cafo ,  che 
il  replicar  le  note  ferva  ad  imitar  la  natura  dell' 
oggetto  rapprefèntato  ,  come  lì  farebbe  nelle  pa- 
role [correre  ,  tremolare ,  volare  ,  che  fuppongono 
un'  azione  fucceflìva  ,  ovvero  in  quefte  altre  affan- 
no ,  fmahia ,  cordoglio  s  e  limili ,  nelle  quali  efpri- 
mendofi  la  natura  con  un  accento  più  vivo  ,  e  più 
calcato ,  anche  la  melodia  ritrova  maggior  novero 
d' infleflìoni  decifive  da  poter  connettere  infieme 
nella  fua  imitazione  . 

Che  fi  dovrà  penfare  eziandio  dello  ftrapazzar 

che 


1% 

che  fanno   miferamente    Y  efpreflioiie   fermandoli 
foltanto   nelle  parole    individuali  ,    che  fi  trovano 
per  accidente    nella  compofizione,  e  trakfdando  9 
anzi    sfigurando    con  quetio    mezzo    il   fentimento 
generale  dell'  aria  ?    Esprimerà  quetfa  i  per  efem- 
pio  un  affetto  concitato  e  veemente  ,  ma  fcontran- 
dofi  tal  volta  nelle  parole  calma  >  o  ripofo  9  il  mae- 
ftro  fi    ferma    a    collocar   pofatamente    una    tenue 
benché  fià  di  movimento  Contrario  e  ripugnante  a 
tutto  il  refto  <  Nella   fteifa    guifa   fi   veggono    effi 
fommamente  affaccendati  nel  rapprefentare  con  fuo* 
ni  alti  la  parola  cielo  ^  con  baffi    la  terra  9  o  V  in" 
fervo,  Córtie  filoni  cupi  la  parola  hujo  ,  le  precipi- 
tano fili  fulmine ,  1*  incalzano  fui  tuono  i    e  fanno 
quindici  o  venti  slanci  di  voce  qualora    il  leone  s 
che  errando  vada  per  là  natia  contrada  i  a  Y  orfa 
nel   fen  piagata  ^  o  la  ferpe  eh*  è  al  fuol  calcata  , 
o  la  tigre   dalle  forefle    ircane  s    ovvero    qualche 
fpaventevole  móltro  di  fìmil  razza  11  fcaglia  in  un 
arietta  contro  allo    fmarrito    perfonaggio  <   Se  gli 
ornamenti  eh'  eflf  appiccano  a  quelle    parole    ral- 
lentano ad  un  tratto  P  energia  della  mufiea  ,  o  ne 
cancellano  Y  effetto  generale  del  motivo  3  fé  Y  or* 
ditura  dell'  ària  efigerebbe  che  fi  fcorrefTe  di  lungo 
su  i  movimenti  particolari  e  fubalterni  per  meglio 
efprimere  la  paflìon  dominante,   fé   quei   ridicoli 
deviamenti  dall'  oggetto  principale  in  vece  di  fif- 
far  ,  come   fi  dovrebbe  5  1'  attenzione  dell'  uditore 
ad  un  punto  folo  3   altro  non    fanno   che    mifera- 

men« 


mente   diftrarneìa  ;    ciò  nulla    importa  al  compo- 
nitore .   Per  efli    il  fior  del  bello  è  riporto  nel  far 
capire  che  fanno  1'  armonia  ;  alla  qual  notizia  ar- 
rivandoli  più   pretto   con    fifFatto  metodo  che  con 
quello    di    efaminare    1*  intiera    orditura   mu  ficaie 
d' un  dramma ,    o   di  fviluppar  lentamente  la  rela- 
zione e  convenienza    de'  fuoni  individui  col  tutto 
infieme  d'  un'  aria ,  non  è  maraviglia ,   che  pren- 
dano   in    ciafcun    vocabolo  occaiìone  di  fermarli  a 
dar  morirà  dell' abilità  loro  con  cofe  affatto  di fpara- 
te ,  o  almeno  lìranee  al  foggetto  .  Quindi  è ,  che 
il  volgo  de' Compofitori  allora  li  delizia  fopra  ogni 
modo    quando    trova  nei  verlì  del  poeta  replicate 
le    parole    caro  anima  mia    do  ve  poffano  fare  una 
qualche  fmanceria ,  oppure  quelle  piccole  immagi- 
ni del  fiume  che  mormora ,    dello    zefiìro  che  tre- 
mola ,   del   gorgeggiante    augellino  ,    dell'  eco  che 
ripete ,    óq\    fragore  del   tuono  ,  del  turbo  nereg- 
giante con  fiffatte  anticaglie ,    che  fono  (  quali  di- 
rei) venute  a  naufea  per  la  loro  frequenza. 

Non  li  ritrova  pertanto  nell'  odierna  m tifica 
teatrale  quello  (copo ,  quel  fine  ultimato  ,  quell' 
unità  di  efprefUcne  e  di  foggetto  ,  cui  dovrebbe 
riferirli  nella  mufìca  ogni  cofa  ,  come  tutto  fi  ri- 
ferifce  all'  unità  di  azione  nella  tragedia .  Pare , 
che  i  Componitori  vogliano  metter  dal  paro  le 
compofizioni  con  quelle  pitture  cinefi  prive  d' imi- 
tazione e  di  difegno  ,  e  filmabili  folo  per  la  vivacità 
di  colorito  ,  e  che  dimenticandoli  affatto  della  meta 

prin- 


77 
principale ,  corrano  dietro  a  infrascare  la  mufica  9 
e  a  lufingar  inettamente  l'orecchio.  E  tutto  que- 
llo perchè  ì  Per  mancanza  di  Audio  e  di  rifleilìo* 
ne ,  per  mantenere  i  pregiudizi ,  che  hanno  ormai 
acquiftato  forza  di  legge  ,  perchè  vogliono  ridurre 
a  due  o  tre  dozzine  di  efempj  tutte  le  arie  d' in- 
dole e  di  carattere  aifatto  diverta ,  facendo  come 
il  celebre  Frate  Gerundio ,  (  *  )  il  quale  trovava 
nella  Storia  di  Taltoe  Idolo  ridicolo  degli  antichi 
Mefficanì  tutta  V  applicazione  per  la  predica  del 
€orpus  Domini ,  pe'  i  fuoi  parenti  ed  amici ,  e  per 
la  proceiiìone  de*  flagellanti,  che  fi  faceva  in  Cam- 
pazas  fua  Patria .  In  fomma  perchè  imparano  la 
mufica  da  pedanti  e  non  da  fìlofofì  • 

E  non  è  maraviglia  ,  che  così  avvenga  ,  e  fé 
fi  pone  mente  al  cattivo  metodo  ,  con  cui  s'  in- 
fegna  in  Italia  ai  maeftri  cotal  genere  di  fhìdj  . 
Fra  tutti  i  rami  della  educazion  letteraria  non 
v'è  il  più  trafcurato  di  quefio .    Secondo  me  due 

ne 


(*}  Romanzo  fpagnuolo  dell'Abate  Don  Giu- 
feppe  Ifola  fcritto  a  fine  di  correggere  gli  enormi 
abufi  introdotti  nella  eloquenza  facra ,  e  celebre  per 
li  purgatezza  dello  ftile ,  per  la  pittura  dei  caratte- 
ri nazionali ,  e  per  critica  lepidiflìma  .  Avrebbe  ot- 
tenuta una  lode  lenza  eccezione  fé  fchivati  ne  avef- 
fc  i  Iunghiffimi,e  preffochè  uniformi  racconti,  e  f e 
anteponendo  il  vantaggio  di  far  penfare  a  quello  dì 
eccitar  il  rifo  avefie  parlato  meno  alla  immagina* 
xione»  e  più  allo  fpirito  de' fuoi  lettori  • 


7$ 
jOe  fono  ì  mafiìmi  inconvenienti .  Il  primo  indi- 
pendente da  chi  la  impara  confìfte  nella  natura 
de'  fegni ,  o  note  ?  che  fono  gli  elementi  del  lin- 
guaggio mufìcale ,  ì  quali  e  per  la  loro  figura  e 
per  V  imbarazzo  loro  ritardano  i  progreflì  dell'  arte 
jn  vece  di  accelerarli ,  affaticando  1'  attenzione  ,  e 
la  memoria  dei  principianti  ,  e  diiScultando  1'  efe- 
cuzion  nei  maeftri  .  Come  la  mufìca  riforfe  fra 
noi  ne' più  barbari  fecoli,nei  quali  gli  fpiriti  non 
ancor  digroffati  erano  incapaci  di  abbracciar  1'  am- 
piezza d*  un  fìltema ,  o  di  conofcer  la  fecondità  d'  un 
principio  ;  così  non  facevano  distinzione  alcuna 
tra  le  arti  di  bifogno  e  quelle  di  puro  diletto  . 
Jn  confeguenza  gli  autori  o  inventori  delle  note 
muficali  contenti  di  agevolare  ]o  fhidio  al  folo  fine 
che  richiedevano  le  circoftanze  loro  ,  non  fofpet- 
taron  neppure  i  cangiamenti ,  che  doveano  col 
tempo  fopraggiugnere  alla  mufìca  ,  e  le  novelle 
vie ,  che  aprir  poteva  in  queft'  arte  Io  fviluppo 
fucceflìvo  del  genio ,  Però  a  mifura  ,  che  ì'  armo- 
nìa fece  dei  progreflì ,  trovoflì  ognor  più  difettofo 
il  metodo  d' impararla ,  al  quale  volendo  ovviare 
ì  maeftri ,  ftabiljrono  di  mano  in  mano  regole  nuo- 
ve ,  che  palliavano  gì'  inconvenienti  prefenti  fen- 
za  prevederne  j  futuri ,  e  che  non  recidendo  il 
vizio  nella  fua  radice  ,  raddoppiavano  le  difficoltà 
moltiplicando  i  mezzi  termini  ,  A  talché  la  mufìca 
fi  trova  in  oggi  a  guifa  di  quelle  città  ,  le  quali 
fabbricate  in  origine  fu  una  pianta  a^Tai  riftretta  9 

cdap- 


79 
e  dappoi  lentamente  aggrandendoti  5  hanno  qua  un 
veicolo  fenza  ufcita  ,  là  una  ftrada  di  diverfa  fpe- 
zie ,  colà  un  borgo  fuori  delle  mura  ,  dappertutto 
aggiunte  pofticcie ,  che  ne  turban  V  ordine  ,  e  ne 
sfigurano  la  fimmetrìa .  Gli  abufi  di  cotal  metodo  s 
e  i  mezzi  di  ripararli  effendo  flati  efpofti  con  ma- 
no maeftra  dal  famofo  Cittadino  di  Ginevra  in  una 
fua  diiTertazione  fulla  mufica  moderna,  a  lui  ri- 
metto volontieri  i  lettori  . 

UnValtro  inconveniente  nafce  dalla  maniera 
d' infegnare  ,  Si  crede  aver  addottrinato  abbaftan- 
za  un  giovine  quando  egli  ha  imparata  fui  cem- 
balo T  arte  di  concertare  le  parti ,  di  ritrovare  gli 
accordi ,  di  preparare  ,  di  rifolvere  ,  di  combinare 
in  varie  guife  le  note  ,  Ma  da  fiffatte  cofe  fino  a 
quelle  ,  che  dee  fapere  un  componitore  corre  una 
diftanza  infinita ,  Quefti  ammaeftramenti  non  con- 
tengono fé  non  la  fintarti ,  a  così  dire  ,  o  la  gram- 
matica della  mufica  ,  e  fervono  piuttofto  a  non 
commettere  degli  errori ,  che  a  produrne  delle 
vere  bellezze,  Si  può  chiamare  la  fcuola  deìdiefis 
e  del  bemolle,  delle  mijfìme  e  delle  lunghe,  delle 
crome  e  delle  bifcrpme  an^.i  che  quella  della  vera 
eloquenza  mutole .  Non  s'  infegna  loro  la  retto- 
rie^ dell'  arte  ,  quella  cioè ,  che  follevando  Y  in- 
gegno fopra  la  meccanica  difpofìzion  delle  note  9 
analizza  ,  comprende  ,  ed  abbraccia  tutto  V  argo- 
mento d'  un'  azion  unificale ,  dando  le  regole  op« 
portune  per  lavorare  V  apertura  s  dirigendo  Ja  fan- 

tafia 


So 

tafìa  nella  invenzione  del  motivo  principale  s  il 
quale  o'ee  corrifpondere  al  tuono  che  domina  nel- 
la poesìa  ,  additando  i  mezzi  per  ben  difporne  i 
motivi  fubalterni  ,  che  fi  fcelgono  ,  fecondo  1'  in- 
dole di  ciafcuna  fcena  in  particolare ,  indicando 
i  divertì  itili  che  fono  nella  muflca  corrifpondenti 
a  quelli  della  profa  e  del  verfo  ,  moftrando  quali 
figure  o  tropi  fervano  a  lumeggiar  1'  idioma  dell' 
armonìa  ,  quando  fi  debbano  tralafciare  e  in  quali 
©ccafìoni  debbano  adopenrfì,  Non  s'  infegna  loro 
la  fìfìca  propria  del  mefìiere  3  .che  concilerebbe 
nello  Audio  dei!'  acu&ica  ,  o/Iia  nello  efame  di  quei 
rapporti ,  che  Ja  rifonanza  dei  corpi  fonori  ha  col- 
la macchina  umana ,  e  in  particolare  col  noftro 
©recchio  ,  quantunque  fu  fuor  d'  ogni  dubbio  ,  che 
tali  notizie  gioverebbe  moltiilìmo  alla  perfezione 
e  maggior  finezza  dell'  arte.  Non  s'infegnan  loro 
quei  rami  di  fìlofofla  applicabili  all'  uffizio  del 
compofìtore ,  cioè  la  fcienza  dell'  uomo  fendibile , 
la  cognizione  delle  umane  pacioni  e  dei  loro  /in- 
torni ,  l' indole  e  varietà  dei  loro  movimenta  fe- 
condo i  rifpettivi  caratteri  e  le  fìtuazioni  diverfe , 
cj'iaii  accenti  5  quali  jnflefììoni  9  quai  toni  di  voce 
convengono  a  ciafcun  ariétte ,  onde  efprimer  po- 
feia  col  mezzo  de'  fuoni  ora  quei  tratti  caratteri- 
ftici ,  che  manifestano  al  pruno  colpo  d'  occhio  lai 
natura  in  tumulto  ,  ora  quelle  sfumature  più  deli- 
cate e  leggiere  5  che  richieggono,  a  bene  ofTervar/I 
uno  fguardo   più    efperimentato  .    Non  s'  iftillano 

loro 


loro 
m 

reÒDc 

ravvi 

la  on 

dell' 

nell1 

im 

lam 

digli 

non 

mai  i 

tllCìit 

pasiii 
rota, 
da  vi 

min 

trova 
che  pi 


no  m 
ignor 

quei 
i  gua 

abbia 
garolt; 
Saveur 


8i 
loro  i  principi  di  quella  erudizione ,  che  tanto  è 
necelTaria  per  chi  s'accinge  a  comporre,  come  fa- 
rebbe a  dire ,  intender  bene  la  propria  lingua  $ 
ravvifar  la  più  acconcia  collocazion  degli  accenti, 
la  profodìa  più  efatta  e  la  connelfione  dell'  una  e 
dell'  altra  colla  declamazion  teatrale ,  internarli 
nell'  arte  poetica  e  nel  meccanifmo  della  verlìfica- 
zione  a  fine  di  conofcer  la  divertita  degli  Itili  ,  e 
la  maniera  di  efeguirli  nella  mufica  ,  non  trovarli 
digiuno  nella  itoria  e  nei  coltumi  de'  popoli  per 
non  dare  all'  aliatico  Enea  la  IteiTa  melodia  che  al 
mauritano  Jarba ,  e  non  far  cantare  fui  medefimo 
tuono  un  effemminato  Sibarita  e  un  generofo  com- 
pagno di  Leonida  allevato  fulle  rive  dell'  Eu- 
rota.  Di  quelle  ed  altre  cofe  appartenenti  più 
da  vicino  alia  fcienza  loro  fono  cosi  ali'  ofcuro  la 
maggior  parte  dei  moderni  maeftri ,  che  niuno  li 
trova  meno  in  iflato  di  foddisfare  alle  difficoltà 
che  ponno  muoverli  contro  da  chiunque  non  ila 
della  profelfìone  .  Io  medefìmo  benché  alieno  dal 
meftiero  e  poco  iniziato  in  lìffatte  materie  mi  fo- 
no maravigliato  fpeflìfsimo  della  profonda  e  totale 
ignoranza  in  cui  vive  la  maggior  parte  di  elfi  di 
quei  principj  dell'  arte  propria ,  per  comprenderne 
i  quali  bafta  una  mente  avvezza  a  ragionare,  che 
abbia  avuto  qualche  conforzio  colla  fìlofofla  .  Al- 
garotti  ,  Planelli ,  Borfa  ,  Rameau ,  Burette  ,  le 
Saveur  ,  Dodart ,  Alambert ,  Eximeno  ,  Eurney  , 
Grimm  %  Blainviile ,  e  tali  altri  uòmini  di  merito  i 
t  che 


ti 

che  hanno  con  tanta  lode  avanzata  la  teoria  ,  h 
pratica ,  o  la  metanica  della  mufìca  nel  noftro  fe- 
cole ,  fono  nomi  egualmente  feonofeiuti  a  loro 
che  al  gran  Lama  del  Tibet,  o  ai  Telapoini  del 
Siam .  Pochi  yi  fanno  dire  il  perchè  d'  una  legge 
muficale  ,  o  rendervi  la  ragion  tìlofofica  di  una 
ufanza:  pochi/fimi  hanno  i  lumi  fufficienti  a  cono- 
feere  i  pregiudizi  e  gli  abufi  del  loro  merliere  , 
o  conoscendoli,  la  buona  fede  di  confeifarli.  Pa- 
re ,  che  V  anima  loro  non  efifta  fuorché  nei  tafti 
del  cembalo  ,  .  che  la  loro  efiftenza  tutta  fi  raduni 
fulle  punte  dei  diti,  e  che  gli  fpartiti  fìano  la 
carta  geografica  dove  fi  comprende  tutto  il  loro 
univerfo  feientifìco  .  Se  fi  dovefle  cercare  un  em- 
blema, che  rapprefentaffe  al  vivo  il  maggior  nu- 
mero degli  odierni  maeilri  di  cappella  ,  io  crede- 
rei di  averlo  ritrovato  in  queir  artificiale  automate 
fabbricato  dal  celebre  Vaucanfon  ,  che  fuonava  il 
il  flauto  meccanicamente  ,  oppure  in  quella  mac- 
china inventata  pochi  anni  fa  da  un  boemo ,  e  ve- 
duta nell*  Imperiai  Corte  di  Vienna  ,  la  quale  a 
forza  di  fegreti  ordigni  giuocava  perfettamente 
agli  fcacchi  fenza  fenfo  alcuno  ne  cognizion  delle 
mofle  >, 

Ora  fé  non  fi  può  far  dei  progreffi  nelle 
feienze  e  nelle  arti  fenza  la  fpeditezza  dei  metodi , 
i  quali  per  la  maggior  parte  degli  uomini  fono 
ciò  eh'  è  la  buffala  per  le  Caravane ,  che  traveda- 
no i  deferti  immenfì    di    Saara  e  di  Biledulgerid  : 

fé 


*5 

fé  quelli ,  che  s'  adoperano  comunemente  nelle 
fcuole  di  mufica  non  meno  che  nelle  altre  fcuole 
che  formano  la  noftra  educazion  letteraria  ,  fervo- 
no tanto  a  fviluppar  il  Genio  mufìcale  quanto  lo 
ftudio  delle  Pandette  gioverebbe  a  crear  in  una 
nazione  dei  legislatori  limili  a  Minofie  ,  a  Confu- 
zio  ,  a  Pen  ,  o  a  Licurgo  ;  fé  tutte  le  idee  ,  o  mo- 
dificazioni intellettuali  dell*  umano  fpirito  hanno 
così  ftretta  relazione  fra  loro  ,  che  non  può  farfi 
gran  via  in  una  fcienza  o  facoltà  fenz*  effere  più 
che  mediocremente  verfato  nella  cognizione  delle 
altre  facoltà  o  fcienze  che  le  tengono  mano  :  fé 
il  talento  s*  avvilifce  qualora  divien  mercenario , 
e  fé  le  arti  liberali  fomiglianti  a  quelle  piante 
generofe ,  che  marcifcono  ne'  luoghi  paludofi  o 
riftretti ,  ne  s'  avverdifcono  o  frondeggiano  fuor- 
ché all'  aria  aperta  e  fotto  libero  cielo ,  non  pon- 
no  fiorire  colà  dove  i  coltivatori  loro  le  prendono 
per  un  meftiero ,  che  debbe  unicamente  fervire  di 
jtromento  al  loro  guadagno  ;  egli  fa  d'  uopo  con- 
felfare  ,  che  la  mufica  foggetta  a  tutti  gli  accennati 
inconvenienti  non  può  e  non  ha  potuto  confervar 
lungo  tempo  la  fua  perfezione  in  Italia  ; 

Sarebbe  nondimeno  una  ingiuftizia  ì*  incolpar 
foltanto  i  maeftri .  Se  quefti  hanno  contribuito  a 
viziar  il  gufto  del  pubblico  ,  anche  il  pubblico  ha 
loro  non  poche  volte  fatto  ufcir  di  fentiero . 
L'  amore  del  piacere ,  che  ricompenfa  gì'  Italiani 
della  perdita  della  loro  antica  libertà  ,  e  che  va 
-    F  *  dal 


$4 

dal  paro  in  una  nazione  eoli*  annientamento  di 
pre/Tochè  tutte  le  virtù  politiche ,  ha  fatto  nafcere 
la  frequenza  degli  fpettacoli .  Da  quefta  è  poi  ve- 
nuta' la  fazietà  del  bello  ,  é  il  desiderio  di  varia- 
re ,  che  hanno  generato  in  feguito  la  mediocrità , 
la  ftravaganza ,  e  il  capriccio  .  In  ogni  piccola 
città ,  in  ogni  villaggio  fi  trova  inalzato  un  Tea- 
tro. .  Il  folo  Stato  Pontifìcio  ne  conta  più  di  qua- 
ranta .  Mancherà  la  fuffiftenza  agli  indigenti  ,  i 
ponti  ai  fiumi ,  gli  fcoli  alle  campagne  ,  gli  fpe- 
dali  agli  infermi ,  e  i  provvedimenti  alle  calamità  < 
pubbliche,  ma  è  fuor  di  dubbio,  che  non  mancherà 
la  Tua  fpezie  di  Cohfeo  per  gli  fcioperati .  La  di- 
manda ,  che  oggidì  fa  il  popolo  italiano  a  chi  ti- 
moneggia nel  governo  è  la  iteffa,  che  ne  faceva 
fedici  fecoli  addietro  a'  tempi  di  Giovenale,  vitto 
e  fpettacoli  Fanem  &  Circenfes  .  Ogni  anno  s'  efe- 
guifcono  di  qua  dai  monti  più  d*  un  mezzo  centi- 
naio di  rapprefentazioni  muficali  diverfe  .  Quella  , 
eh5  è  piaciuta  all'  eftremo  nel  carnovale  feorfo 
s'  afcolta  con  ifvogliatezza  ,  e  ffaftidio  nel  carno- 
vale prefente.  I  capi  d'  opera  del  Jumella  e  dd 
Salfone  giacciono  polverofi  e  negletti ,  perdhè  il 
popolo  avido  di  novità  gli  pofpone  ,  dopo  averli 
più  volte  fentiti  ,  alle  bambocciate  e  alle  caricatu- 
re de'  compofitori  moderni .  Ognuno  degli  fpetta- 
tori  fi  trova  attaccato  dalla  iWTa  malattia  di  Nero- 
ne ,  il  quale  annojato  delle  bellezze  di  Ottavia 
e  delle  attrattive  di  Popea  giunfe  fino  a  mutilar  un 

gar- 


8* 

garzone  per  ifpofarlo ,  e  concepì  la  ftrana  fantafìa 
divenirli  delie  fpoglie  di  un  vitello  per  intrapren- 
der ciò  che  non  oferei  raccontare  fenz*  allarmar  la 
delicatezza  dei  lettori . 

Quefto  morbo  letterario  proviene  da  due  prin- 
cipi irremediabili  afcofl  nelP  umano  fpirito ,  cioè 
dalla  inquietudine  e  dalla  vanità  .  Per  un  effetto 
della  prima  avviene ,  che  P  uomo  non  fapendo  fta- 
bilire  dei  limiti  alle  proprie  facoltà,  e  reftando 
fempre  con  ciò  che  defìdera  al  di  fopra  di  quello 
che  ottiene ,  ama  fui  principio  nell'  armonia  gli 
accordi  più  naturali  e  più  femplici ,  tali  cioè  che 
nafcano  fpontaneamente  dall'  argomento  ,  e  posa- 
no con  facilità  ritrovarli  dal  componitore  .  Ben  pre- 
dio ,  non  trovando  in  quella  naturalezza  la  novità 
e  la  forprefa  che  cagionavano  il  fuo  piacere ,  cer- 
ca degli  altri  tuoni  più  piccanti  ,  che  rifveglino  9 
a  così  dire,  la  Tua  infaftidita  fenfìbilità.  Ma  cotaì 
tuoni  divenuti  anch'  eflì  per  la  fteffa  cagione  infì- 
pidi  e  freddi  dopo  qualche  tempo  ,  neceifario  è  , 
che  cadano  nella  fteffa  dimenticanza  che  i  primi 
per  dar  luogo  ad  altre  modulazioni  più  vive , 
F  effetto  delle  quali  è  di  guaftare  e  corromper 
P  orecchio  avvezzandolo  al  caricato  in  vece  del 
fempiice . 

La  vanità  ,  di  cui  è  proprio    il   rinunziar  ad 

una  folla  di  piaceri  per  meglio  affaporare  il  mag* 

giore  di  tutti,  eh' è  quello    di  farci  credere  fupe- 

riori  agli  altri ,  è  il  motivo  altresì ,  per  cui  molti 

F  3  i 


26 
fi  compiacciono  d'  uno  ttile  ricercato  e  difficile . 
La  maniera  naturale  e  facile  appunto  perchè  è 
tale ,  fembra  riferbata  alla  debole  comprendone 
àe\  volgo  .  Il  fentirla  non  cotta  niente ,  non  è 
effetto  del  fapere  né  dell'  ingegno,  ma  da  una 
non  (o  quale  difpottzione ,  che  febbene  dal  Cielo 
fia  ttata  data  a  pochiflìmi,  pur  tutto  il  Mondo 
crede  di  poffederla  «  V  ambizione  per  tanto  non 
trova  i  Tuoi  conti  in  codette  bellezze  (empiici  . 
Ella  preferisce  lo  ftraordinario  e  il  bizarro ,  ciò 
che  fuppone  un  quache  sforzo  di  mente  per  ben 
comprenderli ,  perchè  ciò  fa  onore  alla  penetrazio- 
ne e  alla  dottrina  dell'  uomo  vano ,  moftrandó 
T  una  e  V  altra  frperiori  di  molto  alla  intelligenza 
comune .  E  tal  è  la  battezza  dell'  amor  proprio  , 
che  quantunque  Ja  natura  gli  fi  apprefenti  con 
tutti  i  fuoi  vezzi ,  cerca  non  ottante  di  chiuder 
gli  occhi  alle  vaghezze  di  lei  ,  temendo  che  il 
mottrarfi  fendibile  ad  efle  noi  faccia  cadere  dalla 
riputazione  di  uom  dotto  ,  eh'  ei  tanto  pregia , 
£no  alla  debolezza  d*  averne  dei  piaceri  comuni 
col  volgo  « 

Da  ciò  è  derivato  un'  altro  inconveniente. 
Quanto  maggiore  è  il  trafporto  di  un  popolo  per 
gli  fpettacoli  tanto  più  grande  è  la  libertà,  che 
concede  ai  coltivatori  di  etti.  Simili  agli  amanti  * 
pretto  a*  quali  le  donne  amate  fon  ficure  di  otte* 
ner  il  perdono  di  qualunque  loro  arditezza  ,  gli  udi- 
tori fono   indulgentiflìmi   con   chi  è  lo    ttromento 

de* 


«7 
de'  loro  piaceri  •  Cotal  licenza  può  giovare  di  mol- 
to all'  avvanzamento  delle  arti  allorché  quefte 
c/fendo  nella  lor  fanciullezza  ,  e  confidate  alle 
mani  di  faggi  regolatori  hanno  bifogno  di  pigliar 
incremento ,  di  fpiar  tutte  le  ufcite  e  veicoli  che 
guidano  al  bello  non  per  anco  ben  conofciuto  ,  e  di 
rintracciar  nel  vafto  campo  della  fenfìbilità  ,  e  del- 
la  immaginazione  il  maggior  numero  potàbile  di 
quelle  forgenti  onde  fcaturifce  il  diletto  *  In  tal 
cafo  i  metodi ,  che  le  circofcrivono  ,  riducendole 
prima  ài  tempo  in  flftema ,  fono  paragonabili  a 
quelle  fifìonomie  formate  troppo  pretto  nei  fan- 
ciulli,, le  quali  annunziano  per  lo  più  la  debolez- 
za dell'  individuo  e  la  fcarfezza  del  principio  vi- 
tale  .  Ma  quando  le  arti  hanno  prefa  la  lor  con- 
fidenza ,  quando  le  idee  della  bellezza  ne'  rifpet- 
tivi  generi  è  baflevolmente  rifiata  ,  quando  la  mol- 
tiplicità  de'  confronti  ha  mefTo  al  crogiuolo  del 
tempo  e  del  giudizio  pubblico  le  opinioni ,  gli 
errori ,  le  verità ,  e  le  produzioni  degli  artefici , 
allora  una  licenza  illimitata  produce  l'effetto  con- 
trario *  Ognuno ,  che  coltiva  una  profeffione ,  vuol 
diftinguerfì  dai  compagni  .  Defìderofo  di  efler  gran- 
de piuttofto  colla  lode  propria ,  che  coli'  altrui 
cerca  d*  avanzarfi  nella  fua  carriera  per  fentieri 
non  battuti  dai  concorrenti.  Quindi  l'amore  delh 
iìngolarità,  il  difprezzo  per  gli  antichi  metodi,  il 
difcoftarfì  dai  maeftri ,  e  il  creder  che  hanno  fat- 
to meglio  di  loro  quando  hanno  fatto  diverfamente  • 
F  4  Ta- 


88 
Tale  è  il  dettino  di  tutte  le  arti ,  e  tale  è  preferì- 
temente  quello  della  mufica  . 

Ciò  non  vuol  dire ,  che  in  così  sfavorevol 
fentenza  Mano  comprefi  tutti  quanti  i  compofitori 
d'  Italia  .  Chi  fcrive  fa  benifìimo ,  che  ogni  regola 
patifce  la  fu  a  eccezione ,  e  che  in  ciafcuno  dei 
rami  della  facoltà  unificale  può  quefta  nazione 
vantare  più  d*  un  profeffòre  di  fommo  merito  .  In 
fatti  bisognerebbe  aver  aprodato  or  ora  da  qualche 
Ifola  boreale  fcoperta  dal  celebre  viaggiatore  Cook 
per  ignorar  i  talenti  e  la  fcienza  del  fempre  bello 
e  qualche  volta  fublime  Traetta  ;  d'  un  Ciccio  di 
Majo  fcrittore  pieno  di  melodia  e  di  naturalezza , 
il  quale  in  pochi  anni ,  che  virTe  ,  ebbe  la  ftefTa 
forte  del  Pergolefì ,  cui  non  reftò  inferiore  nell' 
invenzione  e  nella  novità  $  d*  un  Anfoffi  ritrova- 
tore facile  e  fecondo  maffimamente  nel  buffo  ,  e 
che  forfè  ottiene  fra  i  compofitori  Io  fteflb  luogo 
che  Goldoni  fra  i  poeti  comici  ;  d'  un  Paifello  efì- 
ftente  ora  ai  fervigi  della  Imperatrice  delle  Ruflìe 
dotato  di  eftro  fìngolare  ,  e  che  rifplende  peritile 
ornati/Timo  e  per  nuovo  genere  di  vaghezza;  d'un 
Piccini  maeftofo  infìeme  e  venufto  ,  di  gran  fuoco  , 
di  vivo  ingegno,  di  flile  brillante  e  florido;  d'un 
Sacchini  celebre  per  la  fua  maniera  di  fcrivere  dolce  9 
afFettuofa  ,  e  fommamente  cantabile  ;  d'  un  Sarti  de* 
gno  di  effere  annoverato  fra  i  più  gran  compofitori 
del  fuo  tempo  pel  colorito  forte  e  rcbufto  ,  per 
la  ragione    che   fpicca  nelle    fu  e  compofìzioni ,  e 

per 


So 
per  la  verità  della  efpreflione  ;  d9  un  Bertoni  ferie- 
tor  naturale  ,  pieno  di  gufto ,  e  di  fcelta  felice 
negli  accompagnamenti;  e  per  tacere  molti  altra 
d'  un  Criftoforo  Gluk  ,  il  quale  benché  Tedelco  di 
nazione  ha  forfè  più  d'  ogni  altro  contribuito  ad 
arricchire  la  unifica  teatrale  italiana  fpogliandola 
delle  palpabili  inverofìmiglianze  che  la  sfigurava* 
no  ,  e  dandole  un  carattere  tragico  e  profondo 
dove  1*  efpreflìone ,  che  anima  i  fentimenti  va  dal 
paro  colla  fiiofofia  che  regola  la  difpofìzione  dei 
tuoni. 

Parimenti  tra   i  moTtirlimi    maeftri   di    mufìca 
ftrumentife  o  morti  da  poco  tempo  ,o  viventi  an- 
cora T  .Europa  tutta,  fi  riunì  fee  per  rendere   la  do- 
vuta giuftizia    ai  due  famofi   eredi  dello  fpirito  di 
Tortini  cioè  Pagin  ,  e  Nardini  ,  il  primo  dei  quali 
fi  creò  un  fuo  particolare  fìile  mirabile  per  la  beila 
e  forte  cavata  dello  ftromento  mentre    il    fecondo 
feliciflimo  nèir  imitare  il  fuo  maeftro  divenne  ecceL. 
lente  nella  efecuzione  non  meno  che  nella  pateti- 
ca e  dolce  gravità  de*  fuoi  Adagj .    Singolare  per 
la  forza,  vigore, e  chiarezza  del  fuono,per  l'op- 
portuna fcelta  degli  ornamenti  3  per  la  nobiltà  del 
fuo  ftìle  ,  e  per  divertì    altri    pregi    è    V  egregio 
Pugnani  direttore  della  Reale  Orcheftra  di  Torino  • 
Degni  difcepoli  d'un  tanto  maeftro  tuttora  fi  moftran® 
il  Borghi ,  che  rammorbidifee  a  meraviglia  con  una 
certa  dolcezza   e  foavità    la  robuftezza    dello   ftile 
propria  della  fua  fcuola ,  e  l' incomparabile  Viotti  3 

la 


9o 
la  cui  maniera  di  Tuonare  veloce ,  viva  ,  di  grafi 
nettezza  ,  e  di  ottimo  gufto  ha  meritamente  rifcoflì 
gli  applau fi  dei  più  rinomati  Teatri .  Né  meno  ce* 
lebri  Iona  prelfo  agli  amatori  della  fcienza  armo- 
nica divenuti  il  Ferrari  fuonatore  originale  per  lo 
fuo  ftile  ameno  ,  vago  ,  e  graziofo ,  il  Buccarini 
componitore  braviffimo  ,  di  elevati  fpiriti ,  di  frafe 
limpida  e  chiara,  e  di  profonda  dottrina  muficale, 
il  Jarnovjch  di  fangue  Italiano  quantunque  nato  e 
allevato  in  Parigi ,  il  quale  altrettanto  li  è  diftinto 
nel  genere  brillante  e  piacevole  quanto  il  famofo 
I olii  nell'agevolezza  dell'arco,  nella  maeitria  dei 
paflfaggi,  e  neh"  arte  di  efeguire  le  più  difficili  \ 
fquifitezze  dell'  armonia  ,  Ne  la  fcuola  del  Somis 
ha  tralignato  dall'  antico  valore  ,  ma  durevoli  faggi 
ci  porge  ancora  in  due  pregevoli  fiumi  Torinefì  ili 
Chiabrano  cioè,  Violonifta  eccellente,  il  Giardini 
imitatore  felice  dello  ftile  del  fuo  maeftro ,  al 
quale,  fi  dice,  che  aggiunga  del  fuo  una  belli/Hma 
cavata  di  fuono  limpido  ,  netto,  e  precifo .  E  chi 
non  fa  per  quanta  fama  vadano  chiari  i  nomi  del 
Briofchi ,  del  Lancetta  Napoletano ,  e  della  Sir- 
mian  fcolara  celebre  di  NaHini ,  la  quale  non  in- 
feriore nel  merito  ai  profeflbri  di  primo  grido 
feppe  trasferire  all'  arte  del  fuono  la  dilicatezza  e 
le  grazie  proprie  del  fuo  felfo  ?  Sarebbe  più  facile 

Ai  una  ai  una  annoverar  le  Stelle 
che    il  fare   paratamente   menzione  di  tanti   altri 
compoiìtori  o  efecutori  più  giovani,   che  fotto  la 

fcor- 


9* 
/corta  degli  accennati  maeftri  coltivano  queft'  arte 
deliziofa  in  Italia .  Ma  l' andare  più  oltre  ne  piace 
né  giova ,  non  eifendo  il  mio  fcopo  telTere  una  no- 
menclatura o  una  ftoria ,   ma   prefentare    foltanto 
agli    occhi     de'   lettori   una    rapida    profpettiva  • 
Quello  ,  che  in  generale  può  dirfi  è  che  nelle  loro 
mani  la  mufica  acquifta  a  certi  riguardi  una  mag- 
giore bellezza  mentre  la  va  perdendo  a  certi  altri . 
Se    la   leggerezza  ,   la   varietà  ,   la    leggiadria  ,  il 
brio  ,    P  abbondanza  f,    P  anali»"    più     minuta   dei 
tuoni  ,  e  un  maggiore  raffinamento  in  tutte  le  lue 
parti  ballano  a  caratterizzar  il  buon   gufto  di  un' 
arte  imitatrice  ,  la  noftra  età  dovrebbe   a   ragione 
chiamarli   il  fecolo  di  Augufto  per  la  facoltà  muli- 
cale.   Ma  fé ,  come  abbiamo    lungamente    provato 
in  altri  luoghi  ,  il  vero   filolofico  gufto  ,  e  la  per- 
fezione d'  ogni  arte  imitativa  confifte  nella  rappre- 
fentazione  immediata  della  bella  natura  ,  e  nell' ef- 
primere  P  oggetto  ,  che  prende    a  dipignere  fenza 
sfigurarlo  né  caricarlo  ,  fé  quefto  fine  non  s'  ottien 
nella  mufica  fé  non    per  mezzo   della    femplicità , 
della  verità  ,  e  della  grandezza    accoppiata    al  pa- 
tetico ,    e  fé  ogni  e  qualunque  ornamento  3    ogni 
e  qualunque  bellezza ,  che  le  fi  aggiunga  fenza  ri- 
guardo a  cotale   fcopo  ,    non    è  altro  che  una  im- 
perfezione un  difetto  di  più  ;    in   tal  cafo  bifopna 
pur  confeffare  ,  e  confenVIo  con  coraggio  ,  che  la 
maggior    parte    delle   pretefe    finezze    armoniche , 
onde  vanno  tanto   fuperbi  i  moderni   maeiìri ,    in 

ve- 


9* 
vece  di  provare  il  miglioramento  del  gufto  altro 
non  provano  che  la  fua  vilibile  decadenza  .  Come 
il  liufo,  che  manifefta  una  ricchezza  apparente 
nello  flato  politico ,  annunzia  da  lontano  agli  of- 
fervatori  fagaci  il  languore  e  la  povertà  della  mag- 
gior parte  degli  individui  . 

CAPITOLO    TERZO. 

Seconda  caufa :  Vanità  ed  ignoranza  dei  Cantoni. 

*s4nalifi  del  canto   moderno .  f{ifleffìoni  fu  i 

giudici  popolavi ,  e  full  a  varietà  dei 

gufti  m ufi  cali . 

IN  una  nazione ,  che  riguarda  V  unione  della 
mufka  e  della  poefia  come  un  femplice  paffa- 
tempo  desinato  a  cacciar  via  1*  ozioiìtà  ,  dove  il 
piacere  del  canto  è  nulladimeno  così  univerfale  e 
così  radicato ,  dove  la  lingua  è  per  fé  fteifa  armo- 
niofa  e  cantabile  ,  e  dove  tal  diletto  fi  compra  a 
cofto  dei  più  gran  fagrifizio  ;  il  Cantore  de v'elfere 
la  perfona  più  intereifante  del  publico  divertimento . 
Così  quefti ,  prevalendoli  del  favore  degli  Spetta- 
tori ,  fi  è  difeoftato  pian  piano  dalla  fubordinazio- 
ne  dovuta  al  poeta  e  al  compofitore ,  e  da  fubal- 
terno  divenuto  padrone  regola  a  fuo  talento  la 
raufìca  e  la  poefìa .  Se  i  cantori  d'  oggidì  follerò 
come  in  altri  tempi  mutici ,  poeti ,  e  iìlofon*  ìnfie- 
me  ,  il  coftume  ,  che  dà  loro  la  preferenza ,  fareb- 
be 


he  non  foìo  commendabile  ,  ma  neceflario;  poiché, 
a  riguardar  le  cofe  in  fé  ftefie  ,  la  mufica  ftrumen- 
tale  non  è  che  una  imitazione  o  un  fu/lìdio  della 
vocale .  Ma  dal  momento  in  cui  fi  fepararono  co- 
dette facoltà  forelle  ;  dacché  fi  confiderarono  co* 
me  divife  le  peribne  di  mufico ,  di  cantore  ,  di 
poeta ,  e  di  fìlofofo  ;  dacché  ciafeuna  di  effe  vol- 
le fottradì  da  quella  fubordinazione  3  che  rendeva^ 
neceflaria  e  per  la  divifione  comune  ,  e  per  l'igno- 
ranza loro  particolare  ;  dacché  ognuno  afpirò  a 
farla  da  capifcuola  ,  e  a  primeggiare  fu  gli  altri  ; 
allora  il  cantore  ridotto  ad  un  efercizio  quafi  in- 
tieramente meccanico  aver  non  dovea  verun  altro 
efercizio  fuorché  quello  d'  ubbidir  al  poeta ,  e  di 
efeguire  il  difegno  del  maeftro  .  E  mentre  fi  trat- 
tennero fra  cotai  cancelli  le  cofe  tutte  andarono  in 
miglior  fefto ,  come  avvenne  fui  principio  del 
dramma  muficale  fotto  la  direzione  del  Corfi  ,  e  dei 
Kinuccini,  L'  ignoranza  del  poeta  ,  e  1'  infingar- 
daggine del  compofitore  fecero  in  feguito  rovinar 
giù  per  la  china  del  cattivo  gufto  i  cantanti.  Nel 
fecolo  paffato  il  canto  delle  arie  oltrepaffava  di 
poco  nel!'  artifizio  quello  dei  recitativi ,  i  quali 
costituivano  principalmente  1'  effenza  dell'  Opera , 
e  perciò  ne*  recitativi  ponevano  ogni  loro  ftudio  i 
compofitori  ;  febbene  il  cattivo  gufto  al!or  domi- 
nante faceva ,  che  vi  s'  introduceffero  non  poche 
putidezze  di  contrappunto  lontane  dalla  femplicità 
e  dalla  bella  natura .   Dopo   la   metà  del  fecolo  i 

poe^ 


94 
Poeti  incominciarono  a  far  un  ufo  più   frequente 
delle   arie   o  flroffette  liriche  nei   loro    drammi , 
della   quale    ufanza  invaghiti   i    maeftri    dozzinali 
(cioè  la  maggior  parte)  traforarono  a  poco  a  poco 
i  recitativi   in  maniera  che  neppur    li  eonfiderava- 
no  come  neceffarj  alla  mufica  drammatica .   Per  lo 
che  trovandoli  con  flffatto  metodo  liberi  della  fati- 
ca che  doveva  coftar   loro   la  verità  e  i  tuoni  più 
vicini  al  difcorfo  naturale  in  quella  forta  di  com- 
polìzione  ,  s'  applicarono  a  coltivar  principalmente 
le  arie ,   dove    potevano    fpaziare   a   loro  talento 
inoltrando  tutte    le  delicatezze  dell'  arte ,   foffero 
effe,  o  non  foifero,  conformi   al  fentimento  delle 
parole  ,  Ecco  V  origine  di  quel  regno ,  che  di  ma- 
no in  mano  fi  fono  venuti  formando  fulle  fcene  i 
cantanti;  imperocché  accomodandoli   queiti   ad  un 
iiflema ,  che  procurava  loro  V  occasione  ài  sfoggia- 
re nel  canto  più  raffinato  ,    che    efigono    le  arie  , 
coli*  agilità  della  voce  fenza  trovarli ,  a  così  dir , 
rinferrati  fra  le  anguftie  del  recitativo,  coflrinfe- 
ro  il  compofìtore   ed  il  poeta  a  ltrozzare   il  melo- 
dramma ridicendolo  a  cinque  o  fei  pezzi  fiaccati, 
dove  fi  fa  pruova  non   d'  illulìone  né   di    teatrale 
intereffe,   ma    d'  una   forprendente   volubilità  ed 
artifizio  di  gola. 

Se  fofle  mio  divifamento  alzar  la  voce  contro 
agli  abufi,  che  non  fono  puramente  letterari ,  citerei  i 
innanzi  al  Tribunale  inappellabile  della    umanità,, 
della  iìlofofìa ,  e  della  religione  la  barbara  ed  efe« 

era- 


pei' 


noi: 

k] 
m 

falle 

fne 

ti! 

k 

e  a 

•voic 

poi 

piali 

dive 

tanti 

dell: 

tali 

ali 

kf 

pe;! 


H 

crabile  coftitmanza ,  che  fi  conferva  tuttora  in  Ita- 
lia come  reliquia  dell'  afiatica  voluttà  per  mo au- 
mento de'  noftri  vizj  ,  per  oltraggio  della  natura , 
per  confolar  i  Caraibi  ed  i  Giaghi  della  fupeno- 
,  che  gli  Europei  vantavano  d'avere  Sopra  di 
loro .  Parlo  del  privar  che  fi  fa  Spietatamente 
dei  re  {forti  della  virilità  tanti  Efleri  infelici  non 
per  figillare  col  loro  Sangue  la  verità  della  inoltra 
augufta  religione  ,  che  ifpira  Solo  manfuetudj.ne  e 
dolcezza  9  e  che  abbonirebbe  fagrifizj  sì  infami  , 
non  per  liberar  la  patria  da  eccidio  imminente  ,  o 
da  grave  Sciagura  il  Sovrano ,  non  per  efercitar  un 
atto  di  yirtù  eroica ,  e  Sublime  }  che  ci  ricompen- 
faffe  della  durezza  dei  mezzi  coli*  importanza  del 
fine ,  ma  per  blandire  J'  orecchio  col  vano  ed  inu- 
tii  diletto  del  canto,  ma  per  Sollazzare  nella  fuà 
Svogliatezza  un  Pubblico  capriccioso ,  Scioperato  > 
e  corrotto,  ma  per  rifcuotere  un  palfaggiero  e  fri- 
volo applaufo  in  quei  teatri ,  che  iftituiti  un  tem- 
po col  fine  di  Rampare  negli  animi  del  popolo  le 
maflime  più  importanti  della  Morale  ,  fono  o^gimai 
divenuti  P  afilo  de*  pregiudizi  nazionali  ,  e  altret- 
tante Scuole  di  fcoft  limate  zza  .  Eforterei  i  Grandi 
della  terra ,  che  accumulando  infen ratamente  fu 
tali  perfone  onori ,  e  ricchezze  ?  favoreggiano  un 
abufo  cotanto  infame  ,  a  rivolgere  i  loro  te  fori  e 
la  protezione  loro  ad  altri  ufi  meno  difonoranti 
per  la  ragione ,  e  meno  perniciofi  alla  umana  fpe- 
fiìe .  Farei  arroffire  i  filofofi ,   che  impiegando   le 

lo- 


95 
foro  ricerche  in  oggetti  inutili ,  o  facendo  fervire 
f  analifì    alla  deftruzione  di    quelle    verità ,   delle 
quali  eifer  dovrebbero  i  principali  foftenitori ,  paf- 
fano   poi  di  volo  fopra  un  cosi  orribile  attentato  , 
che  11  foltiene    unicamente   perchè    autorizzato  dai 
tempo ,  e  perchè    fiancheggiato  dal   difpotifmo  del 
piacere.  K  ideile  rei  lo  zelo  dei  Miniftri  dell'  Altare 
acciocché    più    non   trovale    ricetto  nel   domicilio 
augufto    della   divinità   un  pregiudizio ,    che   non 
può  far  a  meno  ,  che  non  la  offenda  ,  e  metterei  loro 
fotto  gii  occhi  P  efempio  del  gran  Pontefice  Clemente 
XIV.  ii  quale  (fé  mai  non  m'appongo)  risccefe-di 
nuovo  i  fulmini  del  Vaticano  contro  ai  crudeli  pro- 
motori della  evirazione  .   Mi  rivolgerei  a  quel  feìio  , 
da  cui  non  fi  dovrebbe  afpettare  ,  che  patrocinala 
Lina  fimil  caufa ,    ma   tra  il  quale   gP  inconcepibili 
progredì  della   corruzione  fanno   pur  nafcere  più    h 
cP  una  fpiritofa  avvocata,  pregandolo  a  concorrere 
per   mezzo   della  influenza ,   cui  la    natura ,   non 
fo  fé  per  noftra  fortuna  ,   o  per   noftra  difgrazia  9 
ha  dato   alle    donne    fopra    di  noi  ,  a  fradicar  un 
eoftume  ,  il  quale   divenuto  ,  che  foffe  ,  più  gene- 
rale  renderebbe  affatto  inutile  fulla  terra  P  impero 
delle  loro   attrattive,   e  per  fin  la  loro   tanto  da 
noi  pregiata  efiftenza  .  (  *  ) 

Ma 


<  *J  Se  bene  la  P;ima  origine  dei  mutilar  in  tal 
guifa  gli  uomini  fla  incerta,  è  nondimeno  antichiflì- 
feia,  come  loèpurtxoppoquclia  di  tanti  alai  abufi  * 


97 
Ma  poiché  alla  ofcura  e  folitaria  filofofia  poco 
forte  in  fé  ftefla  per  refìftere  alla  tirannia  delle 
opinioni  altro  partito  non  refta  fuorché  quello  di 
piagnere  su  tali  crudeltà  ,  deteftarle  ,  e  paflar  dj 
lungo  ,  mi  reftringerò  al  mio  folo  uffizio ,  che  è 
di  additare  gli  abufi  da  coltoro  introdotti  nelP 
Opera.  Non  è  il  minore  quello,  che  apparifce  a 
prima  vifta  ,  e  che  rifulta  immediatamente  dalla 
loro  figura  e  cognizione  finca ,  la  quale  li  rende 
G  ido- 


chc  difonorano  ed  avvilifcono  V  umani  fpezic  .  Nel 
Deuteronomio  (  cap.  23.  v.  1.  )  fi  legge  quefto  divieto  : 
2ion  ingrediatur  Eunuchut  adtritis ,  vel  amputatii 
tefticulis  &  abfciffo  veretro  in  ecclefiam  Domini  •  Dal-» 
le  quali  parole  fi  feorge  ,  che  ci  dovevano  effe*  gli 
Eunuchi  avanti  al  tempo  in  cui  ville  quel  Legislatore. 
Manetone  afferma,  che  il  Padre  del  famofo  Sefoftri 
Re  di  Egitto  uccifo  folle  dai  proprj  Eunuchi  .  Am- 
miano  Marcellino  (  Lìb,  14.  e.  6.  )  attribuifee  co- 
tal  invenzione  a  Semiramide,  la,  quale  lo  fece  forfè 
col  fine  di  potcrfl  abbandonare  più  liberamente  e 
fenza  rifehio  alla  diffolutezza,  di  cui  viene  oltre 
modo  accagionata  .  Le  parole  dello  Storico  in  tal 
©ccafis>ac  fono  rimarcabili .  In  ultimo  luogo  (  dice 
egli  parlando  d3  una  comitiva  )  veniva  un  gran  nu- 
mero di  Eunuchi  col  vttlto  di  fanciulli  benché  foffero 
vecchj  ,  di  colore  gialliccio ,  di  fiofonomia  difuguaU 
e  deforme  j  altaiche  ,  ovunque  il  popolo  fi  feontrava  in 
cpdefie  truppe  d3  uomini  mutilati ,  malediva  la  memo- 
ria dell*  antica  Regina  Semiramide  per  efiere  fiata  la 
frima  a  recidere  in  cotal  guifa   k  tntmbra   dei  teneri 


o8 

idonei  bensì  a  rapprefentare  caratteri  femminili, 
o  al  più  quelli  di  Attide  nello  fpeco  di  Galatea ,  e 
di  Ciparifo  nel  gabinetto  di  Cibele ,  ma  in  ni  un 
modo  a  proposito  per  rapprefentare  perfonaggi 
virili ,  In  fatti  qual  proporzione  trova  1'  occhio 
delio  fpettatore  fra  1'  aria  maeftofa  e  guerriera  di 
Temiftocle  coi  vifi  forbiti  di  codefti ,  eh*  io  chia- 
merei volentieri  i  dittonghi  delia  umana  fpezie  ? 
Fra  la  dolce  e  vigorofa  fierezza  d'  Achille  col  lan- 
guido loro  atteggiamento  >  Fra  lo  fguardo  decifìvo 

e  ce?- 


gar^onetti  ,  come  aveffe  voluto  sformar  la  natura  di~ 
ftramdala  dalle  vìe  ifiituite  da  lei  ,  che  fin  dalla  pri- 
ma origine  della  'vita  va.  co»  tacita  legge  preparando 
ì  fonti  della  fecondità  ,  onde  propagare  la  fpe^ie , 
ì  viaggiatori  e  gli  fiorici  delle  cofe  afiatiche  affé- 
iifcono  effer  ivi  ftabilito  cotal  codume  da  un'anti- 
chità immemorabile,  e  inventato  dalla  gelosìa  degli 
Orientali  per  aflìcurarfl  con  quello  messo  della  fe- 
deltà delle  loro  donne  ,  cui  V  influenza  del  clima, 
e  il  potere  dpi  fenfi  rendono  affai  difficile  a  confcr- 
vare  in  quei  paefi .  Qualunque  ne  fia  flato  il  motivo  , 
certo  è  che  V  ufanza  degli  afìatici  antichi  e  moder- 
ni non  è  tanto  abbominevole  quanto  la  noftra,  per- 
chè almeno  la  fapeyano  palliare  con  un  prctefto  in 
apparenza  feufabile  .  Jl  defiderio  di  fchìvar  una  gra- 
vidanza ,  che  apporterebbe  forfè  una  ferie  di  dolori 
fìdei ,  il  timore  di  non  perdere  la  riputazione ,  che 
per  le  donne  è  il  primo  elemento  della  vita  morale , 
e  il  poterfi  aflìcurare  della  fedeltà  di  un*  amante  ,  o 
di  una   fpofa  iiicurezza,  cui  la  noilra  frale  natura 


99 
e  celefte  di  Marte  o  di  Apolline  col  loro  volger 
d*  occhio  effemminato  e  cafcante  >  Come  potranno 
contraffare  gli  Dei  coloro  ,  che  fonò  al  di  fotto 
degli  uomini  ?  Come  è  potàbile ,  che  quelle  lor 
voci  liquide  e  dimezzate  ifpirmo  altri  affetti  che 
mollezza  e  languore?  Come  non  ha  dovuto  per- 
der la  mufica  la  fiia  antica  influenza  fugli  animi  > 

Alla  /convenevolezza  nella  figura  s'  aggmgne 
come  una  confeguenza  la  poca  efprefiìone  nei  mo« 
vjmenti  ?  difetto ,  che  hanno  elfi  comune  con  quali 
G  %  tut- 


attacca  un  fcntimento  così  intimo  e  così  dcliziofo, 
perchè  al  godimento  dei  fenfi  unifee  il  piacere  ri- 
flefio  della  preferenza  e  della  efclufiva  ;  circoftanze 
entrambe»  che  Infingano  grandemente  il  noftro  amo; 
proprio ,  perchè  ci  fanno  vedere  la  noftra  fupcriontà 
rifpetto  agli  altri  )  fono  tutti  motivi  erronei  bensì 
nella  loro  applicazione  ,  ma  plaufibih  nel  loro  prin- 
cipio t  Ma  noi?  Noi,  che  vantiamo  ragionevolezza, 
umanità,  cultura,  morale,  dolcezza  di  coftumi  con 
altri  fìffatti  bei  paroloni ,  che  formano  il  pompofo 
filofofico  gergo  del  noftro  fecolo  ,  . ,  »  ,  poi  perchè 
facciamo  la  medefima  cofa  ?  Per  fentir  una  voce,  che 
ila  una  ottava  più  acuta  delle  altre  voci .  Oh  qua! 
oggetto  importantiflìmo?  per  cui  fi  debba  mutilare 
un  noftro  fimilej  Oh  qual  fine  politico  e  legislativo 
per  cui  i  Governi  lodebban  permettere!  Si  dice, che 
i  felvaggi  del  fiume  3»  Lorenzo  col  folo  oggetto  di 
fpiccarne  un  frutto  tagliano  gli  alberi  dalla  radice  » 
Coltivimi  Italiani  !  Non  farcite  forfè  degni  di  effe? 
trapiantati  lungo  il  fiume  S.  Lorenzo  ? 


tutti  gli  altri  cantori .  Occupati  folo  del  gorgheg- 
giare pare  a  loro ,  che  P  azione  e  il  getto  non  ci 
abbiano  a  entrare  per  niente  ,  e  fi  direbbe  quafi 
che  vogliano  patteggiare  colle  orecchie  dello  fpet- 
tatore  fenza  curarfi  punto  degli  occhi .  Così  fi  veg- 
gono fovente  muover  le  labbia ,  s'  ode  la  foave 
armonia  óqììq  loro  voci  come  fi  fentiva  rifuonar 
nelP  antica  Menfi  la  ftatua  di  Memnone  al  primo 
comparir  dell'Aurora  fenza  che  corrifpondeife  all' 
armonia  verun  atteggiamento  efteriore .  E  fé  qual- 
che volta  fi  pongono  in  movimento  è  folo  per 
contraddir  fé  medefimi,  e  per  diftrugger  col  gefìo 
la  commozione ,  che  avrebbe  potuto  deftarfi  col 
canto,  accompagnando  con  fegni  di  dolcezza  le 
parole  ,  che  efprimono  il  furore  ,  e  preftando  a 
Cleonice  addolorata  per  la  partenza  di  Alcefte  lo 
Iteifo  contegno  ,  che  le  fi  darebbe  allorché  fi  con- 
figlia coi  grandi  della  nazione  intorno  alla  fcelta 
di  uno  fpofo  .  Chi  può  frenare  il  rifo  in  veggen- 
do  un  Timante  difperato  o  un  furiofo  Farnace, 
che  in  mezzo  alla  difperazione  o  alla  collera  quando 
P  anima  mettendo  in  rapida  convulfione  le  braccia , 
gli  occhi  ,  il  volto  ,  e  prefibchè  tutte  le  membra 
fa  quali  fembiante  di  volere  sloggiare  dal  corpo  , 
pur  fi  fermano  fifsi  immobilmente  colla  bocca  aper- 
ta ,  col  braccio  incurvato  ,  e  colla  mano  attaccata 
al  petto  per  più  minuti,  come  aveffero  a  rappre- 
fentare  i  figliuoli  della  Niobe,  che  fi  trovano  nella 
galleria  di  Firenze  >  Cofa  vogliono  lignificare  que* 


101 

tinti  torcimenti  di  collo  ,  quel  girare  cogli  ome- 
ri ,  quel  non  aver  mai  il  torace  in  ripoio  non  al- 
trimenti che  facciano  gli  avvelenati,  o  i  punti  dal 
morfo  della  tarantola ,  nel  tempo  che  lì  efpone  la 
fua  ragione  ad  un  Principe ,  o  mentre  Regolo  par- 
la gravemente  col  Senato  di  Roma  ?  E  qual  è 
P  uomo  di  buon  fenfo  che  non  deva  fremere  nel 
veder,  per  efempio,  Radamifto ,  che  ferito  in  uà 
braccio  da  Tiridate  continua  ancora  a  gerìire  per 
tutta  P  azione  col  braccio  ferito ,  come  P  aveife 
pur  fano  ?  Neil' olfervare  Arbace  ,  che  apparecchia- 
to a  bere  il  veleno  ,  e  cantando  un5  aria  colla  tazza 
in  mano  ,  la  va  voltando ,  e  rivoltando  come  folfe 
già  vuota }  Nel  contemplar  Argene  ,  che  mentre 
le  vien  narrata  la  difperata  rifoluzione  di  Licida 
reità  indifferente  fulla  primiera  attitudine  finche 
dura  il  racconto ,  terminato  il  quale  ,  comincia  co- 
me per  convenzione  a  dar  nelle  fmanie  ?  Nel  rifletter, 
che  Beroe  allorché ,  parlando  con  Samnete  gli  dice 

Idol  mio  per  pietà  rendimi  al  tempio . 
in  vece  d'  intuonare  quelP  idol  mio  verfo  P  amante , 
fi  rivolge  al  vicino  palchetto  dove  lo  fcimunito 
protettore  accoglie  P  inzuccherato  complimento  con 
un  forrifo  di  compiacenza  e  colla  ftolidezza  degna 
di  cotai  mecenati  ?  Per  non  dir  nulla  della  energia 
ehe  fcemano  alla  fìtuazione  e  al  fentimento  la- 
fciando  il  gefto  inoperofo  e  fenza  effetto  in  tante 
circoitanze3  eh©  traggono  appunto  da  elfo  la  lor 
Verità  . 

©  3  •  Co- 


tot 

Come  avefifero  011  fedecommeffo  ne*  gefti , 
che  fi  trafmetteffe  per  retaggio  dal  maeftro  al  di- 
scepolo s  così  vedrete  u farti  da  loro  in  ogni  e  qua- 
lunque circoftanza  certe  maniere  di  muover  le 
braccia,  il  collo,  e  le  mani  3  dalle  quali  non  fi 
dipparton  giammai .  Si  cangia  la  mufìca  annunzian- 
do ,  che  comincia  il  recitativo  obbligato  o  l'aria? 
Ecco  Hponina  voltar  tolto  le  fpalle  all'  Imperac'or 
Vefpafiano  ,  che  riman  fulla  fcena ,  fenza  riguardo 
al  rifpetto  dovutogli,  e  divertirfela  palleggiando 
lentamente  il  Teatro  ,  come  fé  per  tutt"  altro  fine 
fofle  venuta  colà  che  per  Concigliartì  P  attenzione 
e  per  moftrarfi  appaffionata  4  Prende  poi  a  cantar 
le  parole  colla  nobil  mimica  efpofta  di  fopra ,  e 
colla  quale  par  che  i  cantanti  vogliano  prendere 
a  gabbo  la  fenfatezza  degli  uditori  ;  tanto  effa  è 
invernfimile ,  difanimata ,  e  ridicola  .  E  in  tant» 
Vefpafiano  ,  che  afcolta ,  che  fa  egli  >  Sua  Maeftà 
Imperiale  fé  la  paffa  garbatiffimamente  affettando 
un*  aria  di  difiìpazione  che  innamora,  guardando 
per  ordine  i  multiformi  cimieri ,  e  le  vario-pinte 
altiflìme  piume ,  che  fi  muovono  nei  palchetti , 
falutando  nella  platea  i  fuoi  conofcenti  ed  amici , 
forridendo  col  fuggeritore  o  colla  orchefìra ,  guar- 
dandoli F  anello ,  battendo  tal  volta  e  ribattendo 
le  catenuccie  dell'  orologio  con  fìmili  gentilezze 
tutte  a  quefto  modo  belliflìme  «  E  ciò  mentrechè 
la  mefchinella  Eponina  fi  sfiata  per  muoverlo  a 
compafiione  .   Quale  idea  fi  formano  elfo*  adunque 

del 


i©3 
del  luogo  dove  fi  trovano ,  e  dei  personaggi , 
che  rapprefentano  ?  Non  dirette  ,  che  vogliano  an- 
cor fui  Teatro  comparir  que'  tali ,  che  fono ,  che 
li  facciano  uno  fcrupolo  di  mentire  al  Pubblico  , 
e  (come  diceva  a  quetto  propofìto  graziofamente 
il  più  volte  lodato  Benedetto  Marcello  )  che  abbia- 
no timore  non  1"  udienza  prenda  in  ifcambio  il 
Signor  Alipio  Forcone  e  la  Signora  Cecilia  Pela- 
tutti  col  Principe  Zoroaftro  e  colla  Regina  Culi- 
cutidonia  ? 

La  cagione  degli  accennati  difetti  viene  in 
parte  dalla  natura  fteffa  del  canto  ,  poiché  quanto 
più  di  attenzione  li  mette  nel  far  dei  trilli  e  dei 
paffaggi  tanto  meno  rimane  per  accompagnarli  coi 
fegni  confaccentifì  ;  ma  in  gran  parte  confile 
ancora  nella  inefperienza  dei  cantori  3  nel  poco 
ftudio ,  che  ci  mettono  sii  tali  cofe ,  e  nelle  falfe 
idee  3  che  lì  formano  del  loro  meftiero ,  non  fa- 
pendo ,  o  non  volendo  fapere  s  che  F  anima  degli 
affetti'  confitte  nelfa  maniera  di  efprimerli  ,  e  che 
poco  giova  ad  intenerirci  la  più  bella  poefia  del 
Mondo  quando  accompagnata  non  venga  dall' azion 
convenevole.  Così  almeno  la  intendeva  il  gran 
Metattafìo  ,il  quale  in  una  lettera  diretta  al  Signor 
Mattei  Napoletano  fi  lagna  vivamente  di  cotale 
abufo.  Qualunque  fi 'a ,  ei  dice,  cotefio  mio  povero 
dramma  non  crefcerà  certamente  di  merito  fra  le  ma 
ni  de*  prefenti  cantori  ridotti  per  colpa  loro  a  fervir 
d' intermezzo  ai  ballerini ,  che  avendo  ufurpata  V  ar« 
G  4  té 


i©4 

te  di  rapprefentare  gli  affetti  e  le  azioni  umane  me- 
ritatamente hanno  acquiftata  V  attenzione  del  popolo  , 
che  hanno  gli  altri  meritatamente  perduta  j  perche 
contenti  di  aver  grattato  le  orecchie  con  una  fonati* 
na  di  gola  nelle  loro  arie  ,  il  più  delle  volte  nojofe ,  la. 
[ciano  il  pefo  a  chi  balla  d'  impegnar  la  mente  e  il 
cuore  degli  Spettatori . 

E  paziènza  s'  eglino  almeno  aveffero  imparati 
gli  elementi  dell'  arte  loro  ,  è  cantaffero  come  va 
fatto ,  ma  per  difgrazia  noftra  fono  o  tanto  igno- 
ranti o  tanto  pregiudicati  in  quello  quanto  nel  re- 
cante. Per  mettere  in  tutto  il  fuo  lume  una  pro- 
pofizione  ,  che  profferita  da  uno  ftraniero  in  mez- 
zo alla  Italia  può  forfè  comparir  temeraria  ,  mi  fi 
conceda  entrare  in  qualche  ricerca  intorno  al  can- 
to imitativo  del  melodramma,  la  quale  farà^cred* 
io ,  non  inutile  affatto  ai  {ignori  virtuofi  ,  fé  pur 
la  loro  ignoranza ,  o  la  vanità  ,  o  i  pregiudizi , 
che  partecipano  dell*  una ,  e  dell'  altra ,  lafciano 
loro  tanto  di  modeflia  e  di  buona  fede  quanto  ba* 
Ila  per  degnar  d'  uno  fguardo  le  oifervazioni  di 
un  amatore  del  bello  ,  il  quale  però  ha  i  due  ca- 
pitali difetti  di  non  effere  aggregato  a  veruna 
accademia ,  e  di  dire  intrepidamente  ciò  che  fi 
fente  . 

Nel  noftro  prefente  fìftema  drammatico  tre 
cofe  concorrono  principalmente  a  produr  l'efpref- 
ilone ,  cioè  V  accento  patetico  della  lingua  3  V  ar- 
monia ,  e  la  melodia ,  ciafcuna  delle   quali    fuddi- 

vi- 


30J 

videndofi  in  varj  altri  rami  formano  poi  quell'agi 
grecato ,  dal  quale  ben  congegnato  e  imito  ai  pre*» 
ftigj  della  prospettiva  rifulta  poi  l' illusone  e  P  in- 
tere fle  dello  flettacelo  «    L*  accento  patetico  della 
lingua  non  e(Tendo  altro  che  il  linguaggio  natura- 
le  delle  paflìoni  nei  varj  loro  caratteri ,  è  quello  9 
che  ferve    di  fondamento    alla   imitazion  muficate 
principalmente  nel  canto  »    La  melodia  è    P  imita- 
zione fteffa  di  effe  paflìoni  efeguita  pel  mezzo  d'  una 
ferie  fucceflìva  di  filoni  aggradevoli .  V  armonìa  è  9 
per  così   dire ,    il  legame    o  vincolo  fra    P  uno  © 
l'altra  fìccome  quella,  che  modifica   P  accento  fe- 
condo tali  determinati  intervalli ,  e  che  dà  ai  filo- 
ni della  melodia  la  necenaria  precisone  e  giustez- 
za .   Le  tre  cofe    accennate    fono    così   legate   fra 
loro  e  cosi   elfenziali   nel   melodramma ,    che   ove 
manca(fe  una  fola  ,  non  farebbe  poffibile  P  ottener© 
P  effetto  delle  altre  „  L'  accento  della  lingua  fciol- 
to ,  a  così  dire  ,  e,  vagante  non  avrebbe  altra  for- 
za che  quella  che  fi  ritrae    dal    parlar   ordinano  * 
La  melodia  da  per  fé  farebbe   un    difegno    capric- 
cio fo  fenza  oggetto    né   regola .    V  armonia  reme- 
rebbe una  combinazione  equitemporanea  di  fuoni5 
che  niuna  immagine  ,  ninna  idea  prefenterebbe  alla 
fpirito  .  Ma  fé  la  loro  azione  è  necefTaria  nel  me- 
lodramma, non  è  necefTario  però    che  quefP  azio- 
ne ila   nello   fteflb   grado   dappertutto   né  che  fìa 
fimulranea  .   In   una   lingua    armoniofa   per  natura 
come  la  greca  f  dove  la  poefìa  regolava  la  mufica  3 

do- 


dove  la  profodia  era   P  anima  della   mifum;  dove 
1*  accento  muficale  da  fé  medefìmo  non  abbifogna- 
va  fé  non  che  delP  aggiunta  del  ritmo    per  dive- 
nire un  perfetto    recitativo  ,   la  poefìa   poteva  ac- 
compagnarli,  e  s'accompagnava  in  effetto  con  un 
canto  eguale  e  continuo   appropiato    mirabilmente 
alP  indole  di  e(fa  ,  Poetare  e  cantare  pei  greci  era- 
no una  fola  e  medefìma  cofa .  Ma  nelle  noftre  lin- 
gue  moderne    appoggiate ,    per   le   ragioni ,   che 
s*  adduffero  altrove  su  principi  diverfi  fìifatta  unio- 
ne o  combaciamento  fra  la  poefìa  e  la  mufìca  non 
può  così  fpeditamente  ottenerli ,  poiché  avendo  la 
mufìca    acquiftate   tante    ricchezze    infeparabili  da 
lei ,  non  fa  accompagnarfì  colla  poefìa  fenza   por- 
tar feco  tutto  il  Corredo  de'  fuoi  abbigliamenti ,  e 
per   confeguenza   fenza    opprimere   la  compagna . 
A  guifa  dell'  amore  ella  non  fa  regnare  che  fola . 
Dall'  altra  parte  P  azione  della    mufìca  è  così  viva 
ed  intenfa  che  mal  potrebbe   regger    P  uomo  alle 
fquifìtezze  dy  una  melodia  come  è  quella  ufata  ne' 
noftri  teatri ,  fé  doveffe  prolungarli  fenza  interru- 
zion  ne  refpiro  per  i  tre  atti   d'  un  dramma  .   Da 
quelle   due    ragioni    combinate   infìeme    rifulta    il 
doppio    bifogno    di  far  prevalere  alternativamente 
nel  melodramma  or  la    poeiìa    or  la  mufìca  ,  e  di 
maneggiar  la  melodia  con  certe  precauzioni  allorché 
faccia  di  meftieri   unirla  colle  parole  affinchè  que- 
lle non  perdano  totalmente  l'effetto  loro.  Quindi 
la  naturai  divifione  della  poefìa  muficale  in  recita- 
tivo 


107 
tivo  femplice ,  recitativo  obbligato  ,  ed  aria  ;  di- 
visone troppo  nece/Taria  nei  noftri  fìfiemi  di  armo* 
nia  e  di  lingua  ,  ma  la  quale  per  motivi  contrari 
non  era  ne  poteva  e(fer  tale  preflb  agli  antichi 
greci.  Coficchè  tutta  la  teoria  della  efprefTìoné  nel 
moderno  melodramma  lì  racchiude  nella  foluzione 
del  Tegnente  problema  :  Afiegnare  fino  a  qual  punte 
V  accento  naturale  della  lingua  poffa  divenir  muftcale  9 
e  fino  a  qu*l  purità  la  unifica  deva  apptojjtmarfi.  ali9 
accento  naturale  6 

Una    folla  di    corollari     lumino!?    e    brillanti 
mi  fi  fanno  innanzi  dopo  V  enunciato  problema  sii 
i  qual'  però  mi  è  forza  pacare  di  lungo    per  fer«» 
inarmi  foltamo  nelle  cofe  che  tendono  direttamene 
te  al  mio  a  (Tanto  .  Sarà  la  principale  V  applicazio- 
ne degli  accennati  principi  alle  diverfe    parti   del 
melodramma  .    V*  ha   dei    cai!    dove  fpicca  la  fola 
poefìa  con   pochiflimo   accompagnamento  di  mufi- 
ca .«  dei  cafì  dove  la  poefìa  prende  alcuni  caratteri 
di  canto  coli'  intervento  degli  finimenti  i    dei    cafi 
in  fine  dove  ta  poefìa  trasfondendoli    intieramente 
nel   canto   e   fregiata  da  tutti  gli  ornamenti  della 
ftrumentale   concorre  infìem  colla  unifica  a  rendei* 
più  pompofo  e  più  illuftre  il  trionfo  dei  fentimen* 
to< 

Partendo  da  un  principio  inconcufTo  ,  cioè  che 
nella  mufìca  drammatica  tutto  effer  deve  imitazio„ 
ne  ,  e  che  niente  può  ella  imitare  dell'  umano  àif*. 
corfo  fuorché  T  accento  delle .  pafìioni  s   o  ciò  che 

ap- 


ioS 

apprefenti  allo  fpirito  una  rapida  fncce/Hone  d  in> 
magini  ;  fi  deduce  con  evidenza,  che  poco  o  nulla 
può  imitare  la  mufica  nel  femplice  recitativo  ,  nel  j 
quale    poco    differente   dal   parlar     ordinario    pei 
tuono  della    voce  tranquilla  con  cui   s*  efpone ,  e 
per  le  materie  ,  che  vi  fi  trattano  ,  raro  è  che  /pic- 
chi F  energia  degli  affetti .  Tocca  dunque  alla  poeiìa 
il  far  valere  ciò  che  non  potrebbe  render  la  mufi- 
ca ,  ed  ecco   il  luogo    opportuno    per    F  attore  di 
moftrar  il  fuo  talento  nel  recitare ,  notando  il  fen- 
fo  delle  parole  con  chiara  e  netta  pronunzia  ,  of- 
fervando   la  profodia   della  lingua    fenza    confon- 
derla 5  facendo  fentir  all'  orecchio  il  poetico  ritmo 
fenza   troppo  affettatamente    ricercarlo ,   infittendo 
filile  infleilìoni  che    le  fomminiftra   il  difcorfo ,  in 
una  parola  attaccando»*   alle  regole ,    che  prescrive 
Parte  della  declamazione.    La  mufica  non  vi  deve 
entrare  fé  non  quanto  baiti    per  far  capire,   che 
1'  azione    rapprefentata    è  un   azion    muficale  per 
contrapofizione  alla  recitata .   Altro  non  vuoili  da 
effa   fé   non    che    accompagni  da   quando   a  quan- 
do F  attore  col  baffo  affine  di    foflenere    la  di  lui  ' 
voce ,  ne  fi  chiede  altro   dall'  attore  ,  fé   non  che 
mifuri  F  accento  con  qualche  intervallo  armonico. 
Tutto   il  reftante   debbe   tacere   e    la   fola  poefia 
parlare  . 

Allorché  il  fentimento  va  prendendo  moffa  e 
calore ,  allorché  la  voce  interrotta  per  intervalli 
palefa  il  difordine  degli  affetti,  e   F  irrefoluteiza 

&  un 


109 
d'  un  animo  agitato  da  mille  movimenti  contrari  5 
T  accento  patetico  della  lingua  piglia  anch'  elfo  un 
nuovo  carattere  nel  recitativo  obbligato  ,  caratte- 
re, il  quale  elfendo  imitabile  dalla  mufìca  giuitifìca 
]'  inrervento  di  efla ,  anzi  lo  rende  neceffario  , 
Ma  uno  rhto  dove  la  palone  sJ  efprime  per  reti- 
cenze,  e  dove  V  alternatilo  filenzio  frappongo  alle 
parole  è  il  miglior  indizio  potàbile  della  dubbiez- 
za delP  animo ,  non  potrebbe  rapprefentarfì  con 
una  fempre  colante  e  non  mai  interrotta  modu- 
lazione :  quindi  la  regola  dettata  dal  buon  fenfo 
e  dalla  efperienza  d*  ufar  cioè  vicendevolmente 
della  poefia  e  degli  frumenti  come  di  due  inter- 
locutori ,  che  parlano  V  uno  dopo  V  altro  .  Ed  è 
qui  appunto  dove  più  che  altrove  fpiccar  dovrebbe 
la  fcienza  mimica  dell'  attore ,  e  le  profonde  of- 
fervazioni  fatte  da  lui  fu  i  caratteri  ,  fagli  affetti  , 
e  fu  gli  uomini .  Dovrebbe  egli  interpretare  colla 
evidenza  del  getto  ciò  che  la  voce  non  efprime  a 
baihnza ,  perchè  trovafi ,  a  così  dir  ,  foffogata  dall' 
affollamento  delle  idee.  Dovrebbe  dar  maggior 
lume  e  rifalto  all'  idioma  imitativo  degli  finimenti 
ora  con  lunghe  paufe  e  marcate  che  aprano  largo 
campo  all'  azione  di  eflì ,  ora  con  quei  fegni  inar- 
ticolati che  fono  la  favella  dell'  anima  ,  e  che  mo- 
ftrano  la  fuperiorità  di  un  attore  che  fente  e  co- 
nofce  non  folo  quello  che  dice,  ma  quello  ancora 
che  deve  tacerli .  Dovrebbe  far  fentire  la  facce/fio- 
fle  degli  intervalli  armonici  nei  tuoni  della  voce  , 

e  far- 


*xo 

e   farla   fentire   in  maniera  che  ,  notandoli  forte» 
mente   e  troppo   fpeiTo ,  non   fi  dia  nel  cantabile 
proprio  dell'  aria  ,   oppure  ,   notandoli  debolmente 
e  troppo  di  rado  ,  appena  fi  djiitingiia  dal  difcorfo 
ordinano  .  Dovrebbe  inoltre  fignificar  coli'  azione  , 
coi  cambiamenti  del  volto ,    e  Coir  atteggiamento 
della    perfona   que'  tratti    di    forza  e  di  fublimità 
che  vengono  alfai  meglio  fpiegati  con  un  filenzio 
eloquente  e   con    un    accento   interrotto  che  colla 
più  pompofa  orazione  ,  Dalla  imperizia  de'  cantori 
in  quefìo  genere  è  venuta  1'  accufa  che  varj  fcrit-  ^ 
tori  fanno  al  canto  moderno  di  non  convenire  cioè 
in  alcune  occasioni  a  quello  itile  fublime  ,  a  quelle  f 
Situazioni    jnafpettate    ed    energiche,   onde    tanto  1[ 
^'ammiran  da  noi  i  poemi  degli  antichi ,  e  le  tra- 
gedie recitabili  „   Diamone  alcuni  faggi    per  mag- 
gior chiarezza. 

Nel  fefto  libro  della  Eneide  Enea  trova  ne' 
bofchetti  dell*  Elifo  la  troppo  fventurata  Didone . 
M  fu®  apparire  fi  rifvegliano  nel  petto  del  Prin- 
cipe trojano  la  tenerezza  e  il  rimorfo  ,  S'  avvici- 
na ,  piangere  parla  colla  eloquenza  propria  d'un' 
anima  che  conofce  tutta  la  fu  a  umiliazione ,  e  che 
vorrebbe  pur  patteggiare  fra  la  religione  e  P  amo- 
re .  Didone  1'  afcolta  fenza  guatarlo  ,  non  profer- 
rifce  un  fol  motto,  e  gli  volta  Jefpalle, 

Nella    Medea  di    Cornelio    quella   principe/fa  ^ 
fdegnata  con  Giafone  e  con  tutta  la  corte  di  Cre- 
onte fa  palefe  a  Nerina  fua  confidente  F  eftremo 

de- 


Ili 

desiderio  che  ha  di  vendicarli ,  e  la  deftre2za  colla 
quale  va  cercando  i  mezzi  per  riufcirvi .  Nerina , 
che  ignora  ciò  che  ponno  intraprendere  le  grandi 
paflioni ,  moilra  di  dubitarne  ,  le  mette  in  vifta 
tutto  T  orrore  del  fuo  dettino  ,  V  odio  de*  proprj 
malfalli ,  la  potenza  di  Giafone ,  e  la  debolezza 
ài  lei 

Ggfjtre  tnnt  d*  ennemis  que  vous  rejle  -  t  »  il  ? 
E  Medea  rifponde 
Moi  9 
Slegli  Orazj  del  medefìmo  poeta  una  donna   viene 
lai  campo  dov'era  ftata    prefente  alla  pugna   fen- 
iz  però  vederne  il  fine  ,  per  avvifar  il  padre ,  che 
duo  figliuoli  fuoi  erano  flati  uccili   da'  Curiazj , 
che  il  terzo ,  vedendo  di  non  potervi  refiftere  , 
tvea  prefa  la  fuga  .   Il  vecchio   fen   duole    amara- 
nente  della  codardia  del   figlio,   La  forella  allor 
$li  dimanda 

Que  voulhz,  vous  qu'  il  fit  contre  trois  > 
E  il  vecchio  Orazio 
Qu*  il  mourut ; 
Neil*  Othello  di  Shakespear  quel  Generale    di 
:uor  magnanimo  ,  ma  yiolento  e  gelofo  all'  eftre- 
no  ingannato  da  Jago  crede    infedele  Derdemona 
uà  moglie ,   e  la  uccide   nel  letto  maritale  .    Un 
nomento  dopo  fcuopre  P  innocenza  di  quella ,  e  le 
:alunnie  del  perfiio  amico  ,    In  vece  di  dar   nelle 
manie  Othello  impietrile ,  e  cade  fui  letto  fenza 
yocenè  motto  j 

Nel 


sii 

l  Nel  Macbetto  dello  fteiìb  poeta  un  fuo  confi 
dente  gli  dice,  che  il  fuo  nimico  gli  ha  trucidati 
barbaramente  la  moglie  e  i  figli  ,  alla  qual  nuov; 
ferrando  egli  quafì  colpito  foffe  dal  fulmine  ,  « 
fentendofì  eccitar  dall'  amico  alla'  vendetta  e  a 
iangiie  ,  troncamente  rifponde  :  Ei  non  ha,  figli . 

Ora  ,  dicono  effi  ,  ne  il  terribil  filenzio  di  Bidone 
e  di  Othello  ,  ne  le  fublimi  rifpofte  di  Macbetto  j 
di  Medea,  e  di  Orazio,  ne  mille  altri  efempi  di 
quefto  genere  fi  polTon  rendere  nella  noftra  mufìca 
troppo  loquaci  fenza  {temperarli  in  una  infipi- 
da  cantilena .  Ma  benché  fìffatta  obiezione  abbia 
più  forza  contro  alla  fpezie  di  canto  e  di  mufìca  epe 
folita  a  fentirfì  oggidì  su  i  teatri  che  contro  il 
canto  e  la  mufìca  in  generale ,  e  benché  intenderli 
ciò  debba  foltanto  delle  arie  e  non  dei  recitativi , 
dove  è  indubitabile,  che  polTono  aver  il  lor  luo-jtie 
go  i  tratti  più  vibrati  ed  energici ,  come  V  hanno 
pur  qualche  volta  in  quelli  di  Metarlafìo  ;  egli  è 
certo,  non  citante,  che  1*  aeeufa  farebbe  men  ra- 
gionevole ,  ove  la  rifleffione  e  la  fcienza  del  can- 
tore fapeffero  colla  proprietà  dell'  azione  fupplire 
gii  rapido  e  concifo  linguaggio  degli  affetti .  Ma  di 
fìffatto  fìudio  e  cognizione,  onde  tanti  vantaggi 
ne  riporterebbe  1'  arte  drammatica,  niun  penfìero 
lì  prendono  i  moderni  Arioni , 

Quando  la  pafHone  dopo   aver  ondeggiato  va- 
ga ed  incerta  s'  appiglia  pure  ad    un  qualche  par- 
tito ?  Q  fi  rifplve   m  uno  o  più  fentimenti  deter- 
mi- 


binai 

y  i 

in  t\ 
pi 
poel 
ti '-:ii 
di  f 
carat 
magj 
fullc 

Eii! 
te. 


minati ,  allora  1*  accento  della  lingua  rinforzato 
dal  vigore,  che  gli  fomminiftra  la  fenfibilità  pofta 
in  efercizio  offre  quella  fìtuazione  o  quadro, 
che  ferve  di  fondamento  all'  aria  f  In  quefta  la 
poefìa  animata  dalla  efpreflìorie ,  abbellita  dalla 
efecuzione ,  e  fregiata  di  quanto  ha  1'  armonia 
di  più  feducente  e  di  più  energico  prende  tutti  i 
caratteri  del  canto  .  Ivi  1'  eftenfione  della  voce  è 
maggiore  ?  le  fue  infleflìoni  più  decifive  5  j  ripon* 
fulle  vocali  più  lenti ,  la  fucceflìone  armonica  de- 
gli intervalli  diviene  più  fenfìbile  e  più  frequen- 
te .  Ivi  la  rnelodia  ricerca  i  £uoni  più  appailìonati 
e  per  confeguenza  i  più  veri ,  ^li  raccoglie  fotto 
ad  un  motivo  dominante ,  gli  difpone  fecondo 
P  ordine  più  dilettevole  all'  orecchio ,  e  gli  guida 
per  modulazioni  ora  forti  ed  ardite ,  ora  infinuan» 
ti  e  dolci ?  ora  brillanti  e  piacevoli,  ora  tragiche 
e  fublimi  f  Ivi  1'  attore  non  dee  più  recitare ,  ma 
modulare  bensì  le  parole  con  proporzionata  melTa 
di  voce  ?  con  portamento  giurì© ,  ferbando  religio- 
famente  i  loro  diritti  alla  poefia  e  alla  lingua , 
prendendo  dall'  arte  quel  tanto  e  non  più  che  ci 
vuole  per  prefentar  la  natura  nel  fuo  più  vero  e 
più  dilettevole  afpetto ,  in  una  parola  devono 
fpiccare  nella  ^fecuzione  del  fuo  canto  la  verità, 
V  efattezza ,  e  la  femplicità  .  Per  verità  di  canto 
s' intende  1'  efeguire  ciafcun  motivo  colla  morTa  o 
andamento  ad  elfo  più  acconcio  ,  e  1'  afferrar  i 
caratteri  diftintivi  di  ciafcuna  cantilena    qualmente 

h  a 


ma  eie 


ii4 
fi  convengono  alla  patria ,  alla  età  ,  alle  circoftan- 
ze ,  e  al  grado  attuale  di  paflìone  del  perfonag- 
gio  rapprefentato  .  Per  efattezza  io  intendo  la  pre-  |conii 
cifione  nella  intonazione ,  la  giuftezza  nel  tem- 
po,  la  chiarezza  neh"  articolar  didimamente  le  fìl-àMi11 
labe.  Per  fimplicità  altro  non  fi  vuole  lignificare»  the  mI 
fuorché  l'opportunità,  e  lafcelta  negli  ornamenti.  |^ir; 
E  perchè  molto  fi  è  parlato  e  nulla  fi  è  conchiufo  p act 
finora  dai  mulìci  intorno  all'  ufo  di  cotali  orna- I A 
menti ,  trovandoli  fra  loro  chi  vorrebbeli  efclufì  »i Cosi  1' 
affatto  dal  canto  come  cofa  puerile  3  e  chi  vorreb-  generi 
beli  al  contrario  fupporre  così  necelfarj ,  che  disa- 
dorna e  infoffribile  riufcir  dove/fé  fenza  di  elfi 
qualunque  melodia;  perciò  parmi  opportuno  ag-  Jun agi 
giugner  brevemente  fu  tale  argomento  qualche  ri-  jun  de 
flemmone  più  filolofica  e  più  precifa,  imitando  i 
chimici ,  i  quali  riducono  ad  un  picciol  vafetto  di 
quint'  effenza  odorofa  la  foftanza  di  milk  fiori, 
che  fi  trovavano  fparfi  per  le  campagne. 

Lo  fcopo  delle  arti  imitative  non  è  di  rappre- 
fentar  la  natura  femplicemente  qual  è,  ma  di  rap- 
prefentarla  abbellita .  Siccome  tutte  le  cofe  create  Ile  a: 
perciò  appunto  che  fono  create  hanno  dei  limiti ,  e  jpecu 
ficcome  i  limiti  fuppongono  imperfezione  neh'  elfere  così 
ove  fi  trovano  ,  così  non  è  pofiìbile  fcoprir  neh" 
univerfo  un  oggetto  tanto  affollilo  e  compito,  che 
poffa-  fervire  di  archetipo  air  alta  meta  che  fi 
propongono  le  arti .  Che  fa  dunque  V  artefice  > 
Guidato  gialla  percezione  intima  di  quel  bello  ,  che 

«fi- 


Ciana 


e  race 

tocoi 
rato : 
bai 


Ieri; 

giri 


3g- 
li» 
tem, 


MS 


11$ 

Hifte  forfè  nella  natura  fino   ad   un  certo  punto , 
na  che  non  è  nella  maggior  parte  fé  non  che  una 
:ompofizione ,  un  lavoro  fattizio  delle  noitre  idee, 
>rende   a  modificar  la  materia  ,    che  debbe  fervir- 
»li  di  itromento ,  e  togliendo  da  effe  le  parti  tutte 
«re  :he  mal  corrifponderebbero    al   fuo    mentale  dife- 
so,  raduna  le  altre  e  le  combina  fotto  la  forma 
>iù  acconcia    a  far  nafcere    in    noi    le   idee  della 
inità  ,  della  varietà  ,  della  decenza  ,  e  dell'  ordine . 
Zosì  T  Amore  di    Prafiìtele  ,  il  Giove  di  Fidia ,  la 
genere    di  Tiziano  ,    il  carattere    di  Augurio   nel 
Sinna ,  V  anima    di  Regolo   nel    Metaitafio ,  il  Se 
erca ,  fé  dice  del  Fergolefe  altro    non    furono  che 
pi  aggregato  di  proprietà    atte  a  produrre  in  noi 
m  determinato  genere  di  fenfazioni ,  Je  quali  pro- 
prietà fparfe  prima  nel  mondo  morale  o  nel  fifico  , 
ì  raccolte  poi  dagli  artefici  fotto  ad  un  determina- 
o  concetto  coftituirono  quel  tutto  ,  che  viene  deco- 
rato col  nome  di  bello  .  Ecco  la  neceflìtà  di  abbellir 
a  natura  ricavata  dal  principio  ftefTo  della  imitazione. 
Al  motivo  che  ha  comune  la  mufica  con  tutte 
le   arti   rapprefentative  s'  aggiungono   ancora  dei 
peculiari  a  lei  fola  .  La  fua   maniera   d'  imitare  h 
cosi    indeterminata  e  generica  ,    i  punti   dov'  ella 
può  afferrar  la  natura  fono  sì  ofcuri   e  sì   rari ,  i 
fegni  citeriori  delle  paffìoni ,    che  fervono  di   ma- 
teria al  linguaggio  muficale  ,  fono  così  poco  ener- 
gici e  cosi  ambigui  a  cagione  di  quel  contegno  ,  di 
quella  tinta  di  fallita,  o  di  riferba  che  hanno  fpar-' 
H  %  fo 


%i6 

(o  fopra  di  noi  i  fittemi  di  educazione ,  e  i  fuccef 
fìvi  progredì  della  coltura  o  piuttofto  del  corrono 
pimento  nella  focietà,  che  la  vera  mufiea  farebbf 
ridotta  preffochè  al  niente ,  fé  una  difcreta  licenza 
negli  ornamenti  non  fupplhTe  in  lei  alla  fcarfezza 
degli  originali  imitabili  „ 

Ma  dove,  quando ,  e  come  deve  ufar  il  unifi- 
co degli  ornati  per  conciliar  fra  loro  i  due  eftre- 
mi  difficili ,  di  emendar  cioè  coli'  arte  i  difetti  del- 
la natura  ,  e  di  non  foIHtuire  alla  natura  gli  ab- 
bigliamenti dell'  arte  >  Seguitiamo  in  cotal  ricer- 
ca 1'  analifì .  Quando  fi  dice  ,  che  1'  arte  debbe  aju- 
tar  la  natura  ,  fi  viene  a  dire  ,  che  P  artifizio  è  un 
fupplemento  di  ciò  che  a  lei  manca  .  Per  confe- 
gtienza  dove  la  natura  non  ha  bifogno  di  fupple 
mento  3  dov'  ella  ha  in  fé  ftefTa  i  gradi  di  attività 
neceffarj  a  produrre  compiutamente  il  fuo  effetto  ,  m\ 
ivi  1*  artifizio  non  dee  punto  aver  luogo  f  A  co- 
nofcer  poi  quando  la  natura  abbia  forza  per  fé  fola 
a  produrlo ,  jbafta  offeryare  fé  i  tratti ,  che  fi  mo- 
ftrano  in  lei ,  fiffano  tutta  1'  attenzione  del  noftro 
fpirito  in  maniera  che  dopo  averla  veduta  ,  e  do* 
pò  ch'ella  ha  parlato  .  la  noftra  curiofità  e  il  no- 
flro  defiderio  richieggano  ancora  qualche  cofa  di 
più  ,  oppure  rimangano  appieno  foddisfatti  .  S'  è 
confeguito  quefto  fine  ultimo?  Allora  gli  orna- 
menti aggiunti  alla  femplice ,  e  fchietta  natura 
nuocono  in  vece  di  giovare ,  perchè  da  una  banda 
chiamano  a  fé  parte  di  queir  attenzione   che  do? 

vreb* 


webbe 
dall'ai 
lezie  t 
oppur 
tenie 
gate? 
piere 
facenc 
|ire, 
fa,  i 
|ua  i 
fato  i 
ma  fi 
appai 
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km. 
re  i 
yezs 

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l'ir 

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110P 
te! 

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accefi 

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'e. 
fivitì 
irto 

fola 

HIO» 


117 

vrebbe  tutta  e  intiera  fifTarfi  fui  tale  oggetto  ,  e 
dall'  altra  cuoprono  colla  loro  pompa  alcune  bel- 
lezze naturali  di  elfo  ,  onde  reftando  inoffervate  s 
oppur  non  fentite  non  eccitano  l' intereffe .  Le  po- 
tenze del  noftro  fpirito  non  refìano  ancora  appa- 
gate ?  Ecco  deve  1'  arte  venire  in  foccorfo  a  riem- 
piere quel  voto  lafciato  tra  la  cagione  e  l'effetto, 
facendo  che  gli  abbellimenti  fuoi  fervano ,  a  così 
dire ,  di  mediatori  fra  1*  imperfezione  della  natu- 
ra,  e  la  fenfibilità  mal  contenta  dell9  uditore  . 
Sua  incombenza  è  di  agghtghere  all'  oggetto  imi- 
tato quei  lineamenti  che  gli  mancavano  nella  pri- 
ma fua  impronta ,  acciò  più  chiara  e  più  fenfibile 
apparifca  l' imitazione.  Ma  fi  ricordi  bene,  eh'  effa 
appunto  non  dee  far  altro  che  riempiere  il  voto, 
vale  a  dire  correggeremo  ajutare,  o  perfezionar  la 
compagna  ,  non  mai  fopraffarla  né  opprimerla  .  La 
fomma  gloria  di  lei  confitte  anzi  nel  farla  trionfa- 
re e  nafeonderfì .  Guai  fé  P  arte  moftra  i  fuoi 
vezzi  !  Guai  fé  in  vece  di  àufìliare  vuol  comparir 
prottetrice  !  Allora  lo  fpettatore  ^  che  non  s' in- 
tereffa  nell'oggetto  fé  non  fé  a  motivo  della  illu- 
sone, ogni  qual  volta  è  corretto  a  riconofeer 
1*  inganno  fi  pente  della  propria  credulità ,  e  fi  ven- 
dica difpregiando  P  arte  e  P  artefice  . 

Dai  principi  accennati  fi  ricava  ,  che  il  rnufico 

non  dee  ammetter   in  ogni  luogo   gli  ornamenti , 

né  in  ogni  luogo  fchivarli  .  Dee  ammetterli  qualora 

effi  realmente  correggano   i  difetti  della  compofi- 

H  3  zio- 


n8 
zione  o   del    fentimento  ,   qualora   promuovano  il 
gener     medefìmo    di    efpreffìone    che    regna    nel 


canto  ,  qualora  fi  confanno  coli'  oggetto  imitato  e 
colla  fonazione ,  qualora  fervano  a  conciliar  1'  at- 
tenzione dello  fpettatore  difponendolo  a  inoltrarli 
nel  fenfo  delle  parole  o  a  guftar  meglio  la  forza 
e  la  varietà  del  dettato  museale  .  Deve  fchivarli 
qualora  divengon  fuperflui ,  o  palefan  di  troppo 
P  artifizio  ,  o  fcemano  con  infìgnifìcanti  frafcherie 
la  vivacità  del  fentimento ,  o  diftornano  P  atten- 
zione dell'  uditore  dal  foggetto  principale  ,  o  di- 
ftruggon  P  effetto  delle  parti  compagne ,  o  tingo- 
no il  motivo  di  un  colore  diverfo  da  quello  che 
efìge  il  jflio  carattere ,  ovvero  cangiano  P  indole 
della  paffìone  o  la  natura  del  perfonaggio  .  Come 
la  materia  di  che  fi  tratta  è  tanto  importante ,  cosi 
farà  bene  il  difcendere  a  qualche  confeguenza  di 
pratica  . 

Prima .  Non  fi  dee  aggiugnere  alcun  abbelli- 
mento ne  dalla  parte  del  fuonatore  ,  n«  dalla  parte 
del  cantante  ai  femplicì  recitativi ,  come  non 
s'  inorpellano  nella  retorica  P  efpofìzione  d'  una 
ragione  o  la  narrativa  d*  un  fatto  s  perocché  na- 
feendo  P  intereife  dalla  chiara  percezione  di  ciò 
che  il  produce ,  Io  fpettatore  non  potrebbe  com- 
rnuoverfi  in  feguito  fé  gli  ornamenti  gli  impediffero 
di  preftar  al  filo  dell'azione  la  dovuta  attenzione. 
Seconda  .  Molto  meno  nei  recitativi  obbliga- 
ti, dove  rappre  Tentandoli    la  dubbiezza  dello   fpi- 

rito 


H9 
rito  nata  dal  contratto  dei  motivi  che  gli  fi  fanno 
innanzi ,  Y  anima  concentrata  nella  fua  irrefolutez- 
za  non  ha  tempo  di  badare  alle  frafcherie . 

Terza  .  Non  deve  infiorar  il  principio  di  un'aria 
per  la  rie  (fa  cagione  che  non  s'  infiorai*  efordio di 
una  orazione,  cioè  perchè  ivi  è  più  che  altrove 
!  neceffaria  la  femplicità  ad  intender  bene  ciò  che 
vuol  dire  il  motivo  ,  il  quale  mal  fi  capirebbe  trav- 
vifatv**  dall'  arte ,  e  perchè  fupponendofi  gli  udi- 
tori attenti  abbaftanza  in  principio ,  fa  d'  uopo  ri- 
ferbar  i  fiori  per  quel  tempo  ove  la  loro  attenzio- 
ne  comincia  a  illanguidire. 

Quarta  .  Nemmeno  allora  quando  il  canto  ef- 
prirne  il  calore  delle  grandi  paffioni.  Queite  non 
veggono  altro  Oggetto  fuorché  fé  fole  ,  e  gli  or- 
nati aggiunti  in  tal  cafo  fanno  il  medefimo  effetto, 
che  le  nugole  frappone  a  ciel  fereno  fra  I*  occhio 
dello  fpettatore  e  1'  afiro  luminofo  del  giorno  . 

Quinta .  Ne  meno  in  quella  fpezie  di  affetti , 
che  ricavano  il  pregio  loro  maggiore  dalla  fempli- 
cità con  cui  fi  fentono ,  e  dal  candore  con  cui  fi 
efprimono  ;  tali  fono  gli  amori  bofcherecchi  e  le 
ingenue  tenerezze  di  due  giovani  amanti  ben  edu- 
cati.  Una  negligenza  non  affettata  fi  conviene  ai 
primi.  Un  ozio  dolce  d'  ogni  altra  facoltà  dello 
fpirito  fuor  di  quella  di  amarfi  e  di  godere  s'  ap- 
partiene ai  fecondi . 

Sefla.  Non  dee  il  cantore   frammetter   gli  or- 
namenti qualora  1"  andamento  delle  note  nella  cern- 
ii  4  peli- 


120 

pofizione  o  la  moflfa  degli  frumenti  è  incitata  e 
veloce  ,  Sarebbe  Io  fteffo  che  fé  ad  uno  ,  che  ane- 
la nel  corfo  j  altri  gettalfe  fuori  di  ltrada  alcuni 
pomi  belliffimì ,  acciocché  trattenendoli  egli  a  rac- 
coglierli ,  non  poteffe  mai  toccare  la  meta  . 

Settima  .•  Ne  meno  quando  canta  accompagna- 
to in  un  duetto  ,  in  un  trio  ,  in  un  finale  ,  o  in  un 
coro  ;  attefochè  fé  ad  ogni  cantore  lì  concedente 
1'  ufcir  della  riga  per  far  pómpa  di  ghiribizzi  men- 
tre gli  altri  ftanno  fermi  a  rigore  di  nota,  quella 
non- farebbe  più  mufica  ,  ma  piuttofto  una  confu- 
sone e  un  tumulto  «s 

Ottava  i  Si  può  far  ufo  di  qualche  fregio  nel- 
le arie  allegre  e  feftevoli  perchè  proprio  è  dell" 
allegrezza  iì  diffonderli ,  e  perchè  lo  fpirito  non 
fìlfato  immobilmente  (come  nelle  altre  paflìoni  ) 
fopra  un  folò  oggetto $  può  far  ribellione  anche 
agli  fcherzi  dell'  arte  j 

Mona,  Come  nelle  arie  ancora  che  fi  chiama- 
no di  mezzo  caràttere;  perchè  non  efprimendofi 
in  effe  veruno  slancio  di  paflione  forte  ,  né  alcun 
rapido  affollamento  ds  immagini  5  la  melodia  natu- 
rale deve  allora  fupplire  con  graziofi  modi  e  con 
gruppetti  vivaci  alla  fcarfezza  di  melodia  imita- 
tiva . 

Decima .    Si   può  brillare  cogli  ornamenti   in 
quei  cafi  dove  il  personaggio    s'  introduce  a  bella 
pofta  cantando    come    nell*  Oh  care  felve ,    oh  cara 
felice  libertà  polio  in  bocca  di  Argene  nell*  Olim- 
pia- 


121  * 

piade  ,  o  neh"  inno 

S'  un*  alma  annodi 
S'  un  core  accendi 
Che  non  pretendi 
Tiranno  amor  ? 
nell'Achille  in  Sciro,  e  varie  altre  di  quefta  clalfe, 
nelle  quali  ficcome  il  personaggio  non  rapprefentas 
ma  canta  ,  cosi  a  lui    non  fi  vieta  tifare  di  quelle 
licenze,    che  fi  permettono   a  chi  fi  diverte   can- 
tando in  una  camera,  o  in  un'accademia. 

Undecima  ,  Ma  nei  cafi  indicati ,  come  in  tutti 
gli  altri ,  gli  ornamenti  debbono  ufarfi  con  parfi- 
monia  e  con  opportunità  «  La  mancanza  della  pri- 
ma fa  fimile  il  canto  alla  pianta  infeconda  di  Vir- 
gilio :  foliorum  exuherat  umbra.  La  mancanza  della 
feconda  mette  il  motivo  muficale  in  contraddizio- 
ne con  fé  medefìmo,  poiché  ad  un  andamento  pa- 
tetico s'  unifcono  i  fregi  dell'  allegro ,  gli  arzigo- 
goli del  preflo  s*  inferirono  nell'  adagio  9  e  così  via 
difcorrendo . 

Duodecima .  Quando  il  penfier  muficale  d'  un 
aria  fi  è  prefentato  adorno  di  certa  clalfe  di  orna- 
menti ,  non  fi  dee  replicarlo  di  nuovo  veftito  in 
foggia  diverfa  ;  perchè  s'  hai  colpito  nel  fegno  Ja 
prima  volta ,  faranno  neceifariamente  fuori  di  luo- 
go i  vezzi  che  le  aggiugni  nella  feconda. 

Decimtterza .  Le  cadenze  fi  devono  efeguire 
con  una  ben  graduata  meffa  di  voce  ,  e  con  fobrie« 
ià  d' inileffioni  fcorrendole  con  un  fol  fiato  e  con 

quel 


12* 

quel  numero  di  note  foltanto  che  baiti  a  far  gu- 
fare il  penfiero ,  e  a  riconofcervi  1'  indole  della 
paflìone . 

Decima  quarta  .  Vengono  profcritte  dal  buon 
fenfo  tutte  le  cadenze  efeguite  nello  ftile  di  bra- 
vura ,  cioè  quelle  cadenze  arbitrarie  inventate  ali 
unico  fine  di  far  brillare  una  voce  accumulando 
fenza  difegno  una  ferie  prodigiofa  di  tuoni  e  rag- 
girandoli con  mille  girigiri  infignificanti .  Queito 
metodo  è  eccellente  per  metter  in  vifta  un  canto- 
re agli  occhi  del  volgo  unificale  ;  ma  1'  uomo  di 
buon  gufto  va  al  teatro  per  fentir  parlare  Sabino 
ed  Eponina ,  non  per  fapere  quanti  paflaggi  e 
quanti  trilli  poflano  ufcire  in  mezzo  quarto  d'  era 
dalla  volubili/lima  gola  d*  una  Gabriela ,  o  d'  un 
Marchefì .. 

Decima  quinta  .  Non  fi  devono  far  entrare  nel 
canto  gli  ornati  proprj  della  mufica  flrumentale  ; 
poiché  avendo  quefta  le  fue  bellezze  a  parte ,  il 
mischiarle  con  quelle  del  primo  è  Io  fteifo  che  ve- 
nire il  penfiero  di  un  abito  non  Aio . 

Decima  fejla  .  Per  confeguenza  fono  eftrema- 
mente  aifurde ,  e  ridicole  le  arie  obbligate ,  dove 
la  voce  imita  uno  ftromento  fia  da  fiato  offia  da 
corda .  Lo  fcopo  del  canto  drammatico  è  quello 
di  rapprefentar  le  paflìoni ,  le  quali  non  fi  mani- 
feftano  nell'  uomo  col  fuono  dell'  oboe  ,  né  del 
violino  • 

Decima  fettima  .'  Halli  a  sbandire  dalle  caden- 
ze 


ìe  come  un  ornamento  puerile  quella  che  fi  chia* 
ma  recapitulatiòné  dell*  aria ,  parola  che  O  fi  rifolve 
in  una  idea  in  intelligibile  ,  o  contiene  un  precetto 
infenfato  .  La  pa/Iìone  non  epiloga  mai  fé  medefi- 
ma ,  né  difpone  i  Tuoi  movimenti  fecondo  le  re- 
gole dell'arte  retorica  del  Padre  De  colonia  . 

Decima  ottava .  Gli  abbellimenti  3  che  s'  intro- 
ducono ,  debbono  eflere  di  vaga  e  leggiadra  in- 
venzione ,  perchè  il  folo  fine  d*  introdurli  è  quel- 
lo di  dilettare  ;  debbono  inneftarfi  con  grazicfa 
naturalezza  nel  motivo  acciocché  non  appaja  trop- 
po viabilmente  il  contrarlo  ;  debbano  finalmente 
efeguirfi  con  efattezza  inemendabile  ,  poiché  fareb- 
be iìrana  cofa  e  ridicola ,  che  il  cantore  fi  dimo- 
ftrafle  ìnefperto  nelle  cofe  appunto  eh*  ei  fa  col 
folo  ed  unico  feopo  di   moftrare  la  fu  a  perizia . 

Se  i  maeftri  dell'  arte  in  vece  di  confutar  la 
moda  fempre  capricciofa  e  incettante  ,  o  di  abban- 
donarli allo  fpirito  di  partito  ,  che  non  coglie  nel 
vero  giammai ,  avefiero  ,  ficcome  ho  io  cercato  di 
fare  ,  fiifati  i  principi  analizzando  le  idee  ne'  fuoi 
primitivi  elementi  ,  da  una  banda  non  fi  vedreb» 
bero  efii  aggirarli  talloni  dentro  al  buio  di  mille  in- 
concludenti precetti ,  e  dall'  altra  la  mufica  vocale 
fi  troverebbe  in  Italia  in  iftato  affai  diverfo  da 
quello  '.he  fi  trova  prefentemente  .  Però  non  dif- 
fido ,  che  dal  lettore  mi  venga  perdonata  la  lun- 
ghezza dello  fvagamento  in  attenzione  alla  fua 
utilità  . 

Di- 


Ii4 
Dicendo  quello ,  che  dovrebber  fare  i  canto- 
ri ,  ho  detto  appunto  quello  eh*  elfi  non  fanno  . 
Come  fé  aveffero  in  qualche  fcrittura  fatta  per 
mano  di  notajo  rinunziato  folennemente  al  buon 
fenfo ,  cosi  gli  vedrete  fovvertire  e  capo  volgere 
ogni  parte  del  melodramma  j  il  recitativo  dove  la 
poefìa  conferva  tutti  i  fuoi  diritti  5  e  dove  Y  imi- 
tazione è  così  pròflìrria  alla  verità  e  alla  natura  9 
è  la  parte  eh*  eflì  ftrapazzano  più  ds  ogni  altra  . 
Ora  profferirono  le  parole  con  un  certo  andamen- 
to uniforme  e  concitato  che  non  à  declamazione  , 
o  a  difeorfo  naturale  raffembrà  *  ma  a  quelle  ora- 
zioni piuttoffó  ì  che  i  fanciulli  fògliono  cinguettare 
preffo  al  lord  babbo  i  Ora  adoperano  una  cantilena 
perpetua  9  che  annoia  infoffrihilmente  chi  afcolta  . 
Ora  fcambiapo  h  quantità  delle  fìllabe  pronunzian- 
do breve  la  lunga  ,  e  lunga*  la  breve .  Ora  fi  di- 
menticano nelle  fauci  o  nel  palato  le  finali  delle 
parole  profferendole  per  metà  i  Ora  feonnettono 
il  nominativo  dal  verbo ,  che  gli  fi  appartiene , 
ovvero  una  parte  dell'  orazione  dall'  altra  in  ma- 
niera che  tante  volte  non  fi  capirebbe  punto  la 
relazione  fra  le  parole  ne  il  fìgnificato  loro  ,  fé 
non  veniffe  in  aiuto  il  libretto  per  far  ciò  che  fa- 
ceva il  pittore  di  un  caftello  chiamato  Orbanefa 
rapportato  nella  Storia  di  Don  Quifciotte ,  al 
quale ,  dopo  aver  dipinta  una  figura ,  riufeiva  tan- 
to fedele  l' imitazione  che  gli  abbifognava  per  ef- 
fer  capito  fcriver  di  fotto  :  Quefio  è  un  gallo .  Nul- 
la 


li* 

fa  dirò  della  radicale  monotonia  e  della  fomiglian- 
za  perpetua  ,  che  s*  avverte  foftituita  a  quella  va- 
rietà d'  intervalli  e  di  tuoni  3  che  yi  fi  dovrebbe 
fentire  in  ciafcun  periodo  ?  anzi  in  ciafcuna  fillaba 
fecondo  la  diverto  delle  parole  ,  e  dei  fentimen- 
ti .  Se  qualche  differenza  yi  fi  offerva ,  quefta  con- 
fìtte folo  ne'  yizj  di/limili  «di  .chi  gli  recita.  V*  è 
chi  lo  dice  in  confidenza  ,  chi  con  una  confufione 
che  ributta  i  V*  £  c.^i  affetta  a  guifa  di  chi 
Vuol  galoppare ,  v'  è  chi  moftra  una  milenfaggine 
che  vi  par  quafì  debba  convertirà*  in  ghiaccio  pri- 
ma di  finire .  Chi  fel  mangia  fra*  denti  ,  chi  lo 
canta  ridendo .  V  uno  brilla  ?  ì'  altro  balbutifce  , 
js  il  terzo  frivola» 

o  »  9  .  .  ille  retrorfung 
Ifle  Jìmftrorfum  „ 
Ho  udito  alcuni  cantora  fcufarfì  di  cantar  male  i 
recitativi  accagionando  i  maeftrj  ,  i  quali  coi  ri- 
volgimenti inafpettati  del  baffo  fanno  aberrar  la 
voce  in  luogo  di  guidarla.  Sarà  vero  tal  volta 
quello  difetto  ne"  componitori ,  ma  ciò  non  bafta 
a  fcolparne  j  cantanti ,  che  quali  jfemprc  lo  can- 
tano male  oltre  Y  inciampar  che  fanno  in  mille 
altri  vizj ,  i  quali  nulla  hanno  di  comune  col  mo- 
vimento del  baffo .  Palliamo  alle  arie  . 

Non  negherò  già ,  che  fé  il  canto  fi  prende 
in  quanto  è  la  maniera  di  modificare  in  mille 
guife  la  voce  col  maggior  poffibile  artifizio  e  fi-» 
nezza,  non  abbia  queft' arte  ricevuto  degli  avvan- 

za- 


liti 
zamenti    prodigio/!  in  Italia .   La   leggerezza   del 
clima  ,  il  tatto  fquifìto  dei  nazionali  in  materia  di 
mirfìca ,  la  lunga  abitudine  di   giudicare  e  di  fen- 
tire  ,  la  moltiplicità  dei  confronti  ,   la  lingua  loro 
piena  di    dolcezza  e   di    melodia  5  la    fveltezza    e 
agilità   della   voce   procurata   a    fpefe   della    uma- 
nità fono  tutte  caufe  ,  le  quali  hanno  dovuto  ren- 
der   gli  Italiani    altrettanto    capaci   a  perfezionare 
quefta  fpezie  di  talento  quanto  lo  erano   gli  anti- 
chi Sibariti  nel  raffinar  i  comodi  della  vita,  o  quan- 
to le  moderne    ballerine  del   furane  defcritte   con 
penna  rapida  e  brillante    da    uno    ftorico    Filofofo 
Io  fono  nel  preparar  eruditamente  le  faccende  mul- 
tiformi della  voluttà  .   Cofìcchè  1*  arte  di  efeguire 
le  menome  graduazioni ,    di  dividere  il  fuono  più 
delicatamente ,    di   efprimere    le   differenze    e  gli 
ammorzamenti  infenfibili ,  di  colare  ,  di  filare  ,  di 
condurre  la  voce  ,    di    diftaccarla ,    di    vibrarla ,  e 
di  ritirarla  ;    la  volubilità  ,    il  brio ,    la   forza ,  le 
ofcite  inafpettate  ,    la  varietà   nelle   modulazioni , 
la  maeftria  nelle  appoggiature ,  nei   paffaggi ,  nei 
trilli ,  nelle  cadenze  ,  nelle  vocalizzazioni ,  Siccome 
in  ogni  altro  genere  di  ornamenti  ;   lo    itile  dili- 
cato  ,  artifìziofo  ,    raffinato  ,   fottile  ,  V  efprefiìone 
tal  volta  degli  affetti  più  molli  condotta  fino   alla 
evidenza;    fono  tutte  meraviglie   del   cielo  Italico 
pofte  egregiamente  in  efecuzione  da  parecchi  can- 
tori viventi  ,  Abilità  3  eh'  io  riconofeo  in  loro  ,  e 
la  quale  tanto   più  volentieri  confeifo  quanto  più 

fono 


117 
fono  lontano  dal  voler   comparire  parziale  od  in- 
giù/io . 

Ma  fé  per  canto  s*  intende  1'  arte  di  rappre- 
fentar  modulando  le  paflìoni  e  i  caratteri  degl1 
«omini  talmente  che  vi  fi  fcorga  chiaramente  la 
verità  dell'  oggetto  rapprefentato ,  come  debbe 
pur  cHer  P  uffizio  del  teatro  e  d' ogni  canto  imi- 
tativo ,  in  tal  cafo  non  fé  ne  fdegnino  gì*  Italiani 
fé  a  nome  della  fìlofofla  e  del  gulto  francamente 
pronunzio ,  aver  elfi ,  in  vece  di  giovare  alla  fua 
perfezione ,  guaftata  ,  pervertita ,  e  corrotta  la 
mufica  ;  non  perchè  manchi  quella  di  eccellenti 
qualità  *  ma  perchè  ne  fanno  una  peffima  applica» 
zione . 

Diffatti  fé  P  imitazion  teatrale  fi  propone  due 
fini ,  P  uno  la  raifomiglianza  della  copia  che  imi- 
ta coli*  originale  imitato ,  e  P  altro  la  raifomiglian- 
za dei  muovimenti ,  eh'  eccita  in  noi  la  copia  coi 
muovimenti  eh*  ecciterebbe  P  originale  ;  qua!  imi- 
tazion  di  natura  è  mai  quella  del  canto  drammati- 
co dove  la  lontananza  che  palla  tra  P  originale  e 
la  copia  è  affai  maggiore  di  quella  che  pannerebbe 
tra  due  originali  affatto  diverfi?  Qual  conformità 
ritrnova  P  orecchio  non  prevenuto  dell'  uditore 
tra  il  fentimento  fublime  ,  tranquillo  ,  e  profondo 
che  fignoreggiava  P  anima  di  Temiftocle ,  allorché 
rifoluto  di  morire  prima  di  disonorare  la  fua  me- 
moria, prorompe  in  quelle  inarrivabili  parole 
Serberò  fra   ceppi  ancora 


Quefla  fronte  ognor  ferenti  t 
JE'  la  colpa  e  non  la  pena 
Che  può  farmi  impallidir  , 
e  quel  fentimento  medefimo  cantato  alla  moderna , 
cioè  facendo ,  che  Metfer  Temiftocle  fi  diverta  per 
un  quarto  d'  ora  in  mezzo  ai    trilli    yezzofiffìmi  < 
e  a  deliziofe  cadenze,    Je  quali  doveano  pur  con 
venire  maravigliofamente    in  quella   Situazione  ad 
un  Eroe  combattuto  ?   Qual  fomiglianza  corre   tra 
la  forprefa  della    fmarrita   Dircea   allorché  fi  con- 
ferà priva  di  fenfo  non  che  di  parole 
Divenni  fiupida 
Nel  colpo  atroce  : 
Non  ho  pia  lagrime  9 
Non  ho  piti  voce  i 
Non  pojfo  piangere  , 
Non  fo  parlar  , 
e  P  interminabile  loquacità  mufìcale  con  cui  s*  ef- 
prime  quello  flato  medefimo  obbligando  a  gorgheg- 
giar con  mille  femicrome  quella  ,  che  non  fa  par- 
lare ,  e  facendo    or  sii  or   giù  rotolare  la  voce  di 
colei  ,  che    non    ha  pivi  voce  e    Qual   rapporto    col 
fuono  grave  e  pofato ,    col  quale  un  uomo  che  fa 
rifleflìone    alle    fune/le     confeguenze ,    che    arreca 
V  abbandonare    agli   fregolati    fuoi   defiderj ,  deve 
pronunziar  le  feguenti  parole 

Siam  navi  alle  onde  algenti 
Lafciate  in  abbandono  ; 
lmpetuojt  venti 

1  no* 


io; 


z±9 

I  notiti  affetti  fono  : 
Ogni  diletto  è  fcoglio 
Tutta    hi  vita  è  mar . 
coli'  enorme  guazzabuglio  di  note    onde  fi  ve/lono 
elfe  nel    canto    ufcendo    alla    fine   in  un  minuetto  , 
O  in  un  allegro  ,  polacche    il    minuetto  e    l*  allegro 
fono  ,  come  vede  ognuno  ,    il  miglior  mezzo  pof- 
iibile  per  enunciare   una  maflìma  filolofica?  Di  fif- 
fatti  fclecifmi  unificali  fono  piene  in  tal  guifa  tut- 
te le  Opere  moderne  ,  che  1'  accumulare  gli  ef*mpj 
farebbe,  come  dice  un  proverbio  greco  ,  lo  fieifo, 
che  portar  vafi  a  Samo  o  nottole  ad  Atene. 

Ma  l' imitazion  che  rifulta  dalla  fomiglianza 
del  canto  colla  fituazione  del  perfonaggio  (uppG- 
ne  forfè  troppo  di  lìndio  e  di  gufto  ,  perchè  deva 
fperarfi  dagli  automati  canori  che  fi  chiamano  vir- 
inoli di  mufica  .  Vediamo  -almeno  fé  fi  trovi  un 
compenfo  nell'altro  genere  d' imitazione  che  nafce 
dalla  convenienza  delle  parti  elementari  del  canto 
coi  tuoni  della  favella  ordinaria .  Allorché  P  uomo 
parla  ,  il  fuo  difcorf©  fi  diftingue  precifamente  per 
la  maggior  lentezza  o  rapidità  nel  profferir  le  pa- 
role o  le  fillabe  ,  pel  grado  di  acutezza  o  di  gra- 
vità che  vi  fi  mette  ,  e  per  la  forza  o  remiffione 
colla  quale  fi  notano  le  infieffioni .  A  quefli  tre' 
elementi  della  voce  umana  corrifpondono  altret- 
tanti nella  mufica .  Il  tempo  efprirae  la  velocità  o 
la  tardezza ,  il  muovimento  imita  l' acutezza  o 
la  gravità  s  il  piano  o  il  forte  rapprese  nta  il  di» 
I  ver- 


130 
^erfo  ricalcar  che  fi  fa  filile  vocali.  Ora  £ccom« 
la  natura  e  la  combinazione  degli  accennati  ele- 
menti non  è  fempre  la  iteffa  nell'umano  diicorfo, 
ma  variano  entrambe  fecondo  P  indole  e  il  grado 
delle  paflìoni ,  effendo  certo  ,  che  P  andamento  per 
efempio  della  malinconìa  e  tardo  e  uniforme» 
quello  dello  fdegno  rapido  e  precipitato ,  quello 
delle  paflìoni  compofte  difuguale  e  interrotto  ;  co 
si  nel  canto  dovrebbefi  in  ciafcuna  cantilena  va- 
riare il  tempo  ,  il  movimento  e  il  ritmo  muficale 
fecondo  P  efprefllone  delle  parole ,  -e  la  natura 
dell'  affetto  individuale  che  fi  vuol  rapprefentare  5 
uè  paffar  fi  dovrebbe  «dai  tuoni  più  piccoli  e  baffi 
ai  più  alti  ed  acuti,  né  difcender  pofcia  da  que- 
lli agi'  imi  fenza  la  debita  graduazione  e  ve- 
rità di  rapporto  « 

Pofli  fiffattì  principi  mi  fi  dica  di  grazia  qual 
imitazione ,  qual  convenienza  col  favellar  comune 
apparifce  nel  canto  moderno  9  dove  a  rapprefentar 
affetti  e  fentimenti  contrarj  fi  pongono  in  opera 
li  fteffi  capriccj ,  che  dalla  plebagia  armonica  ven- 
gono chiamati  ornamenti  ?  Dove  in  un'  aria  dolen- 
te fi  frammifchian  le  iteffe  volate ,  gruppi ,  e  fai- 
ti  di  voce  che  converrebbonfi  ad  nn*  aria  concita- 
ta >  Dove  efprimendofì  nelle  parole  un  equabil  lan- 
guore mi  fi  falta  all' improvvido  dal  più  baffo  al 
più  acuto  fcorrendo  molte  volte  tutta  1'  «ftenfiors 
delia  voce  con  nvlle  impertinentiflìmi  gruppi  di 
note?  Dove  nel  caldo  maggiore  d'  un  fentiment© 

ira- 


13* 

iracondo  allorché  il  cantore  dovrebbe  moftrarfi , 
a  così  dir,  foffocato  dalla  fua  fteffa  prontezza,  fi 
ferma  lentamente  in  un  paffaggio  lunghini  nio  sfì» 
dando  ad  un  combattimento  di  gola  le  leccore  e 
%  canarj  ?  Dove  queita  fermata  f\  fa  non  alla  iine 
d'  un  periodo  ©  d'  una  parola  ,  come  vorrebbe  il 
buon  fenfo  ,  e  il  richiederebbe  V  infleilìone  pate- 
tica ?  ma  in  mezzo  ad  una  parola,  o  fu  una  vo- 
cale fiaccata  dalle  altre  ?  Dove  il  modulatore 
corrompe  i  tuoni  in  maniera  a  forza  di  repliche , 
di  paiTaggi  e  di  trilli  che  ove  fi  trattava  d'  imitar 
la  triftezza  o  Y  odio ,  mi  fi  fveglia  Y  amore  o  la 
gioja  ?  Dove  col  trinciar  in  mille  modi  e  agglo- 
merare la  voce  f\  sfigura  talmente  il  carattere 
degli  affetti  naturali  che  più  non  ii  conofce  a 
qual  pacione  appartengano  3  onde  ne  rifulta  una 
nuova  lingua  ,  che  non  intendiamo  ?  Dove  non  ij 
comprende  che  vi  ila  alcun  linguaggio  articolato  , 
ma  un  a  o  un  e  che  corrono  precipitofamente 
per  tutte  le  corde  e  per  tuttQ  le  fcale  applicabili 
.egualmente  a  parole  ebraiche  o  latine  che  alle  ita- 
liane ?  Dove  all'  aria  iteffa  cioè  alla  iteffa  paglione 
che  conferva  la  tinta  e  il  colore  jnedefìmo  fi  da 
tutte  le  volte  che  fi  torna  da  capo  un  tuono  af- 
fatto diverfo  cambiando  il  tempo ,  il  movimento  , 
e  il  ritmo  quantunque  il  cambiamento  non  abbia 
punto  che  fare  col  baffo  e  coi  violini  >  Dove  tron- 
cando a  mezzo  il  fenfo  delle  parole  e  lo  sfogo 
degli  affetti  attende  tal  volta  che  finifca   J"  orche- 

I  z  ftrà 


lira  che  dia  tempo  ai  polmoni  di  raccoglier  il  fiato 
per  efeguire  una  cadenza  >  Dove  per  il  contra- 
rio /  impone  fììenzio  alla  orcheftra  ,  dando  luogo 
al  maeftro  che  levi  la  mano  dal  cembalo ,  e  che 
pigli  tabacco  ,  mentre  il  cantore  va  follemente 
fpaffeggiando  fenza  difegno  per  un  diluvio  di  note  ? 
Dove  in  luogo  che  gli  finimenti  imitino  la  voce, 
è  piuttoffo  la  voce  umana  quella  che  prende  tal 
volta  a  gareggiare  cogli  finimenti  chiamando  con 
eccello  di  Solidezza  a  {ingoiar  tenzone  ora  una 
tromba  ,  ora  un  violino ,  ora  un  corno  di  caccia  ? 
Oh  !  che  sì  che  Giovenale  noi  vedere  la  ilrana 
violenza  che  fanno  i  cantori  al  fenfo  comune  av- 
rebbe avuto  ragion  di  efclainare  Quis  tam  ferreuf 
ut  teneat  fé  ?  Che  sì  che  1*  aveva  quel  francefe 
autore  d'  un  poema  fulla  mufica  allorché  dille 
parlando  della  Italia 

Orgueilleufe  Aufonle  ,   il   le  faut  declarer 
A  la  honie  d'  un   art  que  V  on  doit  reverer 
Mille  infefles  maudits  ,  dont  tei  villes  abondenf 
De  leurs  fons  venimeux  de  toutes  parts  t'  inonderà  ; 
Far  un  nomhre  d*  Auteurs  de  ncs  jours  redoublè 
Je  vois  fous  leurs  fureurs  ton  pays  accablì  ,  (  *) 

Ep- 


(*;  La  Mufìque  Epiftola  in  vcifi  divifa  in  quattro 
Canti  Chat*  3    inferita  ne!  Libro,  che  ha  per  tiiol® 

Ijsì  dons  de$  Edf4ns  de  L&tme  » 


135 
Eppure  (mi  fento  opporre  da  più  cP  uno)  le 
voftre  invettive  fono  altrettanti  colpi  dati  al  ven- 
to 5  poiché  o  imiti  il  canto ,  o  non  imiti ,  la  na- 
tura ,  fìa  eflo  s  o  non  fìa  ,  conforme  al  fenfo  delle 
parole  certo  è ,  che  piace  generalmente  fui  teatro, 
e  che  le  arie  cantate  con  le  ftranezze  e  le  inve- 
rofìmiglianze,  contro  alle  quali  vi  fcagliate  sì  fie- 
ramente ,  fono  quelle  appunto ,  che  rifcuotono  i 
maggiori  appiani! ,  e  che  fvegliano  collantemente 
P  ammirazione  del  popolo  .  Una  delle  due  cofe 
adunque  vi  fa  di  meitieri  accordare:  o  che  le 
crecchie  del  publico  non  fono  giudici  in  fatto  di 
mufica  ,  lo  che  farebbe  un  paradoffo,  o  che  i  vo- 
fìri  fognati  rapporti  fra  la  rapprefentazione  e  il 
rapprefentato  non  fono  punto  necelfarj  a  produrre 
P effetto  *     . 

Ecco  P  uni  verfafe  ma  puerile  fosfina,  il  quale 
ridotto  in  ma  Arni  a  dalla  ignoranza ,  e  avvalorato 
da  uno  fpeziofo  pregiudizio  è  quello  ,  che  cagio- 
na P  efterminio  di  tutte  le  belle  arti .  E  quan- 
do mai  ,  replicherò  io  a  codefti  fautori  della  ir- 
ragionevolezza  ,  e  quando  mai  fu  coflituito  il 
popolo  per  giudice  competente  del  guito  ove  fi 
tratta  di  arti  o  di  lettere  ?  Da  qual  fovrana  deci- 
sone ,  da  qual  tribunale  emanò  un*  autorità  così 
deftruttiva  dei  noftri  più  fquifiti  piaceri?  il  popolo 
può  giudicare  bensì  del  proprio  diletto  e  compia- 
cerli d'  una  cofa  pi  jttofto  che  d'  un*  altra  ,  nei  che 
i  filofofi  non  gli  faranno  contrailo,  ma  non  è,  né 
1  3  può 


154 
può  eifer  mal  giudice  opportuno  del  bello  ?  il  qua* 
le  non  viene  cosi  chiamato  quando  genera  un  dilet- 
to qualunque ,  ma  allora  foltanto  che  genera  un  di- 
letto ragionato  -figlio  della  oflèrvazione  e  del  rifìef- 
(o  .  Il  piacere  s  che  giifian  nel  canto  moderno  co- 
loro che  nulla  intendono  ,  non  è  altro  che  una  ferie 
di  fenfazioni  materiali ,  a  cosi  dire  ,  e  meccaniche 
prodotte  unicamente  dalla  melodia  naturale  inerente 
ad  ogni  e  qualunque  tuono  armonico  s  e  che  li  go- 
de ne'  gorgheggi  dy  un  roifignuolc  al  paro  che  nel- 
la voce  d1  un  cantore  .  E  fé  di  quello  fole  piacere  fi 
parla  ,  e  di  quello  fi  contentano,  e  per  quello  folo 
vanno  al  teatro ,  appiglinfi  eglino  pure  alle  derilioni 
del  volgo  3  che  io  non  m*  oppongo  .-  Ma  oh  bellezza 
fovrumana  della  m litica  ?  oh  imitazione  figlia  del 
cielo  !  lo  non  mi  prefento  inanzi  al  tuo  altare  con 
si  umili  fentimenti  „  Allorché  vado  al  teatro  per 
tributarti  un  omaggio  ds  adorazione  y  io  porto  me- 
co la  non  ignobil  fuperbia  d*  elfer  uom  ragionevo- 
le ,  e  di  voler  conservare  £n  nell*  efercizio  della 
mia  fenfibilità  i  privilegi  della  mia  natura .  Io 
chieggo  prima  da  te  ?  che  s  trafportando  nel  falfo 
le  fembianze  del  vero  ,  tu  mi  feduchi  e  m9  ingan- 
ni ;  che  porti  P  inganno  e  la  deduzione  al  maggior 
grado  porlìbile  ,  che  mi  facci  pigliar  un  inconfìiien- 
te  aggregato  di  fuoni  pei  veri  gemiti  d9  un  mio 
limile  s  e  che  mi  coftringhi  a  correre  ,  come  un  altro 
Enea  ,  per  abbracciar  il  faatafma  di  Creufa  in  vece 
ééì  fuo  corpo  o  Tu  d&vi  pofcia  chieder  da  me ,  che 

ha- 


*5* 

fvanita  che  fa  V  Muflone,  io  feguiti  ancora  a  go- 
dere della  compiacenza  rifleifa  di  efTere  flato  in* 
gannato  ;  che  ammiri  la  poffente  magia  dei  fuoni 
che  pervennero  a  farlo  \  che  paragoni  que*  punti 
di  raifomiglianza  col  vero  onde  traile  origine  il 
mio  deliziofo  delirio  $  che  fillogizzi  comparando 
la  voce  che  cantò  colla  pancone  o  1*  idea  che  vo- 
leva rapp re fen tarmi  ;  e  che  fimile  all'  Adamo  in- 
trodotto dal  Milton  y  dopo  aver  vagheggiata  in 
fogno  la  belliffima  fconofciuta  immagine  della  fu- 
tura Compagna ,  confronti  poi  fvegliato  a  parte  a 
parte  nell*  originale  il  vivace  lume  degli  occhi  , 
Toro  dei  capegli ,  le  rofe  delle  labbra  y  il  latte 
della  morbida  carnagione  ,  e  la  tornita  perfezion 
delle  membra  e 

Giudice  non  per  tanto  del  bello  folo  è  chi 
ad  un  tratto  dell*  anima  fquifìto  e  pronto  accoppia 
una  robufta  facoltà  penfatrice ,  chi  comprende  ad 
un  tratto  la  finezza  non  meno  che  la  moltiplicità 
delie  relazioni  fra  gli  oggetti  del  gufto,  chi  fa  de- 
durre da  un  principio  ficuro  una  rapida  ferie  di 
legittime  confeguenze  ,  in  una  parola  chi  porta  in 
teatro  o  fu  i  libri  una  mente  illuminata  non  dif- 
giuntada  un  cuor  fenfibile.  Senza  F  una  e  1*  altra 
di  quefte  doti  tanto  è  imponibile  il  parlar  aggiu- 
ftatamente  in  materie  di  gufto  quanto  lo  farebbe 
ad  un  cieco  nato  il  giudicar  dei  colori .  Ma  come 
attender  tante  e  sì  difficili  qualità  da  un  publko 
^er  lo  più  ignorante  o  difiratto  9  il  quale  ,  ficcome 
I  4  vede 


ì5* 
vede  fpefso  cogli  altrui  occhi  ,  e  (ente  colle  altrui 
orecchie  ,  così  gufte  non  poche  volte  coli'  altrui 
fen fazione  e  non  colla  propria?  Come  fperarie  da 
un  udienza ,  che  va  alle  rapprefentazioni  dramma" 
tiche  collo  -fpirito  medefimo  che  adderebbe  ad  una 
bottega  da  caffè,  ad  una  converfazione  ,  o  ad  un 
ridotto  ,  cioè  per  ifpendervi  quattr'  ore  in  tutt'  al- 
tro efercizio  che  in  quello  di  arricchire  la  fua  te- 
ila  d'  idee  e  il  fuo  cuore  di  fentimenti  ?  Come 
crederle  in  una  union  di  perfone ,  le  quali  per 
lunghiffìina  e  non  'mai  frnentita  efperienza  veggonfi 
applaudir  fempre  al  cattivo  e  trafcurar  il  buono  ? 
Correre  in  folla  ai  moftri  chiamati  tragedie  del 
Hinghieri  mentre  lanciano  folitarie  fulle  fcene  la 
fublime  Atalia  e  la  patetica  Alzira  >  Deliziarli 
eiìremamerite  con  Arlecchino  o  Tartaglia  ,  e  sbadi- 
gliare alla  rapprefentazione  del  Mifantropo  ?  Tac- 
ciar di  sforzato  e  feccagginofo  Molière  ,  e  poi  com- 
mendare i  Gozzi  ,  i  Villis ,  e  i  Chiari  ?" 

Mi  fi  dirà,  che  il  quadro  da  me  abbozzato  com- 
prende il  volgo  foltanto  ,  non  già  il  publico  (igno- 
rile e  rifpettabile,  che  forma  perlopiù  l'udienza 
dell'  opera.  Nulladimeno  a  rifchio  di  paifare  ,  per 
un  Quakero  della  Fenfìlvania  ,  o  per  un  non  an- 
cora civilizzato  Panpa  del  Paraguay ,  io  ripiglierò 
francamente  ,  che  ,  ove  fi  tratta  di  pronunziar  un 
fondato  giudizio  fu  ciò  eh'  è  bello  nelle  arti  r"p- 
prefentative ,  quel  publico  [ignorile  e  rifpettabile 
non.  difkuifce  poco  m  molto  dal  volgo .  Sì;  volgo 

è  in 


137 
è  iti  materia  di  fpirito  fa  mafUma  parte  delh  vez- 
zofe  dame  e  dei  brillatiti  cavalieri  ,  ai  quali 

La  gola  f  il  fonno  ,  e  V  ozio  fé  piume  $ 
V  occupazione  importantiflìrna  di  amoreggiare  *  o 
la  più  importante  ancora  del  giuoco  o  degli  abbi» 
gliamenti  5  o  il  trafporto  pei  cani  o  pei  cavalli 
maggiore  tal  volta  di  quella  che  hanno  pe5  i  loro 
firn  ili ,  o  il  frequente  e  piacevole  converfar  coi 
buffoni  non  lafciano  loro  ne  il  tempo  neceiTario 
ad  iftritirfi,  né  V  abitudine  di  rimettere  ,  febbene 
non  tolgan  loro  per  lo  più  la  profunzione  dì  de- 
cidere .  Volgo  è  la  mailìma  parte  delie  perfone 
civili  che  frequentano  il  teatro  o  per  le  ftefTe  ca- 
gioni che  i  precedenti,  o  perchè  gli  affari  urbani 
o  domeftici ,  o  lo  ihidio  ad  altre  co/e  rivolto  non 
concedono  loro  V  agio  d*  attendere  a  così  deliziofo 
pafcolo  della  fenfibilità  .  Volgo  è  nelle  cofe  unifi- 
cali quella  razza  di  fapienti  acciliati  e  malinconici 
che  ftampano  fu  tutti  gli  oggetti  1'  impronta  del 
loro  carattere  s  e  che  fatti  per  abitar  piuttofto  il 
mondo  di  Saturno  che  il  noftro 

fé  croirolent  faire   affront 

Si  les  Graccs  jamaif  leur  deridoient  le  front  a 
E  volgo  è  ancora  1'  aggregato  degli  uditori  mag- 
giore affai  di  quello,  che  comunemente  fi  crede , 
i  quali  indifferenti  per  natia  rigidezza  d*  orecchio  . 
a!  piacere  della  mufica  ,  e  difpofti  a  pefar  filila  fìeffa 
bilancia  Gluck  e  Mazzoni ,  Pugnani  e  un  dozzina- 
le fuonator  di    feftino    potrebbero   interrogati    fui 

me- 


xs8 

merito  degli  attori  rifpondere  come  fece  quel  bo* 
Iognefe5  che  trovandof*  ìq  Roma  in  una  veglia 
pretto  ad  un'  tavolino  dove  giuocavano  certi  Ab- 
bati di  condizione  fconofciuti  .a  lui  ^  e  inforto 
fra  i  giocatori  un  litigio  intorno  ad  una  giucca- 
t«f ,  cui  egli  non?  aveva  potuto  badare  per  aver 
dormito  fino  a  quel  punto  *  richiefto  alF  improvi- 
fo  da  un  Abbate  Che  ne  dice  ella  i  Jign ore  '?  Chi  ère* 
de  abbia  il'  tort<?  fra  noi  ì  rifpofe  con  faceto  imba- 
razzo Ahì  sìy  sì,  *  Dice  bene  KS*  illma  tutti  hanno ^ 
ragione  egualmente  e 

Che  fé  a  quefta  clalTe  voglionfì  aggiugnere  gli 
ippocriti  di  fentimento ,  quelli  cioè  che  affettano 
ài  provar  diletto  nella  mufica  per  ciò  (olo  che 
Himano  efier  proprio  d'uomo  di  fino  gulto  il  pro- 
varlo ;  fé  noveriamo  anche  i  molti ,  che  invafati 
dallo  fpirito  di  partito  commendano  non  ciò  che 
credono  eifer  buono,  ma  quello  foltanto  che  ha 
ottenuta  la  lor  protezione  i  fé  vorremo  fperare  i 
non  pochi ,  che  elfendo  idolatri1  di  un  iblo  gufto 
e  ài  un  folo  fHle  circofcrivono  1'  idea  àeì  genio 
nella  efecuzione  di  quello  e  ralfomigllano  a  quel 
Capo  dei  felvaggi ,  il  quale  llimando  elfer  le  fue 
campagne  il  confine  del  Mondo  e  fé  fteifo  1'  unico 
fovrano  dell*  univerfo  y  e(c^  ogni  mattina  dalla 
fua  capanna  per  additar  al  fole  la  carriera  che 
dee  percorrere  in  quel  giorno  ;  fi  vedrà ,  che  alla 
fine  dei  conti  quel  gran  publicojignorile  e  rifpettabìle 
6  rifolve  io  un  numero  affai  limitato  di  uditori, 

che 


*$9 
che  capaci  fiano  ài  giudicare  dirittamente  «,  "E  que» 
iti  affai  lontani  dall'  incoraggiare  coi  loro  appiani! 
i  pregiudizi  dominanti  fono  anzi  della  mia  opi- 
nione s  e  fé  ne  dolgono  apertamente  della  deca- 
denza della  rnuiTcac,  e  inveifcono  contro  i  minici 
e  i  cantori  che  1'  hanno  accelerata  „ 

Coloro  poi  che  dal  piacere  dd  volgo  traggo- 
no  un  argomento  per  conchiudere  che  ad  eccitar 
I*'  intereiie  che  può  enervi  nella  mufica  nulla  va- 
glia la  conrieftione  fra  le  parole  e  il  cmta ,  cado- 
no a  un  dippreflb  nello  fleflb  fosfina  di  quei  pfeudo- 
filófoiT  s  i  quali  perchè  lo  sfogo  materiale  dei  fenfi 
neir  amore  viene  accompagnato  da  voluttà,  preten- 
dono che  riiun*  altra  cofa  debba  pregiarli  in  quella 
paffione  fuorché  h  voluttà  momentanea  .  Quefti  in- 
fenfati  difcepolf  di  Ariftippo  montano  d*  ignorare 
che  i  diletti  meccanici  dell'  amore  fi  riducono  pref- 
foche  al  nulla  qualora  manchino  loro  1*  influenza 
della  immaginazione ,  o  1*  energia  del  cuore  ,  o  V  en- 
tufiafrno  generato  dalle  qualità  morali  «  Quelli  non 
capifcono ,  che  il  piacere  feniltiv©  ed  efterno  che 
producono  i  fuoni  full*  uomo  coniìderato  fempli- 
cemente  come  una  macchina  fifica  organizzata  per 
riceverli ,  non  è  per  alcun  verfo  paragonabile  con 
quel!'  altro  diletto  più  intimo  che  producono  neh" 
uomo  morale  ,  cioè  nell'  uomo  considerato  come  un 
efiere  capace  di  conofcere  la  (ìmpatia  di  certi  fuoni 
con  certe  affezioni  dell'  anima,  e  di  prevalere  di 
iiffàtta  cognizione  per  metter  in  efercizio  le  prò» 

prie 


$4'0 
prie  panloni  .  Cofe  tutte  che  noti  ponno  proveni- 
re da  una  ferie  indeterminata  di  Tuoni ,  ma  dalla 
determinazione  bensì  che  ricevono  eilì  moni  dalle 
parole  s  le  qnaii ,  facendo  vedere  la  dipendenza 
in  cui  fono  gli  uni  dalle  altre  ,  eccitano  le  ileife 
idee  e  i  movimenti  fteilì  eh'  ecciterebbe  la  pre« 
fenza  degli  oggetti  rapprefentati  *  Perciò  Sant'Ago» 
iiino  definì  la  rnufìca  /'  arte  della  moàula%ion  conve- 
nevole ,  e  Platone  comparò  la  poefìa  ft parata  dal 
canto  ad  un  volto  che  perde  la  fu  a  beltà  paifato 
che  fia  il  flore  della  fua  giovinezza  (  a  )  .  Lo  rteiTo 
fìlofofo  parlando  della  corruttela  dell'antica  armo- 
nìa e  dell'  antico  teatro  attribuire  1*  una  e  1*  al- 
tra alla  debolezza  de*  poeti  e  dei  mnfici ,  che  pre- 
fero per  regola  dal  bello  nelle  due  facoltà  il  pia- 
cere del  volgo  trascurando  quello  dei  più  faggi 
(  b  ) ,  Un  altro  Scrittore  non  minore  di  lui  concorre 
nella  fìelfa  opinione  deducendo  apertamente  la 
perdita  della  mufica  ,  come  ancora  delle  virtù  po- 
litiche in  Atene  ,  dall'  aver  tolto  di  mano  alle 
pedone  di  miglior  qualità  le  arti  ginnaftiehe  e  le 
muficali  conferendo  al  popolo  F  efercizio  e  il  pro- 
fìtto Mi  Due  autorità  cosi  rifpetrabili  avvalora- 
te da  una  collante  efperienza  bafhno  a  dileguar 
pienamente"  un  fofifma ,  che  può  chiamarli  ]'  anco- 
ra della  fperanza  per  gli  ignoranti  • 

Che 


(  a  !  De  Rcpublica  lib.  so. 

{  b  )  De  Legibus  ìibs  3, 

{e)  Senofonte  nel  Oiftoifo  full  a  Repub.  di  Atene  . 


14  r 
■Che  poi  mancando  nel  canto  moderno  le  due 
ipezie  d*  imitazione  efpofte  di  /opra  debba    altresì 
mancare  la  terza  che  deriva    dalla  Somiglianza   dei 
movimenti  che  fveglia   in  noi    la  copia    coi  movi- 
menti che  fveglierebbe   la  prefenza  dell'  originale 
rappresentato  ,    non  occorre  fermarfi    a  lungo  per 
provarlo.  Imperocché  egli  è  certo,   che   altra    via 
non  hanno  le  arti  rapprefentative  per  commuoverci 
agli  affetti  fé  non  quella  di  colpir  la  noflra  immagi- 
nazione nel  modo  (ietto  che  la  colpirebbero  le  cole 
reali  e  per  gli  fteffì  mezzi  ;  onde  fé  con  altri  fre- 
menti viene  alfalita ,  o  le  fi  parano  avanti  idee  in 
tutto  contrarie  a  quelle  delie  cofe  ,  non  è  poflìbile 
a  verun  patto  eccitare    la  commozione  .   Perlochè 
avendo    fatto    vedere ,    che    la  mulica    vocale  non 
corrifponde   al  fuo    oggetto  ,  e  che    le    volate ,   i 
trilli ,  le  vocalizzazioni ,  e  le  cadenze ,  e  i  lunghi 
paffaggi  che  coftitmfeono  il  principale  abbellirne^" 
io  del  canto  moderno,    non  rapprefentano  i  moti 
ài  veruna  paffione  ,  reità  (fé  mal  non  m'  avvifo  ) 
.dimoftrata  abbaftanza  la  fua  incapacità  nel  muover 
gli  affetti . 

Quindi  fi  può  render  ragione  della  ©Nerva- 
zione fatta  prima  in  Inghilterra  dal  Gregory  (a) 
poi  di  nuovo  in  Italia  dal  più  volte  lodato  Borfa,  (  b  ) 

cioè 


(a  )  Eifay  far  le  moyen  de  reudrè  ics  facili tés  de 
r  Ho mnae   plus  utiles  à  foa  bonheur  » 

(£j  Sulla  mulica  imitativa  dell' opera  Lettsxa  e. 


*4* 
cioè  che ,  prendendo  a  legger  MetaUafio  9  a  fatica 
fi  può  lafciar  dalle  mani  per  F  impazienza  in  cui 
fiamo  di  vedere  il  fine  di  qualunque  fua  tragedia; 
tanto  ci  intenerisce ,  attacca  3  e  fofpende  la  fua  let- 
tura; ma  fentitolo  cantare  in  teatro  dai  virtuofi 
reftiamo  indifferenti,  né  ci  fentiamo  punto  rapire 
dall'  jntereife  o  dalla  curiofità  <>  La  qua!  cofa  non 
altronde  deriva  fé  non  da  ciò  che  il  canto  dram- 
matico colle  fue  firanezze  e  inverofimigiianze  sfi- 
gura in  tal  modo  il  fenfo  delle  parole,  che  tolta 
ogni  conneifione  colla  poefia ,  altro  non  rappre» 
fenta  fuorché  un  quadro  arbitrario  e  in  tutto  di- 
verta *  Quindi  la  contraddizione  con  noi  med efimi 
e  colla  noftra  fenfibilità  in  cui  ci  pone  il  canto  ; 
poiché  eflendo  certo  che  appena  avremmo  potuto 
frenare  le  lagrime  per  la  compadrone  fé  fo0ìmo 
flati  prefenti  all'  addio  di  Megacle  e  alle  fmanie 
di  Timante  9  noi  fentiam  pure  modular  fui  teatro 
il  medefimo  addio  e  rapprefentar  quelle  fmanie 
itene  non  folo  fenza  piagnere  .,  ma  sbadigliando , 
o  ridendo  ,  o  facendo  qualche  cofa  di  peggio  . 
Quindi  la  forprefa  mifìa  di  fdegno  ,  colla  quale 
uno  jkaniero  nuovo  alle  im  prensioni  riguarda  F  in- 
funo che  fi  vuol  fare  alla  fua  ragione  dandogli  ad 
intendere,  che  i  foli  italiani  hanno  colpito  nel 
fegno ,  e  che  ad  elfi  unicamente  appartiene  il  con- 
fermar il  depofito  della  bellezza  muficale;  affezio- 
ne, che  vien  provata  da  loro  efagerando  i  pregi 
di  quello  brillante  fpettacolo ,  ma  che  re/la  fubito 

fmen» 


345 

iinentita  dalF  intimo  fentimentodi  chi  gli  afcolta  , 
poiché  in  vece  della  fublime  illuvione  che  gli  fi 
prometteva,  invece  di  trovar  quel  congegnamen* 
to  mirabile  di  tutte  le  belle  arti ,  che  dovrebbe 
pur  e/fere  11  più  nobil  prodotto  del  genio ,  altro 
«gli  non  vede  nell'opera  fuorché  ima  moltitudine 
xii  personaggi  vcfkiti.  all'eroica  ^  i  quali  vengono, 
s*  incontrano  ,  tengono  aperta  la  bocca  per  un 
quarto  d'  ora  ,  e  poi  partono  ienza  che  lo  fpetta« 
tore  poffa  capire  a  ,qual  fine  ciò  fi  faccia,  xidu- 
eendofì  lutto  9  come  .1*  uniyerfo  nel  Hftejna  éi  Lei* 
jbnitzio  ,a  pure  apparenze  o  preftigj..  Quindi  F  in- 
certezza e  varietà  con  cui  il  giudica  d'  una  fteffa 
compoiìzione  o  jdVun*  aria,  poiché  non  trovandoli 
un  rapporto  efatto  fra  F  imitazione  e  F  .oggetto 
imitato  9  il  pender  muflcale  dell*  aria  non  meno 
che  la  fua  efecuzione  reitano  applicabili  a  cento 
cofe  diyerfei  dai  che  avviene,  che  il  gurlo  dello 
fpettatore  abbandonato  a  fé  iteilb  ,  ora  fa  F  appli- 
cazione ia  un  modo  s  ora  in  un  altro  »  e  .diverfa» 
mente  in  ognuno,. 

La  rifleiSone  ultimamente  accennata  potrebbe , 
fé  mal  non  m*  appongo  ,  fparger  qualche  lume  fui 
quelito ,  che  ho  «dito  farli  da  moki  5  onde  tragga 
origin  cioè  la  rapidità  con  cui  il  fuccedono  i  guiìi 
nella  unifica ,  i  quali  fi  cambiano  non  folo  da  fe« 
colo  a  fecolo  ,  ma  da  luiìro  a  1u$ro ,  e  perchè 
fìiFatti  cangiamenti  fiano  più  yifìbili  in  elfa  che  ira 
qualunque  altra  delle  arti  -rapprefentaiive ,  Io  noiB 

pof- 


144 
pollo  trattenermi  a  dir  tutto  ciò  che   mi  Tom  min  i- 
itrerebbe  uri  argomento  così  fecondo  ,  il  quale  non 
potrebbe    trattari!  a  dovere   fenza   lo    Scioglimento 
di  molte  quetiiooi   preliminari ,  Sapere  cioè  :  Se  vi 
ila  un  genere  di  mufica  affoluto  e  univerfale  ,  che 
debba  piacere  ugualmente  in  tutti  i  tempi  ,  e  prelfo 
$  tutti  i  popoli  della  terra  ;  Se  il  diletto  5  che  genera 
fa    mufica  fìa  un  diletto  di   educazione  e  fattizio  , 
oppure  inerente  all'  azione  intrinfeca  di  queir  arte  : 
Se  ii  carattere  vago    e  arbitrario,   del  quale  vien 
rimproverata  la  m  li  fica  ,    fia  peculiare    della  noftra 
oppure  di  ogni  altra  mufica  conofciuta  finora  :    Se 
il  fondamento  di  tale  accufa  fi  debba  ripetere   dall' 
armonia  o  dalla  melodia  ovvero  dall'  una  e  dall'altra  .' 
Se  confitta  nell'  ufo  che  fi  fa  delle  consonanze  o  nella 
illimitata  licenza  che  fi  prendono  i  mufici  nel!'  ado- 
perare le  diffbnanze  :    Se  la  perdita  della  profodia 
poetica  pò  fifa   sver  contribuito    a  render    P  azione 
della  mufica  vaga  ed  incerta  :    Se  vi  fìa   probabile 
Speranza  di  dare  una  maggior  labilità  e  fermezza 
ai  gufti  ratificali  ecc. 

Dirò  Soltanto,  che  la  varietà  àeVe  opinioni  e 
il  rapido  loro  cangiamento  nafce  dal  principio 
medefimo,  che  fece  degenerar  il  teatro  italiano 
nel  Secolo  fcorfo  .  Il  maravigliofo  introdottovi  non 
rappreSentando  alcun  elTere  conoSciuto  ih  natura  , 
riè  apportando  Seco  alcun  modello  reale  ,  al  qua- 
le poteffe  rifferirfi  dallo  Spettatore,  prefe  quella 
forma  e  travvifamento ,  che  vollero  dargli  la  Svo- 
glia- 


I4J 

gliatezza  ,  l' immaginazione  5  e  il  capriccio  .  Così 
nel  canto  moderno  mancando  la  verità  della  efpref- 
fìone  perchè  le  modulazioni  imitative  fono  troppo 
lontane  dalla  natura  ,  altro  diletto  non  refta  fé 
non  quello  che  viene  dal  gradevole  accozzamento 
dei  moni  diretti  non  già  a  lignificar  un  penfìero, 
o  ad  eccitar  una  determinata  pafìione  ,  ma  a  pia- 
cere all'  orecchio  colla  loro  .varietà  e  fucceflione  . 
Quindi  non  è  da  maravigliarli  fé  T  uditore  ,  il 
quale  prende  i  fuoni  per  fé  fleilì  3  e  non  per  quel- 
lo che  rapprefentano  ,  cerca  appunto  nella  di- 
verfa  combinazione  di  effi  quel  piacere ,  che  non 
può  ricavare  da  una  poco  intefa  e  mal  conolciuta 
imitazione  „  E  fìccome  dicefi  a  ragione  che  una  è 
la  ftrada  della  verità  e  quella  dell'  errore  moltepli- 
ce ,  così  pofia  la  difconvenienza  delle  modulazio- 
ni cogli  oggetti  naturali ,  ne  vengono  in  confe- 
guenza  la  neceflìtà  di  cambiarle  fovente  per  non 
infaftidir  Y  uditore  ,  la  tortura  che  fi  danno  i  can- 
tori per  trovar  cofe  che  lufìnghino  le  orecchie 
colla  lor  novità  9  e  la  varietà  de  gufti  che  da  ciò 
ne  rifulta  ,  Non  avviene  talmente  nelle  altre  arti 
rapprefentative  come  fono  la  fcultura ,  la  pittura , 
e  la  pocfia  ,  o  almeno  non  avviene  così  frequen- 
temente ,  perocché  in  effe  1'  oggetto ,  cui  fi  rap- 
porta T  imitazione  ,  è  più  vicino  ,  e  le  relazioni 
fono  più  chiare  ,  onde  il  guft'o  può  aver  un  fon- 
damento meno  arbitrario  «,  Della  bellezza  della 
Venere  de'  Medici  non  meno  che  della  perfezione 

K  del 


14^ 
del  Misantropo  di  Molière  io  giudico  per  la  com- 
parazione cogli  oggetti ,    che  mi  cadono  fotto  gli 
occhi.    La  proporzione  fra    le   membra,  la  dilica- 
tezza    dei    tratti }  la  bocca  ,  le  braccia  ,    le  mani , 
ciafcima  parte  in  fomma  ha   degli  originali   nella 
focietà    che  fervono ,   a  cosi  dire ,    di   puntelli    al 
comun  paragone  ,  come  i'  hanno  parimenti ,  e  affai 
fpeffo  5  i  caratteri  di  alimene  ,  di  Alcelie  ,  di   Fi- 
linto ,    di   TrilTotino  ,  di  Vadio  ,   e    glij  altri  che 
fi  trovano  in  quella  inimitabil  commedia  .  Poco  ci 
vuole  a  ravvifarli  e  non  molto  a  farne  il  confron- 
to «  Ma  nella  mufica  ,   mercè    al  foverchio  raffina- 
mento 3    cui  fi  è  voluto    condurla  3  la  verità   della 
efpreffione  è  così  poco  adattata  alla  capacità  della 
maggior  parte ,  cosi  poco  riconofcibile  V  imitazio- 
ne ,  che  necefiario  è  ,  che  ondeggi  anche  il  gufto 
fra  tanti  e  sì  difcordi  giudizj .  Però  mentre  1* Apol- 
line di  Belvedere  ,  il  Laocoonte  ,    e  V  Ercole  fer- 
vono di    modello  tuttora    agli  ftatuarj    dopo    tanti 
fecoli  ;  mentre  la  Venere  di  Tiziano  ,  il  S.  Pietro 
di  Guido  ,  e  la  Madonna  di   Correggio  riunifcono 
concordemente   i  fuffragi    de'  pittori  s    mentre  un 
frammento  di  Saffo  ,  un*  oda  di  Orazio  ,  una  ele- 
gia dì  Tibullo ,  un  idilio  di  Teocrito ,   un'  ottava 
d'  Ariofro  e  di  Tafso,  un  fonetto  di  Petrarca  ,  le 
lagrime  di  Priamo   inginocchiato    avanti  Achille , 
1' epifodio  della  morte  ,d*  Eurialo  nella  Eneide,  fi 
guftano  pure ,  e  s'  affaporifcono  perchè  fpirano  an- 
cora la  Icr  primitiva  freschezza  ;  ninna  compofìzion 


147 
muficale,  niuna  cantilena  è  non  dirò  dei  greci  o 
dei  latini ,  ma  ne  meno  dei  moderni  da  Guido 
Aretino  fino  al  principio  del  noltro  fecolo ,  che 
fi  conofca ,  non  che  s*  imiti  fui  teatro  o  in  chiefa 
dai  maeftri  o  dai  dilettanti .  Le  compofizioni  fterTe 
dei  primi  maeitri  del  noftro  fecolo  fono  oggimai 
divenute  anticaglie ,  non  piacendo  altro  che  Io 
fti'e  dei  moderni  cantori  ,  il  quale  nel  giro  di  pò- 
chinimi  anni  dovili'  cedere  anch'  elfo  ad  un  nuovo 
guito  ,  che  dee  fuccedere  ficuramente .  Ed  ecco  uà 
motivo  di  più  deila  diverfìtà  delle  opinioni  in  que- 
llo genere ,  il  non  rimanere  cioè  alla  pofterità  un 
claffico  efeaiplare  ,  che  fiflì  immobilmente  lo  ftudio 
dei  giovani ,  perchè  dipendendo  in  maifima  parte 
la  bellezza  del  canto  dalla  maniera  di  efeguirlo  ; 
quella  non  può  conofcerfì  fuorché  nella  viva  voce 
del  cantore.  Morto  eh' ei  fìa,  il  voler  giudicare 
del  fuo  merito  dagli  fcritti ,  che  reftano  ,  è  lo  fteffo 
che  giudicare  delle  bellezze  di  Elena  fui  fuo  ca- 
davere .  Così  che  niente  v'  ha  di  più  inutile 
che  il  voler  rifapere  lo  itile  di  Egiziello ,  di  Ber- 
nacchi ,  di  Farinello  ,  o  di  Buzzoleni  da  qualche 
compofìzion  muiìcale  publicata  da  effi.  La  mano 
del  tempo  ,  che  itampa  orme  profonde  di  diftni- 
zione  su  tutta  la  natura  ,  perdona  molto  meno  ai 
fuoni  rapidi  e  fuggitivi  ,  e  il  canto  prodigiofo  di 
quei  cantori  fimile  nella  incoftanza  all'  elemento 
dove  fu  generato  dopo  aver  eccitata  una  ferie  di 
fenfazioni  tranfitorie  al  paro  di  lui  andò  a  per* 
K  i  derfi 


14S 
derfi  fra  le    infinite    paffaggiere    vibrazioni ,   che 
prodotte  a  vicenda  e  cancellate  dall'  urto  de'  corpi 
fonori  rimafero  inerti  alla  fine  e  mutale  nell'  abhTo 
del  nulla  , 

Mio  defiderio  farebbe  di  poter  pubblicamente 
render  giufiizia  in  queito  luogo  a  quei  cantori  vi- 
venti ,  che  fcevri  del  contagio  comune  ci  porgef- 
fero  altrettanti  efemplari  imitabili  del  vero  canto 
drammatico .  Ma  1*  aufìera  verità ,  alla  quale  fa 
d'uopo  che  un  autore  fagrifichi  fino  ai  primi  mo- 
vimenti d'  un  cuor  feniìbile ,  mi  trattiene  dal  far- 
lo .  No  :  avvenga  che  molti  fiano  i  cantori  da  me 
fentiti  in  italia  creduti  braviffimi  (  e  che  fono  tali 
fecondo  P  idea  che  fi  ha  comunemente  della  bra- 
vura )  non  ho  trovato  neppur  un  folo ,  il  cui  can- 
to non  fia  più  o  meno  imbrattato  dei  vizj  efpofti 
nel  prefente  capitolo ,  Vi  faranno  al  certo  delle 
eccezioni  a  quefia  regola ,  ma  non  le  eonofco . 
Trovando/I  tutti  lontani  dal  retto  fentiero ,  la 
maggior  grazia  che  può  loro  farfi  è  quella  di  giu- 
dicarli per  approffimazione  .  Odo  parlar  molto  di 
Marchefi  e  di  Pacchierotti ,  né  gli  ho  fentiti  anco- 
ra .  Ma  fé  le  defcrizioni  fattemi  della  loro  manie- 
ra di  cantare  non  fono  fìate  alterate  ,  fé  le  idee 
univerfaìi  del  bello  non  mi  tradifcono ,  fé  1'  amo- 
re del  femplice  ,  dell'  appaffionato ,  del  vero  non 
m'  hanno  incallito  1'  orecchio  contro  le  feduzioni 
di  uno  rtile  pieno  di  artifizio  e  di  forprefa ,  Pac- 
chierotti, oh  patetico  Pacchierotti!  quantunque  il 

tuo 


i49 
tuo  rivale  ti  fuperi  in  molte  qualità   brillanti ,  tu: 
farefti  il  foìo  genio  vivente  ,  cui  cingerei  le  chio- 
me del  vivace  alloro  onde  l'antica  Grecia  corona- 
va le  rlatue  d*  Arione  e  di  Tamiri. 

CAPITOLO    QUARTO. 

Ter^a   confai    ^Abbandono    qtiafi    totale   della 

poefia  mu  ficaie .  E  fame  de'pià  rinomati  poeti 

drammatico-  linci  dopo  il  Metajlafio  . 

Stato  dell'  Opera  buffa  « 

LE  fcienze  3  che  hanno  per  oggetto  la  ricerca 
del  vero  ,  e  le  facoltà  ,  che  hanno  per  fine 
il  perfezionar  il  gurlo  3  corrono  3  allorché  vengono 
coltivate  in  una  nazione,  delle  fortune  affatto  di- 
verfe  .  Le  prime ,  qualora  fìafi  trovato  il  vero  me- 
todo di  ftudiarle  ,  e  fi  feguiti  a  mantenerlo  ,  ac- 
quiftano  maggiori  procreili  a  mifura  ,  che  maggio- 
re è  il  numero  degli  itudiofì  ,  che  le  coltivano  ; 
imperocché  dipendendo  Y-  awanzamento  di  effe  o 
dalla  molteplicità  e  verificazione  de*  fatti  replicati , 
o  dalle  deduzioni  che  fi  cavano  da  un  principio 
riconofciuto  come  incontraflabile,  tutti  fono  in 
i/lato  di  rilevare  Y  efattezza  di  quelli  ,  e  d'aggiu- 
gnere  loro  maggior  lume  colle  proprie  fcoperte  , 
come  molti  poflono  ancora  far  una  convenevole 
applicazione  di  queflo  „  L'  algebra  dunque  ,  la  geo- 
metria ,  la  nautica  \  Y  idrolitica ,  Y  agronomia  ,  la 
K  3  me- 


i'1ó 
medicina,  la    fifica ,   e  le  altre    fcienze    confimili 
colà  fi  veggono  maggiormente  avvanzare  e  fiorire 
dove    lo  Audio    è  più  univerfale  ,    i    tentativi  più 
collanti  e  più  frequenti ,  e  la  libertà  neh"  opinare 
è  meno  rifìretta .  Debbonfi ,  non  oliarne,  efclude- 
re  da    quella    regola    la  teologia  e   la    metafilica  « 
La    prima,    perchè    appoggiandoli    principalmente 
full*  autorità  e  fui  polìtivo  ,  qualora  fi  slontani  da 
quei    due    punti  polari  ,    va   a  rifehio  di   fmarrirfi 
per  via    o  di   sfafeiarfi    in    un  laberinto  di  diverfe 
opinioni  contrarie  non  meno  al  confeguimento  del 
vero  che   ai  vantaggi  della  religione.  La  feconda, 
perchè  eiTendo  poco  itabile  ne'  fuoi  fondamenti  ,  e 
dipendente  dalle    nozioni  di    certe    idee  ofeure  di 
fua  natura ,  non  ancor  definite  ,  né  da  tutti    uni- 
verbalmente  accettate  ,  non  può  far  di    meno    che 
non  divenga  arbitraria  e  vaga  nelle  {uq  conleguen- 
ze  .  Ond'  è,  che  la  regione  de*  metafifici  è  per  lo 
più  la  regione  degli  errori ,  e  che  per  ogni  fpiri- 
to  ben  fatto    I*  annunziargli    un  nuovo  lìltema  in 
quella   feienza    non    è  diverfo   dal    proporgli  una 
nuova  modificazione  di  falfità . 

Tutto  1'  oppofto  avviene  nelle  facoltà ,  che 
hanno  per  oggetto  il  bello  .  In  quelle  I'  arte  di 
riufeire  dipende  tanto  dalla  particolare  organizza- 
zione di  chi  le  coltiva  ,  dal  maggior  o  minor  gra- 
do di  fenfibilità  e  di  fantafia  ,  dall'  attuale  difpe- 
fizione  di  coloro  che  ricevono  le  imprelHoni ,  e 
dalle  idee  dominanti  in  una  nazione  o  in  un  fe- 
ce- 


i5i 

colo  ;  le  relazioni  loro  fono  così  fine  ,  così  com- 
plicate ,  così  difficili  ;  la  natura  eh'  e  fife  prendono 
a  imitare  fi  ripiega ,  s'  afeonde  e  fi  moftra  in  fem~ 
bianze  così  differenti  or  n^l  morale  or  nel  fiflco 
fecondo  le  abitudini  ,  gì''  intere/fi  ,  le  paftìoni ,  i 
climi ,  e  i  governi  che  a  fu  pera  re  cotanti  orlaceli 
non  baila  un  talento  mediocre  ,  ma  vuolfi  tutta 
l'  eftenfìone  e  1*  energia  óq\  genio .  Però  mentre 
un  uomo  di  mente  aliai  limitata  può  colla  fatica 
e  Io  ftudio  asgiugner  qualche  particella  di  più  alla 
malfa  generale  òqì  fapere  nelle  feienze  naturali  , 
e  diftinguerfì  per  quefto  mezzo  dagli  altri ,  nefiiin 
ingenio  di  balfa  lega  per  quanta  cura  ei  ponga 
nell'  efercitare  le  facoltà  che  riguardano  il  bello 
otterrà  giammai  i  fuffragj  dtl  pubblico ,  perchè 
non  farà  trovato  capace  di  poterle  promuovere 
una  fola  pedata  .  Ed  ecco  il  fondamento  della  maf- 
fìma  di  Orazio  colà  dov'ei  dice,  che  né  gì'  Iddj  3 
né  gli  uomini ,  ne  le  colonne  permettevano  a 'poeti 
di  effere  mediocri  .  (  *  ) 

Ora  i  fonimi  gen;  fono  affai  rari  in  qualunque 
genere  .  Tal  volta  molti  fecoli  feorrono  fenza  che 
la  Storia  pofla  annoverarne  uno  folo  .  La  pianta 
dell'  aloè,  che  ita  cent'  anni  a  germogliare,  altri 
cento  a  rinvigorirà" ,  e  un  fecolo  pofeia  fino  al  f co 
dicadere. è  in  generale  1*  emblema  òdi'  origine, 
K  4  prc_ 

.  •   .  .  Medìocribus  effe  'fuetti 
2{mDif)  non  homines   non  conce/fere  cohimna,, 

Aite  poetica  * 


*5* 

progredì  *  e  annientamento  delle  arti  del  gufto  ,  e 
di  coloro  che  le  perfezionano  <  Qualora  fuppongafi 
non  pertanto  che  la  loro  coltura  diviene    comune 
in  un  popolo ,  quella  fuppofizione  non   può  anda- 
re   difgiunta   dal    fofpetto    della   loro   mediocrità  , 
perocché  abbandonate   fra  .le    mani  del   Volgo  ,  o 
trattate  da  ingegni    inferiori    incapaci  di  follevarfì 
fino  a  queir  altezza  che   richiede    la  loro  natura  , 
non   può  far  di  meno  che  non  divengano    triviali 
anch'  e  (Te  ,  e  che  non  contraggano  la  picriolezza  e  i 
pregiudizi  di  chi  a  dìfpQtto  pur  di  Minerva  le  vuol 
coltivare  .  In  tal  cafo  le  arti  e  le  belle  lettere  fono 
come    i  vaghi/fimi  colori  dell'  iride  allorché  li  ri- 
guardano a  traverfo  d'  un  prifma  non  ben  dirozzato. 
Ecco  appunto  lo  flato  in  cui  prefentemente  fi 
trova  la  poefia  italiana.  Una  folla  di  poeti  ,  i  quali  , 
per  valermi  d'una  efprefiione  di  Agnolo  Poliziano, 
nafcono  in  italia  all'  ufanza  dei  funghi  ,  piove  ogni 
giorno  fulle  pazierttifllmé  orecchie  del  pubblico  un 
diluvio  di  canore  inezie  ,  di  fonetti  e  di  canzoni  g 
eh'  effi  hanno  la  temerità  di  chiamare    anacreonti- 
che ,  petrarchefche  ,  o  pindariche  3  quantunque  con- 
venga loro  fìffatta  appellazione  colla  itelfa  giuftizìa 
a  un  dipreiTo   che  convengono   ad  alcuni    principi 
aliatici   i  titoli ,    che  fcambievolmente  (i  danno  di 
fìgnori  del  corno  della  luna  3  o  di  dominatori  degli 
elefanti.  Non  potendo  più  applicarli  con  frutto  la 
più  deliziofa    fra    le  arti    d*  imitazione  ài   grandi 
oggetti  della    morale ,    della    legislazione  e    della 

pò- 


155 

politica  ,  come  fi  faceva  dai  greci  ,  né  trovandofi 
og^imai  animata  da  quella  Spirito  vivificante  ,  che 
feppero  in  effa  trasfondere  ì  Danti  ,  i  Petrarca  , 
i  Tallì  3  gli  Ariofti  *  e  i  Metaftasj  ,  fi  vede  in  oggi 
ridotta  la  mefchinella  a  fervir  di  pattuito  infignì- 
ficante  complimento  per  ogni  più  leggiera  occafio- 
ne  di  fpofalizio ,  di  monacazione ,  di  laurea,  di 
nafcita,  di  accademia  ,  e  di  che  fd  io  fenza  che 
altre  immagini  per  lo  più  ci  apprefenti  fuor  di 
quelle  Colite*  della  fiaccola  Ai  imeneo  che  rifchiara 
il  fentiero  alle  anime  degli  eroi  $  i  quali  atten- 
dono impazienti  lafsù  nelle  sfere  il  felice  {viluppo 
del  germe,  o  di  quel  cattivello  di  amore,  che 
fpezza  per  la  rabbia  io  Affale  innanzi  alle  foglie  , 
che  chiudono  la  bella  fuggitiva,  o  di  Temide, 
che  avvolta  in  rofea  nuvoletta  fa  trecento  vòlte 
per  anno  il  viaggio  dell'  Olimpo  fino  al  collegio 
dei  dottori  a  fine  di  regalare  la  bilancia  e  la  fpada 
a  faggio  ed  avvenente  garzóne  ,  o  della  povera  Nice  , 
cui  fi  danno  dagli  amanti  più  epiteti  contradditori 
di  pietofa  e  crudele  ,  d'  empia  e  benigna  3  dì  fera 
e  di  fcoglio,di  Medufa  e  d*  aurora,  d'  ang-oletta 
o  di  tigre  che  non  ifcagliò  contro  a  Giove  il  fa- 
mofo  Timone  nel  dialogo  di  Luciano  *  Immagini 
tutte  ,  le  quali  benché  foffero  belle  nella  loro  ori- 
gine ,  e  capaci  di  produrre  un  piacere  inafpettato 
allorché  aveano  il  pregio  della  novità;  fembrano 

Sogni  d' infermi  e  fole  di  romanzi  3 
ora    che  lo  fpirito  non   rigufta   più  né  il  diletto 

che 


1*4 
che  nafce  dalla  forprefa ,  ne  quello  che  viene  dal 
riflefso  della  loro  convenienza  .  Da  ciò  deriva  lo 
fpirito  d'  imitazione  e  il  ricopiarli  V  un  Y  altro 
neceffario  nella  mafììma  parte  perchè  la  mafiìma 
parte  fcarfeggia  di  ricchezze  proprie.  Da  ciò  an- 
cora la  monotonia  di  penfare  e  di  fcrivere  ,  dalla 
monotonia  la  fervilità ,  da  quefta  il  languore  ,  e 
non  molto  dopo  il  tedio  dei  lettori  fenfati  ,  che 
comprefì  da  giuftiffimo  fdegno  condannano  al  ben 
meritato  avvilimento  1'  arte  e  gli  artifti ,  gli  acca- 
demici e  le  accademie  3  le  lodi  e  chi  le  difpen- 
fa  .  (  *  )  Tra 


(*)  Degli  elogi  italiani  ridotti  a  fonctti  dice 
con  malti  grazia  il  celebre  francef"  Signor  Thomas 
nella  Tua  (torta  degli  Elogi  cap.  3p.  Sono  in  mxteria 
di  lodi  la  m-'-neta  corrette  del  paefe  .  Ogn3  uno  la 'vende  , 
la  dona  ,  la  compra  ,  o  la  riceve  ,  Di  tali  generi  di 
lodi  ve  ne  fono  per  tutti  gli  uomini  ,  e  par  tnttì  gli 
eventi  e  Si  lodano  con  [amiti  un  villano,  un  principe  , 
un  pùeta  ,  un  frate  ,  una  dama,  e  un  Ja-'io  .  Tali  fi- 
netti  eternamente  ripetuti  ed  eternamente  obbiiati  ca- 
dono gli  uni  fàgli?  altri  ,  come  la  polvere  fopr a  le  /ira- 
de  ove  fi  cammina  fen^a  che  tali  elogi  facciano,  ne 
piccoli  ne  grandi  più  di  quell&  che  fono  coloro  che  gli 
fanno  ©  che  gli  ricevono  y  e  fi  riducono  ad  una  moda  , 
come  e  una  moda,  un  faluto  ,  una  riverenza*  Che  av- 
rebbe poi  detto  s3  avefìe  faputo  che  fi  fanno  perfino 
pei  cocchieri  e  pei  cuochi  ,  e  che  pedìn  la  moglie 
d3  un  facchino  fu  nella  Tua  gravidanza  compiimene 
tata  da  un  fonettKta  con  qucfto  poetico  augurio 5 
E  da  te  fìYtira  prole  d7 Eroìi 


Tfa  i  generi  pero  delta  poefia  ninno  v'  ha 
più  vilipefo  e  negletto  che  il  dramma  muficale  „ 
E*  cofa  da  ftupire  la  contraddizione  degli  italiani 
in  quèfto  punto.  Mentre  tanto  fi  deliziano  nello 
fpettacolo  3  mentre  più  fi  vantano  di  e  (Te  re  quei 
fortunati  Coltivatori ,  che  P  hanno  follevato  alla 
maggiore  perfezione  potàbile  ,  mentre  fi  dimo'ftra* 
no  pieni  di  entufiafmo  per  tutto  ciò  che  ha  riguar- 
do alla  mufica,  fonarono  ciò  non  citante  che  la 
parte  poetica  primo  fonte  della  efprelllone  ne! 
canto  j  e  della  ragionevolezza  nel  tutto  ,  giaccia 
obbrobriofamente  in  uno  fiato  peggiore  di  una 
profa  infelice  e  mefchina.,  in  uno  flato  dove  né 
il  teatro  conferva  i  fuoi  diritti  né  la  lingua  i  fuoi 
privilegi ,  in  uno  fiato  dove  la  uiufica  non  ritrova 
immagini  da  rendere  ne  ritmo  da  feguitare  i  ìli 
tino  fiato  dove  la  ragione  non  vede  alcuna  con* 
nefiìon  fra  le  parti,  ne  il  buon  fenfo  alcun  infg* 
re  (Tè  fondato  neVe  pafiioni  ,  in  uno  fiato  finalmen- 
te i  dove  s' infilila  ad  ogni  pafib  alla  pazienza  di 
chi  afiìfie  alla  raoprefentazione  ,  e  al  gufio  di  chi 
la  legge  ,  Gli  infetti  della  letteratura  i  coloro  cioè 
che  ronzan  dintorno  alle  più  fangofe  paludi  dsl 
parnafo  fono  appunto  i  foli  che  ardi/cario  metter 
mano  in  una  fpezie  di  poefia  la  più  fcabrofa  ,  la 
più  dilicata  ,  la  più  difficile  di  quante  pofia  offrire 
la  ragione  poetica  *  Non  vi  dovrebbe  efiere  il  più 
aHuo  ,  ma  non  v' è  in  pratica  impegno  ohi  trivia- 
le che  il  divenir  autore  d*  un  libretto  dell'  opera  | 

ti- 


titolo ,  del  quale  rkonofcendo  eglino  tutto  il  va« 
lore  lo  tacciono  a  bella  pofta  fui  frontefpizio  per 
queir  iftinto ,  che  porta  gli  uomini  a  celar  le 
proprie  vergogne .  Ed  è  bea  ragione ,  che  il  loro 
dettino  non  fia  punto  migliore  della  loro  capaci- 
tà .  Vili  fchiavi  dell'  imprefario  y  del  compofitor  , 
del  cantore  non  hanno  di  poeti  fuorché  il  nome , 
e  V  obbrobrio  di  profanarlo  *  Chi  compone  dram- 
mi per  mufìca  è  oggimai  divenuto  un  fanciullo  di 
fcuola ,  che  non  può  difcoft,arfi  dalla  riga  fenza 
tema  di  battiture  .  Un  fenomeno  di  quefta  natura 
merita,,  che  ci  fermiamo  alquanto  per  ifvilupparne 
le  cagioni .  A  due  (  per  quanto  giungo  a  com- 
prendere )  fi  riducono  quette  «,  Alla  voga ,  che  ha 
prefo  in  teatro  il  moderno  canto  y  e  al  gulto  eccef- 
fivo  per  le  decorazioni  .  Efaminiamo  1'  una  e  V  al- 
tra paratamente  prima  nel!'  opera  feria ,  indi 
facendo  paffaggio  alla  buffa  „ 

Si  è  parlato  a  lungo  nell7  antecedente  capito- 
lo del  dominio  che  s*ufurparono  fulla  fcena  i  can- 
tori ,  fi  è  mofìrato  per  quai  mezzi  pervennero  ad 
ottenerlo  ,  e  fi  è  trovata  la  radice  dell'  abufo  ne! 
trafcurar  i  recitativi ,  nel  porre  ogni  loro  fiudio 
nel  canto  delle  arie  ,  e  nello  sfoggiare  su  quelle 
con  mille  artificio!!  fminuzzamenti  di  voce .  Folto 
queflo  principio  chiaramente  fi  fcorge  s  che  il  can- 
to è  il  dominante  oggidì  nel  melodramma ,  che  su. 
quefto  pemofi  raggira  tutta  V  azione  ,  che  la  poefia 
ubbidiente    allo  inabilito   fiftema  non  è  altro   che 

una 


157 
una  caufa  occafionale ,  un  accefibrio ,  che  dà  moti- 
yo  alla  mufìca ,  ma  che  dipende  affatto  da  effa  ,  e 
che  per  confeguenza ,  rinunziando  ai  proprj  dirit- 
ti per  modellare  su  quelli  della  padrona ,  ha  do- 
vuto metter  in  non  cale  la  condona ,  lo  fceneg- 
giar,  T  orditura,  trafandar  lo  itile  e  la  lingua, 
perder  mille  fìtuazioni  vive  e  appaffìonate ,  accor- 
ciar i  recitativi  divenuti  ormai  faftidiofì  e  langui- 
di ,  in  una  parola  jftrozzar  i  componimenti  per  ba- 
dar folo  al  pattuito  cerimoniale  di  mezza  dozzina 
d'arie  cantabili,  d'un  duetto,  d'un  trio,  o  d'un 
finale  tratto  ,  come  fuol  dirfi ,  pe'  i  capegli ,  E  pia- 
cele al  cielo  che  quefte  arie ,  quefii  duetti ,  o 
quelti  finali  ifolati  folfero  tali  almeno  che  colla 
loro  vaghezza  ,  novità  o  interefTe  ci  ricompenfafTe- 
ro  dei  fagrifìzj  che  fi  fanno  del  buon  fenfo  in  gra- 
zia del  canto  ;  terremo  allora  con  effi  il  coftume  , 
che  fuol  teneriì  coi  frammenti  della  greca  Scultu- 
ra ,  de'  quali  in  mancanza  d'  una  intiera  itatua 
s'  ammira  pure  e  fi  cuftodifce  un  braccio  folo ,  una 
gamba ,  od  una  tefta  •  Ma  il  fatto  è  ,  che  quelli 
fquarci  fiaccati  fono  egualmente  cattivi  e  peggiori 
forfè  che  non  è  il  reftante .  Dico  peggiori  poiché 
oltre  l'eifer  privi  ài  colorito  poetico,  oltre  non 
aver  armonia  ,  ne  itile  ,  ne  numero  ,  altro  poi  non 
racchiudono  fuorché  penfieri  triviali  e  magnifican- 
ti ,  ribattuti  un  millione  di  volte ,  e  Umili  fui  tea- 
tro ai  fonetti  ,  che  s'  attaccano  filile  colonne  in 
©ccafione  di  laurea  o  di  fpofalizio . 

La 


5*8 

La  poefia ,    e  la  mufica  fi  fono    riftrette  a  vi- 
cenda formandoti*  certi    cancelli   poetici  e  muiìcaP 
che  mantengono  nella  più  fervile  mediocrità  1'  una 
e  1'  altra  .  Quantunque  la  unifica  fembri  avere  per 
oggetto  diretto  tutto  ciò    eh'  è  fuono,  e    per  in 
diretto  molte  cofe  che  non  lo  fono  ,  tuttavia  que< 
ila   idea    generale  fi  circoferive    di   molto    qualora 
fi  parla    de!  canto    rapprefentativo   in    un    azione 
drammatica .    Imperocché    egli  è  neceffario    allora 
non  confederare  il  gran  numero  di    que'  corpi   fo- 
nori ,  di  quegli  efferi  fìfìci  della  natura  che  fi  rap- 
prefentano    cogli  ftroroenti  e  non  colla  voce  .    Bi 
fogna    altresì    non   penfare  ai    rapporti    intrinfeci 
che  hanno  i  fuoni  fra  loro  ,  rapporti ,  che  forma- 
no ,  a  così  dire  ,    la   metafìfìca    e    T  algebra  della 
mufica  ,    ma  la  cognizione    de*  quali    non    è  altri- 
menti necefTaria  al   cantore.    Ne  fi  dee   far   men-  dui  ( 
zione    di   quella   fpezie    di    melodia  o  fenfazione  se, 
aggradevole     prodotta    da    qualunque     vibrazione  clam; 
fonora  ,  e  che  fatta  per  lufìngare  unicamente  l"  orec*-  nlmi 
chio    va    difgiunta    da    ogni    idea    d'  imitazione  #  cioè 
Ecco  non  pertanto  che,    fottraernio    dalla    unificai  gran; 
vocale    gii    accennati   uffizj  ,    il  fuo  impiego  fi  re- 
cinge folo  a  imitar  i  tuoni  della  umana   favella. 
Ma  il  peggio  è  che  non    ogni  favella  ,    non    ogni 
tuono  di  e/fa  è  proporz  onato  al  canto  .    Lo    fono 
unicamente  quelli,  che  hanno  infleflìone   chiara  e 
fenfìbile    cofiechè  la  loro  efpreflìone  porti  feco  un 
lignificato  da  per  fé  che  non  fi  confonda   con  ve- 

run 


pn  ì 
peri 
tezza 

e  per 
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forma 
(fan 
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taln 
Me 
'noni 

cu  ( 

duale 


vant: 
fora 
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159 
run  altro  .  Lo  fono  ì  tuoni  variati  e  difiinti  o 
per  la  loro  gravità  ed  acutezza  3  o  pftr  la  loro  len- 
tezza e  velocità ,  e/Tendo  certo  ,  che  un  uniforme 
e  per  qualunque  circofU/iza  non  mai  alterato  gra- 
do di  voce  non  potrebbe  divenir  oggetto  d'imita» 
zione  per  ia  mufica  .  Lo  fono  gli  accenti ,  che 
formano  il  tuono  fondamentale  a'  una  paflìone  o 
d'  un  fentimento  ,  poiché  fé  1'  anima  ha  per  ogni 
fua  affezione  un  movimento  generale  che  la  carat- 
terizza ,  anche  la  m tifica  ,  dovendo  efprimere  co- 
tal  movimento  ,  avrà  un  tuono  fondamentale ,  che 
le  ferva  di  regola .  Lo  fono  finalmente  tutti  i 
tuoni  analoghi  al  fondamentale ,  o  che  nella  pro- 
creinone armonica  vengono  generati  da  elfo;  poi- 
ché ciafeun  di  loro  corrifponderà  colla  fua  indivi- 
duale efpretfìone  ad  eccitare  i  muovimenti  indivi- 
dui comprefi  neli'  andamento  generale  della  pallo- 
ne .  E  quefta  è  la  cagione  per  cui  la  femplice  de- 
clamazione poetica  feompagnata  dal  canto  è  natu- 
ralmente meno  efpreifiva  che  non  è  la  mufica  ; 
cioè  perchè  non  trovafi  in  lei  una  moltitudine  sì 
grande  di  tuoni  ,  i  quali  imitino  tìficamente  i  muo- 
vimenti dell'  anima .  In  contraccambio  ha  ella  il 
vantaggio  di  fembrarci  più  verofimile,  e  più  con- 
forme alla  natura ,  dal  che  ne  viene  in  conseguen- 
za ,  che  ,  febbene  la  declamazion  recitata  abbia 
minor  azione  fopra  i  fenfi  3  è  bensì  più  acconcia 
a  produrre  in  noi  la  perfuafione ,  e  pertanto  ha 
molto  maggior  influenza  fallo  fpirito  .  Da  ciò  ne 

rice- 


ricevono  ancora  una  nìteriore  conferma  i  princip 
inabiliti  altrove  (  *  )  circa  gli  argomenti  proprj  de 
melodramma  e  circa  Ja  natura  dei  personaggi  dove 
fi  fece  più  diffufamente  vedere ,  che  j  lunghi  rac 
Conti ,  le  deliberazioni ,  le  trame  ,  i  configli ,  le 
difcuflìoni  politiche  ,  morali  e  fìlofo  fiche  ,  tutto 
quello  ,  che  v'  ha  nell'  umano  difcorfa  di  tranquillo 
e  d  indifferente  non  lì  conviene  a!  canto  ,  come 
non  gli  fi  convengon  neppure  le  pailìoni  fordide 
e  cupe  ,  i  caratteri  freddi ,  componi ,  feveri  e 
fdjflfìmolati,  quegli  oggetti  in  fomma  ,  i  quali  ben- 
ché non  fiano  afoni  di  fua  natura  ,  Jo  fono  tutta- 
via rifpetto  alla  mufica  vocale  ?  perchè  non  le  of- 
frono varietà  né  chiarezza  dj  accento  ,  Ed  ecco  un' 
altra  non  piccola  fottrazione  da  farfi  nella  materia 
opportuna  per  la  melodia  drammatica,  la  quale, 
come  più  volte  fi  è  replicato ,  non  può  aiferrare 
nel'a  fua  imitazione  fuorché  i  tratti  originali  e 
precifi  delle  patfìoni  , 

Non  ottante  la  mentovata  fcarfezza  di  efem- 
plari  imitabili  remerebbe  ancora  alla  mufica  una 
più  che  competente  ricchezza  fé  la  poefia  meno 
fchiava  nella  fcelta  degli  argomenti  le  femmini- 
ni ftrafie  tutta  la  copia  di  fituazioni  efpreffìve  ond* 
ella  potrebbe  fervirfene  .  Se  j  greci  ,  non  avvifan- 
dofì  di  eccitar  nelle  loro  tragedie  altri  movimenti; 
che  il  terrore  e  la  pietà  ebbero  pure  un  teatro  sì; 

pa- 


(*J  Tom.  i.  cap.  i« 


pitti 
tjovri 
tato 
più  co 
non  i 
le  k 
pvenl 
pietà 
conju 
con  i 
gioì 
eie , ; 
ifetti 
Don  : 


ce  ii' 

m 

A 
Aia»; 


firn 
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un  ; 

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i  dove 

il  ne» 

K,l 

imo 
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come 

eie 
i  ben- 

tutta 
boi 
:o  un' 
'  teiij 

naie, 
rrare 
alil 

efen» 
inni 

reno 


patetico  ,  sì  variato  ,  e  sì  ricco  con  più  ragione 
dovrebbero  averlo  i  moderni ,  i  quali  avendo  adot- 
tato un  fìltema  drammatico  più  dilattato  perchè 
più  conforme  al  preferite  itato  politico  della  focietà  , 
non  fi  fono  limitati  alla  rapprefentazione  di  quel- 
le due  fole  paflìioni ,  ma  hanno  con  feliciffimo 
evento  fatto  fentir  fulle  feene  V  ammirazione ,  la 
pietà,  la  tenerezza,  Y  amicizia  ,  la  gloria,  l'amor 
conjugale  ,  Y  amor  figliale  ,  V  amor  della  patria 
con  più  altri  affetti  confimili  feonofeiuti  nella  mag- 
gior parte  dei  componimenti  di  Efchilo ,  di  Sofo- 
cle ,  e  di  Euripide  .  E  certo  è  che  la  varietà  degli 
affetti  e  la  copia  de'  caratteri  da  noi  rapprefentati 
non  ha  contribuito  poco  ad  ampliar  la  sfera  della 
mufìca  ,  e  che  Temiftocle  ,  Arbace ,  Ariiìea  ,  Me- 
gaele,  Zenobia ,  Ipermeflra ,  Timante  e  Cleoni- 
ce  non  hanno  aperto  men  fertile  campo  ne  meno 
leggiadro  alla  melodia  di  quello  che  a  lei  aprinero 
in  Atene  i  caratteri  di  Ecuba  ,  Orerie  ,  Edipo ,  od 
Aiace .  Ma  per  un  difetto  prodotto  dai  coftumi  ora 
dominanti  fra  noi ,  la  poeiìa  non  ofa  più  trattar 
argomenti  che  non  verfino  full'  amore,  e  che  non 
lì  rivolgano  intorno  ai  fofpiri ,  ai  lamenti ,  e  alle 
nenie  di  quella  paffìone .  E  ciò  perchè  ?  Perchè 
un  inveterato  coftume  vuole  che  in  ogni  opera 
devano  comparir  fui  teatro  due  donne  e  tal  volta 
anche  tré ,  della  metà  delle  quali  non  fapendo  che 
farfi  il  poeta  perchè  inutili  affatto  all'  intreccio  , 
ne  qua!  occupazione  dar  loro  ,  bifogna  pure  ,  che 
L  peniì 


i6t 
penfì  a  trovar  un  pajo  d*  amanti ,  coi  quali  fi  vez 
zeggiano  a  vicenda  infipidamente  .  Vedendofì  egl 
a  tali  anguftie  ridotto  ,  e  corretto  a  riferbare  pe 
i  due  primi  perfonaggi  le  modulazioni  più  vere 
e  più  apparlìonate ,  cHq  altro  può  metter  in  bocci 
agli  attori  fubalterni  fé  non  fentimenti  freddi  < 
cornimi  da  accompagnarli  parimenti  con  mufica  in 
fìgniiìcante  e  nojofa  >  Anche  efprimendo  i  caratter 
principali  non  può  far  a  meno  di  non  coincidere 
fpeiTò  e  rìpeterfi  le  cofe  medefìme ,  perchè  le  fìtti  a- 
zioni  fono  a  un  diprelfo  le  ftelfe  in  tutti  i  drammi. 
e  perchè  gli  Uomini  porli  in  eguali  circofìanze  fem- 
pre  fi  fpìegano  nella  guii'a  medefìma  .  Tanto  più  neìk 
paffione  amorosa  ,  la  quale  comechè  fìa  la  più  for- 
te e  la  più  intenfa  della  natura,  è  tuttavia  la  me- 
no eltefa  ,  uno  folo  effendo  P  oggetto  che  la  de- 
termina e  femplicifUmi  i  mezzi  .  Però  forniti  che 
fìano  quei  pochi  tratti  caratteriftici  ,  che  diitin- 
guono  quella  tal  fìtuazione,  i  protagonifti  cadono 
anch'  eiH  in  idee  comuni  applicabili  a  cento  cali 
diverti* ,  e  incapaci  per  conseguenza  di  fvegiiare 
un  vivo  interefie  .  Non  fomminirìrando  il  cuore 
altri  fentimenti  che  quelli,  che  può  infatti  fom- 
miniftrare ,  fa  di  meitieri  foftituire  il  linguaggio 
della  imaginazione  e  dello  fpirito  ,  che  fìgnoreg- 
giano  ampiamente  nei  teatro  moderno  ,  dal  che  de- 
riva la  rovina  della  mufica  e  della  poefìa  ;  poiché 
iìccome  quefta  altro  non  fa  fenrire  per  il  comune 
chQ  l' idolo ,  il  nume ,    il  rio  'ieftwó  ,  le  Jlelle  infetti* 

fie, 


pam 

k 


16$  ^ 

fte ,  gli  aftri  tiranni ,  le  ritorte,  le  catene  ,  la  pr*- 
gi o ni x  d'  amore  con  fiffatti  riempitivi  dell' affetto 
e  del  metro,  così  quella  fi  riduce  quafi  tutta  ad 
anette  inzu  cherate  e  a  rondò.  Nella  poefia  mu- 
seale italiana  fi  verifica  efattamente  quel  verfo, 
che  Boeleau  applicava  ad  un  Aio  compatriota 

£  jufq*  a  je  vous  hais  ,  tout  s*  y  dit  tendrement 
tenerezza ,  che  febbene  talvolta  da  vera  paffione 
proceda,  non  è  per  lo  più  che  un  linguaggio 
convenzionale  porto  in  ufo  dalla  galanteria  ,  la 
quale  è  per  il  vero  amore  ciò  che  P  ippocrilia  è 
per  la  virtù  .  (  *  ) 

In  fiffatta  povertà  di  efpreflìone  poetica  e 
muficale  cagionata  non  da  vizio  inerente  al  melo- 
dramma ,  ma  dagli  abufi  accidentalmente  introdot- 
tivi ,  il  gufto  ,  che  vuol  pur  trovare  un  compendo 
ne'  fuoi  piaceri ,  va  riponendo  V  elTenziale  in  ciò 
eh*  è  meramente  accefforio  .  Gli  abiti ,  i  lumi ,  le 
decorazioni ,  le  comparfe  ,  i  cangiamenti  di  feena  , 
quefte  fono  le  bellezze  che  fi  foftituifeono  in  oggi 
fui  teatro  italiano  al  piano  sì  felicemente  fegui- 
tato ,  e  con  tante  grazie  abbellito  da  Metaftafìo  . 
La  poco  avventurofa  riufeita  dei  poeti  ,  che  han- 
L*  no 


(*)  Il  Re  di  Pruffia  paragona  i5  eloquenza  ita- 
liana alla  crema  sbàttuta.  Quella  frafe  affai  fìgnifi- 
cante  potrebbe  ugualmente  applicarli  alla  maggior 
parte  delle  poefic  muficali .  Vedi  Ouvret  da  Philofo* 
fht  de  fans^foucy  «  P»  II.  Lctt.  tf. 


164 
no  volato  imitare  quell*  infìgne  fcrittore  ha  fatto 
attribuir  al  melodramma  i  difetti  della  loro  inca- 
pacità ,  e  perchè  non  hanno  efiì  faputo  fuperare 
gli  inciampi  ,  che  offrono  nel  prefente  itato  della 
mufìca  gli  argomenti  inorici  nel  condurre  paffabil- 
mente  un'azione,  fi  è  con  troppa  fretta  conchiu- 
fo  ,  che  gli  argomenti  tratti  dalla  ftoria  e  il 
fìftema  generale  dell'  opera  italiana  non  fi  confac- 
ciano più  colle  circoftanze  del  teatro  .  Al  che  ag- 
giugnendofì  la  vincitrice  influenza  del  nome  fran- 
cefe  ,  e  i  brillanti  fofifmi  di  alcuni  loro  fìlofon* 
altrove  da  me  confutati ,  (  *  )  gli  italiani  cornili» 
ciano  a  rinunziare  alle  bellezze  del  proprio  paefe 
per  adottar  le  foggie  Itraniere,  modellando  cotefta 
iiogoiar  produzione  del  cielo  italico  fui  gulto  de- 
gli abitatori  della  Senna .  Ed  ecco  che  ritornando 
indietro  da  quali  un  fecolo  degenera  viabilmente 
la  poefìa  mufìcale  in  una  nazione  dove  fi  loda 
Apposolo  Zeno  e  tanto  s'  ammira  Metaftafio ,  il 
cui  genio  elevato  e  gentile  non  faprebbe  conciliar, 
fé  viveffe ,  la  troppo  aperta  contraddizione  di  chi 
onora  con  sì  magnifici  elogi  la  fua  memoria  e  fino 
a  tal  fegno  fi  slontana  poi  nella  pratica  dal  fuo 
e  Tempio  e  dagli  fuoi  ammaeltramenti . 

Non  è  facile  il  prevedere  a  qual  punto  di 
corruzione  farà  portata  la  tragedia  mufìcale  colle 
inanime  recentemente  adottate  ;  ma  s'  è  lecito  an- 

»  tì- 


{*)  Tarn,  i.  p.  <?4» 


ficipar  un  vaticinio  più  fìcuro  nelle  cofe*  lettera- 
rie che  non  nelle  politiche  e  nelle  materie  anco- 
ra di  maggior  importanza ,  afferirò  francamente 
che  nel  cafo  che  non  riforga  un  novello  fpirito 
in  Italia  limile /al  nobil  difcepolo  del  Gravina,  il 
quale,  promovendo  le  di  lui  virtù  ,  compifca  ciò 
ch'egli  non  ebbe  coraggio  dJ  intraprendere  ,  il  me- 
lodramma è  per  cadere  in  un  grado  di  deprava- 
zione non  diverfo  da  quello  ,  in  cui  giaceva  nel 
fecole  paifato  •  Il  Cornelio  ,  e  il  Racine  del  tea- 
tro lirico  credettero  ,  che  V  eccellenza  dell'  opera 
italiana  confìiteffe  principalmente  nella  bella  mu- 
ficd  e  nella  bella  poefia  s  fi  crede  ora  che  il  fuo 
pregio  maggiore  confìtta  nel  favellar  agli  occhi 
piuttofto  che  agli  orecchi ,  e  nelF  internare  collo 
fpettacolo  e  con  le  fuperbe  comparfe  anziché  col- 
la ben  penfata  modulazione  e  coi  fiori  della  elo- 
quenza .  Siffatto  principio  avrà  delle  pericolofe 
influenze  su  tutto  il  fìflema .  In  primo  luogo  dee 
ricondur  fulle  feene  quel  maravigliofo  d'  immagi- 
nazione ,  quel  macchinifmo  arbitrario  che  flede  be- 
niflìmo  in  un  poema  narrativo  ,  qua!  è  1-  epopea , 
ma  che  diflrugge  affatto  e  perverte,  fecondo  che 
penfa  con  mpìta  ragione  Ariftotile  ,  (  *  )  i  poemi 
drammatici .  La  cagione  ii  è  perchè  le  orecchie  , 
che  fono  le  giudici  nella  epopea ,  ponno  effere 
più  facilmente  fedotte  dalla  narrativa  e  farci  ere» 
L  3  dere 


{  *)  Toetica  cap.  24, 


i66 

dere  le  cofe  mirabili ,  laddove  gli  occhi  innanzi 
ai  quali  fi  fuppone  che  fi  rapprefenti  V  azione 
drammatica  fono  più  difpofti  a  difcernere  il  falfo 
dal  vero  ,  e  più  diffìcili  a  lafciaril  forprendere  dai 
prerligj  della  fantafia  . 

E  giunge 
Ciò  che  va  per   V  orecchio  ognor  pìt  tarai 
Gli  animi  ad  agitar  di  ciò  ,  eh*  efpojlo 

E*  allo  /guardo  fede! (  *  ) 

e  però  fi  va  a  rifehio  di  diftruggere  1*  illusone 
dello  fpettatore  .  In  fecondo  luogo  la  neceflìtà  di 
riempire  le  feenè  in  uno  fpettacolo  ,  dove  altro 
non  il  cerchi  che  di  abbagliare  la  vifta ,  vi  ricon- 
durrà Tufo  frequente  o  perpetuo  dei  cori,  e  con 
elfo  tutti  gli  abufi ,  ai  quali  è  folito  di  andare 
foggetto ,  per  efempio  di  urtare  in  mille  invero- 
fìrniglianze  palpabili  e  di  reftringer  la  sfera  degl'i 
argomenti  drammatici  di  già  troppo  limitata  per 
gli  altri  motivi  indicati .  Sarà  in  ultimo  luogo  lo 
sterminio  dello  fìile  e  della  mufìca  .  Di  quello  per 
la  regola  generale  che  la  poefìa  non  può  fare  una 
convenevol  figura  nel  melodramma ,  ove  prepon- 
deri qualcheduna  delle  fue  compagne,  cioè  1'  ar- 
monia o  la  decorazione.  Di  quelta  perchè  quan- 
to più  à*  attenzione  porgerà  V  uditore  allo  sfogio 

del- 


(*)  Segnlàt  irritant  animo*  demifsa  per  ames 
Qu&m  quts  fttnt  cculis  fubjiSia  fidelìbus  .  , 
Orazio  Art*  poet. 


1*7 

delle  macchine  e  ai  colpi  di  fcena  tanto  meno  gli 
refterà  per  la  melodia ,  e  perchè  non  potendo 
gì'  impreifarj ,  a  motivo  del  gian  difpendio  delle 
comparfe ,  dare  ai  miifici  le  paghe  coniiderabili 
che  davano  loro  per  lo  pafiato  5  quelli  fcoraggiti 
nell'  arringo  rallenteranno  T  ardore  per  lo  fìudio 
a  mifura  che  verrà  meno  la  fperanza  del  guadagno 
e  degli  appiani!  .  Chi  sa  dirmi  cofa  diverrà  la 
tragedia  mufìcale  ridotta  a  sì  mifero  flato  ? 

Le  ricerche  analitiche  fatte  finora  full'  opera 
feria  potrebbero  ricevere  una  illultrazione  mag- 
giore dalle  pruove  di  fatto  s'  io  volerli  imbrattar 
la  mia  penna  col  racconto  delle  inumerabili  fcipìte 
produzioni ,  che  difonorano  oggidì  la  fcena  italia- 
na .  Ma  contento  di  leggiermente  accennarle ,  e 
pervadendomi  che  farebbe  una  pedanteria  mifta 
di  malignità  ?1  confederare  foltanto  il  cattivo  d'  una 
nazione  fenza  voler  iìiTare  gli  occhi  fui  buono , 
parlerò  con  piacere  a  far  menzione  di  quelli  fcrit- 
tori  melodrammatici,  che  o  meritano  un  luogo 
diftinto  pe'  i  loro  talenti,  o  non  meritano  andar 
confili!  collo  ftolido  gregge  dei  dozzinali  ofcuriiìì- 
mi  poetaftri  .  Vengono  elfi  divili  in  due  claflì . 
La  prima  di  coloro  ,  che  dopo  il  miglioramento 
del  melodramma  hanno  tentato  di  richiamar  fui 
teatro  il  fiftema  francefe.  La  feconda  di  quelli 
che  feguitarono  le  veftigia  del  gran  poeta  cefareo  . 

Paolo  Rolli  romano  fcrittor   elegante  e  deli- 
cato ,   celebre    traduttore    del    poema    inglefe    di 
I  4  Mil- 


168 
Milton  ,  felice  imitatore  di  Tibullo  nelle  elegie  , 
emolo  di  Catullo  negli  endecafìllabi ,  e  feguace 
di  Anacreonte  nelle  fue  canzonette  fcriffe  due 
melodrammi  intitolati  V  Eroe  Paflore  e  Teti  e  Feìeo 
di  merito  affai  inferiore  agli  altri  fuoi  componi- 
menti .  Benché  vi  li  fcorga  correzione  di  lingua 
e  qualche  aria  ben  lavorata ,  ciò  non  orlante  ,  non 
lì  ritrova  in  effi  fpezzatura  né  concinone  nel  re- 
citativo ,  né  rapidità  nelle  fcene  ,  né  calore  nell' 
azione ,  né  contralto  negli  incidenti ,  nulla  in 
fomma  di  ciò  che  rende  interelTanti  e  vive  cotali 
produzioni  .  Difetti  cagionati  in  lui  dall'  aver 
prefo  ad  imitare  Quinaut  fenza  poter  pareggiare 
le  fue  ragguardevoli  d©ti ,  e  dall'  aver  trafcurato 
Metallaro  ,  di  cui  neppur  fa  menzione  nella  fu  a 
llorica  prefazione  premefTa  alla  Teti  quantunque 
non  gli  potefTe  effere  ignoto  in  tanta  luce  di  glo- 
ria ,  fpecialmente  avendo  vifTuto  entrambi  fotto  la 
direzione  di  Vincenzo  Gravina .  laonde  il  fuo 
fìlenzio  fuppone  o  un  troppo  sfavorevole  pregiudi* 
zio  ,  o  un  certo  livore  poco  degno  d'  un  sì  genti- 
le cultor  delle  mufe  . 

Carlo  Innocenzo  Frugoni  poeta  fra  i  primi 
del  fuo  tempo  in  Italia  per  la  robuftezza  dello 
Itile ,  per  la  forza  dell'  epitetare  ,  e  per  la  fer- 
tilità e  chiarezza  delle  imagini  compofe  alcuni 
drammi  mulìcali  da  rapprefentarfi  con  regia  ma- 
gnificenza nel  teatro  della  corte  di  Parma  ,  i 
quali   pruovano   quanto    lìano    limitati  i   confini 

dell' 


1^9 

dell'  umano    ingegno,    e  come    una  fpezie  di  ta- 
ento  fupoone  per  lo  più  1' efcjufione  d'un  altra. 
Non  inficerò  per  tanto  nella  irragionevolezza  del 
piano  ,    nei  caratteri    arbitrar]  ,  negli  eflferi  fanta- 
stici perfonifìcAti  ,    nello    slegamento  delle  fcene  , 
nella    verfifìcazione    dura    e   poco  a  proposto  per 
la    mufaa  .  Perdoniamogli  codefti  abortivi  parti  di 
una   mu fa   invecchiata  in  attenzione  alle  altre  fue 
cofe    belliflìme ,    e    contentiamoci    della    ingenua 
confezione  ,    che    fa  egli   medefimo  della  fua  ine-^ 
fperienza  in  fatto  di  poefìa  drammatica  .  Mal  ven- 
ga (diceva    il  Frusoni  in  una  lettera  fcritta  a  rag« 
gmrdevole  perfonaggio  bolognefe  )  ai  drammi  mu- 
ficali  ed  a  chi  primiero    li  pofe  /opra    i  nofiri  teatri  et 
far  perdere    il   cervello  ai  poeti ,    a   far   guadagnare 
enormi   fomme    ai  cxjlrati ,  a  rovinar    la    poefìa  ,  adi 
effemminare  la  mufica  ,  guxflare  i  co  fiumi  .   lo  non  fa 
piti  dove  yn   ihbit  il  capo  ,  Cxmmino  una  Jirada  ,  che 
non  è  in  Parnafo  la  mia  ,     Incefpo    ad    ogni  pajfo  ,  e 
fé  non  befiemmio  ,  fi  è  perchè  fono  un  poeta  dabbene  0 
Voi  vedrete  quefla  mìa  ladra  fatica  quanto  farà  fini- 
ta e  flampata  .  ecc.  Tuttavia  per  quella  ladra  fatica 
n'  ebbe  il  poeta  dugento    e  cinquanta   zecchini  di 
regallo  oltre  V  annua  fua  pendone  ,  premio  ,  che 
certamente  non  ebbero  né  P  Artaferfe  ,  né   il  Ca- 
tone ,    ne  r  Ezio   dell'  incomparabile    Metaftafio  . 
E*  per  altro  piacevole  in  bocca  di  Frugoni  la  dop- 
pia accufa  intentata  contro  ai  drammi  mufìcali  cioè 
di  gùaftar  i  coflumi  e  di  rovinar  la  poefìa,   Me!la 

pri- 


170 
prima  mi  fembra  udire  uno  dei  Cetheghi ,  che 
rimprovera  a  Catilina  la  fua  ribellione  .  Farmi 
nella  feconda  di  ravvifare  una  di  quelle  donne 
/graziate,  alle  quali  V  avara  natura  negò  il  for- 
tunato dono  di  piacere ,  che  mofla  da  invidia  an- 
ziché da  zelo  pei  coftumi  declama  contro  alle  ga- 
lanti mode  oltramontane  ,  che  tanta  grazia  aggiun- 
gono al  portamento ,  e  vieppiù  fanno  apparire 
le  naturali  bellezze  e  la  vivace  leggiadria  delle 
giovani  donne  più  avventili  ofe  di  lei .  (  *  ) 
•  Del  Tenente  Gamerra  noto  al  pubblico  pel 
fuo  bizzarro  poema  intitolato  la  Ccmeide  ho  vedu- 
to alcune  opere  in  unifica  piene  di  comparfe  ,  e 
di  verfì  romorofi ,  che  caratterizzano  a  maraviglia 
T  autore  . 

Pa- 


(*)  Gli  autori,  che  avendo  abbracciato  un  qual- 
che genere  di  letteratura  non  fono  flati  ben.  accolti 
dal  pubblico  ,  fi  convertono  per  lo  più  in  altrettanti 
detrattori  di  eflo  genere.  Il  famofo  le  Metrìe  cat- 
tivo medico  patetico  fi  mife  per  vendetta  a  vitupe- 
rare la  medicina  nella  fua  Penelope.  Lo  Scaligero 
effendo  flato  derifo  dal  pubblico  per  aver  creduto  di 
ritrovare  nella  fua  Ciclometrìa  la  quadratura  del 
circolo,  rivolfe  lo  fdegno  fuo  contro  alla  matema- 
tica*. Racine  e  Boelcau  incapaci  entrambi  d'  ugua- 
gliare la  facilità  muficale  dell'  ingeqnofo  Quinaut 
s'appigliarono  all'ovvio  partito  di  metter  in  ridi- 
colo l'operi.  Coftoro  fi  potrebbero  paragonare  ai 
rinegati ,  che  divengono  implacabili  nemici  della  re- 
ligione 3  che  lafciarono  « 


Parecchi  drammi  parte  ferj  e  parte  baffi  ferita 
ti  con  beli*  veriifìcizioae  e  con  viìte  unificali  ha 
lavorato  il  Signor  Riniero    de'  Calfabigi ,    i  quali 
poano  vederf]  nel  tomo  fecondo  delle  fu  e  opere . 
Tra  quefti  fi  diftinguono  l'Orfeo  e  1' Alcefte  ben- 
ché più  celebri  per  la  mufìca  eccellente  del  Gluck 
che   gli  accompagna  che    per    il  proprio   merito  . 
La  forte  di    cotai   componimenti  è  fiata    di    aver 
avuto  degli  accufatori  illuftri  .  Dell' Orfeo  è  fama, 
che  diceife  Metaftafìo  dopo  averlo  letto  :  In  quejio 
dramma  vi  fono  tutti  i  Kovijjìmi  eccettuato  il  giudizio  „ 
Di  fatti  vi  fi  trova  la  morte  di  Euridice  ,  l' infer- 
no ,  e  r  elifo  .  Circa  1'  Alcefte  è  ben  nota  la  cri- 
tica fatta  da  Gian  Giacomo  Roufleau    nella  lette- 
ra intorno  alla  mufìca  di  Gluck  indirizzata  all'  In» 
glefe  Burney  :  critica  che  gli  uomini  di  buon  (tu- 
fo troveranno    affai  giudiziosi  fé   vorranno    riflet- 
tere   alla     monotonia   che   vi    regna    dappertutto, 
alla    poca  varietà  negli  affetti   e    nelle  fìtuazioni , 
all'  intereffe  che  va   feemando  di  atto    in  atto  in 
vece  di  crefeere  ,  al  poco  felice  fcioglimento   del- 
la cataftrofe  ,   e   alla  inverofimiglianza    di    alcuni 
incidenti .  Tali  fono  fra  gli  altri  il  far  che  i  Nu- 
mi infernali  fconfiglino  Alcefte  dal   morire  ,  lad- 
dove farebbe  più  confacente  al  loro  carattere  e  al 
loro  intereffe  il  confermarla   nella  Aia  rifoluzione  , 
come  fa   la  morte    parlando    con  Appolline    nella 
tragedia  di  Euripide  ,  e  la  fretta  altresì  con  cui  fi 
prepara  nell'  atto  fecondo  una  fella  di  ballo  tra  i 

cor- 


corteggiarli  per  fefteggiare   1*  inafpettato  rifhbiìi- 
mento  di  Admeto  fenza    che    in  tanta    allegrezza 
niun  fi  ricordi  dell' aifente  Regina,  che  ne  dovea 
pur  etfere   il  principale   perfonaggio  .    V  Autore  , 
il  quale  non  manca  certamente  d'ingegno,  ne  di 
cognizioni    avrebbe    dovuto    riflettere  ,    che    una 
compofizione    così   uniforme  e  così  tetrica  ,   come 
P  Alcefte  ,  era  forfè  buona  per  il  teatro  di  Atene  , 
ma  che  ,  dovendoli  fra  noi  metter  in  unifica  da  un 
uomo  conseguente  a  fé  fteffo  e  alla  poefia  qual'  è 
il  Cavalier  GÌuck  ,    non   poteva  far  di    meno  che 
non    iftancafie    la  pazienza    degli    uditori    italiani 
dotati  da  una  fenfibilità  meno  profonda  ,  e  avezzi 
a  un'  armonia  più   leggiera  e  più    brillante  .    Av- 
rebbe ancora  dovuto  badare  a  non  cadere  in  con- 
traddizione con   fé   medefimo  ;  poiché  dopo  avere 
nella   fu  a    differtazione   fopra    Metaftafio     inalzato 
fino  alle  Rette  il  merito  del  poeta  cefareo  ,  e  po- 
fte  nel  più  chiaro    lume   le   Pianezze  e  le  irrego- 
larità del  fìftema  melodrammatico  francefe  ,    s*  av-    ^ 
vicina    poi-  altrettanto  nella   esecuzione    a  quefto , 
quanto  fi    diparte    dal    retto    fentiero    indicato  da 
quello    ai    poeti    italiani .    Dovrebbe    fopra    tutto 
aver  mifurato  un  pò  meglio    le  proprie  forze  al-    I 
lorchè  volle  maneggiar  l'arco  d' Uliife  ritoccando    ! 
un  argomento  trattato   in  prima  da  Metaftafio ,  lo     « 
fcontrarfi  col  quale  fui  cammin  della  gloria  non  è  ,    I 
e  non  può  elfere  vantaggiofo   per  chicchefia  .   Di    j 
fatti  le  Danaidi  del  Caìfabigi  dramma  ultimamen- 
te 


173 
te  pubblicato  in  Napoli  è  paragonato  coli*  Iperme- 
ftra  ciò  che  farebbe  uno  itravagante  quadro  di 
Giordano  pofto  accanto  ad  una  pittura  di  Correg- 
gio .  Se  v'ha  qualche  carattere  o  qualche  filiazio- 
ne non  infelice  quelle  fono  ricopiate  dal  romano 
Originale,  il  cattivo  è  tutto  fuo  .  V  illuftre  Meta- 
itafìo  non  avrebbe  certamente  cominciata  una  tra- 
gedia colle  nozze  per  finirla  poi  colla  cafa  del 
Diavolo  ;  non  avrebbe  in  mezzo  a  perfonaggi  ve- 
ri e  reali  fatto  comparir  gli  amorini  che  ballalfero 
fenza  neceiìltà  cogli  fpofì  ;  non  avrebbe  fagnfìca- 
to  alla  vana  pompa  della  decorazione  Y  orditura 
la  verofìmiglianza  e  il  buon  fenfo  .  Né  fi  dee  cre- 
dere ,  che  finite  appena  le  nozze  aveffe  egli  in- 
:rodotto  il  padre  ragunando  le  cinquanta  figlie 
nel  tempio  di  Nemefi ,  e  configliando  loro  V  uc- 
:ifione  degli  fpofi  fenza  che  queiti  maravigliati 
Iella  improvifa  lontananza  in  un  giorno  di  fpo_ 
'alizio  ne  facelfero  qualche  ricerca  col  fine  di  pe- 
netrare r  arcano ,  e  fenza  che  le  novelle  fpofe 
noftraifero  la  menoma  renitenza  ai  barbari  co- 
nandi  del  padre .  Tanto  più  che  il  carattere  di 
Danao  e  delle  Danaidi  non  ci  visn  dipinto  dall'' 
mtichità  cogli  abborriti  e  tetri  colori ,  con  cui 
*  ombreggia  il  Signor  de'  Caifabigi ,  preiTò  al  qua- 
e  le  figlie  fembrano  altrettante  energumene  fan- 
quinarie ,  e  il  genitore  comparifce  un  perfido, 
ino  fpergiuro  ,  un  morirò  ;  laddove  in  Efchilo  sì 
juelle  che  quefto  altro  non  refpirano  fuorché  ri- 
co- 


174 
conofcenza ,  umiltà  ,    tenerezza  e  divozione  verf< 
gli  Dei .  Mancò  egli  non  per  tanto  al  gran   pre- 
cetto di  Orazio 

O  lei  cemune  opinion  ' fecónda , 
O  fo/e  /»  o£»J  £#rfz  a  fé  conformi 
tingi  o  Scrittor  .  (  *  ) 
Né  il  poeta  cefareo  fi  farebbe  immaginato ,  che  pei 
render  intereflante  e  teatrale  la  fua  tragedia  foflé 
di    bifogno ,    che    le    figlie    dopo    aver    commette 
1'  atroce  misfatto  fi   veftifTero  tutte  da  Baccanti ,  e 
venilfero  fullafcena  a  cantare  e  a  ballare  fenza  che 
anteriormente    venga    indicata    la  cagione  di  così 
improvvifa  e  furibonda  allegrezza ,  e  fenza  che  la 
loro    venuta    abbia    verun   altro    oggetto   fuorché 
quello  di  formar  un  coro  e  una  comparia  ,  E  tro« 
vò  egli  beniffimo   la  maniera   d*  eccnar^  gli  affet-;  forz 
ti,  di  ftrappare    le   lagrime,  di  dipigner  a  mera- 
viglia   i  caratteri,    di    far    brillare    la   mufica  ,  di 
condurre  per  tre  atti  un*  azione  ,  e   di  fcìoglierla 
con  fomma  felicità  fenza   ricorrere  al  folito  ripie- 
go di  Calfabigi  ,  eh*  è  di  far   apparire   V  inferno 
coi  Demonj  ,  mettendo    in  bocca  loro    per  giunta 
una  moralità  tanto  ad   elfi    appropriata  quanto  lo 
è  a  S.  Giovanni  Evangelica  il  ridicolo  difeorfo  che 
Arioflo  gli  fa  tenere  col  paladino  Afro.fc  nei   glo 
bo    della   luna .    Però    non    ottanti    i   fuoi   talenti 

poe 


pò- 


£,i. 


live 
foni 

hi 

ti, 

nei: 
gna 

Cii 
dovi 

trobi 
arie 


{*  )  Aut  famuc'/n  fcquere  yantjibi  conyententìa  finge 

Art.  Poct» 


Itine, 

né , 
com| 

Mi 
no  ( 
neHJ 
che  i 

richi 
per 
(torri 
da  In 
Bell'i 
céi 


?75 
poetici ,  non  ottante   la  dovuta  ttima    eh'  efige  il 
Signor  de*  Calfabigt,  bifogna    pur  accordare  effer 
egli  uno  de' principali  corruttori  del  moderno  uni- 
ficale teatro  . 

Ma  non  tutti  i  poeti  del  noilro  tempo  fi  fono 
rivolti  alla  imitazion  dei  francefi  :  molti  ancora  vi 
fono ,  che  vollero  piuttofto  feguitar  Metaitafio  nel- 
la fua  luminofa  carriera  fomiglianti  a  que'  Satelli- 
ti ,  che  s'  accerchiano  intorno  all'  orbita  del  pia- 
neta maggiore.  Il  Migliavacca ,  l'Olivieri,  il  Ci- 
gna ,  il  Damiani ,  e  il  Fattiboni  lavorarono  qual- 
che componimento  palpabile  .  Nei  drammi  di  Lo- 
dovico Coltellini  poeta"*  cefareo  alla  corte  di  Pie- 
troburgo lì  feorge  chiarezza  di  ftile ,  varietà  nelle 
arie,  bellezza  nei  recitativi,  qualche  feena  di 
forza  infiem  coli'  arte  pregevole  di  acconciamente 
innettare  le  marnarne  filolofiche  nel  corpo  dell'  azio- 
ne .  Lo  fpettacolo  altresì  ha  gran  luogo  ne'  fuoi 
componimenti,  ma  fi  trae  per  il  comune  dai  fonti 
della  ftoria,e  i  coftumi  è  i  riti  de' popoli  vengo- 
no offervati  a  dovere .  Egli  è  un  peccato ,  che 
nell'  ordire  i  piani  non  fia  flato  abbaftanza  felice, 
che  non  dipinga  i  caratteri  colla  cottanza  che  fi 
richiederebbe  ,  che  gli  fcictglimenti  fiano  freddi  e 
per  lo  più  inverofimili ,  e  che  il  defiderio  di  ri- 
durre il  melodramma  ad  un  certo  fifiema  adottato 
da  lui  ,  il  quale  confitte  va  nell'  intrecciar  infìem 
nell*  azione  la  poefia  ,  il  ballo ,  la  mufica  e  Ja  de- 
corazione ,  P  abbia  talvolta  fatto  cadere  in  ittrava- 

gan* 


i76 
ganze  ,   Per  tali  devono  riputarfi  nelF  Antigono  la 
fcena  muta  dei  due  fratelli  Eteocle  e  Polinice  3  che 
comparirono  fui  teatro    nella    prima   fcena  unica- 
mente coi  fine  di   ammazzarli  fenza    profferir  una 
parola  ;  combattimento   introdotto   dal   poeta  per 
cagione  della  comparfa  ,  ma  che  troppo  funefta  fin 
dal  principio  !'  immaginazione  dello  fpettatore  non 
preparato  ad  un  limile  orrore  .  E  tali  fono  anco- 
ra le  danze  fuori  di  luogo  frappone  almeno  nella 
maggior    parte  ,  eifendo  certo  ,  che    un  giorno  di 
lagrime  e  di  lutto  quale  dovea  eifere  per  gli  Ar- 
givi quello  ove  perduti  aveano  ad    un  folo  tratto 
preffochè  tutta  la  ftirpe  dei  loro  Be  ,  non  era  il  più 
a  propoiito   per  ordinare  quattro   balli  differenti . 
Tralafcio  V  ìnverofìmile    cambiamento  di  Creonte 
neh' ultima  fcena  contrario  al  maligno  e  fcelleratp 
carattere  che  da  tutta  V  antichità  gli  viene  attri- 
buito ,e  fatto  folo  per  cavar  d'impaccio  il  poeta 
terminando  col  folito  formolario  d' uno  fpofalizio  • 
Gli  fteflì   pregi  e  i  difetti    fteffi   s*  olTervano  nella 
Ifigenia,  tragedia  unificale  affai  lodata  del  medefìmo 
autore . 

Larga  forgente  di  poetica  vena  ,  gran  rapi- 
dezza, e  gran  lettura  di  Metaftafìo  apparifcono 
nelle  poche  produzioni  drammatiche  fiampate  fra 
le  opere  del  celebre  Don  Saverio  Mattei  Napole- 
tano .  La  traduzione  de' Salmi  di  queft'  autore  efe- 
guita  con  ifpinto  ,  con  difinvoltura  e  con  brio  ben- 
ché inefatta    in  più  luoghi  perchè  troppo  libera  , 

e  man- 


177 
e  mancante  forfè  di  quella  dilicatezza  e  finitura  9 
alla  quale  difficilmente  pervengono  i  troppo  fervi- 
di ingegni ,  fa  vedere  ,  che  neifuno  più  di  lui  era 
forfè  in  iitato  di  rimpiazzare  la  perdita  dell'  illu- 
stre amico  fé  la  feconda  fantaiia  che  non  s'  appa- 
ga di  una  fola  fpezie  di  gloria ,  o  le  circoftanze 
domeniche  non  l*  avener  corretto  a  rivolgere  la 
fu  a  attenzione  ad  altri  diverfi ,  lunghi  e  moltepli- 
ci ftudj .  Mi  confermo  nella  mia  opinione  oifer- 
vando  la  felicità  con  cui  ha  egli  trasferita  nella 
italiana  favella  una  fcena  dell3  Ecuba  di  Euripide  , 
la  quale  ci  fa  vivamente  desiderare  di  veder  dalla 
ftelfa  mano  in  fìmil  foggia  veftito  non  folo  quel 
poeta  ma  tutti  gli  altri  drammatici  antichi .  Senza 
però  eh'  io  inclini  per  quefto  ad  abbracciare  i 
brillanti  e  poco  folidi  penfamenti ,  che  intorno  alla 
convenienza  del  fiftema  drammatico  degli  Ateniefì 
col  nofìro  ha  V  autore  con  molto  ingegno  ed  eru- 
dizione ma  non  con  uguale  giuftezza  avanzati  nella 
fu  a  differtazione  intorno  alla  maniera  d'  interpre- 
tare i  tragici  greci . 

Un  colto  fpagnuolo  ,  che  con  efempio  non 
facile  a  rinvenirli  ha  avuto  il  coraggio  d*  intra- 
prendere in  lingua  non  fua  uno  de'  più  difficili 
lavori  della  ragione  poetica  qual  è  la  tragedia, 
ha  parimenti  voluto  efperimentare  le  fue  forze 
pubblicando  un  dramma  unificale  .  Lo  Scipione  in 
Cartagine  dell'  Abate  Colomes  merita  un  luogo  di- 
pinto fra  quelli  del  noftro  tempo, ed  io  non  avrei 

M  dif- 


,   i?8 

difficoltà  di  dir  che  foffe  il  primo ,  fé  alla  femplicità 
della  condotta  ,  alla  fcelta   e   varietà   nei   metri, 
alla   ricchezza   lirica    delle   arie,    e    al  merito  di 
qualche  fcena  degna  di  Metaftafìo   aveffe  1'  autore 
voluto  congiugnere  maggior  rapidità  nell'  intreccio  ? 
più  di  calore  nell'azione, e  un  più  vivo  contrario 
negl'  incidenti .  Altri  forfè  avrebbe  defìderato  ,  che 
la  virtù  di  Scipione  foffe  meno   tranquilla,  e  che 
i    personaggi    fubalterni    non    s'  ufurpaffero   tanta 
parte  di  quel?  interelfe  ,  che  dovea  principalmente 
cadere  fui  protagonifta  ;  effendo  certo ,  che  febbe- 
ne  il  carattere    di    Scipione    confìderato  filofofica- 
mente  ila  grande  ed  eroico  ,  non  è  tuttavia  sì  tea- 
trale né  sì  atto  alla  muta  quanto  quello  di  Armi- 
nia  e  di  Lucio .  La  cagione  fi  è  perchè  a  produrne 
l'azione  (eh*  è  1'  anima  del  teatro  mufìcale)  affai 
più  acconcio  è  il  combattimento  e  il  contrarlo  del- 
le paflìoni ,  qualmente  fi  vede  in  que'  due  sfortu- 
nati fpofì  che  non  la  faggia  fermezza  d'  un  eroe  9 
di  cui  poco  fi  pregia  la  vittoria  perchè  poco  gli  è 
coftato    il  fagrifìzio.    Marco   Aurelio,   e  Plutarco 
vorrebbero ,    che  gli  uomini  foffero  fìmili  ad    una 
rocca  ,  la  quale  immobile  nella  propria  bafe  fpezza 
le  onde ,  che  furiofamente   le  romoreggian  d'  in- 
torno ,  e  talmente   ha  1'  Abate  Colomes  dipinto  il 
fuo  protagonifta  ;  ma  il  teatro ,  che  ha  una  fratica 
tutta  fu  a  ,    gli    vorrebbe   fomiglianti    piuttofto    ai 
naviglio  ,  che  sferzato  da  venti    contrari  ondeggia 
incerto  del  proprio  deflino  in  mezzo  ai  tempeftofi 

«ut. 


179 

flotti ,  eccitando  in  chi  Io  guarda  dalla  riva  una 
fenfazione  milìa  di  timore  per  il  pericolo  del  na- 
vigante e  di  compiacenza  per  la  propria  ialvez- 
za  ,  (  *  ) 

Purgatezza  di  lingua  ,  vemirtà  di  itile ,  colo- 
rito poetico  ,  varietà  e  delicatezza  d*  immagini 
efp reffe  con  ottimo  gufto  fono  le  doti ,  che  carat- 
terizzano T  AlefTandro  e  Timoteo  del  Conte  Ca- 
cone della  Torre  di  Rezzonico  rapprefentato  due 
anni  fa  nel  regio  ducale  teatro  di  Parma .  Pochi  $ 
o  per  dir  meglio  ,  nefiuno  fra  i  drammi  mufìcali 
moderni  è  feritto  con  uguale  vaghezza .  Ha  inoltre 
i\  pregio  incontraftabiìe  della  novità,  eflendo  egli 
irato  (  per  quanto  a  me  pare  )  il  primo ,  che  cam- 
biando il  fìftema  di  eotefto  fpettacolo  ,  abbia  fen- 
duta drammatica  un*  ode  puramente  descrittiva 
M  a  c;ual 


I  *  )  Il  problema    intorno  alle  cagioni   della  de- 
lixiofa  malinconia  generata  dalia  tragedia   che    tan- 
to ha  occupate    le    penne  di   alcuni    celebri    icrittori 
dz\  noftro  fecole  cioè  delF  Abate  Bu  Bos ,  di  Fon^- 
renelle,   di    Hume,    e   di   Cefarotti    fi   trova    molto 
prima  fciolto  mirabilmente  da  Lucrezio  ne'feguenti 
magnifici  verfi 
Suttve  mari  magno,  twtlttzniìbm  a-quora  ventìs, 
Sterra  magnum  alteri  us  frettare  laborem  j 
Tion.  quia  vexarl  quemquam  e/i  jucunda  veltcptas  ì 
$ed  quibui  tpfe  malis  careas ,  quia  cernere  fuavt  efi% 
gftave  epUm   belli  certamina  magna  tueri 
Per  stmpos  wftru8*  >  tua  fine  fatte  p erteli  * 


qual  è  quella  dell'  inglefe  Dryden  int:toTata 
Gli  effetti  della  mufica  a  le  cui  forgenti  ha  P  au- 
tore italiano  largamente  bevuto  .  Un'  altro  in- 
glefe chiamato  Brovvn  gli  ha  fomminiftrata  l'idea 
nella  fua  dnTertaziorie  fulla  unione  della  mufica  e 
della  poefia  .  In  altro  luogo  ci  converrà  parlare 
più  a  lungo  degP  inconvenienti  e  dei  vantaggi 
anneili  al  metodo  proporto  dall'  inglefe .  Per  ora 
non  fi  può  far  a  meno  di  non  lodare  la  buona  in- 
tenzione di  chi,  cercando  di  rimediare  agli  abufi 
del  moderno  teatro,  propone  al  pubblico  un  ten- 
tativo di  quella  forta  .  Nelle  regioni  del  gufto  , 
come  nelle  vafte  pianure  dell'  oceano  molti  paefi  II  pr 
farebbero  fconofciuti  ancora  ,fenza  1*  intrepido  co- 
raggio di  alcuni  navigatori  limili  ai  Cooki  e  ai 
Draki.  Eppure  non  fembra --,  che  il  pubblico  la  |  che 
intenda  così  fé  giudicar  dobbiamo  dalla  fredda 
accoglienza  che  ha  fatta  al  dramma  del  Conte  Rez- 
zonico .  A  che  attribuire  quefV  apparente  ingra- lecce 
titudine  ?  Ecco  il  motivo  s'  io  non  m'  inganno  . 
L'argomento  fcelto  da  lui  buono  per  un  poema 
narrativo  manca  intrinfecamente  di  quella  illufione 
e  interefTe  che  richiede  il  teatro  .  L'  autore ,  imi- 
tando troppo  efattamente  il  fuo  Dryden ,  ci  fa 
intendere  fin  dalla  prima  fcena  che  Taide  e  Ti- 
moteo vogliono  rapprefentar  inanzi  agli  occhi  di 
AlefTandro  un  finto  fpettacolo 
Non  folo 
Colla  voce  e  col  [non  V  orecchie  e  V  alma 

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In  queflo  dì ,  ma  le  pupille  ancora 


au*  Vuol  di  vano  terror  ,  di  piacer  vano 

Affascinarti  con  portenti . 
Non  è  dunque  da  maravigliar/i  fé  mancando  in  chi 
afcolta  la  forprefa  derivata  dal  creder  vero  ciò  che 
gli  fi  racconta,  manca  in  lui  FilJufione  eziandio, 
figurandoli  d'  efier  prefente  ad   una  mafeherata  in 
vece  di  aflìftere  ad  un*  azione  vera  e  reale .  La  na- 
tura dell'  argomento  è  la  cagion   parimenti    dello 
slègamento  delle  feene ,  fuccedendofi  quefte  in  tal 
guifa  fra  loro  ,   che  tolta    via    qualunque  di  effe  , 
poco  o  nulla  ne  foffre"  F  intiera  compofizione  .(*) 
Il  protagonista  inoltre  ,  il  cui  nome  dovrebbe  ec- 
citare F  idea  dell'  eroifmo  ,  non  m*  offre  nel  dram- 
ma del  Conte  Rezzonico  veruna  di   quelle  qualità 
che  rifvegliano    F  intereffe .    Ivi  non    comparisce 
magnanimo ,    ne  eroe  ,   ne    uomo   di   genio  ,   ma 
piuttofto  un    farnetico    divenuto    giuoco   della  fu  a 
ecceflìva  fenfìbilità  ,    uno   fchiavo  della    mollezza  , 
che  ci  vendica    fra  le  fue    catene  dell*  afeendente 
che  aveva  fopra  di  noi  acquietato    la  fu  a   fortuna  • 
Pecca  altresì  nel  fine  morale  .    Volendo  far  cono- 
feere  i  prodigio*!  effetti  della   mufica,   non  dove- 
M  3  vano 


(  *)  Bclliffima  è  fu  quello  propofito  la  diftinzio- 
ne  fatta  da  Àriftotile  nel  Capo  decimo  della  poetica: 
2^0»  e  lo  ftefio  il  nafeere  runa  da  un'altra,  o  l3  una. 
dopo  l3  altra  c&fa  ,  precetto  egualmente  applicabile 
?_lla  fucccuion  delle  feene  che  all'ordine  degli  avYtf, 
nimcnti  • 


igi 

vano  quefti  manifeftarfi  fpingendo  un  giovin  fó* 
vrano  ad  una  risoluzione  così  violente  e  difuma* 
na  ,  come  è  quella  di  abbracciare  fin  colle  proprie 
mani  una  popolatifljma  città  *  che  $  deporte  le  ar- 
mi ,  era  pacificamente  divenuta  fua  ftiddita  w  Sé  & 
fofTe  flato  vero ,  che  AlelTandro  (  com'  egli  pazza- 
mente s'  imaginava  )  era  figliuolo  di  un  nume  f 
quefto  fatto  folo  m'  obbligarebbe  a  crederlo  anzi 
profapia  delle  furie  infernali  che  germe  di  Giove  «• 
Mi  fi  rifponderà,  eh*  egli  è  motto  a  farlo  dal  deli* 
derio  di  vendicar  i  Mani  de'  greci  trucidati  m 
altri  tempi  dai  perfiani  i  Io  che  ad  un  atto  di 
giufiizia  o  di  patriotifmo  dovrebbe  attribuirli  piut- 
tofto  che  ad  un  capriccio  irragionevole .  Ma  cotal 
difefa  non  giova  .  In  primo  luogo  perchè  non  da 
principio  rifleffo  di  virtù  fi  fuppone  ivi  che  fofie 
fpinto  Alefiandro  ,  ma  da  macchinale  furore  eccita- 
to in  lui  dai  preftigj  d*  un  mufico  e  dalle  iiìigazi* 
oni  d'  una  cortigiana  *  In  fecondo  luogo  perchè 
nel  cafo  ancora  che  un  falfo  amore  della  patria 
determinato  1'  aveffe  ad  efeguire  queir  atto  dì 
crudeltà  ,  né  il  teatro  ,  né  la  filofofia  dovrebbero 
autorizzarlo  giammai  efponendolo  filile  feene  alla 
pubblica  imitazione,  Oh  mortali!  Non  è  abbaftan- 
za  feroce  lo  fpirito  della  guerra  fenza  che  cer- 
chiate d' inferocirlo  ancor  più  divinizzando  1*  allo- 
ro che  gronda  di  vofiro  fangue  ?  E  sì  poco  bar* 
baro  vi  fembra  il  defpotifmo ,  che  non  avete  or- 
rore d' inghirlandarlo  colla  corona  immortale ,  cBe 

I® 


IP 

le  belle   arti   non    dovrebbon  fervare  fuorché  pei 
talenti  fuperiori  o  per  la  benefattrice  virtù  ? 

Ma  tempo  è  ormai  di  venire  all'  opera  buffa . 
Se  fi  riflette  ai  vantaggi  che  ha  la  commedia  mu- 
seale fopra  la  tragedia,    parrà   Urano   che  giaccia 
quella  nel!'  obbrobrio/o  fiato  in  cui  fi  ritrova  oggi 
in  italia  ,    La  sfera  d'  imitazione   per  la  moltipli- 
cità  de'  caratteri ,    per   la  forza  di  elfi ,    e  per  la 
verità  della  eipreffìone  è  più    dilatata  nella  prima 
che  nella  feconda .  Gli  argomenti  tragici  ,    e  con- 
feguentemente   quelli    che    danno   motivo  ad    una 
mufica  nobile  e  patetica,  devono  effere  meno  fre- 
quenti',   perchè  nelP  univerfo  morale,    come   nel 
tìfico  ,   le  grandi  cataftrofì  fono  più  rare ,    e    per- 
chè ,    febbene  la  vita  umana  fìa  una  ferie  di  muo- 
vimenti  or  dolorofì   or    piacevoli ,    la   natura    che 
attacca  la  confervazione    dell'  individuo  allo  flato 
di  mezzo  ,  gli  rifparmia  ,  in  quanto  è  pofìibile  ,  gli 
eftremi  del  dolore ,   come   gli  è  pur  troppo  fcarfa 
degli  eitremi  piaceri .  Attalchè  la  crifì  dT  una  paf- 
fione   violenta    non  è  più  durevole   nelP  uomo  di 
quello  che  Io  ila  in  una  Cagione  I'  eccemVo  rigore 
del  freddo ,  o  gli  fconvolgimenti  del  tremuoto  in  un 
paefe  .    Ora   le    paflìoni  tragiche    non    divengono 
mufìcali  fé  non  quando  fono  vicine  alla  violenza , 
e  dall'altra  parte  la  clafTe  dei  perfonaggi  illufòri, 
a'  quali  appartengono    effe,   è  di   numero   troppo 
fcarfo  rifpetto    alla  maiTa   generale  della    nazione  ; 
quindi    minore  altresì   effer  deve    la  fomma  degli 
M  4  argo- 


i#4 
argomenti ,  onde  formare  una  tragedia  muficale  • 
V  oppofto  avviene  nella  commedia  .  I  foggetti , 
che  vi  s'  introducono  ,  formano  la  claffe  più  nu- 
merofa  della  focietà  .  Gli  avvenimenti ,  che  vi  fi 
ra  ^prefentano ,  fono  frequentami  nella  vita  co- 
mune* Ecco  non  pertanto  una  dovizia  maggiore 
per  il  poeta  nelle  perfone  e  nelle  cofe  .  Quid  quid 
a^unt  ho'mìnei  è  la  divifa  del  comico  .  Ma  bifogna 
andare  più  oltre  .  Le  affezioni  della  gente  popola- 
re fono  meno  reconcentrate ,  e  confeguentemente 
fono  più  aperte  .  I  loro  caratteri  meno  artefatti 
e  perciò  più  facili  ad  effer  rapprefentati .  L*  ac- 
cento della  loro  voce  più  sfogato  e  vivace ,  e  in 
confeguenza  più  unificale  .  I  ridicoli  loro  più  evi- 
denti e  più  caricati ,  che  è  lo  ftefTo  che  dire  più 
acconci  a  piegarfì  fotto  la  mano  di  chi  vuol  imi- 
tarli .  Tutto  ciò  deriva  dalla  eterna  providenza  di 
colui ,  che  reggendo  con  invariabil  fìftema  le  cofe 
di  quaggiù  ,  mette  un  perfetto  equilibrio  fra  gli 
efferi  morali ,  amareggiando  col  fofpetto ,  col  ri- 
morfo  ,  colle  fpinofe  e  tacite  cure  la  condizione 
de'  potenti  fchiavi  fempre  della  fortuna  e  del  pre- 
giudizio nelF  atto  fteffo  ,  che  alleggerire  i  difagj 
ànvolontarj  del  povero  colla  maggior  apertura  di 
cuore  indizio  d'  un'  anima  più  ingenua  ,  e  colla 
non  mentita  allegrezza ,  indizio  d*  uno  fpirito  pili 
contento  . 

Per  poco  che  il  lettore  voglia  inoltrarfì  nelle 
idee    accennate    troverà   dunque  3  che  il   fiftema 

dell' 


Hi 

dell'  opera  buffa  confederato  in  fé  ftefib  è  -più  fe« 
race  e  più  comodo  di  quello  che  fia  1'  opera  feria 
per  il  poeta ,  per  P  attore  e  per  il  compofito- 
re.  Lo  è  per  il  primo  mercè  la  gran  copia  che  gli 
fomminiftra  di  caratteri  o  fia  di  natura  imitabile  » 
Lo  è  per  il  fecondo  a  motivo  della  più  facile  elo- 
cuzione sì  perchè  i  tratti  dell'  oggetto  rapprefen- 
tato  fono  più  fpiccati  e  decifivi ,  come  perchè  ri- 
trova ovunque  originali  da  poter  agiatamente  fin- 
diare  .  Lo  è  per  il  terzo  a  motivo  della  ricchezza 
delle  modulazioni  che  fcaturifce  dalle  ilelfe  forgenti  9 
e  da  non  vederfi  obbligato  ad  alterar  la  natura  al- 
meno fino  al  grado  che  s*  altera  e  fi  sfigura  nell* 
opera  feria  .  Imperocché  il  timore  di  non  slonta- 
narfi  troppo  dal  parlar  familiare  proprio  de*  perfo- 
naggi ,  che  rapprefentano  ,  fa  che  i  buffi  non  fi 
perdano  in  gorgheggi  o  cadenze  fmifurate ,  e  che 
non  facciano  ufo  di  quel  diluvio  di  note,  col  quale 
inondandofi  nella  tragedia  le  arie  più  patetiche 
e  interelfanti  ,  hanno  gli  altri  cantori  non  fo  fé 
difonorato  o  abbellito  il  canto  moderno.  E  quella 
è  la  cagione  per  cui  la  mufica  delle  opere  buffe  èj, 
generalmente  parlando  9  in  migliore  flato  in  italia 
che  la  mufica  feria  ,  e  perchè  per  un  motivo  di 
queft*  ultimo  genere  che  fi  fenta  comporlo  con 
qualche  novità  e  caratterizzato  a  dovere  ,  fé  ne 
trovano  dieci  nella  mufica  buffa  .  Me /fi  da  tali  ra- 
gioni vi  fono  di  quelli,  che  preferiscono- ed  ama- 
ri© ,  e  mortrano  di  pregiare  affai  più   la  commedia 


i8£ 

mufìcale  9   che    la   tragedia  *   E  a  dirne   il   vero  9 
quantunque  io  non  guili  nella  caricatura  dei  buffi 
quel  diletto  intimo  che  pruovo  nelle   lacrime  dol- 
ci e  gentili ,  che  mi  coflrigne  a  verfa«*e  una  bella 
mufica  tragica, e  che  per  una  non  fo  quale  difpo- 
fìzione  del  mio  temperamento    mi   vegga  fofpinto 
ad  amare  nella  letteratura  tutto  ciò  che  parla  for- 
temente alla  immaginazione  e  alla  fenfìbilità  fenza 
curarmi  gran  fatto  di   ciò   eh'  eccita  il  rifo  ;  nul- 
ladimeno  ficcome  la  prima    legge  del    critico  filo- 
fofo  effer  debbe  di  non  ifìabilire  mailìme  generali 
da  cafì  particolari  ,  e  molto  meno  da  fé  medefìmo  „ 
così ,  riflettendo  ai    pressoché  incorreggibili  abufi 
dell'  opera  feria  ,  e  alla  maggiore  verità  di  natura 
e  varietà   di  efpreflione   che    fomminiitra  1'  opera 
buffa  ,  concederò  volontieri  ,  che    non    deve    tac- 
ciarfl  di    ftravaganza    o  di    cattivo  guflo  chiunque 
fopra  di  quella  a  quella  daiFe   la  preferenza. 

Fin  qui  è  vero  della  mufìca  ,  e  lo  dovrebbe 
efiere  parimenti  della  ^poesìa  :  ma  fé  da  ciò  che 
dovrebbe  e  potrebbe  effere  vogliamo  argomentare 
a  quello  che  è,  refteremo  forprefi  nel  vedere,  che 
non  havvi  al  mondo  cofa  più  fguajata ,  più  bislac- 
ca ,  più  fenza  gufìo  di  que ila  «  Come  la  famofa 
fiatila  di  Glauco  deferitta  da  Platone  ,  la  quale  po- 
ila  fui  lido  del  mare  era  fiata  dai  flutti  talmente 
battuta  e  corrofa ,  che  non  vi  fi  feorgeva  né  uni 
Dio  né  un  uomo  ,  ma  uno  fcoglio  inferme ,  cosi 
i  pregiudizi,  e  gli  abufi  hanno  in  tal  guifa  sfigu- 
rata 


*«7 

tata  quella  fo  rtà   di    componimento  che  noti  vi  fi 
ravvifa  veruna  delle  fpezie  apoartenenti  alla  rado* 
ne  poetica .  Per  farlo  vedere  più  chiaramente  figu- 
riamoci un  poco  il  difcorfo  che  tiene  V  impréfTar© 
coli'  autore  quando  gli  raccomanda  di  fcrivere  per 
V  opera  in  mufìca  *   Elfo  non  farà  tutto  di    mia  in- 
venzione ;    tale   a  un  di  predo  è  ftato    fatto    anns 
fono  anche  a  me  con  un  aria  di   perfuafìone  capa~ 
ce  di  ottener  il  fuo  intento  fé  il  Méffer  Pandolfo  » 
che  mei  fece  ,    aveffe  trovato    il    Damone  di  Eoe-* 
leaù  per  profelito  o  le  orecchie  di  Mida  per  afcol- 
latrici  .  Io  toccherò  i  principali  difetti    dell'  opera 
buffa  ridicendoli  ad  una  fpezie  di  teorìa  . 

M  I  bolognefì  (  mi  diceva  egli  )  sbigottiti  dal 
3j  terremoto  fono  flati  gran  tempo  privi  di  teatra- 
j,  li  divertimenti  *  il  primo  adunque ,  che  f?  rap^ 
t,  prefenterà  ,  tornerà  in  profitto  confiderabile  dell9 
3,  impreflaro  .  Io  ho  divifato  non  per  tanto  d'apri- 
3S  re  a  quefto  Settembre  uno  fpettacolo  3  e  voglio 
s>  che  fìa  nuovo  perchè  il  publico  è  ormai  riftucc© 
,j  delle  anticaglie  di  Metartafio ,  di  Cui  (  fehbene 
S5  fìa  il  pr;mo  drammatico  del  mortdo  )  vuoili  fare 
„  quell'ufo  che  fi  fa  nelle  cafecH  vàfcellami  dJ  ar- 
,3  gento  e  del  e  gioje  di  gran  valore  ,  le  quali  fa 
3,  cavano  fuori  in  una  occafione  ftraordinaria  s  men- 
3,  tre  il  reftante  dell'  anno  f  adoperano  altre  ma£« 
5,  ferizie  più  triviali  * 

3j  Potrei  accomodarmi  all'ufo  corrente  d' Ita" 
3,  lia  che  è  quello   di  ihmzar  i  drammi  di  quell5 

aut©- 


188 

9*  autore  5  levando  via  a  capriccio  il  più  bello  per 
3,  inferire  in  fua  vece  arie  e  duetti  fatti  da  qual- 
53  che  verfificator  dozzinale  ;  dal  che  reftano  effi 
5,  così  sfigurati ,  e  mal  conci  che  più  non  gli  ri- 
3,  conoscerebbe  il  padre  che  li  generò,  fé  per 
3,  nuovo  miracolo  di  Efculapio  tornafle  a  viver  fra 
35  noi .  Ma  non  mi  piace  fìifatto  cofiume  .  L'  eunu- 
3,  care  un  povero  poeta  che  non  ha  fatto  alcun 
3,  male,  è  crudeltà  che  ripugna  al  buon  cuore.  Il 
3,  foftituire  poi  a  ciò  che  a  lei  manca  le  altrui  fan- 
„  falliche  o  le  mie  è  cofa ,  che  pute  un  cotal  po- 
3,  co  di  profunzione  . 

„  Ricorro  a  voi  non  per  tanto ,  attenden- 
5,  do  prima  di  tutto  dalla  voftra  difcrezione  , 
3,  che  non  farete  difficile  intorno  al  prezzo .  Io 
3,  ho  da  pagar  fonarne  tanto  confiderabili  ai  vir- 
3,  tuofi ,  ai  ballerini ,  al  maelìro  di  cappella ,  e  ai 
a*  fuonatori ,  e  da  far  tante  fpefe  negli  abiti 
„  nelle  decorazioni  ,  nei  lumi  ,  nelF  affitto  del  tea. 
3,  tro  e  in  altre  cofe  che  poco  o  nulla  mi  rimane 
35  per  voi .  Inoltre  le  parole  fono  quello  che  meno 
3,  intereffa  nell'  opera ,  e  nel  cafo ,  che  voi  non 
3,  vi  troviate  i  voftri  convenevoli,  ci  è  una  folla 
3,  di  poeti  in  Bologna  che  me  le  venderanno  a 
3,  buoniflìmo  mercato .    E  vedete  ,  fé   fi    compone 

3,  una  canzone    per  cinque  paoli ,    non  batìetà  un 

4,  pajo  di  feudi  per  un  libretto  ,  il  quale  alla  fin 
„  fine  vai  meno  affai  d'  una  canzonetta  paffiabi- 
»  le? 

35    IO 


189 
„  Io  vi  credo  a  baldanza  iftrutto  ne'  principj 
„  dell'  Arte  drammatico  -  muficale  ;  nulladimeno 
v  fìccome  trattari  del  mio  guadagno  o  della  mia 
„  iattura  ,  permettete ,  che  vi  dia  alcuni  fuggeri- 
3,  menti  ,  dai  quali  non  vi  dovrete  dipartire  . 

„  Non  vorrei,  che  il  dramma  forte  intiera- 
5,  mente  ferio  ,  perchè  vi  vorrebbono  troppe  fpe- 
3,  fé  ,  né  tampoco  buffo  del  tutto  ,  perchè  fi  cori- 
„  fonderebbe  colle  ppere  dozzinali .  Vorrei  che 
„  folle  di  mezzo  carattere  (  lo  che  in  fofhnza  vuof 
„  dire ,  che  non  abbia  alcuno  )  che  faceffe  pian-* 
„  gere  e  ridere  allo  iterfo  tempo  ,  che  il  giocofo 
„  entraffe  in  una  lega  ,  che  mai  non  ha  avuta  co* 
patetico ,  che  ad  un'  aria  appaflìonata  teneife  die- 
/„  tro  una  di  trambusto  ,  e  che  aprirle  campo  di  mo« 
„  fìrar  la  fua  abilità  alla  virtuofa  Velofini ,  che 
„  fpicca.  nel  tenero,  e  al  virtuofo  Gnaccharelli , 
„  che  foftiene  la  parte  di  buffo  per  eccellenza  . 
,,  Non  vorrei  nemmeno,  che  1'  argomento  foffe 
„  tratto  dalla  Itoria  ;  erfo  diverebbe  troppo  ferio  , 
„  né  farebbe  buono  per  altro  che  per  comporre 
3J  fecondo  le  leggi ,  di  Ariftotile  ,  le  quali  nulla 
,,  han  che  fare  coli'  opera  :  mi  piacerebbe  bensì 
„  che  ci  entraffero  dentro  dei  cangiamenti  di  (ce- 
„  na  e  delle  macchine  in  quantità  fecondo  il  gufto 
3,  de'  francefl  .  Oh  !  quei  francefi  hanno  sfiorato 
„  il  beilo  in  tutte  le  cofe  !  Oltre  che  le  decora- 
„  zioni  piacciono  moltiflìmo  al  popolo  ,  io  ho  de- 
„  fiderio  di  far   vedere   una   belliilìma  dipintura 

33  d'  una 


S9© 

ss  d'  una  prigione ,  e  d*  un  bofco  ,  che  fi  trovano 
y,  nello  fcenario  pr^fo  ad  affitto  . 

„  Voi  altri  poeti  avete  certe  regole  di  iUle 
s,  che  vi  fanno  lambiccar  il  cervello  per  tornire 
3S  acconciamente  un  periodo  .  Si  dice  3  che  v'  ab- 
9i  bia  con  i  Aio i  precetti  comunicata  cot^l  malattìa 
s,  contaggiofa  un  maeftro  dell'  arte  ,  chiamato 
S3  Orazio  3  e  che  i  greci  3  e  i  francefi  v'  abbiano 
9,  fornito  1*  efempio  .  Quanto  a  me  vi  difpenfo  vo* 
9,  lontieri  dalla  eleganza  ,  e  fé  vi  piace  3  anco 
3,  dalla  grammatica  ,  infegnandomi  1'  efperienza 
3,  che  fi  può  fenza  1'  una  e  fenza  1-  altra  rifcuoter 
a,  fui  teatro  un  durevole  applaufo  .  Non  ha  guari 
3,  che  fi  replicò  più  di  quaranta  volte  fulle  fcene. 
3,  un'opera  buffa  dove  un'aria  cominciava 

Lei  fi  figuri  adejfo 
&  e  finiva  con   uguale  proprietà  di  fint&fii 

Lei  V  a  fino  farà  . 
g,  La    voftra   malizia    applicherà    fenza   dubbio  le 
&  ultime  parole  al  poeta . 

„  Ho  fentito  dire  altresì ,  che  il  ridicolo  comico 
ss  dev'  effe  re  cavato  dalla  efperienza  non  tratto  da'Ia 
9,  fantasìa,  che  fi  devono  ftudiare  profondamente 
„  gli  uomini  prima  d' efporli  fui  teatro  ,  che  lede-» 
9,  bolezze  di  temperamento  non  i  vizj  di  rifle/fione, 
3,  i  difetti  nati  da  una  ftranezza  di  penfare  innocen* 
SJ  te'non  i  deli  ti  odiofi  e  nocivi  fono  la  materia  pro- 
9i  pria  della  fcena  comica  ,  che  quefta  materia  dee 
s>  r&pprefentarfi  abbellita  da  un  colore  alquanto  ca* 

«  ri- 


191 
5,  ricato  e  forte  ma  non  efaggerato  ,  con  cert'  altre 
3,  filaftrocche  che  voi  altri  autori  dite  eiìervi  Hate 
„  prefcritte  dai  buon  fenfo  .  Ma  vi  torno  a  dire  9 
s,  che  il  buon  fenfo  non  è  fatto  per  noi  .  Il  tea- 
„  tro  non  ha  altra  poetica  che  quella  delle  ufan- 
j)  ze,  e  poiché  querte  vogliono,  che  deva  ognor 
3,  comparir  filile  fcene  un  marturfo  con  un  vifaccio 
93  da  luna  piena ,  con  una  boccaccia  non  differen- 
s,  te  da  quella  de*  leoni,  che  fi  mettono  avanti 
„  alla  porta  d'  un  gran  palazzo  ,  con  parruccone 
„  convenzionale ,  e  con  un  abbigliamento  ,  che 
,3  non  ha  pretto  alla  civile  focietà  ne  originale 
5,  né  modello  ;  poiché  è  decifo ,  che  cotal  perfo- 
9,  naggio  ridicolo  abbia  ad  elfere  ognora  un  pa- 
s,  dre  balocco ,  od  un  manto  fé  npre  gelofo  e 
„  fempre  beffato  ,  od  un  vecchio  avaro  ,  che  fi 
j,  lafcia  abbindolare  dal  primo  ,  che  gli  fa  defìra- 
„  mente  piantar  le  carotte  ,  poiché  il  coftume  co- 
5,  manda,  che  per  tariffa  fcenica  devano  moftrarfi 
„  in  teatro  ora  un  olandefe  col  cappello  alla  qua- 
3,  kera ,  che  fembri  muoverli  colle  fila  di  ferro  a 
„  guifa  di  burattino  ,  ora  un  fran:efe  incipriato  e 
s>  donnajuolo ,  che  abbia  nelle  vene  una  buona 
„  dofe  d'argento  vivo,  ora  un  golfo  tedefco  ,  che 
3,  non  parli  d'  altro  che  della  fciabla  e  della  fiafca, 
3,  ora  un  Don  Quifciotte  fpagnuolo  ,  che  cammini 
3,  a  compalfo  come  figura  geometrica  ,  pieno  di 
,,  fallì  puntigli  ,  ed  abbigliato  alla  foggia  di  due 
2,  fecoli  addietro  ;  poiché   infortuna    tutto    ha    da 


192, 

55  eifere  flravagante ,  efaggerato ,  ecce/Evo  e  fuori 
35  di  natura ,  voi  mi  farete  la  grazia  d*  accomo- 
9,  darvi  mandando  al  diavolo  quanti  precettici 
5,  v'  ammoniffero  in  contrario  . 

„  Vs  avverto  ,  che  non  dovete  introdurre  più 
5,  di  {ette  perfonaggi,  né  meno  di  cinque.  Le 
33  due  prime  parti  ,  cioè  e  le  due  feconde  le 
5,  canteranno  a  [oprano  ,  e  una  farà  il  contralto  ie- 
g,  condo  che  più  tornerà  in  acconcio  al  compofi- 
3  3  tore .  Al  terz'  uomo,  ovvero  ila Tal  tenore  dare- 
?,  te  carattere  fofìenuto  di  padre ,  di  vecchio ,  di 
3,  gelofo ,  di  mercante  olandefe ,  o  di  qua!  più  vi 
„  aggradi.  Se  colui  che  fa  la  parte  del  padre  ha 
3,  quindici  o  vent'  anni  meno  del  figliuolo  poco  mi 
a,  cale  .  Il  vifo  acconciamente  forbito ,  il  rolTet- 
9,  to  in  buona  dofe  ,  e  la  lontananza  aggiufhno 
33  ogni  cofa  .  Ma  che  il  rimanente  de'  perfonaggi 
3,  parli  affai  poco  ,  imperocché  quei  ,  che  mi  fono 
3S  toccati  in  forte  queft*  anno  cantano  male  .  E  fìc- 
3,  come  T  amore  è  il  regno  delle  donne ,  e  V  ani- 
s,  ma  del  teatro  così  v*  avvifarete  di  fare ,  che  il 
9,  primo  uomo  fìa  innamorato  della  prima  donna , 
33  e  il  fecondo  della  feconda;  fenza  codeila  legge 
„  non  ci  farebbe  verfo  di  contentar  le  mie  vir- 
35  tuofe ,  le  quali  vogliono  ad  ogni  modo  imaniar 
3,  un  tantino  in  prefenza  del  pubblico  .  E  poi  que- 
3,  fti  amori  o  fiano  principali,  ovvero  di  epifo- 
„  dio  fi  confanno  mirabilmente  col  genio  della 
35  muiica  .    In  ricomptnia  del  difagio  potrete  fee- 


195 
9,  glier  i  mezzi  che  più  v'  aggradino  per  maneg- 
3,  giare  lo   fcioglimento  .  Faccio  così   poco  conto 
3,  della  condotta  che  nulla  mi  cale  fé  va  piuttofto 
„  così  che  altrimenti  . 

„  Ho  la  buona  forte  di  avere  un  primo  uo- 
5,  mo  dotato  di  voce  fn@datim*ma  e  leggiera  ,  on- 
,,  de  converrà  aprirgli  campo  acciocché  brilli  al 
a.  Tuo  talento .  Egli  ama  poco  il  recitativo ,  dal 
95  che  ne  liegue ,  che  voi  dovete  effere  eftrema- 
3,  mente  laconico  a  cofto  ancora  di  affollare  gli 
9,  avvenimenti ,  ma  fi  compiace  nelle  ariette  prin- 
33  cipalmente  in  quelle  dove  fi  può  gorgheggiare 
»,  come  fono  le  romorofe ,  o  che  chiudono  qual- 
9,  che  comparazione  .  I  fìccome  incontrò  una  vol- 
35  ta  affai  bene  cantando  il 

Vo  folcando  un  mar  crudele  , 
35  così  vorrebbe  un*  aria  lavorata  fullo  fleffo  metr© 
9,  e  con  delle  parole  confimili.  Se  non  vi  vien 
3,  fatto  di  lavorarla ,  come  ei  vuole ,  poco  impor- 
3,  ta ,  attaccheremo  quella  fteffa ,  e  tutto  anderà  a 
3,  dovere .  Sarà  poi  mio  penfiero  far  che  il  mae- 
3,  ftro  vi  addatti  fopra  una  mufìca  sfoggiata  e  porri- 
3,  pofa  ,  e  affinchè  fpicchi  di  vantaggio  la  di  luì 
9,  abilità ,  faremo  nafcere  una  tenzone  mufìcate 
3,  fra  la  voce  del  cantante  e  un  qualche  frumento 
a,  con  botte  ,  e  rifpofte  da  una  parte  e  dall'  altra  3 
3,  che  farà  proprio  una  delizia. 

35  Vi  metterete  un  folo  duetto  ,  il  quale,  co- 
t3  me  fapete  É  appartiene  efclufìvamente   al  primo 
N  ,,  no- 


*94 
„  uomo  e  alla  prima  donna.  Guai  fé  veniffecano 
„  tato  da  altri  che  da  loro  !  Nafcerebbe  un  dim%° 
„  dio  poco  minore  di  quello  che  accefe  in  altri 
3,  tempi  i  Geminiani  contro  ai  Petroniani  per  la 
5,  fecchia  rapita  .  A  fine  di  fchivar  le  contefe  fa 
9,  di  meftieri  parimenti ,  che  tutti  i  perfonaggi 
*,  cantino  per  ordine  le  loro  ariette  incomincian- 
.,  do  dal  primo  uomo  o  dalla  prima  donna  iniìno 
„  ali*  ultimo  ,  e  ficcome  vorrei ,  che  vi  fi  mefcc* 
3>  Jaffe  ;1  buffo  ,  così  non  farebbe  male  un  finale 
„  dove  tutti  cantaiTero  ad  un  tratto  f  Meglio  poi 
3,  fé  ci  entra  nelle  parole  un  non  fo  che  di  mu- 
3,  lineilo ,  di  tempera ,  di  zuffa  o  di  cofa ,  che 
5,  apportale  gran  fracaffo  .  Allora  V  orchestra  bat, 
S5  terebbe  fuoco ,  e  gli  uditori  fgu azzerebbero  per 
23  l'allegrezza,  Egli  è  vero  ,  che  codefti  finali  raf- 
s,  fomigliano  per  !o  più  ad  una  finagoga  di  ebrei 
9,  anzi  che  ad  un  canto  ben  efeguito,  ma  nelle 
3S  cofe  di  gufto  non  bifogna  effere  cotanto  fofx- 
*,  ftico  • 

3,  Avrete  cura  di  fare ,  che  tutti  gli  attori 
3,  abbandonino  il  teatro  dopo  aver  cantato  le  lo- 
3,  ro  ariette  ,  e  che  verfo  la  fine  dell*  Atto  vadi- 
„  no  sfilando  a  poco  a  poco  .  Cotal  coftume  mi 
5,  piace  affai  ed  è  caratteriftico  dell'  opera,  la- 
„  fcio  poi  in  voftra  balìa  il  tirar  giù  a  grado  vo- 
5,  Aro  l'ultimo  atto;  bafta  che  fia  curto,  che  non 
„  vi  fi  frammezzino  arie  d' impegno  ,*nc  decorazioni 
„  importanti,   e  che  i  perfonaggi   alla   perfine  fi 

m  rap, 


195 

,,  rappattumino  infleme  così  che  ogni  cofa  fornif- 
„  ca  amichevolmente  .  Mi  direte ,  che  ciò  non  li 
,?  conviene ,  e  che  anzi  V  ultimo  atto  dovrebbe 
„  eifere  il  più  vivo  e  incalzante  „  M*  cotefte  fono 
3?  fottigliezze  dell'  arte ,  nelle  quali  non  me  ne 
?,  intrico  ,  Quello  ,  eh'  io  { o  è  ,  che  fornito  il  fe- 
„  condo  ballo ,  V  uditorio  va  via  ,  e  che  i  fuona- 
3,  tori  e  virtuofì  non  vogliono  più  faticare  . 

Con  tali  principi ,  fu  quali  s'  aggira  in  prati- 
ca tutto  1*  edilìzio  dell'  opera  buffa  ,  non  è  da 
maravigliare  fé  i  lettori  non  degnano  di  gittare 
lino  fguardo  fui  libretto ,  fé  il  poeta  da  fovrano  9 
quale  dovrebbe  eifere ,  è  divenuto  ligio ,  e  fé  va 
a  foqquadro  ogni  cofa.  Da  quella  proferizion  ge- 
nerale vanno  efenti  pochiflìmi  fcrittori  Se  Giro- 
lamo Gigli ,  e  Glodoni  hanno  fatta  in  qiteflo  ge- 
nere qualche  compofìzione  pagabile,  il  loro  meri- 
to è  comparativo  ,  e  non  aifoluto  ,  Effi  non  devo, 
no  confondere  tra  i  Bavj  o  i  Mevj ,  ma  qual  di- 
stanza fra  loro  e  gli  Ariftofani  o  i  Terenzj  >  Ma 
fé  V  Abate  Cafti  applicherà  a  fi/Fatti  lavori  la  fua 
Vivace  imaginazione,  il  fuo  talento  pieghevole,  e 
il  fuo  itile  agiato  e  corrente  (  cercando  però  di 
^ammorbidirlo  alquanto  fecondo  \  bifogni  della  me- 
lodia! e  mettendo  un  poco  più  di  contrarlo  e  di 
forza  nelle  fonazioni  e  nei  caratteri  )  avrà  egli 
fra  poco  la  gloria  di  regnare  fenza  rivali  fui  tea- 
tro buffo  italiano  .  Mi  fanno  penfare  in  tal  guifa 
il  Teodoro  Re  di  Corjìca ,  e  molto  più  la  Grotta  di 
N  x  ZW- 


i$6 
Trofonio  due   commedie    muficali  di  quello  poeta  , 
che  fi  fono  rapprefentate    nella  Imperiai  Corte  di 
Vienna  ,  e  che  ci  fanno  defiderare  di  vederne  for<- 
tire  altre  molte  dalla  ftefla  penna  * 

CAPITOLO    QUINTO. 

Azionamento  [opra    il  Ballo    pantomimico; 

Della  fua  applicazione  al  Teatro  .Se  convenga , 

o  »•  j  bandirlo  dal  melodramma  . 

ABbiamo    finora    offervati    i    fondamenti   del 
brillante    edilìzio    che  potrebbero    le   belle 
arti  inalzare  al  piacere  non  meno  che  alla  gloria 
t3*  una  nazione  .  Non  è  colpa  noftra  fé  V  efecuzione 
fi  è  trovata  difconforme   al  difegno ,  e  fé  i  pre- 
giudizi hanno  sfigurata   nella  pratica  quella  fubli- 
me  idea  del  bello  che  negli  annali  del  gufto  avea 
tracciata  la  penna  luminofa  del  genio .  Al  preden- 
te retano  a  difaminarfì   gli  ornati ,  fra  i  quali  il 
ballo  ottiene  un  luogo  così  diftinto  che  il  pannarlo 
fotto  filenzio  farebbe   lo  fteflb  difetto   che   il  tra" 
lafciare  fra  le  regole  dell'  architettura  quelle  che 
infegnano   la  maniera  di  abbellire    una    facciata  o 
di  render  luminofo  e  capace  P  ingreffo  d*  un   pa- 
lazzo .  Oltradicchè  diventa  oggimai  tanto  più  ne- 
cefTario  il  parlarne  quanto  che  la  pofTente  influen- 
za  della   imitazione  francefe    ha   refo  il    ballo  a 
giorni  no&ri  quafi  parte  efifenziale  àQÌ   melodram- 
ma 


197 

ma  italiano  .  Però  feguitando  il  mio  folito  meto- 
do eh*  è  quello  di  rifalire  fino  ai  principi  a  fine  di 
cavare  più  ovvie  e  più  legittime  le  confeguenze, 
cercherò  di  reftringere  colla  brevità  e  nettezza 
potàbile  tutto  ciò  che  nella  prefente  materia  ha 
uno  eretto  legame  col  mio  argomento  ai  capi 
feguenti  . 

Primo .  Dell'  origine  naturale  e  della  energia 
del  ballo. 

Secondo .  Della  fua  applicazione  e  unizj  al 
teatro . 

Terzo .  Dei  principali  abufì  introdotti  nel  ball® 
pantomimico  italiano  . 

Ogni  paflìone  interna  dell'  uomo  fi  manifeira 
in  due  maniere  o  coli'  azione  o  col  fuono  .  La 
fleffa  fenfazione ,  che  ci  frappa  un  urlo  di  fpa~ 
vento  o  un  grido  di  gioja ,  ci  fpinge  a  fare  ezian- 
dio certi  determinati  gefti  analoghi  alla  natura 
dell'  affetto  che  ci  predomina .  Se  I'  apprensione  e 
d'un  male  i  muovimenti  del  corpo  fono  diretti  a 
slontanarlo  lungi  da  noi ,  come  fi  cerca  con  ogni 
sforzo  di  avvicinarlo  qualora  fi  crede  di  ritrovar 
in  quell'  oggetto  la  propria  felicità  •  V  uno  e 
P  altro  è  flato  dalla  natura  con  mirabile  provedi- 
mento  ordinato .  Negli  affetti  di  gioja  i  fegni 
efterni  fervono  a  comunicare  coi  noftri  fimili  par- 
te di  quell'  allegrezza  che  tanto  giova  a  rinferra- 
re  i  vincoli  dell'  amicizia  .  Negli  affetti  di  fpaven- 
to  o  di  msftizia  fervono  effi  ad  eccittar  in  noftro 
N  3  ajuto 


198 
ajuto  T  altrui-  commiferazìone  facendo  vedere  $ 
che  ci  fovrafta  un  qualche  pericolo  .  Si  vede  adun* 
que  ,  che  1'  origine  naturale  del  ballo  e  del  canté 
è  la  fteifa  ,  che  1'  iftinto  (  quella  facoltà  indifEni- 
bile  ,  ma  vera ,  che  negli  efferi  fenfibili  è  il  fup- 
plemento  della  ragióne)  è  la  cagiórì  ptodutrice 
dell'  uno  è  dell'  altro ,  e  che  ficcome  i  fuóni  inar- 
ticolati della  voce  umana  fono  là  materia  elemen- 
tare della  melodia  ,  così  le  attitudini  della  flfio- 
nomia  e  del  corpo  fonò$  a  così  dire  3  la  materia 
primitiva  della  danza  . 

Ma  non  qualunque  aggregato  di  fuoni  è  uri 
canto  ,  riè  qualunque  ferie  di  attitudini  è  un  bal- 
lo .  Gli  accenti  fcompofti  e  fuori  di  regola  nòri 
formano  modulazione  nella  ftefTa  gùifa  che  i  gefti 
fuori  di  mifura  non  formano  cadenza  ^  Gli  uni  é 
gli  altri  per  coftitiiire  un'  arte  hanno  bifoghò  d'ef- 
fere  imprigionati  fra  certe  leggi  inalterabili  e  fé* 
vere  ,  le  quali  fonò  le  medefime  per  la  danza  che? 
per  la  mufica  .  La  comparazione  fra  il  Cantò  e  il 
ballo  può  condurli  ancora  più  avanti  i  V  è  uri 
canto  naturale  e  un  canto  imitativo  <  Nel  prime* 
chi  canta  non  ha  altro  difegno*  che  di  eccitar  in 
fé  fteffo  o  in  altrui  quel  diletto  mecanico  che  ri- 
fulta  dalla  dolcezza  inerente  a  qualunque  tuono  * 
Nel  fecondo  raccogliendo  gli  accenti  precifi  della 
voce  umana  in  qualunque  fituazione  àeìV  anima , 
prende  a  rapprefentarli  con  efattezza ,  tendendone, 
fé  occorre 3  una  lunga   azione.  Dell'  uno  e  dell* 

al- 


199 

altro  molto  fi  è  parlato  in  queft*  opera .  Così  due 
forta  polliamo  confederare  di  ballo  .  Una  dove 
P  uomo  non  ha  altro  difegno  che  di  ballar  per 
ballare  ^  cioè  di  efeguire  certi  falti  regolati  o  per 
manifestare  la  fuà  allegrezza  ,  o  per  moftrar  il  brio 
e  T  agilità  della  perfona ,  o  per  porre  in  movi- 
mento i  Tuoi  mufcoli  intorpiditi  dall'  ozio  fover- 
chio  i  Quefto  ballo  fenz'  altro  fine  riflesso  fi  chia-» 
ma  propriamente  danza  ed  è  quello  che  s'  ufa  nei 
feftini  $  nelle  accademie  i  e  nei  domeftici  dippor- 
tì .  L'altra  forte  fi  è  quando  chi  balla  j  non  con- 
tentandoli del  piacer  materiale  della  danza  3  pren- 
de ad  efeguire  un  intiero  foggetto  favolofo  3  bo- 
rico o  allegorico  efprimendo  coi  pafli  figurati  de* 
piedi  é  coi  varj  atteggiamenti  del  corpo  e  delle 
braccia ,  è  coi  tratti  animati  della  fifionomià  tutta 
la  ferie  di  fituàzioni  che  fomminiftra  l'argomento 
nello  fletto  modo  che  la  efprime  colla  voce  il  can- 
tore s  Queftà  feconda  maniera  di  ballare  fi  chia- 
ma pantomimica  j  la  quale  coftituifce  Urt  linguag- 
gio muto  di  azione  inventato  dalla  umana  fagaci- 
tà  affine  di  accrefcer  la  fomma  dei  rìoftri  piaceri  , 
e  di  ftabilire  fra  uomo  e  uomo  un  novello  fini- 
mento di  comunicazione  indipendente  dalla  pa- 
rola s 

Noi  ignoriamo  fino  a  qua!    grado  di    energia 

potrebbe  condurfi  un  fìffatto  finimento,   ma  havvi 

ogni  apparenza  di  credere ,  che  fé  gli  uomini  non 

aveflero  fvillupato  giammai  1'  organo    della  voce  t 

N   4  ne 


20* 

né  inventata  l'arte  della  parola  ,  l'idioma  de' geftì 
perfezionato  dal  bifogno ,  e  avvivato  dalle  pacio- 
ni avrebbe  potuto  comodamente  ftipplire  ali*  una 
e  all'  altra .  La  fperienza  ci  fa  vedere  ,  die  i  fan- 
ciulli,  non  fapendo  ancora  articolare  gli  accenti, 
trovano  pure  il  fegreto  di  farfi  intendere  a  mera- 
viglia dalle  loro  nutrici ,  e  V  educazion  ragiona- 
ta ,  onde  fono  capaci  i  muti  nati ,  pruova  con 
evidenza  che  la  natura  non  ha  riabilito  su  quefto 
punto  verun  impreteribil  confine  ,  e  che  un  fen- 
fo  potrebbe  acconciamente  far  le  veci  d*  un  altro  • 
La  ftoria  irroltse  ci  infegna ,  che  il  linguaggio 
primitivo  de*  popoli  fu  dappertutto  più  d*  azione 
che  di  parole  comporlo  ,  e  che  dalla  ufanza  ap- 
punto di  parlar  agli  occhi  acquiftaron  le  loro  efe 
preflìoni  un  carattere  di  forza,  cui  tenterebbe  in- 
darno agguagliare  1'  artifiziofa  e  per  lo  più  ineffi- 
cace verbosità  de'  noftri  più  rinomati  oratori , 
Tarquinio ,  il  quale  in  vece  di  rifpondere  all' 
ambafciatore  de*  Gabinj  ,  lo  mena  nel  proprio 
giardino  ,  e  alla  fua  prefenza  recide  fenza  prof- 
ferir parola  la  fommità  de*  papaveri  ,  che  grandeg- 
giavano fopra  gli  altri  :  Dario  Rè  dei  Perfi ,  che 
etfendofi  inoltrato  nella  Scitia  con  intenzione  di 
muover  la  guerra  a  que'  popoli ,  fi  vede  comparir 
avanti  da  parte  loro  un  araldo  ,  che  gli  appre- 
fenta  una  rana  ,  un  topo ,  un  uccello  e  cinque 
freccie ,  e  poi  fi  diparte  fenza  pronunziar  un  fo] 
motto  :  Il  famofo  levita  di  Efrain  s  il    quale  vo- 


101 

lendo  vendicar  la  morte  della  fu  a  fpofa  barbara* 
mente  trucidata  da  certi  Ifraeliti  della  tribù  di 
Beniamino ,  taglia  1"  amato  cadavero  in  dodici  par- 
ti,  ed  una  ne  manda  in  regalo  a  ciafcuna  delle 
dodici  tribù  per  eccittarle  con  sì  feroce  eloquen- 
za alla  comune  vendetta  :  1/  Indiana  defcritta  da 
un  poeta  orientale ,  che  interrogata  dall'  amante 
chi  fìa  il  fortunato  oggetto  de*  fuoi  frequenti  fof- 
piri,  e  obbligandola  il  pudore  a  tacere  mentre 
P  ardenza  de'  fuoi  defiderj  la  fprona  a  manifeftar- 
lo ,  prende  fenza  dir  parola  un  lucidiflìmo  fpec- 
chio ,  e  T  affaccia  inanzi  a  chi  le  avea  fatta  la  di- 
manda :  V  altrettanto  bella  quanto  incontinente 
Frine ,  che  vedendo  i  giudici  dell'  Areopago  non 
eflere  in  fuo  favore  dalla  aringa  d'  Tperide  abba- 
stanza common*? ,  s*  inginocchia  avanti  loro  ,  fi  Arac- 
eia  i  veli  che  le  ricoprivano  il  feno ,  offre  ai  loro 
fguardi  una  candidezza  abbagliante  ,  e  per  la  muta 
facondia  di  due  perfuafìve  oratrici  fi  vede  aflbluta 
dal  delitto  d' irreligione  nel  più  rigido  tribunale 
della  Grecia  :  I  Salams  ovvero  fia  fpecie  di  muta 
comunicazione  inventata  nei  ferragli  dell'  oriente  , 
h  quale  confitte  nel  mandarfì  a  vicenda  in  regalo 
un  naftro  ,  un  pannizuolo  ,  o  qualche  altra  cofa 
triviale  ,  ma  che  avendo  nella  fua  piegatura  e  con- 
figurazione divedi  pattuiti  lignificati ,  ferve  a  tras- 
portare da  un  luogo  all' altro  tutti  gli  arcani  della 
galanteria ,  fenza  temer  la  gelofa  vigilanza  dei 
mariti  ;  mille  altri  efempj  di  quella  natura  9  de' qua* 


ìi  abbonda  non  meno  la  facra  (*)  che  la  profana 
ftoria  ,  pruovano ,  che  non  v'  è  fentimento ,  non 
v'  è  paflìone  che  non  pofla  dipignerfi  alla  fantafia 
con  più  vivaci  colori ,  per  mezzo  della  viltà  che 
per  mezzo  dell*  udito  .  E  fé  non  tenieflì  diffonder- 
mi troppo  in  Una  materia  ,  eh*  è  il  fondamento  del 
diletto ,  che  ci  procurano  tutte  le  belle  arti ,  fa- 
rei ancora  vedere  i  che  P  afeofa  origine  del  piace- 
re che  certi  tratti  arredano  nella  mufìcà  6  nella 
poesìa  e  nella  eloquenza  ,ènel  linguaggio  d'azio- 
ne principalmente  riporta  ;  che  ciò ,  che  rende 
eloquenti  i  quadri  oratorj  o  poetici  è  V  arte  di  ra- 
dunare in  una  fola  idea  più  immagini  $  le  quali 
rapprefentino  muóvimentò ,  come  la  maniera  di 
render  la  mitfica  efpreffiva  fi  è  quella  di  far  fenti- 
re  la  fucceflìone  regolata  de'  tuoni  e  del  ritmo; 
che  la  forza  di  certe  lingue  maflfmàmente  delle 
orientali  deriva  dall'  accennato  principio  t  oflerva- 
2Ìoni,  che  può  farfì  ancóra  nello  ftile  de*  più  gran- 
di fcrittori  antichi  e  moderni,  la  magia  del  quale 
allora  è  portati»  al  maggior  grado  quando  le  pa- 
role e  le  idee  fanno  V  effetto  dei  colori . 

C'  è  non  per  tanto  1'  eloquenza  de*  gerii,  co* 
pie  cs  è  l'eloquenza  de'  fuoni ,-  e  la  maniera  di 
renderla  efficace  quanto  fi  può  farebbe  quella  d'ap- 

\      pli- 


(*)  Veggafi  r  Opera  del  celebre  V^iburthoa 
Zn^Icfe,  che  ha  per  titolo  Saggio  [opta  i  Geroglifici,, 
§  §  8,  e  j, 


205 

faticarla  all' efercizio  delle  paflioni  utili  alla  focie* 
tà ,  o  ai  motivi  che  intereiTano  generalmente  il 
cuore  umano  ;  pofciachè  i  mezzi  in  apparenza  più 
triviali  polfono  fra  le  mani  d'  un  legislatore  filo* 
fofo  divenire  molle  poifcnti  di  rinforzo  nel  gover- 
no degli  flati  e  nella  politica  *  I  greci ,  che  fep- 
pero  tutto  inventare  e  perfezionar  tutto, i  greci, 
che  non  lafciarono  inoperofa  veruna  facoltà  del 
corpo  0  dello  foiritó  ,  i  greci  che  fecero  fervire 
fino  i  proprj  divertimenti  agli  oggetti  più  rifpet- 
tabiìi  è  più  fublimi ,  i  greci  in  fommà  quel  popò- 
polo  eftraordinario ,  il  cui  nome  io  non  poffo  leg- 
gere he  nominare  fenza  ehtufiafmó ,  intefero  così 
bene  quèfto  gran  principio  *  che  non  temettero  dì 
doveir  effere  accufati  di  leggerezza  divinizzando, 
eccome  fecero ,  la  danza  e  applicandola  poi  infierii 
colla  mufica  è  la  poesìa  alla  politica  ,  alla  educa- 
zióne pubblica  ,  alla  guerra  è  aì  culto  religiofo  • 
Come  gli  Dei ,  e  gli  Eroi  furono  tenuti  poeti  e 
ìftufici  cosi  furono  ancora  tenuti  ballerini  ♦  Balla- 
va Venere  i  Ebe  ,  e  le  Grazie  :  ballavano  Caftore  , 
Polluce  j  e  Minerva  :  ballarono  Tefeo  ,  Pirro , 
Achille  e  tanti  altri ,  e  perfin  colui  ,  che  al  dettp 
di  Cicero  né  chiamò  la  filofofia  dal  cielo  ,  colui 
che  dall'  oràcolo  fu  riputato  il  più  faggio  fra  gli 
uomini  j  il  maefiro  di  Efchine  ,  di  Platone ,  e  di 
Senofonte,  in  una  parola  il  graviffimo  Socrate  eb- 
be fama  di  bravo  danzatore  .  Quefta  ,  che  nelle 
noftre  idee  tanto  diverfe  da  quelle  fembra  una  pro- 
ài- 


a©4 
frituzione  della  filoforTa,  veniva  accompagnata  da 
un  altra  fpezie  di  proftituzione  in  apparenza  più 
fcandalofa .  Non  folo  adoperavano  i  greci  la  danza 
come  un  atto  di  religione  ,  o  come  un  incentivo 
all'  amor  della  patria ,  non  folo  fi  danzava  nell' 
entrare  in  una  battaglia  per  accender*!  al  coraggio , 
nel  fortire  di  effa  per  ringraziare  gli  Dei  ,  d'  in- 
torno al  talamo  conjugale  per  augurare  la  fecon- 
dità ,  nella  paleftra  per  indurarfì  alla  fatica ,  nelle 
campagne  per  implorare  dai  Numi  1'  abbondanza 
delle  raccolte  ,  fra  le  mura  domeniche  per  educa- 
le la  gioventù  e  in  mille  altre  occafìoni ,  ma  era- 
vi  ancora  una  danza  chiamata  della  Innocenza  do- 
ve le  donzelle  di  Lacedemonia  ballavano  affatto 
ignude  e  divife  in  più  cori  inanzi  al  fìmolacro  di 
Diana  fotto  gli  occhi  della  gioventù  mafchile  e  in 
prefenza  del  rifpettabile  magiftrato  degli  Efori,  il 
quale  autorizzava  colla  fua  compoftezza  e  tacitur- 
nità uno  fpettacolo  così  ftrano  .  Gli  occhi  noftri  lo 
ritroverebbe  no  fenza  dubbio  biaflmevole  5  né  io  vo- 
glio in  modo  alcuno  giuftifìcarlo  avendo  la  fortu- 
na  di  profeffare  una  religione  non  meno  rifpetta- 
bile per  la  purità  della  fua  morale  ,  che  veneran- 
d  a  per  la  fantità  ineffabile  de'  fuoi  dogmi  ;  ma  ri- 
guardandolo unicamente  con  occhio  politico ,  né 
potendo  argomentare  dalla  profonda  fagacità  del 
legislatore  di  Lacedemonia ,  che  un  si  bizzarro 
coftume  foffe  privo  d*  ogni  ragion  fufficiente  che 
rendeffe  non  fole   utile  ma  legitima  la  fua  iftitu* 

ai©* 


2Ìone,  bifognerà  confeffare,  come  dice  un  mo- 
derno filosofo ,  il  quale  aveva  V  anima  Spartana  e 
le  vifte  di  Platone  ,  che  V  ufanza  ,  di  cui  fi  tratta,  , 
conveniva  folamente  agli  allievi  di  Licurgo  i  che  lx 
&ìta  frugale  e  laboriofa  ,  il  coftume  puro  e  [evero  ,  /« 
loro  naturale  robujlezza  d'  animo  erano  qualità  e  cir- 
coflanze  atte  a  render  innocente  uno  fpettacolo  così 
firavagante  per  qualunque  popolo  non  d*  altre  virtk 
pojfeditore  che  della  fola  decenza  . 

I  Romani  meno  feniìbili  che  non  Io  erano  i 
greci  ai  piaceri  dello  fpirito  oltre  Y  applicazione 
che  fui  loro  efempio  fecero  della  danza  propria- 
mente detta  ad  alcune  iftituzioni  religio/e  e  poli- 
tiche ,  furono  ancora  i  primi  a  introdur  fui  teatro 
la  danza  pantomimica.  Dico  ,  che  furono  i  primi, 
poiché  febbene  trovinfì  fra  i  greci  fumferiti  alcu- 
ni gefti  efprimenti  un  qualche  fatto  ,  ciò  non  ottan- 
te l' idea  d*  una  intiera  commedia  o  tragedia  rap- 
prefentata  da  capo  a  fine  fenza  il  foccorfo  delle 
parole  e  col  folo  ajuto  dell'  azione  non  fu  cono* 
fciuto  per  la  prima  volta  fuorché  in  Roma  fotto 
il  comando  di  Augurio  .  Il  mio  metodo  non  mi 
permette  il  trattenermi  a  narrare  i  progredì  di 
quei*'  arte  fotto  gì'  Imperatori  ,  né  i  miracoli  de' 
celebri  pantomimi ,  che  tanta  impresone  fecero 
fu  i  Romani,  e  sì  pericolofa  influenza  ebbero  folla 
loro  libertà  e  su  i  loro  coftumi .  L'Abate  Du  Bos,  (*) 

il 

(*  )  Reflcxions  fm  la  poesìe  et  la  peiatirrca 


%o6  ' 
fi  Caliacchi,  (*)  e  il  Chaufac  (**)  appaghe- 
ranno ampiamente  la  curiofità  di  coloro  che  di 
fapere  più  oltre  ayeffero  vaghezza  .  Tutta* 
vìa  (lue  cofe  relative  al  mio  alTunto  meritano  di 
cfiere  rilevate .  V  una  P  evidenza  di  efpreffione 
che  conferva  vano  i  pantomimi  non  ottante  la  (om- 
nia difficoltà  3  che  dovevano  fentire  nel  rapprefen? 
te ,  efiendo  privi  dell'  ajuto  degli  occhi  e  della 
fìfìonomia  a  motivo  della  maschera  ,  onde ,  come 
fa  ognuno ,  aveano  coperto  il  volto .  L'  altra  V  ener- 
gia del  ballo  pantomimico  riconofciuta  perfin  nel 
guaito  che  dava  ai  coftumi  ?  e  nell'  ofcurar  eh? 
fece  la  tragedia  e  la  buona  commedia  con  ogni 
altro  fpettacolo  drammatico  più  giudiziofo  .  La  pru- 
ina delle  accennate  ofleryazioni  è  diretta  a  far 
vedere  di  qual  perfezione  farebber  capaci  fra  poi 
le  arti  pantomimiche  avendo  mezzi  più  efficaci  chf 
non  avevano  eflì  per  ben  riufeiryi .  La  feconda 
può  far  temere  una  forte  uguale  per  )•  odierna 
mufica  e  l'odierna  poesìa  qualora  fi  lafci  aj  balle? 
una  illuminata  licenza  fui  teatro  fenza  reflringerr 
lo  fra  quei  cancelli,  che  preferivono  il  buon  gufto. 
e  la  fana  filofofia  .  Ma  quali  fono  codefti  cancelli  è 
Tempo  è  ora  mai  di  venire  a  disaminarlo  • 

La 


(*j   De  Ludis  fccnicis  • 

(**;  Tiaitè  hiltoiìquc  fui  la  danfe. 


1©7 
la  pantomima  può  efTere  confìderata  fotto  due 
yehzioni  differenti.  La  prima  inquanto  è  un  arte 
rapprefentativa  fomighante  alla  poesìa  e  alla  uni- 
fica .  La  feconda  in  quanto  viene  applicata  ai  me- 
lodramma o  come  parte  epftitutiva  di  elfo  e  coli* 
azione  intimamente  conneija  ,  Jo  come  facendo 
claflTe  di  per  fé  qual  femplice  intermezzo  frappofto 
tra  atto  ed  atto  9 

Confìderata  in  genere  come  un  arte  rapprefen- 
tativa la  pantomima  è  prscifamente  foggetta  alle 
leggi  ftefTe  alle  quali  foggiacciono  tutte  le  arti 
d'imitazione,  cioè  di  dare  alla  fpecial  materia, 
che  fcelgono  effe  come  linimento  tutta  la  poffioile 
fomìglianza  coir  oggetto  ,  che  vogliono  imitare  . 
Così  perchè  la  danza  rapprefenta  le  azioni  umane 
per  mezzo  de?  muoyimenti  e  de'  gefti,  1*  arte  del 
bravo  pantomimo  confìtte  nel  fare  che  i  fuoi  gefti 
e  i  fuoi  muoyimenti  efprimano  con  tutta  la  verità 
ed  evidenza  compatibile  coi  principi  dell'  arte  fua 
P  originale  prefo  a  rapprefentare  .  Ditti  a  bella 
pofta  con  la  verità  ed  evidenza  compatibile  coi  prin- 
cipi dell*  arte  fua  affine  di  prevenir  il  fonYma  di 
coloro ,  che  indicate  vorrebbero  nella  imitazione 
delle  belle  arti  tutte  quante  le  particolari  circo- 
stanze del  vero ,  fenza  riflettere  che  1'  oggetto  di 
quelle  non  è  la  femplice  natura  ,  ma  la  bella  na- 
tura ,  e  che  T  arbitraria  non  meno  che  ftitica  teo- 
ria di  quei  pretefì  fìlofofanti  sbandirebbe  ogni  pia- 
cere ed  ogni  decenza  dal  teatro ,  facendo  appa- 
rire 


aoS 
me  in  un  ballo  per  efcmpio  ,  di  villani  o  dì  ma- 
rinari avvolti  i  danzatori  fra  le  fquallide  vefti , 
coi  muovimenti  fcompaffati  e  colle  maniere  rozze 
ed  improprie,  che  realmente  in  fìmili  perfonaggi 
s'  cflervano .  E  ciò  (otto  pretefto  di  efatta  raifo- 
miglianza  fra  F  imitazione  ,  e  V  imitato . 

Dalla  neceflìtà  che  ha  la  danza  di  effer  vera 
e  conforme  nafce  in  lei  altresì  la  neceflìtà  di  elfer 
chiara  e  dipinta  .  Non  bafta  che  il  danzatore  fac- 
cia dei  gerii  e  delle  attitudini  ;  bifogna  che  i  getti 
abbiano  un  fenfo  e  le  attitudini  un  ngnifìcato ,  il 
quale,  efiendo  dagli  fpettatori  facilmente  compre-  lori 
io  ,  faccia  loro  nafcer  torio  in  mente  F  immagine 
della  cofa  che  vuolfì  rapprefentare .  Senza  querto 
requifito  eflenziale  F  idioma  de*  gefti  è  fimile  ap-  ordii 
punto  ai  fimboli  degli  antichi  egiziani,  ovvero  a  pref 
quelli  in  intelligibili  caretteri  trovati  dal  celebre:  w# 
Maupertuis  nei  fuoi  viaggi  alla  Lapponia .  (*)  Ogni  è  a 
fentimento  del  cuore  umano ,  ogni  slancio  di  paf-  fcen 
fione  ha  ,  come  dice  Cicerone ,  i  fuoi  tratti  cor- 
yifpondenti  nel  volto  ,  nella  voce  ,  e  nelF  atteg- 
giamento .(**,)  Il  faperli  afferrare  e  il  combi- 
narli fra  loro  ,  formando  una  ferie  ragionata ,  è 
quello  che  coftituifce  il  vero  linguaggio  d*  azione  , 
Se  nella  ferie  accennata  fi  trovano  dei  muovimen- 
ti 


ti  & 

o  t'i- 
ria, 


|1( 
tip, 


ria, 


l  * )  Vedi  lettre*  fur  la.  Laponie  . 
(  **)  Otnnis  motut  animi  fuum  habtt  *  naturtm 
vulturi  &  fonami  &  gefinm  • 


409 

ti  c^e  m'  imbarazzano  o  perchè  nulla  lignificano, 
o  perchè  hanno  una  firnificazione  ideale  ,  arbitra- 
ria ,  non  fidata  dall'  ufo  e  dalla  convenzione ,  o 
perchè  non  fono  abbafianza  connefiì  cogli  antece- 
denti, e  coi  posteriori  ,  o  perchè  diftornano  la  mia 
attenzione  dalla  idea  principale,  o  perchè  fi  di- 
ftruggono  a  vicenda  e  fi  contraddicono  ;  il  linguag- 
gio della  pantomima  è  non  folo  cattivo ,  ina 
ai  fine  delle  arti  imitative  perfettamente  contra- 
rio * 

Quindi  le  qualità  generiche  richiefie  nel  bal- 
lo rapprefentativo  fono  le  ftefle  che  efigono  le 
azioni  drammatiche  e  gli  argomenti  della  oratò- 
ria .  Debbe  cioè  apparire  la  danza  una ,  varia , 
ordinata  ,  conveniente  ,  e  patetica  .  Una  ,  che  rap- 
preienti  cioè  un  unica  azione  principale  fenza  di- 
vagarli in  epifodj  inutili  e  fuori  di  luogo  ,  facen- 
do anzi  che  tutte  le  fortite  e  le  entrate  ,  tutte  le 
feene  e  le  mofle  corrifpondano  ad  un  folo  ogget- 
to.  (a)  Varia,  che  fenza  cangiar  il  piano  gene- 
rale dell'  azione  fappia  fvegliar  negli  animi  degli 
fpettatori  la  novità  che  nafce  dai  divedi  incidenti 
è  fomminiftrati  dall'  argomento  .  (  b  )  Ordinata  ,  che 
prefenti  le  fituazioni  in  maniera  che  le  ultime  cofe 
O  fi 


(  et,  )  Dengue  fit  quodvis  fimpltx  dumtaxat  >  & 
unwm  ?       Oraz. 

ih)  Utecebrh  trut ,  &  grfitttm  novhate  morati' 
4tts, 


aro 
fi  confaccino  colle  prime  ,  e  quefte  colle  medie  e 
colle  ultime,  (a)  Conveniente ,  che  nell' addatta- 
jre  ai  personaggi  i  rifpettivi  gefti  abbia  fempre  in 
vifta  P  indole  della  paffìone  ,  i  caratteri ,  il  tem- 
pò  ,  il  luogo  e  le  circo ftanze.  (b)  In  fine  patetica 
cioè ,  che  così  acconciamente  dipinga  i  movimenti 
proprj  dei  varj  affetti  umani  ,  che  lo  fpettatore 
ila  corretto  a  rifentirli  in  fé  ftefìb .  (  o)  V  ultima 
circoftanza  è  più  d'  ogni  altra  legge  neceffaria  alla 
pantomima  ,  perchè  non  avendo  verun  altro  com- 
pente, qualora  non  efpnma  una  qualche  fituazio* 
ne  viva  dell'  anima ,  effa  non  lignifica  niente  .  La 
ragione  fi  è  perchè  nell'una  operazione  dell'  uomo 
porta  feco  un  geflo  animato  e  imitabile  fuorché  la 
pafiiorse  .  Un  re  che  parla  pofatamente  ,  un  filo- 
io  fo  che  filogizza  (  e  in  quefti  efempj  fi  raechiu* 
dono  tutti  gli  altri  di  fimil  genere  )  non  fono  mo- 
delli opportuni  per  un  danzatore.  Le  fmanie  di 
Merope ,  le  lagrime  di  Andromaca  ,  P  iracondia  d* 
Achille  ,  le  tenerezze  di  Ariftea ,  il  furore  di  Ore- 
ite  ,  P  anfìetà  d'  Ipermeftra ,  e  P  abbandono  di 
Armida  ;  ecco  i  gran  fonti  del  getto  umano  e  per 
conseguenza  della  pantomima  » 

€o- 


(  a  )    Primo     ne     medium ,     medio     net    difcrepet 
imum . 

{  b  )  Reddcre  per  fon*  fcit    convenienti *  cuique  < 
(\c  )  Et  cuocumqu-e  voles  &n*mum  «.uditovi  i  agunto  « 
Orazio  Art.  poct. 


Cóme  la  poesìa  ha  i  fuoi  diverfi  ftili  così  gli 
ha  parimenti  la  danza ,  e  i  vizj  e  le  virtù  di  en- 
trambe vengono  regolati  cogli  flefifì  principi  * 
Attitudini  fcherzofe  e  feftevoli  nei  balli  buffi,  nei 
tragici  animate  e  terribili  ,  maefìofe  e  gravi  nei 
ferj ,  vaghe  e  femplici  nei  bofcherecci ,  vezzofe 
e  dilicate  negli  amorofi ,  regolari  ,  ed  eleganti  in 
tutti  ;  quefti  fono  i  requ.ifiti  dello  itile  nella  pan- 
tomima .  S'  aggiunge  come  prerogativa  effenziale  s 
che  debbano  eflere  aggiuftate  ,  perfpicue  e  fcelte . 
L*  aggiuftarezza  richiede ,  che  fi  dia  alle  cofe  il 
lor  genuino  colore  .fenz'  alterarle  per  ecceifo  o  per 
difetto ,  acciocché  il  danzatore  non  incorra  neila 
taccia  di  colui ,  che  cita  Luciano ,  il  quale  facen- 
do Aiace  furiofo  fi  trafportò  in  modo  e  cagionò 
un  tale  fcompiglio  in  teatro  che  fi  farebbe  detto, 
che  non  contrafaceva  il  furiofo  ,  ma  che  lo  era  • 
(*)  La  perfpicuità  vuole ,  che  ogni  gerto  efprma 
con  nettezza  e  precintone  ciò  che  vuol  rappreten» 
tare  affinchè  lo  fpettatore  non  fia  indotto  in  ab- 
baglio .  La  mancanza  di  quefta  virtù  rende  fimile 
la  efpreifion  pantomimica  alle  fofche  nebbie ,  che 
addensandoli  su  una  valle,  ne  tolgono  alla'vifta 
ogni  vaghezza  .  La  fceltezza  efige  che  il  danzato- 
re,  non  contentandoli  di  cavar  dal  fuo  corpo  1 
snuovimenti  ovvi  e  comuni ,  fi  fludi  di  fvegliare 
€  mantenere  la  fofpenfione  con  quelle  moife  inaf- 
O  2  pet 

(*;  Dialogo  della  dama. 


Ili 
pettate  ,  e  decifive  così  atte  a  produrre  il  loro 
effetto  ,  e  che  fono  il  frutto  più  pregiato  dello 
Audio  e  del  genio  .  Bello  è  il  wpprefentarmi  Ga- 
latea  nelP  atto  che  fcherzevolmente  colpifce  col 
pomo  V  innamorato  Paftorello  ;  ma  la  danzatrice 
Tion  avrà  altro  merito  che  quello  d'una  imitazio- 
ne volgare  fé  non  mi  fa  vedere  ancora  quel  mi- 
ito  di  ritrosìa  e  d'  amabile  petulanza  ,  quegli  in- 
viti fìgnifìcati  in  aria  di  ripulfa ,  quel  chiaro  e 
facile  rifo  interprete  non  dubbio  degli  afcofì  de- 
fiderj ,  in  fomma  queir  inefprimibile  atteggiamen- 
to della  ninfa ,  che  fugge  verfo  il  bofchetto  ,  e 
fuggendo  cerca  di  elfere  più  attentamente  guar- 
data. (*  ) 

Dal  femplice  abbozzo  efpofto  finora  fi  vede  f 
che  1'  arte  pantomimica  è  capace  di  teoria  ragio- 
nata al  paro  delle  altre  facoltà  ,  e  che  potrebbe 
acconciamente  fcriverfi  la  retorica  e  la  poetica 
de'  ballerini  ,  come  Ariftotile  e  Orazio  hanno 
fcritto  quelle  de*  poeti  e  degli  oratori .  Ma  lafcian« 
do  cotal  impegno  (  più  utile  e  di  maggior  confe- 
guenza  ,  che  non  fi  crede  comunemente  )  ad  altri 
fcrittori  più  profondi ,  palliamo  a  difaminare  qual 
ufo  poffa  farfi  della  danza  nel  melodramma  i 

In 


(*)    Mdìo    me  Gàlatea  petit  form  fa  putiti , 

Et  fugìt  *d    falìces,  &  fé  cupit  ante  vederi 
Virgil.  Eg,  *. 


ai* 

In  tre  maniere  può  quefta  entrare  in  imo 
spettacolo  teatrale  o  accompagnando  coftantemente 
la  poesìa  per  tutto  il  tempo  che  dura  1*  az;one  , 
o  in  qualche  determinata  occafione  foitanto  ,  *  o 
come  un  intermezzo  frappofto  nel  fìlenzio  degli 
atti. 

L' unione   delle   belle  arti  e    il    frattellevole 
combaciamento  ,  che  hsnno  infìeme    la   danza ,    la 
poesìa  e  la  mufica  ergerebbe  forfè  1*  applicazione 
del  ballo  nella  prima  maniera ,  e  così  è  fama  che 
faceflero  gli  antichi ,  appo  ì  quali  le  intiere  a?io- 
ni  tragiche  o  comiche  fi   cantavano ,    fi    fuonava- 
no ,  e  fi  ballavano  nel  medeiimo  tempo  da  un  fo- 
lo  ed  unico  attore  ■.    Ma  flffatto   fiftema   efeguibile 
forfè  per  «poco   tempo  e  mentre  gli  fpettacoli  era- 
no fui  nafcer  loro  non   poteva    continuare    allor- 
ché divennero   effì  più    lunghi  e  più    complicati . 
Così  tanto  i  greci  che  ì  latini  fi  videro  aftretti  a 
fciogliere  quella  rigida  alleanza  delle  tre  arti  di- 
itribuendo  in  diverfe  perfone  le  molteplici  incom- 
benze,  che    dianzi    erano    affidate    ad    una   fola  • 
S' ignora  chi  foffe  il  primo    nella  Grecia  a  Separa- 
re la  pantomima  della  poesìa  ;    preffo    a*  Romani 
fu  il  poeta  Livio  Andronico  ,    il   quale   facendo  , 
fecondo  il  coftume  di  quei  tempi  ,  da  attore  nel- 
la   fu  a    commedia    fu  forzato   dal    popolo  a  ripe- 
tere diverfe   volte  alcuni  pafTaggi  favoriti  ;  per  lo 
che    ottenne    la    permiflìone    di  foftituire    in    fuo 
luogo  uno  fchiavo  9  che  cantaffe  il  poema  infìeme 

col 


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eoi  muficò  mentre  egli  medefimo  rapprefentava  la 
fleffa  azione  col  gefto  muto .  (  *  )  In  progreffo  di 
tempo  anche  quella  ufanza  fu  levata  via  ,  e  la  dan- 
za non  accompagnò  più  la  tragedia  fuorché  nei 
cori ,  o  in  qualche  fcena  particolare .  Ciò  eh'  elfi 
fecero  moti!  dalla  nc:em*tà  ,  non  potendo  più  reg- 
gere alla  fatica ,  è  flato  poi  confermato  dalla  efps- 
rienza  e  dalla  fana  ragione  «  \ 


$mt  ad  Tomo  Seconés* 


)  Tito  Livio  Kiftor.  Lib.  4# 


Errori, 

( 

"orr  elioni  1 

Pag.   6  lin.  ult. 

puees 

putes 

8  lin.  ult. 

te. 

al 

ii  lin.  penult 

,  cacceranno 

cacceranno 

Ivi.  lin.  ult. 

li 

il 

ai  lin.  17. 

Ientez 

lentezza 

ivi.  lin.  11. 

intrecciamenti 

intrecciamentc 

2,5  lin.  21. 

V  idea 

le  idee 

31  lin.    6e 

pacque 

piacque 

33  lin.  ult. 

reci 

Greci 

41  lin.  1$, 

da  varj 

di  varie 

43  lin.  ult. 

i 

il 

45  lin.  penult 

.De 

Del 

51  lin.  11. 

dimenerebbe 

difcernerebbe 

6<j  lin.  11. 

trocando 

troncando 

138  lin.  19. 

fperare     s 

Separare 

151  lin.  24. 

principi 

principi 

177  lin.  25. 

ragione 

regione 

194  lin.  13. 

zuffa 

zuffa 

3&6  lin*  2i9 

illuminata 

illimitata